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	<title>Austerity | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
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		<title>Se l&#8217;Europa non riparte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 14:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi dei debiti sovrani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/05/family_of_refugees_in_belgium_about_to_leave_for_canada.jpg" class="thickbox no_icon" title="Family of refugees in Belgium about to leave for Canada"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10239" title="Family of refugees in Belgium about to leave for Canada" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/05/family_of_refugees_in_belgium_about_to_leave_for_canada-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/05/family_of_refugees_in_belgium_about_to_leave_for_canada-300x245.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/05/family_of_refugees_in_belgium_about_to_leave_for_canada.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nella settimana in cui è uscito il dato delle vendite al dettaglio in Europa, che ha registrato l&#8217;ennesimo forte calo, ci troviamo a parlare una volta di più del mercato interno all’Unione Europea. E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che la disoccupazione sia una marea montante in quasi tutti gli stati del vecchio continente. La severità della disoccupazione è pari soltanto alla severità con cui viene perseguita la politica di austerità. Nonostante ormai da più parti si stiano levando voci contrarie ad una prosecuzione di questa linea, al momento non sembra esserci altra prospettiva politico-economica per l’Europa.</p>
<p>In particolare le posizioni tedesche continuano ad essere irremovibili.</p>
<p>Come abbiamo avuto modo di dire più e più volte su queste stesse pagine, la politica di austerità non è scorretta tout court, anzi per paesi naturalmente proni all’indebitamento è un vero mantra da applicare bilancio d’esercizio, dopo biancio. Il problema ormai riconosciuto da quasi tutti gli economisti (ed anche dal FMI stesso) è la nefasta combinazione di recessione economica e severa politica di austerità. Se una politica economica di austerità è un indirizzo di gestione utile a rendere il bilancio statale sostenibile, allo stesso modo non è la risposta da dare in caso di recessione.</p>
<p>Una politica fortemente basata su tagli e compressione della spesa, in un momento di crisi durante il quale i posti di lavoro evaporano come l’acqua nel deserto, fa sì che circoli sempre meno ricchezza nei canali dell’economia reale. Senza alcun tipo di stimolo (ma non per questo stiamo implicitamente rievocando lo stimulus americano), l’economia si avvita in una spirale verso il basso ed è quanto sta accadendo ormai in modo inarrestabile da più di 12 mesi.</p>
<p>Noi di GPC non crediamo sufficienti le piccole, timide aperture fatte verso i paesi periferici: si tratta di concessioni minime, costituite nella maggior parte dei casi da proroghe di rientro all’interno dei parametri di deficit. Ci vuole una cura decisamente più massiccia.</p>
<p>Quello che vediamo, senza ombra di dubbio, è una notevole sofferenza dal lato della domanda: è su questa che bisogna agire ed andando a disaggregare la domanda, possiamo notare che la voce che sta soffrendo di più è quella interna. Il settore pubblico sta riducendo moltissimo (se non azzerando, in alcuni casi) la propria quota di domanda. Le esportazioni sono ancora piuttosto consistenti in Europa (verso paesi extra UE). In effetti anche l’Italia sta vivendo questa situazione: il settore privato (essenzialmente le famiglie e le piccole imprese) e quello pubblico sono quasi del tutto fermi al palo. Al contrario, le esportazioni sono ancora su livelli di riguardo. E&#8217; chiaro che nessuna economia occidentale possa basarsi completamente e per lunghi periodi solo e soltanto sulle esportazioni, ed è per questo motivo che i policy maker devono intervenire in tempi rapidissimi per ristabilire livelli accettabili di domanda aggregata. Alcuni analisti, sostanzialmente di scuola anglosassone, sostengono che vada rinforzata la domanda interna tedesca, stimolando i consumi interni della Germania. In particolar modo, tale obiettivo sarebbe da raggiungere aumentando i salari tedeschi: a cascata questa operazione porterebbe nuovamente la Germania a trainare l&#8217;intera Europa, come nel periodo pre-crisi. Adesso, quale che sia lo strumento che liberamente la Germania vorrà adottare, noi continuiamo a sostenere che per paesi come l&#8217;Italia, la strada sia una soltanto: ridurre il costo del lavoro, agendo sul cuneo fiscale. Ovviamente non si tratta dell&#8217;unica misura, ma sicuramente della principale. E la misura va adottata rapidamente, poichè c&#8217;è da tenere in considerazione una certa inerzia nell&#8217;assenza di spesa delle famiglie. In un paese dove le ultime statistiche ci segnalano un incremento della spesa pari al +3,2% nelle persone più anziane e un contemporaneo calo del -3,4% nelle coppie giovani, come potremmo ancora giustificare dei ritardi? Si stanno completamente modificando gli schemi sociali: i genitori anziani, i nonni stanno provvedendo all&#8217;incapacità di spesa dei più giovani. Avete letto bene: la figura che emerge dall&#8217;ultima sintesi dell&#8217;ISTAT è quella di una famiglia giovane mantenuta con enormi sacrifici dai più anziani. E allora, anche in caso di riduzione delle tasse sul lavoro, che deve assolutamente tradursi in maggiori risorse a disposizione dei lavoratori e delle famiglie, c&#8217;è comunque da tenere in considerazione un considerevole lag temporale, tra implementazione e primi effetti positivi: chi si troverà con maggiori risorse in busta paga, infatti, dovrà prima far fronte a tutte le sofferenze accumulate in questi anni. Dopo questa fase di ripianamento dei tanti debiti contratti, finalmente le maggiori risorse a disposizione potranno tradursi in un ritorno alla spesa.</p>
<p>La lotta a tutto campo perpetrata dalla Germania ai danni dell&#8217;inflazione, fa sì che al momento non venga perseguita una politica degli stipendi. In questo senso non sarebbe attuabile quanto auspicato da alcuni economisti, come detto poco sopra. Noi paesi periferici non abbiamo tempo da perdere e non possiamo accodarci in attesa che la Germania decida cosa fare con i propri stipendi e la propria domanda interna. Noi dobbiamo agire immediatamente e l&#8217;Europa deve assolutamente tendere una concreta e fattiva mano a Italia e Spagna.</p>

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                        Australian National Maritime Museum on The Commons</a>
                    </div><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/se-leuropa-non-riparte/">Se l’Europa non riparte</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Disoccupazione austera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 07:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi macroeconomica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato del lavoro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i tanti indicatori macro economici che per motivi professionali teniamo costantemente sotto controllo, ce n&#8217;è uno particolarmente importante: la disoccupazione giovanile. Da un punto di vista economico ha una serie di implicazioni che il lettore già conosce. Ci permettiamo, a latere, di connotare questo parametro come particolarmente fastidioso perchè, al di là dei meri ragionamenti tecnici, stiamo parlando del futuro dei vostri e nostri figli e più in generale del futuro della Nazione stessa. La disoccupazione giovanile è un macigno mortale che soffoca le nuove generazioni e questo accade, in linea di massima, per rigidità ed errori che ereditano dal passato.</p>
<p>E allora fanno impressione i dati relativi alla disoccupazione giovanile che ovunque era in calo e, in ogni caso, molto vicina al 20% fino al 2008 anno in cui avvenne l&#8217;ormai tristemente noto tracollo di Lehman. Da quel momento in poi, in ogni angolo d&#8217;Europa (Germania esclusa), la disoccupazione giovanile si è impennata in modo catastrofico, più che raddoppiando in alcuni casi. I casi emblematici sono quelli di Grecia (<strong>59,4%</strong>) e Spagna (<strong>55,5%</strong>) (sì avete letto bene, in Grecia ci stiamo avviando ad avere 2 ragazzi su 3 senza lavoro, ndr). In questo contesto nemmeno l&#8217;Italia si salva: certo, siamo diverse lunghezze dietro le catastrofiche situazioni greche e spagnole, ma nel mese di gennaio 2013 è avvenuto un fatto singolare. La disoccupazione giovanile italiana ha superato (di un soffio) quella portoghese. I nostri giovani disoccupati sono giunti al <strong>38,7%</strong> mentre i vicini portoghesi sono al <strong>38,6%</strong>. Inezie, in quadro fosco.</p>
<figure id="attachment_8684" aria-describedby="caption-attachment-8684" style="width: 687px" class="wp-caption aligncenter"><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/03/grafico_1-3.png" class="thickbox no_icon" title="Disoccupazione giovanile in Italia"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8684" title="Disoccupazione giovanile in Italia" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/03/grafico_1-3.png" alt="Disoccupazione giovanile in Italia" width="687" height="373" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/03/grafico_1-3.png 687w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/03/grafico_1-3-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8684" class="wp-caption-text">Disoccupazione giovanile in Italia &#8211; Elaborazione a cura di GeoPoliticalCenter, fonte dei dati Eurostat</figcaption></figure>
<p>Tuttavia alcuni analisti stanno alzando il livello di allarme per due motivi:</p>
<ol>
<li>Il livello odierno di disoccupazione giovanile italiana è pari a quello greco di due anni fa</li>
<li>L&#8217;outlook sull&#8217;Italia permane negativo</li>
</ol>
<p>Gli analisti di GeoPoliticalCenter, tuttavia, esprimono cautela. Innanzitutto permane l&#8217;errato confronto diretto tra Italia e Grecia: i paesi sono estremamente diversi, a maggior ragione se si confronta il mercato del lavoro. Bisogna aggiungere a questo, che l&#8217;outlook sull&#8217;Italia è ad oggi negativo ma è principalmente basato su prospettive politiche che possano garantire o meno la stabilità di governo. Non siamo di certo noi a dire che la stabilità non sia importante, tutt&#8217;altro. Quello che però ci sembra essere (volutamente) messo in secondo piano è l&#8217;austerity.</p>
<p>Un anno fa, quando per vari motivi sicuramente politici ed economici, si diffuse la vulgata dell&#8217;austerity come mezzo salvifico, venne inseguita e (quasi) raggiunta. Allora, sulla carta sembrava tutto molto funzionale e funzionante. Ma già nel corso del 2012, in tutta Europa e in particolar modo in Italia, si cominciavano a intravvedere i primi riflessi negativi. Oggi possiamo dire, senza tema di smentita, che l&#8217;effetto collaterale più pesante lo si sta registrando proprio a livello di disoccupazione e di disoccupazione giovanile in particolare. Le soluzioni cercate sono quantomeno fantasiose (e ampiamente criticate da molti economisti). Non è in questo articolo che si vuole fare un approfondimento in merito, tuttavia si cerca di fluidificare l&#8217;accesso al mondo del lavoro con un mix di misure che colpiscono da un lato diritti dell&#8217;entrante e di chi è già entrato, ma non si intacca in alcun modo la fiscalità sul lavoro, vero freno allo sviluppo.</p>
<p>Per quanto la nostra voce sia una piccola voce, ci uniamo al coro di chi sostiene che l&#8217;austerity sia una strada di responsabilità e di buona conduzione dell&#8217;economia nazionale. Tuttavia questo approccio funziona ed esprime le proprie potenzialità durante cicli economici espansivi o moderatamente in contrazione. Durante cicli economici di depressione o stagnazione, applicare l&#8217;austerity in modo automatico, non fa altro che moltiplicare i problemi: li stiamo semplicemente spostando in modo poco controllabile dal comparto finanziario a quello economico reale.</p>
<p>Non è un caso se l&#8217;unica nazione a trarre nuovamente e ulteriormente vantaggio da questa situazione sia proprio la Germania che è stata virtuosa già al di fuori di questo ciclo economico congiunturale. La stessa austerity applicata adesso in itinere alle altre nazioni ha avuto risultati diametralmente opposti.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/disoccupazione-austera/">Disoccupazione austera</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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