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	<title>Erdogan | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
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		<title>Siria: il Sultano ha il suo impero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 21:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Afrin è caduta, il Ramo di Ulivo brandito come un maglio dal presidente turco Erdogan ha colpito la popolazione curda della Siria, come negli scorsi anni di guerra aveva massacrato le città curde nel sud della Turchia. Circa duecentomila persone sono in fuga dirette a sud-ovest, non certo verso la libertà, ma solo verso la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Afrin è caduta, il Ramo di Ulivo brandito come un maglio dal presidente turco Erdogan ha colpito la popolazione curda della Siria, come negli scorsi anni di guerra aveva massacrato le città curde nel sud della Turchia.<br />
Circa duecentomila persone sono in fuga dirette a sud-ovest, non certo verso la libertà, ma solo verso la sopravvivenza. Una sopravvivenza messa in dubbio dall&#8217;ingresso in città di quelle orde di combattenti (ora con la bandiera dell&#8217;FSA) che in passato le milizie curde avevano tenuto lontano dalla città, dalle donne e dai bambini inermi.<br />
Ma se osservate le immagini dell&#8217;ingresso in città delle truppe turche e dei loro alleati dell&#8217;FSA, noterete che è la bandiera rossa con la mezzaluna che sventola dal palazzo del governo, è la bandiera turca che garrisce sul pennone più alto della città, mentre quella degli alleati arabi del&#8217;FSA sono quasi superflue.<br />
Anche se molti non se ne sono resi conto oggi è nato l&#8217;impero tanto desiderato da Erdogan, oggi è iniziato l&#8217;espansionismo territoriale che ha fatto seguito alla retorica e alle minacce. Ad Afrin non è stata una guerra per procura, ad Afrin le truppe regolari turche sono entrate in azione palesemente e reclamando un ruolo ben preciso per la Turchia.<br />
Il successo non placherà la sete di potere del Sultano, non tanto perché sia Erdogan, ma perché chiunque si trovasse nella sua posizione non avrebbe alcun motivo per fermarsi o addirittura per indietreggiare. L&#8217;avanza su Afrin ha reclamato il sangue di molti soldati di Ankara, o meglio il sangue di molti martiri come probabilmente preferirebbe dire Erdogan. Ma Erdogan ha anche altri motivi per non arretrare. Primo fra tutti il fatto che egli si senta un predestinato, un uomo del destino non solo per la Turchia ma per tutto il mondo mussulmano. Essere poi scampato alla morte in occasione del colpo di stato fallito del luglio 2016, il grande appoggio avuto dal popolo turco, non ha fatto altro che cementare nella psiche del presidente turco il concetto che egli non poteva ancora lasciare questo mondo, in attesa che il suo destino, quello delle Turchia e di tutto il mondo mussulmano si compia.<br />
La bandiera turca resterà ad Afrin, e se nessuno sarà abbastanza determinato da fermare la marcia dei turchi, presto sventolerà sui piccoli scogli greci al limite più meridionale del Mar Egeo, su tutta l&#8217;isola di Cipro e su altre aree della Siria.<br />
E&#8217; evidente anche che oggi Erdogan agisce in Siria con il nulla osta della Russia e dell&#8217;Iran, desiderose di spezzare il legame che ancora lega l&#8217;esercito e parte del popolo turco con l&#8217;occidente e con la NATO; il presidente invece non è più legato a nessuna alleanza, ma cerca di utilizzare i vari attori delle regione per l&#8217;esclusivo interesse turco.<br />
Verrà il giorno che gli interessi di Turchia e Russia divergeranno e chi oggi dal Cremlino ha autorizzato la nascita dell&#8217;impero turco dovrà confrontarsi con un nemico imprevedibile, esaltato dalla religione e dalla convinzione della propria invincibilità, pronto a sacrificare se stesso ed una intera nazione per la gloria della sua fede.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/siria-il-sultano-ha-il-suo-impero/">Siria: il Sultano ha il suo impero</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Golpe in Turchia &#8220;un dono di Dio&#8221; per Erdogan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2016 06:27:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[colpo di stato in Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì notte vi abbiamo raccontato in diretta, quasi in tempo reale, l&#8217;evoluzione del fallito colpo di stato in Turchia. Utilizzando le fonti aperte vi abbiamo informato riguardo a fatti difficilmente reperibili sui media tradizionali ed ora è il momento di una breve analisi della situazione attuale della Turchia &#8220;democratica&#8221;. Il Colpo di Stato fallito, comunque [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì notte vi abbiamo raccontato in diretta, quasi in tempo reale, l&#8217;evoluzione del fallito colpo di stato in Turchia. Utilizzando le fonti aperte vi abbiamo informato riguardo a fatti difficilmente reperibili sui media tradizionali ed ora è il momento di una breve analisi della situazione attuale della Turchia &#8220;democratica&#8221;.<br />
Il Colpo di Stato fallito, comunque modificherà l&#8217;assetto nazionale della Turchia e sarà proprio il colpo di stato tentato che inciderà in maniera netta sull&#8217;evoluzione delle Turchia nel panorama geopolitico internazionale. In primo luogo appaiono alterati i rapporti di fiducia tra Ankara e i suoi alleati. Il partito di governo in Turchia, il partito del presidente Erdogan, ha esplicitamente accusato gli Stati Uniti, principale alleato di Ankara nella regione, di essere corresponsabili del tentato Golpe. Alcuni esponenti di secondo piano hanno accusato gli americani di aver rifornito in volo gli aerei dei Golpisti, mentre lo stesso primo ministro è andato oltre, accusando del Golpe un ex alleato di Erdogan, l&#8217;imam Fethullah Gülen, da oltre 10 anni esiliato in America, ma che mantiene in Turchia un folto gruppo di sostenitori. Il Primo Ministro turco ha inoltre aggiunto che chi ospita Gülen non può essere un amico della Turchia, frasi alle quali ha risposto il Segretario di Stato Usa Kerry, dicendo che se Erdogan vuole usare il tentato golpe per erodere i diritti democratici, sarà questa una grande sfida per le relazioni tra USA e Turchia.<br />
Questa presa di posizione allontana quindi la Turchia dagli Stati Uniti, fatto che non significa la fine della storica alleanza tra le due nazioni, e nemmeno che ora la Turchia si getterà tra le braccia della Russia di Putin. Certo è che ora Erdogan dovrà attentamente scegliersi i propri alleati e valutare di chi si può fidare in un Medio Oriente gettato nel caos della politica estera dell&#8217;amministrazione Obama. Al momento la scelta più probabile è che in campo internazionale la Turchia mantenga una certa equidistanza dai blocchi attualmente esistenti cercando di diventare un polo di attrazione per le masse arabe sunnite della regione.<br />
Certamente questo colpo di stato fallito in terra di Turchia influenzerà, a nostro avviso in maniera significativa, anche la psicologia del presidente turco Erdogan. Egli in pochi minuti ha osservato collassare il proprio potere, temere per il suo progetto politico, sentire la propria vita in pericolo, e poi scoprire quanto sia forte il binomio AKP (il partito di Erdogan) e Islam. E’ stato proprio questo legame tra il partito e la religione la forza di Erdogan nella notte del 15 luglio, un legame per Erdogan ha assunto il carattere della stessa espressione della volontà Allah. Erdogan infatti ha affermato, una volta certo di avere nuovamente il potere nelle sue mani, che “Questo Colpo di Stato fallito è un dono di Allah”. Un Dono di Allah per il suo predestinato aggiungiamo noi. Ora Erdogan, da un punto di vista psicologico, si sente invulnerabile perché al suo fianco ha Dio. Quel &#8220;Got mia Uns&#8221; che caratterizzò le fede Nazista, e che da sempre pervade gli uomini che hanno scampato il disastro e da quel disastro sono risorti più forti e risoluti.Inoltre Erdogan ha capito che al suo fianco non c’è solo Allah, ma c’è tutto l’apparato religioso sunnita, ogni moschea, ogni minareto sono stati infatti la sua voce mentre le TV e i canali di informazione classica erano nelle mani dei golpisti. Ma al suo fianco Erdogan sente anche una moltitudine di popolo, pronta a seguirlo ovunque e a morire per lui e per il credo nell’accoppiata stato-religione. Ieri notte la folle gridava “Erdogan, Erdogan, poi Allah è Grande, poi Morte ai Golpisti Traditori”, mentre la parola Guerra Santa risuonava dai minareti. Questo insieme di fattori riscriverà le caratteristiche di pensiero di Erdogan, lo renderà più deciso, forse aggressivo, più diretto e meno diplomatico e più propeso ad usare la forza quando si sentirà in difficoltà, infatti chi ha Dio al suo fianco può osare ogni cosa, anzi deve osare ogni cosa per compiacere il volere di Dio, un volere che agli occhi di Erdogan oggi è quello di vedere risorgere il sultanato della Turchia, non solo nella teoria degli ideologi di partito ma nei fatti della vita quotidiana.<br />
In sintesi questo colpo di stato fallito ci consegna un Recep T. Erdogan motivato a ripristinare in Turchia le fondamenta di uno stato dove politica e religione si fondono in un apparato di controllo unitario, dove le minoranze non turche verranno messe ai margini della società, così come sarà per tutti coloro che minacciano il progetto neo-ottomano del partito AKP, un progetto che procedete senza ostacoli del 1999 e che grazie a questo colpo di stato, grazie a questo &#8220;dono di Dio&#8221; brucerà le tappe verso quel presidenzialismo estremo da sempre obiettivo, insieme ad una islamizzazione dello stato laico, delle riforme di Erdogan. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/golpe-in-turchia-un-dono-di-dio-per-erdogan/">Golpe in Turchia “un dono di Dio” per Erdogan</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Turchia Twitter inaccessibile nel paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2014 08:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il social media Twitter è inaccessibile da questa notte in Turchia. L&#8217;autorità per le telecomunicazioni, dando esecuzione a diverse ordinanze della magistratura locale, ha oscurato il sito di microblogging. Le restrizioni prendono forma poche ore dopo un comizio del Primo Ministro Erdogan, il quale aveva dichiarato che il suo governo era pronto ad &#8220;estirpare&#8221; i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il social media Twitter è inaccessibile da questa notte in Turchia. L&#8217;autorità per le telecomunicazioni, dando esecuzione a diverse ordinanze della magistratura locale, ha oscurato il sito di microblogging.<br />
Le restrizioni prendono forma poche ore dopo un comizio del Primo Ministro Erdogan, il quale aveva dichiarato che il suo governo era pronto ad &#8220;estirpare&#8221; i social media dal paese, senza curarsi delle eventuali reazioni della comunità internazionali.<br />
Dichiarazioni incredibili per un paese membro della NATO e che più volte aveva espresso la volontà di entrare a far parte della Comunità Europea.<br />
Quello di Erdogan è un atto di censura che limita fortemente la libertà di espressione della popolazione turca ed in particolare dei giovani.<br />
Questo atto consentirà al governo turco di aumentare nel breve periodo le capacità di controllo sulla popolazione ed evitare altresì moti di piazza generati da appelli veicolati dai social media.<br />
Tuttavia, nel medio e nel lungo termine, la censura e la privazione della libertà di espressione sottrarranno consenso al governo in fasce sempre maggiori della popolazione turca.<br />
Con questo atto la leadership di Erdogan è definitivamente destinata a tramontare.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/turchia-twitter-inaccessibile-nel-paese/">Turchia Twitter inaccessibile nel paese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Erdogan teme per la Turchia uno &#8220;scenario egiziano&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Aug 2013 10:01:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono due paesi guida per i mussulmani del Caucaso e del bacino del mediterraneo, questi due paesi sono la Turchia e l&#8217;Egitto. Gli stessi due paesi sono stati nel 20º secolo un vero e proprio ponte, economico culturale e diplomatico, tra oriente ed occidente, tra cristianesimo e islam. Sia la Turchia che l&#8217;Egitto si caratterizzavano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495.jpg" class="thickbox no_icon" title="Erdogan"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495-300x249.jpg" alt="Erdogan" width="300" height="249" class="alignleft size-medium wp-image-3876" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495-300x249.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495.jpg 410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> Esistono due paesi guida per i mussulmani del Caucaso e del bacino del mediterraneo, questi due paesi sono la Turchia e l&#8217;Egitto. Gli stessi due paesi sono stati nel 20º secolo un vero e proprio ponte, economico culturale e diplomatico, tra oriente ed occidente, tra cristianesimo e islam.<br />
Sia la Turchia che l&#8217;Egitto si caratterizzavano per una architettura laica dello stato, sul modello delle democrazie occidentali, ma con un forte sentimento religioso mai rinnegato ne dai politici ne dalla popolazione. L&#8217;inizio del nuovo millennio ha visto la graduale trasformazione dello stato turco, dove i successi ripetuti del partito  Adalet ve Kalkınma Partisi, il partito per la giustizia e lo sviluppo, ha consentito a Tayyip Erdogan e Abdullah Gul di iniziare la rimozione di tutta una serie di garanzie che assicuravano la totale laicità dello stato, così come pensato dal padre della Turchia moderna Ataturk.<br />
Dopo circa dieci anni di governo ininterrotto la velocità, imposta dal partito  Adalet ve Kalkınma al cambiamento, ha subito un forte aumento. La voglia del ritorno alla potenza del periodo ottomano, affiancata dalla volontà di una islamizzazione dello stato ha modificato sia la politica estera sia la politica interna del governo turco.<br />
Nella politica estera abbiamo assistito ad una interruzione della storia alleanza con Israele, una rapida presa di distanza dall&#8217;Egitto di Mubarak, un avvicinamento costante alle posizioni iraniane e infine l&#8217;offerta di appoggio politico, diplomatico e logistico ai ribelli che combattono il regime di Al Assad in Siria.<br />
In politica interna Erdogan e Gul hanno fatto approvare dal parlamento leggi che permettono la connotazione religiosa all&#8217;interno degli organi dello stato e nelle scuole, ha promosso una restrizione dell&#8217;uso degli alcolici e alcune norme che potrebbero limitare le libertà personali dei turchi.<br />
Infine dobbiamo ricordare i progetti urbanistico-religiosi, come la volontà di edificare nel centro di Istanbul la più grande moschea della Turchia, radendo al suolo il parco Gezi, scatenando la rivolta popolare.<br />
Anche l&#8217;Egitto ha percorso, dopo l&#8217;elezione di Morsi, la medesima via ma in maniera molto più rapida. Quello che Erdogan aveva fatto in dieci anni, Morsi lo ha fatto in dieci mesi.<br />
Ed in Egitto la popolazione e l&#8217;esercito hanno reagito con un colpo di stato militare sostenuto dal popolo.<br />
Dobbiamo però ricordare che anche la Turchia ha alle spalle una lunga storia di ingerenze dell&#8217;esercito nella politica e anche una storia di colpi di stato, sia riusciti che solamente progettati.<br />
I fatti dell&#8217;Egitto potrebbero così dare forza anche a quella parte di esercito che non vede con favore le riforme in senso islamista del partito per la giustizia e lo sviluppo. In modo particolare se alla fine dell&#8217;estate il popolo della Turchia tornasse a manifestare nelle strade e, sotto i colpi dei cannoni ad acqua caricati con agenti urticanti, chiedesse a gran voce l&#8217;intervento dell&#8217;esercito non è escluso che qualche reparto non senta la spinta a scendere nelle strade al fianco dei dimostranti.<br />
È per questo motivo che in queste settimane Erdogan ha preso posizioni durissime contro i militari egiziani ed ha chiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha invocato la mano pesante da parte di Washington e ha cercato di addossare ad Israele la paternità e la pianificazione del colpo di stato di El Sisi.<br />
In una Turchia che non è più la locomotiva economica della regione, che vede con disagio l&#8217;ingerenza di Erdogan nella guerra in Siria, che è alle prese con 100000 profughi siriani da assistere, lo scontento popolare potrebbe esprimersi nelle piazze prima che nelle urne, essendo la popolazione delle Turchia rurale ancora molto fedele al partito per la giustizia e lo sviluppo di Erdogan e Gul.<br />
Inoltre con la minaccia di una perdita di laicità dello stato e la conseguente limitazione di parte delle libertà personali, le possibilità di violenti scontri di piazza non è un&#8217;ipotesi ne remota ne irrealizzabile, e Erdogan questo lo sa. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/erdogan-teme-per-la-turchia-uno-scenario-egiziano/">Erdogan teme per la Turchia uno “scenario egiziano”</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Erdogan : i social media una minaccia per la società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 18:19:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle prese con una rivolta che ne mette in discussione non solo la leadership ma anche la legittimità, il Primo Ministro turco Erdogan ha dichiarato che Twitter e i social media sono una minaccia per la società. Gli stessi mezzi tecnologici lodati ai tempi delle rivolte in Egitto, Tunisia, Libia e Siria si sono trasformati, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495.jpg" class="thickbox no_icon" title=""><img decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495-300x249.jpg" alt="" title="Erdogan" width="300" height="249" class="alignleft size-medium wp-image-3876" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495-300x249.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/03/Erdogan-e1349625602495.jpg 410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Alle prese con una rivolta che ne mette in discussione non solo la leadership ma anche la legittimità, il Primo Ministro turco Erdogan ha dichiarato che Twitter e i social media sono una minaccia per la società.<br />
Gli stessi mezzi tecnologici lodati ai tempi delle rivolte in Egitto, Tunisia, Libia e Siria si sono trasformati, a detta del Primo Ministro turco in un problema per la stabilità della società turca.<br />
Ad Ankara, cosi come a Istanbul ed in decine di altre città della Turchia, continuano le proteste di piazza, anche violente con roghi appiccati dai dimostranti ad automobili e cassonetti della spazzatura.<br />
Il ministero degli interni turco ha dichiarato che in tre giorni di proteste sono state arrestate quasi 1700 persone, un numero impressionate, in un arco temporale così ristretto.<br />
I manifestanti continuano ad inneggiare ad Ataturk e alla laicità dello stato. I giovani sfidano le decisioni del governo in materia di libertà personali portando in piazza bottiglie di birra, mentre le coppie di fidanzati si scambiano baci in piazza, dopo che ad Istanbul l&#8217;autorità cittadina ha richiamato alla moralità avendo immortalato nel circuito di telecamere della metropolitana una coppia di giovani che si scambiavano baci ed abbracci in attesa di un treno.<br />
Le libertà personali sono il vero motore della rivolta di piazza, la continua compressione, se non cancellazione, di diritti acquisiti da quasi un secolo, unita alla grande indecisione nel trattare la crisi siriana, hanno trasformato l&#8217;immagine del più potente uomo della Turchia moderna.<br />
Il Premier Erdogan giorno dopo giorno, lacrimogeno dopo lacrimogeno, ferito dopo ferito, sta perdendo l&#8217;aura di statista che il recente boom economico turco gli aveva fatto conquistare in Europa ed in medio oriente.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/erdogan-i-social-media-una-minaccia-per-la-societa/">Erdogan : i social media una minaccia per la società</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Erdogan evoca lo scontro di piazza. L&#8217;esercito sotto i riflettori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 08:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre prosegue la protesta a piazza Taksim, dall&#8217;ufficio del Primo Ministro turco Erdogan, arrivano dichiarazioni contraddittorie, forse frutto di una profonda spaccatura all&#8217;interno del partito al governo della Turchia. Ieri dopo le immagini delle proteste e delle violenze di piazza, che hanno causato il ferimento di più di mille persone, in maggioranza manifestanti, l&#8217;ufficio del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/06/protesting_honor_killings_in_taskim_square.jpg" class="thickbox no_icon" title=""><img decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/06/protesting_honor_killings_in_taskim_square-300x206.jpg" alt="" title="Protesting Honor Killings in Taskim Square" width="300" height="206" class="alignleft size-medium wp-image-10641" /></a><br />
Mentre prosegue la protesta a piazza Taksim, dall&#8217;ufficio del Primo Ministro turco Erdogan, arrivano dichiarazioni contraddittorie, forse frutto di una profonda spaccatura all&#8217;interno del partito al governo della Turchia.<br />
Ieri dopo le immagini delle proteste e delle violenze di piazza, che hanno causato il ferimento di più di mille persone, in maggioranza manifestanti, l&#8217;ufficio del Primo Ministro aveva dichiarato che la polizia aveva utilizzato una violenza non proporzionale rispetto agli atti dei manifestanti e che il governo aveva dato ordine alle forze di polizia di alleggerire la pressione su piazza Taksim.<br />
Poche ore dopo, sempre dall&#8217;ufficio del Primo Ministro turco, arriva una dichiarazione di segno opposto, quasi una minaccia nei confronti di chi manifesta, non solo ad Istanbul, ma in tutta la Turchia. Erdogan ha ricordato che il suo partito è al governo avendo vinto in maniera regolare le elezioni politiche per tre legislature consecutive, e ha ricordato la prevalenza numerica del proprio elettorato e dei propri sostenitori in confronto all&#8217;opposizione che manifesta nelle piazze.<br />
Ma Erdogan è andato oltre, ha minacciato di portare in piazza i proprio sostenitori ed ha aggiunto che dove sono presenti 50 avversari egli ne porterà in piazza 500, dove ne sono presenti 200000 egli ne porterà in piazza 2000000. Un gioco molto pericolo quello del Primo Ministro turco, la democrazia non prevede le conte di piazza evocate da Erdogan, la guerra civile sì.<br />
Certo adesso non si può ancora parlare di primavera turca, o se permettete di rivoluzione in quanto al nostro centro la definizione &#8220;Primavera Araba&#8221; non è mai piaciuta; in Turchia la protesta, seppur violenta, non ha visto ancora l&#8217;impiego delle armi da parte dei dimostranti, ma non è escluso che la situazione possa cambiare nei prossimi giorni.<br />
Molto dipenderà dall&#8217;esercito turco, un esercito che non gradisce il modus operandi del governo di Erdogan, un esercito che ha visto continui processi nei confronti dei propri vertici ed una continua caccia alle streghe da parte della magistratura turca. Se le proteste andranno fuori controllo, e la polizia non riuscirà a gestire la situazione, il governo sarà costretto a rivolgersi ai militari, e in quel preciso istante Erdogan avrà abdicato parte del suo potere.<br />
Come si comporteranno i reparti nelle strade non è pienamente prevedibile, se infatti i vertici militari più alti sono relativamente fedeli al governo, dopo quasi dieci anni di purghe, la stessa cosa non vale per gli ufficiali superiori, come colonnelli e generali di brigata.<br />
<a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/06/taksim_olaylar.jpg" class="thickbox no_icon" title="Piazza Taksim"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/06/taksim_olaylar-300x200.jpg" alt="Piazza Taksim" title="Taksim Olayları" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-10651" /></a>Ecco perché il premier turco, per confrontarsi con i manifestanti ha pensato, e pensa tuttora, di chiamare a raccolta i propri attivisti e sostenitori piuttosto che chiedere l&#8217;intervento delle forze armate.<br />
Ma Erdogan deve tenere presente che se a piazza Taksim si scontreranno turchi contro turchi, civili contro civili le violenze genereranno vittime e le vittime genereranno l&#8217;odio più profondo che l&#8217;essere umano conosce. In quella situazione di caos l&#8217;esercito potrebbe comunque intervenire e, in questo caso, senza aver ricevuto l&#8217;ordine del vertice politico del paese, scardinando così le fondamenta della repubblica di Turchia. Il dialogo, non la violenza è l&#8217;unica via di uscita nelle mani di Erdogan. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/erdogan-evoca-lo-scontro-di-piazza-lesercito-sotto-i-riflettori/">Erdogan evoca lo scontro di piazza. L’esercito sotto i riflettori</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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