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	<title>Scenario | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Nov 2017 11:03:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Scenario per una Guerra Regionale in Medio Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2017 08:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Spot on Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post vuole rappresentare solamente uno scenario teorico e non rappresenta una previsione dei fatti che potrebbero avvenire in futuro. Lo proponiamo come esercizio teorico, come possibile soluzione estrema del conflitto in atto in Medio Oriente. Beirut 1 dicembre 2017: la situazione politica a Beirut è ad un punto di svolta. Il presidente libanese Michel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post vuole rappresentare solamente uno scenario teorico e non rappresenta una previsione dei fatti che potrebbero avvenire in futuro. Lo proponiamo come esercizio teorico, come possibile soluzione estrema del conflitto in atto in Medio Oriente. </em></p>
<p><strong>Beirut 1 dicembre 2017:</strong> la situazione politica a Beirut è ad un punto di svolta. Il presidente libanese Michel Aoun si trova da un mese ad affrontare una impasse politica che è iniziata con le dimissioni del Primo Ministro Sahad Hariri. Secondo gli accordi in vigore per la stabilità del Libano il premier libanese dovrebbe essere un sunnita, ma lo scontro diplomatico-economico tra Arabia Saudita ed Iran ha spinto gli sciiti libanesi a pretendere che il primo ministro non sia un esponente sunnita. Così cedendo alle pressioni il presidente libanese accetta come Primo Ministro un membro del partito sciita Amal.<br />
Le forze armate libanesi rischiano ora di essere strumento degli sciiti e non più contrappeso interno alla presenza di Hezbollah.</p>
<p><strong>Riyadh 3 dicembre 2017:</strong> un aereo da trasporto delle forze armate americane ha lasciato da poco l&#8217;aeroporto militare della capitale saudita. A bordo un altissimo esponente dell&#8217;esecutivo americano  che ha avuto un colloquio non annunciato con il Sovrano saudita Re Salman e con il Principe ereditario Mohamed Bin Salman Al Saud. Nessuna comunicazione alla stampa della visita, solo la scomparsa da Washington per 36 ore dell&#8217;importante membro del governo americano. L&#8217;incontro pare essere stato una riunione finale prima di una importante operazione nella regione, talmente importante che necessita di comunicazioni dirette senza l&#8217;intermediazione degli strumenti informatici. </p>
<p><strong>Beirut notte tra il giorno 8 e 9 dicembre 2017:</strong> è una notte come tante altre a Beirut, il tramonto arriva presto in Libano così come le ultime invocazioni dai minareti della città. Il governo filo-sciita si è insediato due giorni fa, il ministero della difesa è stato affidato ad un sunnita ma noto per i suoi legami politici con l&#8217;Hezbollah libanese. Il Partito di Dio tiene a tarda ora una riunione tra i suoi massimi vertici e i ministri del governo che si sono impegnati a seguire le indicazioni degli sciiti. Poco dopo le 23 l&#8217;ufficiale responsabile della sicurezza del leader libanese Hassan Nasrallah irrompe nella sala ipogea dove si tiene il consesso. I radar collegati ai sistemi antiaerei a corto raggio 9K33 Osa (Codice Nato SA-8 Gecko) in possesso dell&#8217;Hezbollah hanno rilevato una possibile minaccia aerea che dal mare si avvicina a circa 280 nodi, a 500 piedi di quota. Impossibile identificare il bersaglio distante al momento dell&#8217;allarme circa 24 miglia, il fatto avveniva quasi tre minuti prima dell&#8217;ingresso dell&#8217;ufficiale della sicurezza all&#8217;interno della sala riunioni. Se i calcoli dei militari sono corretti, tra circa un minuto gli aerei potenzialmente ostili saranno su Beirut. Nella sala è il panico, le guardie del corpo dei vertici di Hezbollah non usano mezze misure e fanno uscire immediatamente le persone sotto la loro protezione. Il piano di emergenza prevede di far rifugiare il leader in un bunker ipogeo collegato con una abitazione poco distante per evitare di esporre i vertici del partito sciita al rischio correlato con la permanenza all&#8217;esterno.<br />
Quaranta secondi dopo l&#8217;inizio dell&#8217;evacuazione un&#8217;esplosione devasta l&#8217;edificio di Beirut Sud. Poco dopo altre due detonazioni determinano il collasso dell&#8217;intero fabbricato e un incendio di vaste proporzioni. La sorte dei vertici dell&#8217;Hezbollah libanese è incerta, ma forse il n.1 del Partito di Dio si è salvato.<br />
I quattro caccia F-15 SA tornano sul mare e puntano verso sud. I velivoli erano decollati novanta minuti prima dalla base aerea saudita di King Faisal, eseguito il rifornimento in volo e proseguito verso il golfo di Aqaba identificandosi come velivoli in volo di trasferimento per manutenzione ai controllori egiziani poco prima di impegnare lo spazio aereo del Cairo sopra la penisola del Sinai. Il controllore di volo egiziano aveva negato l&#8217;autorizzazione al sorvolo, ma il Sinai è un&#8217;area che non viene controllata efficacemente dalle forze aeree egiziane, che per gli accordi di Camp David non possono mantenere una presenza militare costante nell&#8217;area. Secondariamente il minimo preavviso fornito dai sauditi non aveva permesso alcuna reazione da parte del Cairo (che forse non era nemmeno intenzionato a reagire). Ora i caccia sauditi stanno rientrando ad alta quota, prossimi alla velocità del suono, anche in questo caso l&#8217;Egitto non ha la possibilità (e probabilmente la volontà) di fermare gli aerei sauditi.</p>
<p><strong>Tel Aviv notte tra l&#8217;8 e il 9 dicembre:</strong> c&#8217;è grande fermento nel comando generale delle forze armate israeliane. I radar di scoperta hanno tracciato, fin dal loro decollo, una formazione di quattro F-15 SA diretti verso il Mediterraneo. Le basi aeree israeliane sono state poste in stato di massima allerta, la difesa aerea dispiegata, i riservisti dedicati alle batterie Iron Dome svegliati nel cuore della notte con l&#8217;ordine di recarsi ai propri battaglioni entro 120 minuti.<br />
La voce si diffonde velocemente, la radio militare israeliana conferma le esplosioni a Beirut, e che sono stati richiamati duemila uomini della riserva israeliana.<br />
Poche ore dopo la situazione peggiora, sembra che il numero uno dell&#8217;Hezbollah sia ferito, ma non in pericolo di vita e che abbia ordinato una rappresaglia missilistica, non contro l&#8217;Arabia Saudita, ma contro Israele, come era stato promesso a inizio novembre, durante i primi giorni della crisi nella regione.<br />
I servizi informativi israeliani rilevano una mobilitazione generale dell&#8217;Hezbollah libanese, con alcuni battaglioni che si preparano a lasciare rapidamente la Siria per tornare in Libano. La forza multinazionale delle Nazioni Unite in Libano, visto il precipitare della situazione e non avendo agito in passato per evitare il riarmo di Hezbollah a sud del fiume Litani, evacuano le basi all&#8217;interno del Libano e si rifugiano sulla costa avvisando Hezbollah e Israele della loro posizione e delle loro intenzioni.<br />
In risposta a questa situazione Israele ordina la mobilitazione generale delle forze di difesa, il governo si riunisce alla presenza dei leader dell&#8217;opposizione, i servizi segreti militari parlano di attacco missilistico imminente da parte dell&#8217;Hezbollah. </p>
<p><strong>Confine Libano-Israele ore 0745:</strong> è l&#8217;alba al confine tra il Libano ed Israele e le sirene risuonano nei paesi nel nord dello stato Ebraico, ad Haifa, ad Afula e in tanti centri della Galilea. Pochi minuti dopo decollano i primi intercettori israeliani, la televisione trasmette messaggi di allarme alla popolazione, tute le TV del mondo trasmettono da Tel Aviv, arrivano i primi report di impatti missilistici su centri urbani, militari ed industriali di Israele.<br />
Quello che ancora non si sa è che i primi colpire sono stati i caccia con la Stella di Davide. Avendo osservato la mobilitazione e la preparazione al lancio dei razzi, Gerusalemme non ha rinunciato al vantaggio tattico di colpire per prima e ha ordinato un lancio di missili cruise e bombe guidate contro note postazioni di comando e controllo, nonché contro le postazioni interrate dei razzi dell&#8217;Hezbollah non trascurando quelle batterie nascoste nei centri urbani. </p>
<p><strong>Ryad ore 0900:</strong> nella capitale saudita risuonano le sirene dell&#8217;allarme aereo. Missili balistici iraniani sono in volo contro le principali infrastrutture militari ed industriali del paese e della capitale. Solo nelle Città Sante di Mecca e Medina non risuonano gli allarmi della difesa aerea. I sistemi antimissile sauditi reagiscono alla minaccia e circa il 60% dei vettori iraniani vengono intercettati. Si è trattato in realtà di un attacco limitato, portato con una trentina di vettori su otto diversi obiettivi, una dura rappresaglia, comunque un&#8217;azione che ha utilizzato solo una minima percentuale dell&#8217;arsenale missilistico di Teheran. </p>
<p><strong>Stretto di Hormuz ore 0900:</strong> simultaneamente all&#8217;attacco missilistico contro gli obiettivi sauditi la marina iraniana mette in atto &#8220;stretti controlli&#8221; sull&#8217;accesso al Golfo Persico ed intima ad una superpetroliera saudita di dirottare verso Bandar Abbas, per &#8220;verifiche doganali&#8221;, una dichiarazione che equivale al blocco della libera circolazione delle merci. I barchini delle IRCG, vista la mancata risposta della petroliera saudita, iniziano a sparare raffiche di avvertimento. L&#8217;azione è monitorata in tempo reale da parte di due droni americani presenti sullo Stretto. I militari americani chiedono l&#8217;autorizzazione all&#8217;uso della forza al presidente americano, che non sorpreso dalla vicenda ordina di eliminare la minaccia nel modo più rapido possibile. Elicotteri d&#8217;attacco dei Marines si alzano in volo da una nave da sbarco 50 miglia a sud dello Stretto e in 20 minuti sono pronti a lanciare i loro missili guidati contro le unità iraniane che vengono distrutte senza poter reagire.<br />
Lo Stretto di Hormuz viene chiuso, tutte le unità in transito avvisate di attività belliche nell&#8217;area e invitare a non impegnare le acque dello Stretto. </p>
<p><strong>Golfo Persico settentrionale, gruppo attacco della portaerei Theodore Roosevelt (CVN-71) ore 1010:</strong> è massima allerta a bordo dell&#8217;ammiraglia americana nel Golfo Persico, si teme che gli iraniani possano tentare di colpire un&#8217;unità americana. Da Hormuz giungono notizie di continua attività della marina iraniana nel Golfo e di scontri continui con unità americane.<br />
Sulla Roosevelt suonano gli allarmi, missili balistici antinave sono in volo verso la Nimitz, allo stesso tempo missili antinave Ra&#8217;ad (NATO: Silkworm), di vecchia concezione ma ancora temibili, volano verso il gruppo attacco porterei. Il sistema AEGIS reagisce alla minaccia ma un incrociatore viene colpito a dieci metri dalla poppa e perde il sistema propulsivo principale. La nave non affonda ma ora è vulnerabile a nuovi attacchi. La Casa Bianca aveva già deciso un intervento ad ampio raggio contro l&#8217;Iran ma questo fatto determina la decisione di una azione decisiva, mediante l&#8217;utilizzo del potenziale combinato di Aeronautica e Marina. Circa 70 minuti dopo questo attacco 400 missili da crociera americani si abbattono sull&#8217;Iran riducendo la capacità operativa delle forze di difesa aerea, delle forze missilistiche strategiche, cercando l&#8217;eliminazione dell&#8217;alto comando di Teheran.<br />
Contemporaneamente le forze di trasporto strategico americane iniziano un ponte aereo di emergenza verso l&#8217;Arabia Saudita, rifornendo di munizioni, specialisti e nuovi sistemi antimissile le basi locali, mentre viene mobilitata la Guardia Nazionale in caso di una ulteriore escalation nella regione.<br />
Si teme infatti una offensiva di terra dell&#8217;Iran attraverso l&#8217;area irachena di Bassora. Al momento, in caso di attacco solo la componente aerea sarebbe in grado di fermare l&#8217;avanzata iraniana, non essendo presenti forze di terra adeguate per confrontarsi con le divisioni iraniane, le quali comunque dovrebbero fare i conti con le difficoltà logistiche di operare a centinaia di chilometri dalle loro basi. Per questo motivo una azione di terra iraniana seppure possibile, sarebbe da considerarsi una opzione suicida.</p>
<p>Ecco come potrebbe iniziare un confronto militare nella regione. Molto più complesso invece è delineare in poche righe e senza formulare almeno una trentina di scenari come potrebbe concludersi una tale operazione di guerra, soprattuto per quanto riguarda il Golfo Persico.<br />
In Libano invece la guerra dovrebbe terminare con un alto costo umano sia dalla parte israeliana che da quella libanese, ma riteniamo che in questa occasione Gerusalemme cercherà in ogni modo di eliminare integralmente il potenziale bellico, infrastrutturale e strategico dell&#8217;Hezbollah libanese.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-guerra-medio-oriente/">Scenario per una Guerra Regionale in Medio Oriente</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lo Scenario dell&#8217;Attacco Preventivo Americano contro la Corea del Nord</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Pacifico Occidentale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2017 09:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Corea]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del nord]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Corea del Nord]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post vuole rappresentare un possibile scenario di un attacco preventivo americano in Corea del Nord. Tale Scenario si basa sul fatto che la Corea del Nord abbia gi&#xE0; sviluppato e dispiegato almeno 7 testate nucleari, le abbia installate sui suoi Scud ER, sui missili a raggio intermedio a combustibile solido. Il secondo presupposto &#xE8; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo post vuole rappresentare un possibile scenario di un attacco preventivo americano in Corea del Nord. Tale Scenario si basa sul fatto che la Corea del Nord abbia gi&#xE0; sviluppato e dispiegato almeno 7 testate nucleari, le abbia installate sui suoi Scud ER, sui missili a raggio intermedio a combustibile solido. Il secondo presupposto &#xE8; che la Corea del Nord reagir&#xE0; tentando l&apos;utilizzo delle armi nucleari a qualsiasi forma di attacco, anche estremamente selettivo, delle forze armate americane contro il suolo nord coreano. Buona Lettura</strong></p>
<p><em>Mar-a-Lago 8 Aprile 2017 ore 1945</em></p>
<p>Il Presidente Trump ha appena terminato la sua cena nel resort di lusso nel quale &#xE8; avvezzo passare il fine settimana quando riceve una telefonata del Consigliere per la Sicurezza Nazionale McMaster, il quale lo informa di una notizia della massima urgenza: un U-2 Americano ha ottenuto fotografie e letture compatibili con l&apos;arrivo nel poligono nucleare nord coreano di Punggye-ri di un dispositivo atomico, che potrebbe essere la pi&#xF9; potente bomba atomica mai testata dalla Corea del Nord</p>
<p><em>Casa Bianca 1o Aprile 2017 Ore 1045</em></p>
<p>Nella Sala Briefing della Situation Room inizia una riunione operativa su un tema di interesse strategico, presenti il Presidente Trump, il Vice Presidente Pence, il Consigliere Senior Kuchner, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale McMaster, il Direttore della CIA Pompeo, il Capo di Stato Maggiore Dunford; il tema: la Corea del Nord.<br />I dati nelle mani degli Usa raccontano la storia di un nuovo imminente test atomico, forse di un test di un dispositivo a fusione. Lo sconcerto del Capo di Stato americano &#xE8; evidente, il nervosismo dei vertici politici pure. Ora il cerchio ristretto del potere esecutivo americano deve decidere come vigilare sul possibile imminente test e come rispondere nel caso un terremoto di 5,5&#xB0; Richter, o superiore, dovesse essere registrato nel nord della penisola di Corea.<br />Mentre la discussione evolve, il n.1 della CIA prende la parola ed evidenzia un problema non di secondaria importanza. Il 9 maggio si terranno in Corea del Sud le elezioni presidenziali, dopo la messa in stato di accusa e la deposizione del presidente Park. Il partito oggi all&apos;opposizione sembra essere candidato al successo, con un nuovo presidente del partito Minjoo, che comunque sostiene la scelta strategica di una alleanza militare con Washington, &#xE8; probabile che l&apos;amministrazione sud coreana opti per una politica di sostegno attivo all&apos;economia nord coreana. Con una tale decisione la Corea del Nord potrebbe iniziare una serie di negoziati atti a migliorare la sua situazione economica ed industriale, anche se per un periodo limitato, e concedere tempo importate agli ingegneri di Pyongyang al fine di completare lo sviluppo dei sistemi missilistici a lungo raggio oggi in fase iniziale di test a livello di prototipo. Urge quindi agire rapidamente se il Presidente volesse affrontare &quot;manu militari&quot; la questione nucleare nord coreana, prima che le elezioni e il nuovo corso della Corea del Sud faccia apparire l&apos;azione americana come un atto di sabotaggio alla &quot;pax coreana&quot;&#xA0;</p>
<p><em>Pyongyang 15 aprile 2017 ore 0600</em></p>
<p>Oggi la Corea del Nord festeggia la nascita del Padre della Patria Kin Il Sung, nonno dell&apos;attuale leader Kim Jong Un, una ricorrenza che il partito unico nord coreano vuole festeggiare con grande enfasi, nell&apos;ottica di alimentare quel culto della personalit&#xE0; che dagli anni 60 contraddistingue il sistema di governo della Corea del Nord.<br />Quest&apos;anno il giovane dittatore della Corea del Nord ha deciso che il mondo tremer&#xE0; davanti alla dimostrata capacit&#xE0; nucleare di Pyongyang .&#xA0;</p>
<p>Il 15 di Aprile &#xE8; un giorno festivo in Corea del Nord, nessuno lavora e per le vie della capitale si tiene una parata militare che ricorda alla popolazione la dottrina del &quot;Sonngun&quot; e cio&#xE8; l&apos;esercito prima di tutto. L&apos;esercito ed i suoi componenti ricevono le migliori abitazioni, sono gli ultimi a soffrire delle carenze alimentari durante le carestie, e cos&#xEC; via.<br />Quest&apos;anno per&#xF2; Kim vuole iniziare i festeggiamenti con un evento storico, far detonare la prima arma nucleare a fusione della Corea del Nord, un&apos;arma non dispiegabile immediatamente sui vettori missilistici a sua disposizione, ma comunque un ordigno che proietter&#xE0; la sua Corea nell&apos;elitario club delle nazioni che hanno testato una bomba all&apos;idrogeno.</p>
<p>Molti tra i suoi consiglieri temono una reazione del presidente americano Trump a questo tipo di esperimento atomico, ma ben pochi hanno il coraggio di contraddire il giovane Kim, che dal padre e dal nonno ha ben appreso come stringere con il pugno il potere a nord del 38&#xB0; Parallelo.<br />La Corea del Nord &#xE8; gi&#xE0; sveglia alle prime luci dell&apos;alba e le canzoni della Tv di stato vengono interrotte dalla sigla del notiziario ufficiale.<br />L&apos;annunciatrice, con il suo sorriso immutabile e la voce ferma e trionfante, annuncia che l&apos;alba di questo 15 aprile segna una nuova vittoria del popolo della Corea del Nord, nel nome di Kim Il Sung e grazie alla guida di Kim Jong Un. Una nuova e potente arma atomica &#xE8; stata fatta detonare nelle profondit&#xE0; delle montagne di Punggye-ri con pieno successo, un ordigno in grado di distruggere un&apos;intera citt&#xE0; &#xE8; ora nella disponibilit&#xE0; delle forze armate della Corea del Nord.</p>
<p><em>Casa Bianca 14 aprile ore 1400</em></p>
<p>Il presidente si trova in riunione per mettere in campo una serie di incentivi per l&apos;industria americana, quando la riunione viene interrotta e Trump si reca nella Situation Room. Un terremoto di 6,1&#xB0; della Scala Richter ha scosso l&apos;estremo oriente ad una profondit&#xE0; di poche centinaia di metri, in territorio nord coreano, la traccia &#xE8; compatibile con quella di una detonazione sotterranea, la stima della potenza &#xE8; di 95 Kt, anche se la potenza effettiva dell&apos;ordigno potrebbe essere superiore, vista il particolare schema costruttivo dei tunnel scavati dai nord coreani. In Corea del Nord le Bombe atomiche non vengono posizionate in un pozzo scavato a centinaia di metri di profondit&#xE0;, ma inserite all&apos;interno di una montagna dal suo fianco. I tunnel compiono diverse curve a gomito, dove sono piazzate colate di cemento e la stesa camera dell&apos;esplosione &#xE8; composta da diverse intercapedini di aria separate da muri in cemento. Questo particolare meccanismo potrebbe ridurre la magnitudine del terremoto associata all&apos;esplosione.<br />Questi dati allarmano non solo il presidente americano ma tutto il team di Trump. Durante la riunione giunge inoltre la telefonata del Primo Ministro Giapponese, il quale ora teme un attacco atomico della Corea del Nord ad una sua citt&#xE0; che ospita installazioni americane. Il premier Giapponese ritiene infatti che per ragioni di opportunit&#xE0; la Core del Nord vedrebbe come pi&#xF9; efficace un attacco al suolo dell&apos;odiato nemico giapponese, piuttosto che un colpo atomico contro la stessa madrepatria coreana.<br />Alla fine della telefonata il presidente Trump decide un attacco preventivo contro la Corea del Nord, le obiezioni dei generali sono respinte e il comandante il capo ordina di preparasi all&apos;azione.</p>
<p><em>Isola di Guam 30 Aprile 2017 </em></p>
<p>La base aeronavale dell&apos;Isola di Guam &#xE8; in stato di guerra, le comunicazioni private sono interrotte, sulla pista &#xE8; decollato circa cinque ore fa un U-2, incaricato di svolgere un&apos;ultima missione di osservazione sui cieli della Corea del nord. Ora &#xE8; il turno dei bombardieri B-1 B-2 e B-52 che si preparano ad una azione di attacco alle infrastrutture di Pyongyang.</p>
<p><em>Mar del Giappone 30 Aprile 2017 ore 0300 </em></p>
<p>Nel Mar del Giappone incrocia un Gruppo Attacco Portaerei americano e un secondo si trova a sud della citt&#xE0; Costiera di Busan. Il Giappone ha dispiegato tra cacciatorpedinieri dotate del sistema AEGIS e a Tokyo, annunciando la minaccia di un nuovo test missilistico della Corea del Nord, sono state rese operative cinque batterie del sistema Patrioti PAC3.<br />Alle 0200 ora locale due sottomarini classe Ohio, modificati per utilizzare missili da crociera lanciano circa 250 Tomahawk. Negli stessi minuti dagli incrociatori dai cacciatorpediniere che incrociano nel Mar del Giappone e a sud della Penisola Coreana lanciano altri 180 missili da crociera che si dirigono verso bersagli strategici della Corea del Nord. Negli stessi minuti i bombardieri B-2 si avvicinano ai siti fortificati dove si ritiene siano custoditi i missili armati con le testate nucleari, siti fortificati che verrano distrutti con le Bombe MOP, un ordigno da 14000 Kg studiato per penetrare in profondit&#xE0; e distruggere siti fortificati sotterranei, si tratta dell&apos;ordigno convenzionale pi&#xF9; potente al mondo.<br />I bombardieri B-1 hanno invece il compito di bombardare i depositi delle artiglierie pesanti nord coreane, in particolare i grossi calibri disposti a pochi chilometri dal 38&#xB0; parallelo e i rifugi dei lanciamissili multipli da 300 mm che minacciano Seoul e che posso essere i vettori per una rappresaglia non convenzionale, che potrebbe utilizzare armi chimiche oltre che cluster bomb.<br />Nessun B-2 verr&#xE0; per&#xF2; inviato all&apos;interno della Corea del Nord a caccia di Kim Jong Un, la sua missione sarebbe troppo rischiosa. Gli Stati Uniti devono infatti scegliere se eliminare il dittatore nord coreano oppure eliminare il programma atomico e missilistico. La causa risiede proprio nella necessit&#xE0; di dover impiegare un grande numero di missili Tomahawk contro le infrastrutture di Pyongyang. I missili cruise impiegheranno come minimo 30 minuti per arrivare sul bersaglio, se lanciati dal Mar del Giappone, 80/100 se lanciati a sud della penisola di Corea. Al momento del lancio , temendo il collasso della Corea del Nord la Cina potrebbe avvisare Kim dell&apos;imminente pericolo e farlo allontanare dalla sua residenza. L&apos;avviso non sarebbe funzionale a salvare le preziose testate della Corea del nord ma consentirebbe al regime nord coreano di avere, nel momento del bisogno e della crisi, la sua guida carismatica ancora in sella.<br />Per lo stesso motivo fino a circa 30 minuti dall&apos;impatto dei missili le basi aree della Corea del Sud non riceveranno alcun ordine particolare di allerta, in quanto le spie di Kim potrebbero cogliere i segnali di un imminente attacco e disperdere missili, artiglieria e testate nucleari.</p>
<p><em>Corea del nord 30 Aprile 2017 ore 0420</em></p>
<p>Presso le basi missilistiche, i campi di aviazione, le vasi navali, i radar, i reggimenti di artiglieria lungo la linea demilitarizzata suona l&apos;allarme generale. Le autorit&#xE0; militari dichiarano lo stato di guerra e il &quot;pronti al combattimento&quot;. Molte volte in passato questi ordini hanno risuonato in piena notte e soldati ed ufficiali reagiscono come sempre, con diligenza ma senza il sentore della guerra imminente. Solo un un reggimento lungo la linea demilitarizzata un colonnello interrompe la formale filodiffusione dello stato di allerta urlando che non si tratta di una esercitazione e che un attacco americano &#xE8; imminente.<br />Pochi secondi dopo i primi missili da crociera e le bombe di B-1 e dei B-2 colpiscono mentre dalle basi aeree della Corea del Sud si alzano in volo i caccia, la fanteria si predispone per ricevere i colpi provenienti da nord ed i civili delle isole nel mare occidentali vengono urgentemente portati nei rifugi.<br />Anche a Seoul echeggia il lugubre suono delle sirene di allarme.<br />I media della Corea del Sud non parlano dell&apos;attacco preventivo in maniera aperta ma avvertono che &#xE8; imminente un attacco contro la Capitale della Corea del Sud ed invitano tutti i civili a rifugiarsi nei piani bassi della abitazioni, mentre i primi boati delle esplosioni svegliano chi ancora dorme nella capitale della Corea del Sud, che potrebbe bruciare tra poche ore a causa di un barrage di artiglieria che nessuna citt&#xE0; del mondo vive dalla fine della seconda guerra mondiale&#8230;.<br />Cos&#xEC; potrebbe iniziare un nuovo capitolo della guerra di Corea, ma ci &#xE8; impossibile scrivere come si potrebbe concludere, troppe sono le variabili, troppe le interconnessioni tra diplomazia e forza militare, orgoglio e istinto di sopravvivenza&#8230;.l&apos;unica nostra speranza &#xE8; quella di non vedere, in caso di conflitto, l&apos;utilizzo di armi atomiche o agenti chimici che determinerebbero comunque una tragedia non rimediabile.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/lo-scenario-dellattacco-preventivo-americano-contro-la-corea-del-nord/">Lo Scenario dell’Attacco Preventivo Americano contro la Corea del Nord</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Attacco alla Corea del Nord &#8211; SCENARIO &#8211;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Pacifico Occidentale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 08:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del nord]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post non rappresenta una previsione ma solamente uno scenario futuribile nel caso in cui alcuni eventi portassero la tensione tra le due Coree a livelli estremamente elevati Pyongyang Corea del Nord aprile 2016 La situazione al palazzo presidenziale di Kim Jong Un e estremamente tesa. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post non rappresenta una previsione ma solamente uno scenario futuribile nel caso in cui alcuni eventi portassero la tensione tra le due Coree a livelli estremamente elevati</em></p>
<p>Pyongyang Corea del Nord aprile 2016</p>
<p>La situazione al palazzo presidenziale di Kim Jong Un e estremamente tesa. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato controlli si tutte le unità navali dirette in Corea del Nord, includendo anche le navi battenti la bandiera del regime di Kim. Da giorni a Pyongyang i vertici militari sono in tensione; una vecchia nave cargo della Corea del Nord la Jin Teng è salpata dal porto di Bandar Abbas in Iran dieci giorni fa è preso e attesa presso le coste occidentali della penisola coreana. La nave trasporta un carico apparentemente di scarso valore, ufficialmente derrate alimentari a lunga conservazione. Tuttavia in una coppia di stive poppiere vengono trasportati beni di &#8220;altra natura&#8221;. Nella stiva di dritta sono custoditi beni di lusso di provenienza occidentale, Champagne Francese e vini rossi italiani, orologi di lusso in oro e titanio, vestiti delle nuova collezione autunno inverno 2016 di un noto stilista Britannico e in una cella frigorifera a 3°Centigradi dieci forme di Emmentaler Svizzero, il cibo preferito dal dittatore nord coreano.<br />
Nella stiva di sinistra invece è presente un carico ad alta tecnologia, fibre ottiche per i sistemi di comunicazione della Leadership, microprocessori di ultima generazione, cuscinetti a sfera perfetti per le centrifughe di arricchimento dell&#8217;Uranio.<br />
La nave è una vecchia nave cargo ma è dotata di un sistema di comunicazione a lungo raggio che le permette di restare in contatto con la madrepatria anche a centinaia di chilometri dal porto di Nampo, sua destinazione finale. A Pyongyang temono che la nave possa essere fermata per un controllo prima che essa entri nelle acque territoriali nord coreane e che il suo prezioso carico non giunga a destinazione.</p>
<p>Seul Palazzo Presidenziale &#8211; Situation Room &#8211; Aprile 2016</p>
<p>Nel palazzo presidenziale si è appena conclusa una riunione ai massimi livelli tra i vertici della Repubblica sud coreana e i rappresentati ciivli e militari degli Stati Uniti a Seoul. Argomento della riunione una possibile azione di polizia internazionale sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite in base alla <a  href="http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/2270(2016)" target="_blank">Risoluzione 2270 (della quale qui trovate intesto integrale)</a>, una operazione di verifica del carico di una nave nord coreana una vecchia carretta dall&#8217;apparente scarso valore strategico di nome Jin Teng.<br />
I vertici politi della Corea del sud sono però spaventati dalle minacce giunte nelle settimane scorsa da parte della Corea del Nord, minacce di ritorsioni atomiche nel caso in cui la Corea del Nord si sentisse minacciata di un imminente attacco. Anche il capo dell&#8217;intelligence sud coreana teme che in caso di una ispezione eseguita con la forze su di una nave nord coreana Kim possa replicare con un attacco missilistico e di artiglieria su obiettivi militari e civili della Corea del Sud.<br />
I militari americani, così come gli ufficiali della CIA affermano che questo è tuttavia il momento migliore per eseguire l&#8217;ispezione della nave nord coreana in quanto sono in atto le esercitazioni congiunte Corea del Sud Stati Uniti, una portaerei americana è nell&#8217;area uno squadrone di F-22 è in Corea e l&#8217;esercito è al massimo della sua prontezza operativa.<br />
Nella riunione il presidente della Corea del Sud viene anche messo a conoscenza di uno dei nuovi piani operativi americani in caso di rischio di lancio nucleare da parte della Corea del Nord: si tratta dell&#8217;OPLAN5015 che ora contempla attacchi preventivi contro le postazioni missilistiche nucleari della Corea del Nord e la simultanea distruzione delle strutture di comando e controllo dove abitualmente risiede la leadership nord coreana, Kim Jong Un incluso.<br />
Rassicurata da queste informazioni e dalla presenza militare americana il presidente sud coreano autorizza l&#8217;ispezione della nave nord coreana.</p>
<p>Mar Giallo Acque internazionali 11 Aprile 2016 ore 05:45</p>
<p>La Nave Cargo nord Coreana Jin Teng naviga a 8 nodi diretta verso nord, è l&#8217;alba quando all&#8217;orizzonte due motoscafi veloci si avvicinano a oltre 30 nodi. Ognuno di essi ha a bordo 12 uomini delle forze speciali sud coreane. Poco dopo  dall&#8217;orizzonte si avvicinano anche una coppia di elicotteri che dirigono verso la nave di Pyongyang e intimano al Cargo di fermare le macchine. Dalla sala radio della Jin Teng part subito l&#8217;allarme alla base mercantile di Nampo che ordina al cargo di non fermarsi e non farsi abbordare. Le forze speciali della Corea del Sud erano già pronte a questa evenienza e i commando, protetti dai mitraglieri degli elicotteri si calano con le funi sul ponte della nave nord Coreana. Nessuno a bordo accenna a una minima resistenza, le truppe speciali di Seoul sono troppo determinate e il fattore sorpresa hanno impedito una reazione organizzata dell&#8217;equipaggio nord coreano. Dieci minuti dopo anche i gommoni raggiungono la nave nord coreana, raggiunti nell&#8217;ora successiva da una corvetta e una fregata di Seuol, mentre un sottomarino americano è nell&#8217;area pronto a confrontarsi con eventuali battelli nord coreani o cinesi.</p>
<p>Pyongyang Palazzo Presidenziale 11 Aprile 2016 ore 6:12</p>
<p>Il Leader Nord Coreano dorme ancora profondamente quando con estrema tranquillità ma con voce ferma il colonnello addetto al protocollo lo sveglia. Una nave della Corea del Nord sta per essere ispezionata da truppe sud coreane nelle acque del Mar Giallo in base alla risoluzione 2270.<br />
Kim no credeva che la Corea del Sud e gli Stati Uniti sarebbero arrivati a tanto, egli decide di convocare il consiglio supremo del Partito Comunista Nord Coreano, la cui riunione inizia 40 minuti dopo. Nel frattempo il Capo di Stato Maggiore, informato della vicenda ordina lo stato di &#8220;Pronti al Combattimento&#8221; a tutte le unità militari della Corea del Nord. I soldati lungo il 38° parallelo vengono svegliati alle ore 6:28 e con essi vengono messi in allarme anche tutti gli equipaggi dei sommergibili, dell&#8217;artiglieria a lungo raggio e anche i missili balistici a gittata intermedia, inclusi i due esemplari dotati di testata nucleare.<br />
Prima ancora che inizi la riunione dei vertici della Corea del Nord nella sala controllo delle Forze alleati i comandanti americani e della Corea del Sud osservano dalle telecamere ad infrarossi di un drone Global Hawk la fervente attività nella base missilistica nord Coreana che si ospita i missili balistici con la possibile testata nucleare, dalle prime linee viene riferita una attività militare senza precedenti a ridosso del 38° parallelo.<br />
Il comandante americano chiede di parlare con il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate americane, suggerendo di coinvolgere il Presidente Obama.</p>
<p>Washington Casa Bianca 10 aprile 2016 ore 21:55</p>
<p>Il Presidente è Convocato nella Situation Room della Casa Bianca. Nel Mar Giallo è in atto l&#8217;ispezione di una unità navale mercantile della Corea del Nord in base alla risoluzione 2270, nave sospettata di trasportare beni proibiti a Pyongyang. La Corea del Nord no ha ancora emesso alcun comunicato ufficiale ma vi sono forti indicazioni che fanno temere un First Strike nord coreano contro obiettivi della Corea del Sud e degli Stati Uniti nel Pacifico. I Generali Americani chiedono che venga messo in atto, immediatamente, il piano operativo 5015 (OPLAN5015), un piano operativo che prevede uno strike missilistico e aereo contro i missili balistici nord coreani e la massima dirigenza di Pyongyang. Obama tuttavia è dubbioso, non vuole ricorrere alla forza militare. Mentre il presidente riflette giunge notizia che la Corea del Nord ha interrotto la normale programmazione di musica notturna della TV distato e che l&#8217;annunciatrice ufficiale del Telegiornale afferma che la Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno segnato la loro fine &#8220;mettendo in pratica un atto di pirateria&#8221; contro una nave mercantile Nord Coreana. L&#8217;annunciatrice comunica che il popolo e l&#8217;esercito di Pyongyang è pronto alla Guerra al Sacrificio Supremo e alla Vittoria, e che il fuoco nucleare incenerirà l&#8217;arroganza dei nemici.<br />
Obama cede ai miliari ma, pochi secondi dopo aver dato la propria autorizzazione ha un ripensamento e ordina che vengano distrutti in un attacco mirato solo i missili balistici potenzialmente armati di testate nucleari ma di non bombardare la città di Pyongyang.<br />
Così entrano in scena due droni americani che stanno seguendo da 30 minuti i due missili balistici della Corea del Nord che si dirigono ai siti di lancio nella parte centrale del paese. I due droni lanciano i loro missili Hellfire contro i veicoli che trasportano i missili e li distruggono senza creare danni collaterali. </p>
<p>Pyongyang Palazzo Presidenziale 11 aprile 2016 ore 7:37</p>
<p>La Riunione dei vertici del Partito è ancora in corso quando giunge la notizia che le due testate al plutonio, le uniche operative in Corea del Nord sono andate distrutte nell&#8217;esplosione dei due veicoli di lancio che li stavano trasportando ai siti di lancio. Kim è furibondo e terrorizzato, la riunione viene immediatamente sospesa e trasferita in un bunker segreto collegato con un treno sotterraneo al palazzo presidenziale, bunker a treno ideati dal padre di Kim Jong Un.<br />
Dopo 12 minuti la dirigenza nord coreana riprende la riunione, Kim ordina un attacco su vasta scala contro la Corea del Sud ma i generali, il fratello del padre in particolare, lo convince ad una azione più limitata, la corea del Nord ha perso le sua armi atomiche e ora non dispone del deterrente che è nei fatti l&#8217;assicurazione sulla vita del regime.<br />
Kim accetta e ordina un attacco lungo la linea di confine marittimo occidentale, uno scontro di confine che non innescherà una guerra totale.</p>
<p>Pyongyang Palazzo presidenziale 15 aprile 2016 ore 15:30</p>
<p>Il regime nord coreano fa il punto della situazione: la Corea del Nord non dispone di armi atomiche ma con le scorte di plutonio a disposizione entro 30 giorni due ordigni saranno nuovamente operativi. Le perdite lungo la costa occidentale ammontano a circa 240 militari e una cinquantina tra pezzi di artiglieria e lanciatori Grad, nulla che non possa essere rapidamente rimpiazzato.<br />
Kim ordina una completa revisione delle modalità di allentamento delle forze nucleari, dispone un ulteriore test atomico con un dispositivo all&#8217;uranio, molto più potente dei precedenti, e riceve i complimenti del vertice del partito per aver ordinato l&#8217;affondamento della nave mercantile oggetto delle ispezioni al fine di impedire che l&#8217;occidente potesse operare una operazione di propaganda contro il Partito e il suo vertice e allo stesso tempo ora la Corea del Nord può venerare un nuovo eroe nazionale, il capitano della nave mercantile che ha fatto esplodere la sua nave piuttosto che farla cadere in mani nemiche (anche se in effetti fu un siluri di un sottomarino nord coreano a distruggere ogni prova a bordo di quella nave e determinare la morte di due squadre delle forze speciali di Seoul che la avevano abbordata.<br />
Kim ora sa di essere costantemente osservato dai suoi amici americani e ha deciso che se mai ci sarà una nuova crisi di questo tipo sarà lui e non l&#8217;America a sferrare il primo colpo, anche nucleare se servirà&#8230;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/attacco-corea-del-nord-scenario/">Attacco alla Corea del Nord – SCENARIO –</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Scenario di Guerra tra Russia e Turchia &#8211; Battaglia nel Mar Nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 09:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Russia Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è il secondo di tre Scenari che il nostro gruppo dedica alla crisi tra Russia e Turchia, gli Scenari non sono previsioni ma ipotetiche evoluzioni di un confronto geopolitico, non vanno assolutamente intesi come una previsione, e non raccontano eventi realmente accaduti, questo deve essere chiaro a tutti&#8230; Base di Sebastopoli 01 Aprile 2016 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo è il secondo di tre Scenari che il nostro gruppo dedica alla crisi tra <strong>Russia e Turchia</strong>, gli Scenari non sono previsioni ma ipotetiche evoluzioni di un confronto geopolitico, non vanno assolutamente intesi come una previsione, e non raccontano eventi realmente accaduti, questo deve essere chiaro a tutti&#8230;</em></p>
<p><em>Base di Sebastopoli 01 Aprile 2016 ore 10:00</em></p>
<p>Alcuni giorni fa nel Nord della Siria abbiamo assistito al primo vero scontro armato tra Russia e Turchia, truppe Turche mantengono la loro posizione ad Azaz con un intera divisione meccanizzata distribuita tra la cittadina siriana e i dintorni di Kilis, la situazione è molto tesa ma nessuno ha più sparato un colpo da quel pomeriggio del 26 Marzo 2016. A Sebastopoli l&#8217;incrociatore lanciamissili Mosca è pronto a salpare per un nuovo turno di servizio nel Mediterraneo Orientale.<br />
Poco dopo le 10 del mattino, salutata dalla banda della base, la nave prende il mare e dirige verso sud scortata dalla Fregata classe Krivak, la nave Pytlivyy 808, e da una corvetta classe Grisha, la nave Kasimov 055</p>
<p><em>Ankara 29 Marzo 2016</em></p>
<p>Pochi giorni prima della partenza della nave russa, ad Ankara, si tiene un vertice dei vertici della nazione turca presenti il Primo ministro, il Presidente, il Capo di Stato Maggiore delle forze armate e i vertici dei servizi. I vertici turchi sono sempre più convinti che una guerra con la Russia al confine sud della Turchia sia ormai inevitabile, e che l&#8217;unico modo per indebolire la Russia in Siria consista nel bloccare i rifornimenti alle truppe di Mosca schierate ivi schierate, rifornimenti che avvengono principalmente via mare, attraverso gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Per questo motivo al palazzo presidenziale di Ankara si pensa di poter dichiarare la Russia paese ostile e precluderle il passaggio dagli Stretti, come previsto dalla Convenzione di Montreaux al paragrafo 20.<br />
Tuttavia lo scontro di confine avvenuto pochi giorni prima fu determinato da un attacco turco al suolo siriano, quindi la Russia non può essere identificata come paese aggressore, e ad Ankara ormai è chiaro che la NATO dichiarerà la non applicabilità dell&#8217;art.5 in caso di scontro con la Russia.<br />
Nella sala Briefing del palazzo presidenziale si cerca quindi una soluzione tattica che possa far cambiare la situazione sul campo, e far si che la Russia venga identificata dalla comunità internazionale, ma prima di tutto dalla NATO, come &#8220;paese aggressore&#8221; in modo tale che Ankara possa richiedere ed ottenere l&#8217;applicazione dell&#8217;art.5 della carta di Washington.</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<h4>Article 5</h4>
<p>The Parties agree that an armed attack against one or more of them in Europe or North America shall be considered an attack against them all and consequently they agree that, if such an armed attack occurs, each of them, in exercise of the right of individual or collective self-defence recognised by Article 51 of the Charter of the United Nations, will assist the Party or Parties so attacked by taking forthwith, individually and in concert with the other Parties, such action as it deems necessary, including the use of armed force, to restore and maintain the security of the North Atlantic area.</p>
<p>Any such armed attack and all measures taken as a result thereof shall immediately be reported to the Security Council. Such measures shall be terminated when the Security Council has taken the measures necessary to restore and maintain international peace and security .</p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
Alla fine di una tesa quanto breve discussione viene deciso di inviare in missione al largo di Sebastopoli il sottomarino TCG Batıray S-349, una vecchia unità classe 1978, diesel elettrica con lo scopo di &#8220;monitorare&#8221;, seppur per un breve periodo di tempo, da distanza estremamente ravvicinata l&#8217;incrociatore lanciamissili Mosca, che secondo le informazioni dei servizi segreti turchi dovrebbe salpare da Sebastopoli nei giorni seguenti; ben sapendo che Mosca dovrà inoltre avvertire Ankara del passaggio della nave da guerra russa attraverso il Bosforo e i Dardanelli almeno tre giorni in anticipo sulla data di attraversamento.<br />
La non dichiarata intenzione del gabinetto turco è quella di innescare una azione militare di Mosca contro il sottomarino S-349, potendo così accusare Mosca di aver dato vita ad uno scontro militare e agire quindi di conseguenza </p>
<p><em> Mar Nero 15 miglia al Largo di Sebastopoli 01 Aprile 2016 &#8211; bordo della piattaforma continentale &#8211; ore 10:30</em></p>
<p>E&#8217; in quel punto, a 15 miglia al largo di Sebastopoli che il sottomarino turco attende l&#8217;ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, un punto del Mare dove il fondale scende repentinamente, dai meno 100 metri fino ad oltre meno 1000 metri, nello spazio circa 8 miglia. Un punto ideale per iniziare la caccia ad un lento e rumoroso incrociatore dell&#8217;era sovietica privo di capacità antisommergibile e scortato da una sola corvetta che con il rumore generato dalla Mosca, farà molta fatica ad identificare il sottomarino diesel elettrico di Ankara. Poco a est del sottomarino un moderno drone turco TAI Anka sorvola l&#8217;area pronto ad inquadrare la piccola squadra navale guidata dalla Mosca, che esce dal porto di Sebastopoli, nel caso in cui essa decidesse di intraprendere una rotta differente da quella utilizzata abitualmente.<br />
Il Drone però non serve a molto, in quanto l&#8217;incrociatore russo, come sempre, punta a sud ovet dirigendosi verso il sottomarino turco in attesa al limite della piattaforma continentale, preceduta dalla fregata Pytlivyy</p>
<p><em>Mar Nero 17 miglia al largo di Sebastopoli &#8211; ore 11.30 </em></p>
<p>La Fregata russa Pytlivyy è ora al traverso del sottomarino turco TCG Batıray, il quale osserva indisturbato il transito del convoglio russo ad una distanza di meno di 2000 metri, il sottomarino turco non ha alcuna possibilità di seguire il gruppo navale russo senza dare segni di se, egli è troppo lento e la sua autonomia è troppo limitata. Tuttavia gli ordini recitano di eseguire una ricognizione fotografica a distanza ravvicinata della nave ammiraglia russa per poi seguirla per il tempo consentito dall&#8217;autonomia delle batterie e se necessario utilizzando lo snorkel (uno strumento che permette di accendere i motori termici anche in immersione esso è costituito da un tubo di aerazione e di scarico per i motori diesel). Circa 10 minuti dopo la fregata Pytlivyy si avvicina l&#8217;incrociatore lanciamissili Mosca che procede alla velocità di circa 10 nodi. Il comandante del sottomarino turco esegue la ricognizione fotografica da meno di 1100 metri di distanza poi come da ordini superiori, segue a questa distanza l&#8217;incrociatore russo, risalendo ogni 10 minuti a quota periscopica per la conferma della distanza dell&#8217;oggetto della sua missione. Il comandante tuttavia è preoccupato per la fase successiva di questa strana missione, a 10 nodi le batterie del sottomarino hanno una durata di circa 8-9 ore, ma tra circa 6 ore dovrà per forza restare a quota periscopica e attivare lo snorkel per mantenere questa velocità, e tenere un poco di energia nelle batterie in caso di necessità.</p>
<p><em>Mar Nero 65 miglia a sud ovest di Sebastopoli &#8211; ore 18:00</em></p>
<p>E&#8217; il tramonto nel Mar Nero e il sottomarino turco è pronto ad attivare i motori diesel per proseguire la missione di osservazione nei confronti della nave russa. Il TCG Batıray sale a 12 metri di profondità e attiva i motori diesel dopo aver esteso lo Snorkel.<br />
Due minuti dopo a bordo della Fregata russa Pytlivyy il sottufficiale addetto al sonar preme il pulsante di allarme che gli permette di parlare immediatamente con l&#8217;ufficiale di servizio. Un nuovo contatto è stato rilevato dal sonar Ox Tail LF VDS (un sonar trainato a profondità variabile).<br />
Il contatto è a meno di 1000 metri dalla Mosca, è chiaramente un sottomarino NATO che stranamente procede con i motori diesel accesi e lo snorkel alzato.<br />
Viene informato il comandante della Fregata e il Contrammiraglio che ha il comando del gruppo navale. Vista l&#8217;estrema vicinanza del sottomarino turco viene impartito l&#8217;ordine di pronti al combattimento, le tre navi accelerano rapidamente, il Mosca vira a nord allontanandosi dal sottomarino, mentre la fregata di scorta inverte la rotta e punta diretta sul rilevamento del sub. La manovra è rapidissima in meno di 4 minuti la fregata russa si trova con la prua rivolta verso il sottomarino di Ankara che procede ancora a 12 nodi. Il comandante turco viene informato della variazione di velocità e direzione del Mosca, così come del fatto che la fregata russa procede al circa 30 nodi in direzione del sotttomarino.<br />
Il comandante del sottomarino turco ora ha un problema serio, come comportarsi dinanzi alla reazione Russa? Le istruzioni ricevute dal comando recitano di &#8220;agire nel rispetto del diritto del mare, senza piegarsi a richieste russe esercitate al di fuori di tale normativa&#8221;.<br />
Egli ha poca energia nelle batterie e teme che immergersi possa indurre nei russi il timore di un atto ostile quindi egli mantiene la propria rotta e velocità mentre la fregata russa punta il suo rilevamento.<br />
Nel mentre nella sala sonar della fregata russa si esaminano le traccie audio e la minaccia viene identificata in un sommergibile turco Type 209. All&#8217;identificazione seguono momenti di vero caos, la parola turco porta alla mente dei russi l&#8217;abbattimento del SU-24 di alcuni mesi fa, e più ancora l&#8217;attacco di artiglieria che è costato la vita a 7 militari di Mosca pochi giorni prima. Il comandante russo è certo che quel sottomarino è una minaccia e aver acceso i motori Diesel risponde ad un piano organizzato da Ankara per mettere in pericolo l&#8217;incrociatore russo. Tuttavia la decisione di aprire il fuoco non è motivata al momento. La decisione del comandante russo è però ormai presa quel sottomarino deve allontanarsi da lì. Il comandante russo ordina di mantenere la prua sul rilevamento dello snorkel, egli è pronto alla collisione pur di far immergere quel sottomarino e fargli spegnere quei motori diesel che non gli permettono di aver un chiaro quadro della situazione al di sotto del livello del mare. </p>
<p><em>Mar Nero 65 miglia al largo di Sebastopoli &#8211; ore 18:12</em></p>
<p>Quando il comandante turco si è reso contro che i russi non avrebbero deviato dalla loro rotta era troppo tardi, l&#8217;ordine di immersione rapida complicato dai motori diesel accesi e dallo snorkel esteso. Il sottomarino turco era sceso di solo un paio di metri, troppo pochi per evitare la collisione tra la torretta e la chiglia della fregata russa, quando un forte colpo sugue di pochissimo l&#8217;allarme di collisione lanciato dalla sala comando del sottomarino. Il sottomarino TCG Batıray è gravemente danneggiato, poca energia nelle batterie e sotto di lui un fondale di oltre 1000 metri. La decisione non può essere che una: Emersione.<br />
La Fregata russa ammaccata ma integra si avvicina al sottomarino turco, le armi di bordo spianate; l&#8217;allarme rimbalzato rapidamente al comando della flotta di Sebastopoli e a Mosca. </p>
<p><em>Mar Nero 65 miglia al largo di Sebastopoli &#8211; ore 18:52</em></p>
<p>Mentre il sottomarino Turco si arrende, la Fregata russa porta soccorso ai miitari feriti dell&#8217;unità speronata, e valuta i propri danni in particolare al timone e all&#8217;asse dell&#8217;elica di dritta.<br />
Il sottomarino turco non può comunicare con Ankara a proposito della sua attuale situazione e in Turchia i media iniziano a riportare la notizia che un sottomarino turco è disperso nel Mar Nero, mentre era impegnato ad osservare i movimenti della flotta russa.<br />
Subito dopo le reti televisive russe rilasciano una Breaking News che annuncia che un sottomarino turco ha minacciato la normale navigazione di una task force navale russa in acque internazionali e che esso ha colliso con una nave della Federazione Russa, che cercava di tenere il sottomarino turco a distanza dall&#8217;ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero.<br />
Il governo Turco chiede la riunione di emergenza del Consiglio Atlantico asserendo che un sottomarino della Turchia è stata attaccato da unità Russe.<br />
Mentre viene richiesta la riunione della NATO, 4 aerei F-16 di Ankara vengono armati con due missili Harpoon ognuno e si preparano a decollare per dare supporto al sottomarino emerso al largo di Sebastopoli, localizzato grazie a una boa di emergenza lanciata dal comandante del mezzo al momento della dichiarata emergenza.<br />
L&#8217;incrociatore lanciamissili russo  Mosca ha intanto ricevuto intanto l&#8217;ordine di aprire il fuoco contro ogni traccia radar ritenuta ostile che non osservi una distanza di rispetto di 70 miglia dalla Task Force navale. La decisione di Mosca viene comunicata al consiglio atlantico tramite l&#8217;ambasciatore russo a Bruxelles, allo stesso tempo la Russia richiede una riunione urgente del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.</p>
<p><em>Mar Nero 90 miglia a sud ovest dell&#8217;incrociatore Mosca ore 19:47</em></p>
<p>Una squadriglia di 4 F-16 di dirige a bassa quota verso il punto della collisione tra il sottomarino turco e la fregata russa. I radar di scoperta dell&#8217;incrociatore Mosca li inquadrano  ad intermittenza a 300 piedi di quota e 500 nodi di velocità. Dalla centrale di comando, sulle frequenze internazionali partono avvisi multipli che la flotta russa ha ordine di ingaggiare e abbattere ogni aereo militare turco che si dovesse avvicinare a meno di 70 miglia dalla squadra navale. Nessuna risposta giunge dagli F-16 turchi, nessuno comprende se essi abbiano intenzioni ostili, o se essi non abbiano semplicemente sentito gli avvisi emessi via radio. Gli F-16 continuano sulla loro rotta. l&#8217;incrociatore Mosca attiva il Radar di Tiro e chiede supporto aereo al comando della flotta russa di Sebastopoli.</p>
<p>Aeroporto di Belbek Crimea ore 19:47</p>
<p>E&#8217; stato di guerra all&#8217;aeroporto di Belbek tutti i tecnici e i piloti in licenza vengono richiamati in servizio, ogni caccia efficiente viene rifornito e armato pronto ad ogni evenienza, i sitemi antiaerei S-300 sono resi tutti operativi e viene chiuso lo spazio aereo ai voli civili. Queste procedure vanno avanti già da oltre 30 minuti ma nessun mezzo ancora è stato fatto decollare, la situazione è confusa e la consapevolezza della situazione tattica da parte del comando russo non completa.<br />
Alle 19:47 a due coppie di caccia Su-30 SM viene dato l&#8217;ordine di decollo immediato su allarme dopo la richiesta del comandante della Mosca, la prima coppia sarà in volo alle 19:59, la seconda 6 minuti dopo.</p>
<p><em>Mar Nero 60 miglia a sud ovest dell&#8217;incrociatore Mosca ore 19:50  </em></p>
<p>Gli F-16 turchi si trovano a 60 miglia della Mosca e continuino sulla loro rotta, il comandante della nave russa chiede con insistenza al comando di Sebastopoli dove sia la copertura aerea, gli viene riferito che essa non sarà disponibile per almeno altri 6/8 minuti, una eternità per la situazione attuale del gruppo navale russo. Ora è solo il comandante dell&#8217;unità nave russa a dover decidere il da farsi, egli ha con se le direttive scritte del presidente Putin: &#8220;ingaggiare e distruggere ogni forza ostile minacci le unità della Federazione&#8221;.<br />
Per il comandante russo quei 4 F-16 che si avvicinano sono una forza ostile che minaccia la sua nave; il comandante da ordine di aprire il fuoco con i SA-N-6 quando ormai gli F.16 si trovano a 45 miglia dalla Task force navale russa.<br />
Gli F-16 riescono a evitare di essere abbattuti dai missili russi ma per eseguire le manovre evasive necessarie si liberano dei serbatoi ausiliari e dei missili antinave, dovendo così rientrare alla base.<br />
Pochi minuti dopo il gruppo navale russo ha finalmente la copertura aerea richiesta e anche alla luce della posizione del sito della collisione tra il sottomarino turco e la fregata di Mosca, i russi hanno il relativo controllo della situazione.<br />
Ad Ankara intanto si annuncia un discorso alla televisione del presidente della repubblica.</p>
<p><em>Ankara ore 20:45 Reti Unificate</em></p>
<p>Il presidente della Turchia parla alla nazione a reti unificate, egli racconta la verità della Turchia a proposito dello scontro avvenuto nel Mar Nero, e dopo aver comunicato che l&#8217;equipaggio del sottomarino è in gran parte incolume, addossa alla Russia la piena responsabilità dell&#8217;accaduto affermando che solo la preparazione e la professionalità delle forze armate turche hanno evitato un vero e proprio bagno di sangue. Poi l&#8217;annuncio che ognuno di noi temeva: la Russia è una Nazione Ostile, la Turchia nega il transito di ogni unità civile o militare Russa attraverso il Bosforo o i Dardanelli in base all&#8217;arti 20 della Convenzione di Montreaux.</p>
<p><em>Bruxelles ore 21:00 Consiglio Atlantico </em></p>
<p>Le parole del presidente turco vengono ascoltate in diretta dal Consiglio Atlantico riunito in seduta di emergenza. Dopo la dichiarazione del presidente molti ambasciatori alzano il telefono per consultarsi con i propri governi, tutti sono consci che la Turchia potrebbe presto essere in Guerra con la Russia e tutti si chiedono cosa farà ora la NATO&#8230;..</p>
<p>Continua nel terzo scenario &#8220;Russia e Turchia Guerra Totale&#8221; che verrà pubblicato la prossima settimana.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-guerra-russia-turchia-battaglia-mar-nero/">Scenario di Guerra tra Russia e Turchia – Battaglia nel Mar Nero</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Scenario di Guerra tra Russia e Turchia &#8211; Una Battaglia di Confine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 09:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Russia Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è il primo di tre Scenari che il nostro gruppo dedica alla crisi tra Russia e Turchia, gli Scenari non sono previsioni ma ipotetiche evoluzioni di un confronto geopolitico, non vanno assolutamente inteso come una previsione, questo deve essere chiaro a tutti&#8230; Siria settentrionale 25 marzo 2016 Le truppe curde da giorni hanno intrapreso [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-di-guerra-tra-russia-e-turchia-una-battaglia-di-confine/">Scenario di Guerra tra Russia e Turchia – Una Battaglia di Confine</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo è il primo di tre Scenari che il nostro gruppo dedica alla crisi tra <strong>Russia e Turchia</strong>, gli Scenari non sono previsioni ma ipotetiche evoluzioni di un confronto geopolitico, non vanno assolutamente inteso come una previsione, questo deve essere chiaro a tutti&#8230;</em></p>
<p><em>Siria settentrionale 25 marzo 2016</em></p>
<p>Le truppe curde da giorni hanno intrapreso la battaglia decisiva per la conquista della città di Azaz. Da circa una settimana ogni via di comunicazione tra la Turchia e la città di Aleppo è interrotta. I ribelli ancora presenti nella città hanno come unica assicurazione quella che pochi giorni prima hanno avuto dai loro contatti organici al governo turco: la Turchia non li abbandonerà.<br />
Aleppo però ora è isolata e le truppe governative siriane, le milizie sciite libanesi e dell&#8217;Irak, supportate da un piccolo contingente di consiglieri militari russi sono dislocate nei pressi della centrale elettrica della città fronte a un assalto definitivo.<br />
Da circa un mese l&#8217;artiglieria turca continua ad ostacolare l&#8217;avanzata delle truppe curde ma mai aveva aperto il fuoco così a sud rispetto ad Azaz. Oggi invece l&#8217;artiglieria turca ha avuto ordine di colpire un gruppo di mezzi corazzati posizionato a nord di Aleppo, al limite della portata stessa degli obici di Ankara. Quello che non sanno i turchi è che quel convoglio che si stanno per colpire è quasi unicamente formato da militari della Federazione Russa.</p>
<p><em>Governatorato di Aleppo alla periferia nord di Afrin</em></p>
<p>La città di Afrin il Quartier Generale  delle truppe siriane fedeli ad al Assad e delle milizie curde YPG e PYD. Afrin è il punto migliore per organizzare l&#8217;assalto a un tratto strategico della frontiera tra Sirai e Turchia che comporta la presa della cittadina di Azaz e un gruppo di consiglieri militari russi sta per giungere nella zona per coordinare le prossime mosse militare sul campo. Mentre il convoglio si avvicina al campo base delle truppe siriane iniziano a cadere proiettili di artiglieria da 155 mm i quali colpiscono la retroguardia del convoglio russo un veicolo viene completamente incenerito e gli occupanti, due ufficiali due sottufficiali e tre soldati russi non hanno alcuno scampo. La rimanente parte del convoglio si disperde ai lati della strada e comunica alla base operativa di Latakia quanto avvenuto. In un primo tempo nessuno si era reso conto da dove fosse giunto l&#8217;attacco, ma sono bastati pochi minuti per esaminare le caratteristiche dei crateri creati dall&#8217;artiglieria per dedurre la loro provenienza: la Turchia.<br />
Le regole di ingaggio dei militari russi in Siria sono estremamente chiare, tuttavia vista la sensibilità del caso il generale comandante le truppe russe in Siria prima di qualsiasi azione interpella lo stato maggiore di Mosca che lo autorizza ad una rappresaglia mirata contro la postazione di artiglieria che ha determinato la morte di sette militari della Russia. Le postazioni di artiglieria turca responsabili dell&#8217;attacco nei pressi di Afri si trovano a soli 300 m dal confine tra Siria e Turchia, a sud della cittadina turca di Kilis. Le forze armate di al Assad non dispongono nell&#8217;area di artiglieria a lungo raggio così viene ordinato ad una coppia di Sukoi 34 di eseguire un bombardamento mirato con bombe di precisione che verranno sganciate rimanendo ancora all&#8217;interno dello spazio aero siriano. Dopo circa 50 minuti e due Sukoi 34 decollano dalla base aerea di Latakia. I due aerei guadagnano rapidamente quota e successivamente simulano due corse di attacco ad est della città di Aleppo, subito dopo puntano Nord e nel giro di tre minuti possono sganciare le quattro bombe da 500 Kg destinate a compiere la rappresaglia russa. Gli ordigni colpiscono con precisione l&#8217;area operativa dei semoventi di artiglieria turca distruggendo integralmente tre dei quattro mezzi impiegati nel bombardamento accaduto appena 60 minuti prima.<br />
Il presidente turco reagisce violentemente alla rappresaglia di Mosca e ordina alla quinta brigata meccanizzata presente che Alice di entrare in Siria e prendere il controllo della fascia di terreno che congiunge la cittadina Azaz alla Turchia.<br />
Dinnanzi all&#8217;avanzata turca le truppe curde non possono fare altro che attestarsi in una posizione difensiva cinque chilometri a sud di A&#8217;ZAZ. Le truppe governative siriane non dispongono di mezzi in grado di respingere l&#8217;invasione turca così come le forze militari russe non hanno a disposizione i mezzi necessari per respingere le truppe di Ankara oltre confine. Inizia una frenetica attività diplomatica tra gli Stati Uniti, la Russia, la Turchia con l&#8217;unione europea che appare come uno sbiadito fantasma incapace di qualsiasi presa di posizione efficace in una crisi dal potenziale devastante.<br />
Il presidente Putin, conscio dell&#8217;impossibilità della Russia di vincere una guerra di stasera a nord di Aleppo, annuncia al presidente americano che le truppe russe non prenderanno iniziative ostili nei confronti dei turchi ora presenti ad A&#8217;ZAZ ma che in caso di ulteriore avanzata turca tutto il potenziale bellico russo sarà utilizzato per ristabilire la piena sovranità della Siria, nazione della quale la Russia alleata e che ha risposto alla richiesta del legittimo presidente siriano di difendere gli interessi nazionali di Damasco. Galvanizzato dalla mancata reazione russa il presidente turco crede quindi di poter spingere ancora oltre la sua scommessa e mobilità circa 80.000 uomini delle forze di terra turche lungo il confine con la Siria sia a nord della regione la Turchia Siria a est nei pressi di Jarablus.<br />
Dinnanzi a questo dispiegamento militare viene convocato un vertice dell&#8217;alleanza atlantica la quale mette in evidenzia come sia responsabilità della Turchia aver iniziato un conflitto oltre i confini dell&#8217;alleanza e che quindi ancora non potrà appellarsi per le vicende correlate a questo specifico conflitto all&#8217;articolo cinque della carta di Washington<br />
Ma è nel mare che presto Russia e Turchia torneranno a scontrarsi&#8230; (continua nello Scenario &#8220;guerra nel Mar Nero&#8221;)</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-di-guerra-tra-russia-e-turchia-una-battaglia-di-confine/">Scenario di Guerra tra Russia e Turchia – Una Battaglia di Confine</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>SCENARIO &#8211; La possibile azione militare di terra turca a Jarablus (Siria) &#8211; SCENARIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 13:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Russia Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post non rappresenta una previsione ma uno SCENARIO riguardante un possibile intervento di terra turco in terra di Siria Febbraio 2016 Il presidente turco Erdogan comunica alla comunità internazionale tutta la sua frustrazione verso l&#8217;alleato americano. Erdogan soffre in maniera sempre più pressante il fatto che gli Stati Uniti non tollereranno attacchi diretti verso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/02/Kurdistan-in-Siria.jpg" rel="attachment wp-att-20836" class="thickbox no_icon" title="Intervento turco in Siria"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/02/Kurdistan-in-Siria-300x188.jpg" alt="Intervento turco in Siria" width="300" height="188" class="alignleft size-medium wp-image-20836" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/02/Kurdistan-in-Siria-300x188.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/02/Kurdistan-in-Siria-768x482.jpg 768w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/02/Kurdistan-in-Siria-1024x643.jpg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/02/Kurdistan-in-Siria.jpg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><em>Questo post non rappresenta una previsione ma uno SCENARIO riguardante un possibile intervento di terra turco in terra di Siria</em></p>
<p>Febbraio 2016</p>
<p>Il presidente turco Erdogan comunica alla comunità internazionale tutta la sua frustrazione verso l&#8217;alleato americano. Erdogan soffre in maniera sempre più pressante il fatto che gli Stati Uniti non tollereranno attacchi diretti verso le milizie curde YPG. La Turchia ha chiarito da tempo che Ankara si atterrà alle indicazioni di Washington, indicazioni che chiedono di non intervenire unilateralmente in Siria, solo se i curdi rimarranno d est del fiume Eufrate e non tenteranno di estendere il controllo del territorio alla città di Jarablus e oltre.</p>
<p>27 Febbraio 2016</p>
<p>Dopo aver promosso l&#8217;apertura di un &#8220;ufficio di rappresentanza&#8221; dell&#8217;etnia curda a Mosca, il presidente russo Putin ha convocato al Cremlino una riunione segreta tra i vertici curdi che si rifanno al YPG e al PKK, riunione alla quale ha partecipato anche il ministro degli esteri di Al Assad, ufficialmente a Mosca per incontrare il suo omologo Lavrov.<br />
Durante il meeting al Cremlino il presidente Putin comunica ai Curdi che la Siria di Al Assad e la Russia cercheranno di favorire la nascita di uno stato curdo che si estenda sulla quasi totalità del confine con la Turchia. Uno stato indipendente ma legato alla Siria da accordi privilegiati in campo economico e con una partnership strategica militare.<br />
Lo scopo della Russia e della Siria è quello di interporre uno &#8220;stato cuscinetto&#8221; tra la Turchia e la Siria, uno stato nel quale si possa possa essere favorita l&#8217;immigrazione di decine di migliaia di curdi dispersi per il mondo, uno stato che possa garantire, con propri uomini e con gli armamenti forniti dalla Federazione Russa l&#8217;impermeabilità della frontiera tra Turchia e Siria, in modo tale che le forze regolari siriane, e gli alleati di Al Assad, russi inclusi, possano concentrarsi nella lotta con i gruppi ribelli e il Califfato Islamico ancora presente nell&#8217;est della Siria, tagliando allo stesso tempo una importante vis di rifornimento per i ribelli.<br />
Allo stesso tempo la presenza di uno stato cuscinetto tra Siria e Turchia ridurrebbe il rischio di conflitto diretto tra Russia e Turchia, e consentirebbe alla Russia stessa di poter accorrere in soccorso dei curdi combattendo ad una distanza di sicurezza dai confini della Turchia e quindi della NATO.</p>
<p>03 Aprile 2016 </p>
<p>Le milizie Curde osservano da giorni l&#8217;avanzata delle truppe governative siriane da ovest, e la contestuale progressiva ritirata delle forze del Califfato Islamico. In accordo con quanto deciso a Mosca, la Forze Curde attraversano quello che è ormai l&#8217;unico ponte sull&#8217;Eufrate ancora in piedi nel nord della Siria, procedono verso ovest, oltrepassando al cittadina di Abu Qilqil già occupata alcuni mesi fa da avanguardie del YPG, e si dirigono in direzione di Manbji che dista solo 12 miglia da Abu Qilqil. Mambi è una cittadina posta su un affluente di destra del fiume Eufrate e che i Curdi rivendicano come storica città curda. Le forze curde avanzano in forze e inaspettatamente vengono costantemente supportate dall&#8217;aviazione russa.</p>
<p>04 Aprile 2016</p>
<p>Il presidente turco, dopo aver presieduto il Consiglio Nazionale di Difesa, annuncia un discorso televisivo alla Nazione. Poche ore dopo Erdogan compare a reti unificate alla televisione pubblica e annuncia che le forze armate turche sono in stato di Guerra e si preparano a impedire che i terroristi curdi vengano messi in condizione di minacciare la sicurezza nazionale della Turchia. Contestualmente al discorso del presidente Erdogan, il ministro degli esteri di Ankara viene inviato in missione a Bruxelles per una riunione del Consiglio Atlantico NATO in base all&#8217;art.4 della Carta di Washington, ritenendo minacciata la sicurezza e l&#8217;integrità  territoriale della Turchia, e della NATO stessa, a causa della creazione di uno stato curdo ai confini sud della Turchia </p>
<p>5 Aprile 2016</p>
<p>Le truppe curde avanzano sempre più verso Ovest e hanno ormai raggiunto il fiume Sajour, definito tacitamente dalla Turchia come il limite ultimo tollerabile dell&#8217;espansione curda ai confini con la Turchia, un poco quello che possiamo definire quello che era un tempo il Rubicone per Cesare nel 49 A.C., il limite, il confine tra la Pace e la Guerra totale, l&#8217;accettazione dello Status Quo o la scommessa di ottenere uno stato per il popolo curdo.<br />
Per il momento però le forze curde non attraversano il fiume Sajour, e si attestano ad est di esso.</p>
<p>18 Aprile 2016</p>
<p>Nei giorni precedenti a tale data le forze del Califfato si sono ritirate dalle aree ad ovest del Fiume Sjour, sotto il continuo bombardamento delle forze aeree russe e temendo una offensiva delle forze curde in grado di creare una sacca dalla quale i miliziani dello Stato Islamico non sarebbero stati in grado di uscire.<br />
Le forze curde si trovano quindi dinnanzi alla loro occasione storica e supportati dall&#8217;appoggio di Mosca superano il loro &#8220;Rubicone&#8221; e avanzando verso Ovest, oltre il fiume Sojour.<br />
Le forze Turche, dopo aver ricevuto l&#8217;autorizzazione presidenziale iniziano un massiccio tiro di artiglieria sulla cittadina di Jarablus, e sulle aree ad essa vicina, dove si trovano ingenti forze curde YPG. La comunità internazionale non si pronuncia, nonostante la Siria denunci la violazione della propria sovranità nazionale. La Siria e la Russia chiedono una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per discutere &#8220;dell&#8217;aggressione turca alla Siria&#8221;.<br />
La riunione viene programmata per il pomeriggio dello stesso giorno a New York, mentre la Turchia dichiara lo Stato di Allarme Generale per tutte le sue forze armate.<br />
Quasi simultaneamente anche le forze militari russe del Mar Nero e del Distretto Meridionale vengono poste in Stato di Pronti al Combattimento, lo stesso dicasi per lo forze Strategiche Nucleari di tutta la Federazione.<br />
Sotto questi pessimi auspici si apre la discussione al Consiglio di Sicurezza dove lo Potenze Mondiali dovranno scegliere come difendere i propri interessi e cercare allo stesso tempo di non dare il via ad una Guerra il cui contesto locale rimarrebbe tale solo per pochi giorni o per poche ore&#8230;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-azione-militare-turchia-siria/">SCENARIO – La possibile azione militare di terra turca a Jarablus (Siria) – SCENARIO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>-SCENARIO- La Cina vittima dell&#8217;accordo tra USA e Iran -SCENARIO-</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2015 08:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo scenario vuole porre l&#8217;accento su un aspetto a nostro avviso non secondario dell&#8217;accordo sul nucleare iraniano firmato poche settimane fa dal gruppo dei 5+1 e dall&#8217;Iran. L&#8217;accordo permetterà alla Repubblica Islamica Iraniana di tornare protagonista sul mercato mondiale del petrolio. L&#8217;Iran ha una capacità prosuttiva di un milione di barili di greggio al giorno, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/scenario-la-cina-vittima-dellaccordo-tra-usa-e-iran-scenario/">-SCENARIO- La Cina vittima dell’accordo tra USA e Iran -SCENARIO-</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo scenario vuole porre l&#8217;accento su un aspetto a nostro avviso non secondario dell&#8217;accordo sul nucleare iraniano firmato poche settimane fa dal gruppo dei 5+1 e dall&#8217;Iran.<br />
L&#8217;accordo permetterà alla Repubblica Islamica Iraniana di tornare protagonista sul mercato mondiale del petrolio. L&#8217;Iran ha una capacità prosuttiva di un milione di barili di greggio al giorno, tuttavia le sanzioni degli ultimi anni hanno limitato l&#8217;attuale capacità estrattiva a circa 300000 barili giorno. Riteniamo che entro due anni l&#8217;Iran possa ritornare ai livelli produttivi antecedenti le sanzioni economiche. I maggiori clienti del petrolio iraniano saranno principalmente due: l&#8217;Europa e la Cina, con una fondamentale differenza e cioè che i consumi di greggio nel vecchio continente sono stabili, anzi in lieve contrazione, mentre i consumi cinesi sono in forte espansione. Gli Stati Uniti sono invece meritano un discorso a parte. Gli States infatti hanno due linee di approvvigionamento per quanto riguarda il greggio, e a seconda dei prezzi di mercato le percentuali di utilizzo dei due canali variano. In caso di prezzi bassi importano petrolio dalla regione del golfo, in caso di prezzi superiori ai 75/85 dollari possono contare su ampie riserve di greggio estraibile con la tecnica del <a  href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fracking" target="_blank">Fracking</a>.<br />
Cosa accedrebbe quindi se tra alcuni anni l&#8217;Iran violasse l&#8217;accordo sul proprio programma atomico? È ragionevole pensare che assiteremo ad uno Strike rivolto contro le installazioni nucleari iraniane. Uno Strike guidato dagli Stati Uniti ma con il decisivo ed indispensabile supporto dell&#8217;Arabia Saudita. Se questo sarà lo scenario l&#8217;Iran non replicherà con una guerra totale contro il regno saudita, anche se avrebbe la capacità di eseguire una azione di terra attraversando l&#8217;Irak meridionale nei pressi di Bassora con le sue divisioni corazzate, ma con grande probabilità eseguirà un blocco navale dello Stretto di Hormuz. Un blocco che, anche con l&#8217;intervento diretto della flotta americana, potrebbe compromettere la via d&#8217;acqua per mesi. L&#8217;Iran dispone infatti di numerosi sistemi missilistici antinave che possono essere lanciati da mezzi ruotati, e quindi mobili, dispersi su centinaia di chilometri quadrati, fatto che renderebbe molto complessa la loro totale neutralizzazione.<br />
In questo contesto, con lo Stretto di Hormuz chiuso alla navigazione la Cina subirebbe un colpo gravissimo, se non addirittura mortale, alla prorpia economia, mentre gli Stati Uniti potrebbero addirittura disporre di così tanto greggio da diventare i principali esportatori di petrolio.<br />
Per fare ciò, tuttavia, è e sarà necessario, che nei mesi antecedenti la Crisi nel Golfo, la tensione salga gradualmente (e con essa il prezzo del petrolio), in modo tale che le compagnie americane che praticano il Fracking possano innalzare la loro produzione.<br />
Come potete osservare in questo scenario una crisi con l&#8217;Iran, dopo un relativo periodo di stabilità, potrebbe regalare agli Stati Uniti un doppio successo. Una devastante crisi dell&#8217;economia cinese, e grandi profitti derivati dall&#8217;esportazione di greggio americano verso i propri &#8220;alleati&#8221; che avevano nei sauditi e nell&#8217;Iran i primari partner in campo energetico.<br />
Sebbene questo post rappresenti uno scenario futuribile, le ipotesi qui espresse vanno tenute nella necessaria considezione, in quanto giustificherebbero la blanda opposizione del Congresso Americano ad un accordo Usa-Iran molto penalizzante per gli storici alleati di Washington (Israele ed Arabia Saudita fra tutti). Uno scenario che andrà tenuto a mente se il Congresso Americano abolirà il divieto di esportazione del Greggio Made in USA e se tra alcuni anni fioccheranno di nuovo le accuse di tradimento dei patti nei confronti dell&#8217;Iran&#8230;..</p>
<p>Photo Credit: Joshua Doubek commons wikimedia</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/scenario-la-cina-vittima-dellaccordo-tra-usa-e-iran-scenario/">-SCENARIO- La Cina vittima dell’accordo tra USA e Iran -SCENARIO-</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>SCENARIO &#8211; Ucraina Russia la Guerra di Primavera &#8211; SCENARIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 08:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antefatto Dopo la stabilizzazione della guerra in Ucraina, successiva agli accordi di Minsk II, le due parti in conflitto (Ucraina e milizie indipendentiste) e i loro principali sostenitori (Stati Uniti che hanno sostenuto il cambio di regime a Kiev e Federazione Russa che ha armato e favorito il flusso di combattenti verso il Donbass) hanno [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-ucraina-russia-la-guerra-di-primavera-scenario/">SCENARIO – Ucraina Russia la Guerra di Primavera – SCENARIO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Antefatto</em></p>
<p>Dopo la stabilizzazione della guerra in Ucraina, successiva agli accordi di Minsk II, le due parti in conflitto (Ucraina e milizie indipendentiste) e i loro principali sostenitori (Stati Uniti che hanno sostenuto il cambio di regime a Kiev e Federazione Russa che ha armato e favorito il flusso di combattenti verso il Donbass) hanno continuato i preparativi nel caso in cui le ostilità fossero riprese, qualunque ne fosse stata la causa.</p>
<p><em>SCENARIO</em></p>
<p>Nei giorni e nelle settimane successive al 24 febbraio, giorno ufficiale di inizio ritiro delle artiglierie, la situazione nel Donbass è rimasta relativamente tranquilla, l’esodo dei profughi si è arrestato, le strutture sanitarie hanno ricevuto rifornimenti di farmaci e attrezzature, così come i negozi di alimentari che sono tornati ad essere forniti di tutti i beni di prima necessità. Tuttavia appena oltre le città le unità militari delle due parti permanevano in stato di massima allerta e dall’ovest dell’Ucraina sempre nuovi battaglioni giungevano nel Donbass. Stessa cosa avveniva negli Oblast’ russi confinanti con l’Ucraina.<br />
Report non ufficiali, raccolti sui Social Media, raccontavano, ad una platea assopita, dell’arrivo di centinaia di mezzi corazzati russi ad una cinquantina di chilometri dal confine ucraino. Unità d’élite, il meglio delle truppe di Mosca, brigate aeromobili, truppe corazzate con in dotazione i più avanzati MBT della Federazione. Negli aeroporti, in particolare a Belgorod ed in Crimea, si assisteva all’arrivo di Su-34, SU-27, MIG-31 all’ultimo stadio di evoluzione e decine di elicotteri d’attacco, inclusi, i pochi ma temibili KA 50. Pochi in occidente, tra il grande pubblico, si accorgono di questa mobilitazione mentre tra gli addetti ai lavori la tensione rimane palpabile. Intorno alla metà di aprile la mobilitazione russa si estende, in maniera massiccia anche alla penisola di Crimea, dove sono presenti forze non inferiori ai 35000 uomini. Nelle zone di campagna tra Belbek (l’aeroporto militare ad ovest di Simferopoli) e l’istmo di Crimea sono stati dispiegati sistemi antiaerei S-400 ed S-300 PMU2, missili balistici Iskander, e nelle basi aeree, navali e delle forze missilistiche tattiche sono disponibili testate nucleari.<br />
La NATO si riunisce ogni due settimane e il 20 aprile il Consiglio Atlantico dichiara che la Russia pone ormai una minaccia diretta all’Ucraina. Mosca risponde immediatamente alla dichiarazione NATO e rivela che il 23 febbraio 2015 ufficiali ucraini avrebbero concordato al pentagono, con i responsabili americani che si occupano dei rifornimenti di armi all’estero, di cedere all’Ucraina armi avanzate. A questo scopo, sempre il Cremlino, rivela che dal mese di Marzo 2015 addestratori americani si sarebbero recati in Ucraina con simulatori di missili multiuso (anche se prevalentemente anticarro) Javelin, e missili antiaerei Stinger di ultima generazione, mentre ufficiali e tecnici polacchi hanno contribuito a rimettere in linea decine di aerei MIG-29 e SU-27 spesso inefficienti a causa della carenza di ricambi, prontamente consegnati all’Ucraina dai depositi della riserva della Polonia e della Bulgaria.<br />
Mosca ritiene, sebbene non lo dica in questi termini, che questo incremento delle capacità belliche dell’Ucraina sia in grado di compromettere un eventuale intervento delle forze armate della Federazione Russa a supporto delle regioni separatiste e della Crimea, nel caso in cui l’Ucraina riuscisse ad organizzare un esercito in grado di attaccare le aree di Deblachevo, Donetsk e Lugansk. In un simile caso le forze russe che affluissero in supporto dei separatisti dovrebbero essere pronte a subire ingenti perdite, perdite che potrebbero minare il consenso al presidente russo Putin. In caso di non intervento le ricadute politiche sul presidente russo potrebbero essere ancora peggiori e al Cremlino si vuole evitare in ogni modo che sulla fine dell’estate Mosca debba subire l’iniziativa militare di Kiev. Esiste poi presente e pressante la questione della Crimea. La Crimea dipende dall’Ucraina per la gran parte dell’approvvigionamento elettrico. Per quanto riguarda l’approvvigionamento elettrico la Russia sta per posare un cavo sottomarino in grado di alimentare la quasi totalità della penisola, ma per quanto riguarda l’acqua indispensabile all’agricoltura e all’industria dipende al 90% da Kiev e dal canale che pesca l’Acqua del Dniepr per portarla in Crimea. Questa problematica non è in alcun modo risolvibile, se non con l’accordo di Kiev o la conquista del canale nella sua interezza fino al fiume Dniepr.</p>
<p><em>12 Aprile 2015 Pasqua Ortodossa</em></p>
<p>Il mite inverno 2014/15 nel Donbass è alle spalle ed il caldo torna a farsi sentire dopo mesi di pioggia, neve e fango. Nello scorso mese di Marzo sono affluite ai confini con l’Ucraina circa 40000 uomini delle forze armate della Federazione Russa, mentre nell’ovest dell’Ucraina circa 350 addestratori occidentali (un centinaio di britannici e duecentocinquanta uomini della 173ª aviotrasportata americana) hanno lavorato duramente per preparare, non le forze regolari, bensì prioritariamente i battaglioni della Guardia Nazionale all’utilizzo delle armi avanzate che il Presidente americano ora ha ordinato di consegnare alle forze di Kiev.<br />
La Russia ha più volte avvertito che far giungere armi avanzare a Kiev avrebbe reso “imprevedibile” l’evoluzione della situazione nel Donbass. Ma in realtà l’evoluzione della situazione è largamente prevedibile. Poco dopo la Pasqua, tra Novoazovsk e Mariupol, alcuni colpi di mortaio rompono la tregua. Cinque colpi centrano posizioni tenute dal battaglione Azov, che registra un morto e due feriti.<br />
Come sempre la leadership di Kiev ordina di non rispondere al fuoco. Questa volta l’ordine di Kiev è sensato, ma visto che in passato Kiev aveva in altre occasioni ordinato di non rispondere al fuoco, anche quando ció aveva determinato la disfatta di intere unità di battaglioni composti sia da volontari che da forze regolari; così, a causa dei ripetuti errori di comando del passato, i comandanti dell’Azov decidono di contrattaccare e utilizzano i razzi Grad in loro possesso per colpire le postazioni avanzate dei filorussi. La risposta dell’Azov causa oltre 10 morti colpendo un Check Point dove stazionano alcune vetture di civili, nel tentativo di raggiungere parenti a Mariupol. La provocazione russa e la scomposta reazione del battaglione paramilitare determina a questo punto la ripresa delle ostilità su tutto il fronte.<br />
Le forze ucraine subiscono il colpo dei sistemi di artiglieria filorussi riportati in 72 ore a distanza utile per colpire le postazioni delle forze di Kiev. A questo punto, e dinanzi al profilarsi dell’ennesima sconfitta e con la prospettiva di assistere all’accerchiamento di Mariupol, il presidente ucraino ordina lo stato di guerra e accusa la Russia di essere direttamente in guerra con l’Ucraina. Poco dopo le forze aeree di Kiev ricevono l’ordine di attaccare i mezzi e le postazioni filorusse ad est di Mariupol. Simultaneamente al levarsi in volo dai caccia di Kiev anche tutto il sistema di difesa aereo russo riceve  un repentino ordine di cambio di assetto: “pronti al combattimento”. Le batterie antiaeree iniziano a tracciare i caccia di Kiev e gli intercettori a volare paralleli al confine tra Russia e Ucraina, questi si spingono fino sul mare di Azov a poche centinaia di metri dallo spazio aereo ucraino. Nel caos che ne deriva qualcosa di veramente grave accade, la scintilla di detonazione: una coppia di MIG-29 ucraini e di SU-27 russi si ingaggiano e lanciano gli uni contro gli altri, i missili con i quali sono equipaggiati.<br />
Tre dei quattro aerei non rientrano alla base. Gli allarmi risuonano nelle sale controllo della difesa aerea e le batterie S400 e S300 russe inquadrarono con i radar di tiro qualunque oggetto voli sopra il Donbass. Pochi decine di secondi dopo una dozzina di missili antiaerei a lungo raggio si levano in cielo e puntano verso ovest segnando l’inizio formale della guerra tra Russia e Ucraina.<br />
Nelle ore successive le divisioni corazzate e meccanizzate di Mosca entrano con la bandiera russa ben in vista nel Donbass e puntano direttamente su Melitopol, ignorando la cittadina costiera di Mariupol, la cui guarnigione governativa Ucraina resta isolata dal resto dell’esercito. Presa Melitopol, non fortificata e priva di una sostanziale difesa, si apre ora per le truppe di Mosca la via per la Crimea.<br />
A nord invece entrano in azione le truppe aviotrasportate che si assicurano, non senza gravi perdite, l’aeroporto di Kharkov mentre nell’aeroporto di Belgorod continuano ad affluire i voli logistici a supporto dell’operazione militare contro Kharkov. In Europa orientale intanto scoppia il panico. I paesi baltici dichiarano la mobilitazione generale e lo stesso provvedimento viene preso dalla Polonia, mentre tutto il mondo attende con ansia, speranza e paura il discorso alla Nazione annunciato per le ore 20 di Washington dal presidente americano Obama, dal Cremlino Putin pensa più ad agire che a parlare…..</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-ucraina-russia-la-guerra-di-primavera-scenario/">SCENARIO – Ucraina Russia la Guerra di Primavera – SCENARIO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Scenario &#8211; Novembre 2014 la Crisi del Gas in Ucraina &#8211; Scenario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 06:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra del Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/09/North-Stream.png" class="thickbox no_icon" title="Crisi del Gas"><img decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/09/North-Stream-300x172.png" alt="Crisi del Gas" width="300" height="172" class="alignleft size-medium wp-image-16704" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/09/North-Stream-300x172.png 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/09/North-Stream-730x422.png 730w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/09/North-Stream.png 736w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>E&#8217; la sera del 25 novembre 2014, il bollettino meteo della televisione inglese fornisce le temperature massime dell&#8217;Europa Orientale: Kiev 3, Varsavia 7, Mosca 2, Berlino 8.<br />
Un bollettino apparentemente innocuo, nessuna perturbazione polare in arrivo dalle alte latitudini, cielo sereno su tutto il continente. Ma nella capitale ucraina è il panico. Nelle settimane precedenti, il freddo della notte ha determinato la scelta di molti cittadini ucraini di accendere il proprio riscaldamento, i consumi di gas hanno iniziato a salire e il flusso in arrivo dall&#8217;Europa non è in grado di garantire l&#8217;aumento dei consumi, l&#8217;Ucraina è costretta a sospendere l&#8217;accumulo di gas nei depositi sotterranei.<br />
Ma questo è solo una parte del problema. I modelli previsionali sperimentali, del clima invernale, hanno evidenziato che per l&#8217;Europa la stagione prossima ventura potrebbe essere estremamente rigida, così le società energetiche di Polonia, Repubblica Ceca e Germania hanno deciso di ridurre le quantità di Gas pompate con &#8220;flusso inverso&#8221; dall&#8217;Europa centro-orientale verso Kiev.<br />
A Kiev il presidente Poroshenko viene informato che se non verrà ripristinata con la massima portata possibile il flusso inverso di gas dall&#8217;Europa a Kiev la nazione non ha nei suoi depositi gas sufficiente per superare l&#8217;inverno e nel caso in cui masse d&#8217;aria artica o siberiana fluissero verso Kiev l&#8217;autonomia dell&#8217;Ucraina è inferiore ai 45 giorni. Il presidente, il governo e il parlamento ucraino sono chiamati a scelte difficili, continuare con l&#8217;impiego del gas per la produzione di energia elettrica destinata all&#8217;industria e sperare che il gas torni a fluire verso Kiev entro un paio di settimane, oppure limitare fortemente la produzione industriale per non rischiare di lasciare al freddo milioni di ucraini che vivono nelle città?<br />
A questo punto Mosca, che continua nella creazione di quel corridoio balcanico tanto caro al presidente Putin, riduce le forniture all&#8217;Europa della medesima quantità di Gas che l&#8217;Europa, in violazione dei trattati sull&#8217;energia stipulati con Mosca, fornisce all&#8217;Ucraina come flusso inverso. Sarà in quel momento che Kiev scoprirà chi sono i suoi veri alleati, quei paesi disposti a sacrifici economici e politici pur di non determinare il collasso, causa inverno, dell&#8217;economia Ucraina. Sarà a quel punto, solo se la Russia ridurrà i propri apporti all&#8217;Europa all&#8217;inizio della stagione fredda, che ogni singolo paese europeo dovrà scegliere tra la propria industria, la propria economia, il proprio comfort termico (e sociale) e un aiuto all&#8217;Ucraina.<br />
Noi pensiamo che le nazioni europee alla fine sceglieranno la propria economia e il proprio benessere, costringendo Kiev a cavarsela alla meglio e senza l&#8217;energia indispensabile alla Germania e all&#8217;Europa Centralel più l&#8217;Italia. In questo scenario che stiamo disegnando l&#8217;Ucraina sarà tentata di utilizzare l&#8217;arma del ricatto nei confronti dell&#8217;Unione Europea ed impedire il transito del Gas Russo sul proprio territorio, nella speranza che le nazioni europee riconsiderino la loro decisione di non fornire più gas a Kiev.<br />
In questa fase gli Stati Uniti eserciteranno la massima pressione possibile sulla Germania al fine di spingere Berlino a utilizzare le proprie riserve strategiche in soccorso dell&#8217;Ucraina. Riteniamo però che la Germania, la quale negli ultimi due anni si è molto allontanata da Obama e dalla sua politica estera ed economica (ricordiamo la non partecipazione tedesca a nessuna operazione militare americana di guerra negli ultimi 36 mesi, lo scandalo delle intercettazioni del telefono personale del cancelliere tedesco, la scoperta di una rete di agenti segreti di Berlino al soldo dell&#8217;America e l&#8217;espulsione del capo ufficio CIA all&#8217;ambasciata USA di Berlino), non accetterà di sacrificare la propria autonomia in favore di Kiev e, che durante questo freddo inverno immaginato dal nostro scenario, si apra una profonda spaccatura nella NATO tra la Germania e gli Stati Uniti.<br />
Siamo coscienti che, se questa fosse la scelta tedesca, l&#8217;Ucraina non farebbe transitare nemmeno un metro cubo di gas russo verso ovest, ma la Germania può contare sul gasdotto North Stream che aggira i territori ucraini per portare a Berlino il Gas della Russia.<br />
L&#8217;Ucraina si trova così ad affrontare il mese di dicembre senza gas proveniente nè dalla Russia nè dall&#8217;Europa, senza gran parte dei suoi approvvigionamenti di carbone, visto che le miniere del Donbas sono sotto il controllo di Mosca e il governo di Kiev deve imperativamente scegliere se tagliare le forniture energetiche alle industrie oppure rischiare di esporre al gelo un intero popolo.<br />
Il nostro scenario termina qui, perché qualunque sarà la scelta di Kiev (nel caso in cui questa nostra opzione divenisse realtà) l&#8217;Ucraina sperimenterebbe nuovi moti di piazza, nuove tentazioni di colpo di stato, nuovi scontri tra russofoni e ucraini nazionalisti, scontri esasperati dall&#8217;aumento della povertà e dalla riduzione del comfort termico.<br />
Le caratteristiche della prossima stagione invernale in Europa non saranno quindi solo argomento di discussione per gli appassionati di meteorologia, ma diverranno fattore determinante per la geopolitica mondiale, così come tante volte in passato accaduto nelle pianure tra Kiev e Mosca.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-novembre-2014-la-crisi-del-gas-in-ucraina-scenario/">Scenario – Novembre 2014 la Crisi del Gas in Ucraina – Scenario</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;ultima portaerei Usa abbandona il Golfo Persico -SCENARIO-</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 14:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Portaerei]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marzo 2018 la USS George Bush esce dal Golfo Persico transitando dallo stretto di Hormuz, non ci sarebbe nulla di strano in questo se non fosse per il fatto che dopo di lei, secondo i piani della nuova amministrazione americana, nessuna altra portaerei americana entrerà più nel Golfo Persico. Il fatto è di portata storica [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/lultima-portaerei-usa-abbandona-il-golfo-persico-scenario/">L’ultima portaerei Usa abbandona il Golfo Persico -SCENARIO-</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1.jpg" class="thickbox no_icon" title="Nimitz portaerei"><img decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-300x199.jpg" alt="Nimitz portaerei" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-12190" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-300x199.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-1024x680.jpg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-480x320.jpg 480w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-242x161.jpg 242w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-217x143.jpg 217w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1-469x313.jpg 469w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/09/image1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Marzo 2018 la USS George Bush esce dal Golfo Persico transitando dallo stretto di Hormuz, non ci sarebbe nulla di strano in questo se non fosse per il fatto che dopo di lei, secondo i piani della nuova amministrazione americana, nessuna altra portaerei americana entrerà più nel Golfo Persico.<br />
Il fatto è di portata storica ed è dovuto agli accordi presi dal presidente Obama con la controparte iraniana all&#8217;epoca dei colloqui di pace sul programma atomico di Tehran.<br />
Ma esiste una motivazione molto più pratica al ritiro della flotta americana nel Golfo e alla chiusura della base americana in Bahrain.<br />
Gli Stati Uniti dall&#8217;inverno scorso non sono più dipendenti dal petrolio del Golfo Persico. La politica energetica di Obama basata sull&#8217;espansione della produzione di energia nucleare, l&#8217;aumento delle fonti rinnovabili, e la produzione di petrolio dagli scisti bituminosi, ha reso gli Stati Uniti indipendenti dal petrolio del Golfo, sebbene esista ancora una quota di commercio di greggio con il Regno Unito il cui petrolio Brent è utilizzato per alcune produzioni di raffinerie sulla costa est degli States.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;energia nucleare il presidente Obama nel 2012 ha deciso di stanziare 54,4 miliardi di dollari sotto forma di garanzie sui prestiti per edificare nuove centrali e ad oggi (marzo 2018) nove centrali di terza generazione affiancano le cinque già esistenti sulla costa est. Le nuove centrali sono distribuite su tutto il territorio americano e permettono di coprire efficacemente il fabbisogno energetico di fondo di tutti gli States, il petrolio prodotto nel Golfo del Messico e quello importato dalla regione artica unito agli scisti bituminosi fa il resto.<br />
Per supportare la sua politica isolazionista, che mantiene come unica area strategica di interesse la regione pacifica, e volendo al tempo stesso ridurre fortemente le spese militari, gli Stati Uniti hanno scelto di abbandonare il medio oriente e la regione del Golfo Persico in particolare.<br />
In questa nuova situazione strategica e geopolitica gli Stati Uniti si sono trasformati da importatori a produttori primari di greggio e presto, se questa linea di tendenza continuerà diverranno esportatori verso l&#8217;Europa, ma non verso la Cina che preferenzialmente importa greggio dalla regione del Golfo. Proprio in questa ottica va considerato il nuovo assetto mediorientale.<br />
L&#8217;Iran oggi (marzo 2018) controlla l&#8217;accesso al Golfo Persico, i corridoi di navigazione in ingresso e in uscita dal Golfo ricadono ora sotto le acque territoriali iraniane dopo che l&#8217;Iran ha reclamato l&#8217;annessione formale delle Isole dello stretto (Abu Musa, Great Tumb e Lesser Tumb) inoltre sembra che la Repubblica islamica possegga la tecnologia per costruire armi atomiche sia a base di uranio sia a base di plutonio nonché sia in possesso dei sistemi missilistici per minacciare tutto il medio oriente, l&#8217;intera Europa e la quasi totalità della Federazione Russa.<br />
In questa situazione di tensione anche una piccola scaramuccia può degenerare in un confronto armato tra Arabia Saudita ed Iran, compromettendo le forniture petrolifere alla Cina, che sempre più necessità di energia a basso costo per alimentare la propria economia in crescita.<br />
Così, se dopo l&#8217;indipendenza energetica americana, la regione del Golfo Persico esplodesse gli Stati Uniti vedrebbero il loro maggiore competitor nell&#8217;area pacifica soffrire per una crisi energetica senza precedenti, mentre gli States potrebbero diventare loro stesi fornitori di petrolio dei cinesi, arrestando forse la corsa del gigante asiatico verso il controllo dell&#8217;economia globale. Allo stesso tempo l&#8217;economia e l&#8217;industria americana potrebbe contare su energia garantita dal mix di nucleare, rinnovabili, e petrolio Made in Usa, in quantità sufficiente da non soffrire particolarmente la nuova crisi petrolifera che metterà in ginocchio Europa e Cina.<br />
In questo modo il ritiro dal Golfo Persico degli Stati Uniti si può leggere oggi come una strategia ben studiata in una guerra economica con la Cina che nell&#8217;arco temporale da noi descritto potrebbe materializzarsi ai nostri occhi.<br />
Questo scenario ha voluto evidenziare un possibile aspetto positivo per l&#8217;America del futuro, di un medio oriente instabile. Tuttavia numerose variabili, e la grande distanza temporale sul quale lo scenario è focalizzato, permette di considerare questo post (forse) un puro esercizio accademico.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/lultima-portaerei-usa-abbandona-il-golfo-persico-scenario/">L’ultima portaerei Usa abbandona il Golfo Persico -SCENARIO-</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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