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Lugansk come Bassora nel 1991? Putin abbandona gli indipendentisti? Probabilmente no

Lugansk

Lugansk come Bassora? L’est dell’Ucraina come il sud dell’Irak nel 1991? Cerchiamo di capirne di più.
La rivolta a Bassora inizio nel 1991 dopo la fine della prima guerra del Golfo guidata dagli americani. L’esercito di Saddam era in rotta, la Guardia Repubblicana , composta da Sunniti e dall’élite dell’esercito iracheno distrutta. In questo clima elementi dell’intelligence occidentale favorirono l’inizio di una rivolta delle popolazioni sciite del sud dell’Irak, nella speranza che esse potessero finire il lavoro che i militari non erano stati autorizzati a compiere. Gli sciiti pensarono che la coalizione che aveva sconfitto Saddam sarebbe intervenuta in caso di necessità e iniziarono la rivolta. Ma il regime di Saddam reagì e schiaccio nel sangue la rivolta. Gli sciiti si appellarono agli occidentali ma essi non intervennero, condannando alla rovina (e alla morte) i partecipanti alla rivolta contro Saddam.
Una dozzina di anni dopo, quando gli americani invasero l’Irak si ritrovarono gli sciiti non come alleati, ma come feroci avversari, in particolare in quelle aree e in quale città dove la repressione di Saddam fu più violenta.
La stessa cosa potrebbe accadere a Lugansk e nell’est dell’Ucraina? Potrebbe Mosca abbandonare un gruppo di connazionali che ha cercato armi in pugno di separarsi dall’Ucraina per federarsi alla Russia? E se ciò accedesse che ripercussioni ci sarebbero per Putin e il suo gruppo di potere?
I russi dell’est dell’Ucraina sono fratelli per i russi della Federazione, un legame ben diverso rispetto a quello che avevano gli americani e gli occidentali in genere con gli sciiti dell’Irak.
Certo, Putin subirebbe ripercussioni internazionali che potrebbero minare l’economia russa in caso di intervento militare diretto in Ucraina. Questo è noto a tutti. Ma per Putin ci sarà un prezzo da pagare anche in caso di non intervento in Ucraina e nel caso in cui i filorussi vengano schiacciati dalle truppe di Kiev. Il prezzo che Putin sarà chiamato a pagare, potrebbe essere la perdita di fiducia di una intera nazione, non appagata dalla riconquista della Crimea. Putin potrebbe anche subire una rivolta in stile ucraino a Minsk, una rivolta sostenuta dalle stesse nazioni che oggi sostengono Kiev.
Se anche la Bielorussia non sarà più sotto il controllo di alleati di Mosca anche l’opposizione interna russa potrebbe cercare di rovesciare Putin, mentre il carisma del leader del Cremlino subirà ancora i riflessi della disfatta di Lugansk.
Questa è una delle considerazioni che ci aveva fatto propendere per un intervento russo in Ucraina di maggiore spessore rispetto a ciò che abbiamo osservato fino ad oggi.
Comunque sia, anche in queste ore dove gli indipendentisti subiscono perdite ingenti, la maggioranza del nostro gruppo continua a pensare che il Cremlino proseguirà in maniera non convenzionale l’assistenza agli indipendentisti. Questa opinione non è unanime nel nostro gruppo, ed alcuni di noi portano motivazioni oggettive a supporto del fatto che Putin potrebbe abbandonare i filorussi in caso di disfatta militare degli stessi contro le unità della Guardia Nazionale Ucraina, come ad esempio l’assenza di coinvolgimento ufficiale di Mosca e la certezza di nuove sanzioni in arrivo da Stati Uniti ed Unione Europei.
Tuttavia se i filorussi fossero massacrati il potere assoluto che oggi Putin ha in Russia sarebbe messo in forte discussione. La vera sfida per il Cremlino sarà quindi fornire assistenza agli indipendentisti senza esporsi in primissima persona, e allo stesso tempo mantenere un apparato miliare in grado di intervenire in Ucraina se Kiev decidesse di impiegare l’esercito o armi pesanti nei confronti delle città indipendentiste.
Il presidente russo è conscio che un intervento russo in Ucraina avrà pesanti costi, sia in termini umani che economici e prima di intervenire l’opinione pubblica russa deve essere adeguatamente preparata.
Queste sono le sfide di Putin almeno fino all’11 di maggio, giorno dei “referendum” nelle città e nelle regioni orientali dell’Ucraina che chiede i indipendenza. Dopo quella data molte cose potrebbero cambiare.