GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche

PUTIN A OBAMA: GLI STATI UNITI POTENZA OSTILE

Putin

Per Gentile Concessione del Blog “Volti del Donbass (http://voltideldonbass.wordpress.com/)” pubblichiamo questa importante intervista al presidente russo Putin, durante la sua recente visita in Serbia

In occasione della sua visita in Serbia, Vladimir Putin ha rilasciato una intervista al quotidiano locale Politika. Nel ribadire la disponibilità della Russia ad un dialogo equilibrato, Putin è stato molto duro con gli occidentali. La pretesa “eccezionalità” americana è stata accostata a quella della Germania Nazista. Il governo Ucraino viene definito illegittimo, frutto di un colpo di stato e gestito da “sgherri di Washington”. La Presidenza Obama, secondo Putin è “ostile” alla Russia. In conclusione il Presidente Russo mette in guardia su quanto sia folle portare alle estreme conclusioni una sfida giocata fra due potenze nucleari.

D: Viene a Belgrado per prendere parte alle commemorazioni del settantesimo anniversario della liberazione della città dalla occupazione nazista. Per quale motivo, dal Suo punto di vista, queste commemorazioni sono un evento importante oggi?

R. Prima di tutto vorrei ringraziare la leadership Serba per il suo invito a visitare la Serbia e a partecipare alle celebrazioni che commemorano il settantesimo anniversario della liberazione di Belgrado dalla occupazione della Germania nazista. Siamo davvero grati ai nostri amici serbi per il modo in cui conservano la memoria dei soldati sovietici che hanno combattuto con l’Esercito Nazionale di Liberazione per la Jugoslavia contro le truppe di occupazione di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Oltre 31.000 ufficiali dell’Armata Rossa sono stati uccisi, feriti o sono rimasti dispersi sul territorio della ex Jugoslavia. Circa 6000 cittadini sovietici hanno combattuto gli invasori nei reparti dell’ Esercito di Liberazione nazionale. Il loro coraggio ha avvicinato la nostra comune vittoria sul nazismo e sarà sempre ricordato dei nostri popoli come un esempio di eroismo, determinazione ferrea e devozione alla propria patria. E’ impossibile sottovalutare l’importanza di questi eventi. Le nostre nazioni hanno unito le loro forze per sconfiggere l’ideologia criminale di odio per l’umanità che minacciava la stessa esistenza della nostra civiltà e anche oggi è importante che la gente che vive nei diversi paesi e sui vari continenti ricordi le terribili conseguenze che possono derivare quando alcune nazioni si convincono di essere eccezionali, e mettono in atto tentativi di raggiungere dubbi obiettivi geopolitici ad ogni costo nel totale disprezzo delle regole fondamentali della legge e della morale. Dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per prevenire simili tragedie nel futuro. Purtroppo in alcuni paesi europei il vaccino contro il virus nazista inoculato dal tribunale di Norimberga si sta indebolendo: ciò è chiaramente dimostrato dalle manifestazioni pubbliche di neonazismo che sono già diventate comuni in Lettonia e in altri Stati Baltici. La situazione in Ucraina, dove i nazionalisti ed altri gruppi radicali hanno provocato un colpo di Stato incostituzionale nel febbraio scorso, provoca particolare preoccupazione. In questa situazione il nostro comune dovere è oggi combattere l’apologia del nazismo. Dobbiamo opporci strenuamente ai tentativi di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale e conseguentemente combattere ogni forma e manifestazione di razzismo, xenofobia, nazionalismo aggressivo e sciovinismo. Sono sicuro che l’anniversario che celebreremo a Belgrado si appresta a diventare l’ennesima manifestazione di sincera amicizia fra il nostre nazioni, amicizia basata su sentimenti di mutua affinità, sul rispetto, sulla vicinanza spirituale e sul cameratismo sorto negli anni della seconda guerra mondiale, e che contribuirà a far fronte a queste sfide. Speriamo che la difesa della memoria storica continuerà ad aiutarci a rinforzare la pace, la stabilità e la prosperità nel comune spazio europeo.

D. come vede, oggi, lo stato delle relazioni Russo Serbe? Quali risultati sono stati ottenuti nei passati vent’anni e quali sono, secondo le sue previsioni, gli indirizzi futuri nei rapporti fra i due paesi?

R. La Serbia è sempre stata ed è ancora uno dei partner chiave per la Russia nell’ Europa sud orientale. Le nostre nazioni sono unite da tradizioni di amicizia e fruttuosa collaborazione vecchie di secoli. Il loro sviluppo è favorito da interessi comuni in campo politico, economico e culturale, per fare solo alcuni esempi. Oggi le relazioni Russo Serbe sono in grande crescita. Nel 2013 con il Presidente della Serbia Tomislav Nikolic abbiamo sottoscritto una Dichiarazione Interstatale di Collaborazione Strategica intesa a riaffermare la nostra comune intenzione di promuovere intese di larga scala in tutte le aree chiave. Abbiamo mantenuto attivi contatti politici per discutere tutte le materie rilevanti sia bilaterali che internazionali nello spirito di fiducia e accordo prendendo poi decisioni pratiche comuni. Il nostro governo coopera strettamente con le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa, l’OCSE e molte altre organizzazioni. Siamo soddisfatti dei notevoli progressi nelle nostre relazioni economiche, progressi favoriti dall’esistenza di un regime di libero scambio fra i paesi. Nel 2013 l’interscambio commerciale è cresciuto del 15 % fino a raggiungere 1,97 miliardi di dollari. Nei primi sei mesi del 2014 è cresciuto di un altro 16, 5 per cento raggiungendo 1,2 miliardi di dollari. Ci aspettiamo di raggiungere i due miliardi di dollari entro l’anno. Questo andamento favorevole è riscontrabile anche nel campo degli investimenti. Il totale degli investimenti russi in Serbia supera i 3 miliardi di dollari. Molti di questi fondi sono stati investiti nell’industria energetica: un settore di grande importanza strategica. Un esempio di cooperazione di successo è il gigante energetico Industria petrolifera Serba, che è passato da uno stato di passivo di bilancio ad una attività che offre un contributo positivo all’erario del governo Serbo. Il progetto South Stream fornirà alla Serbia investimenti per più di 2 miliardi di euro e rafforzerà significativamente la sicurezza energetica del paese. La rete ferroviaria serba viene proprio in questi anni ricostruita e modernizzata con la partecipazione delle Linee Ferroviarie Russe e con il supporto del nostro governo sotto forma di prestiti. Sono molto lieto di vedere le imprese Serbe svolgere una parte attiva nel promettente mercato russo per esempio nella fornitura di prodotti agricoli e industriali di alta qualità. Mi piacerebbe vedere crescere anche un’altra parte importante della nostra cooperazione bilaterale: il Centro Umanitario Russo Serbo di Nis. Questa organizzazione ha preso parte alle operazioni di protezione civile in occasione di calamità naturali abbattutesi sui Balcani in diverse occasioni. Nello scorso maggio i soccorritori Russi hanno aiutato ad evacuare la popolazione durante una grande inondazione. Gli aerei del Ministero delle Emergenze Russo hanno effettuato diversi voli per consegnare più di 140 tonnellate di ti aiuti umanitari alla Serbia. Il crescente interesse reciproco fra Russia Serbia si è indirizzato anche alla storia ed alla cultura dei due popoli e questo è evidente anche dall’approfondimento delle relazioni umanistiche. Proprio quest’autunno la Serbia ospita con grande successo “I Giorni della Cultura Spirituale Russa”. L’evento centrale della mostra è intitolato: “Russia e Serbia: storia di una amicizia spirituale dal quattordicesima al diciannovesimo secolo”. Abbiamo in mente di espandere gli scambi culturali, educativi, scientifici e giovanili e di promuovere eventi sportivi. Sono certo che la mia visita offrirà nuovo slancio alla storica amicizia Russo Serba, che continuerà a crescere e a rafforzarsi per anni e anni.

D. Ci sono molte speculazioni a proposito della riduzione delle forniture di gas russo all’Europa a causa del debito ucraino. E’ meglio che i consumatori europei si preparino per un freddo inverno? Crede che il futuro del progetto South Stream, di grande interesse per la Serbia, sia in pericolo?

R. Prima di tutto vorrei sottolineare che la Russia sta adempiendo agli obblighi contrattualmente assunti, in relazione alle forniture per i nostri clienti Europei, sotto ogni profilo. E’ nostra intenzione espandere la cooperazione con l’Unione Europea nel settore energetico, settore in cui siamo partner naturali, su princuipi di trasparenza e pianificazione concordata. Dall’inizio del ventunesimo secolo abbiamo portato a termine con successo diversi progetti importanti con i nostri partner Europei. Fra questi mi piace ricordare North Stream, che è un fattore essenziale per minimizzare i rischi di transito e assicurare forniture all’Europa forniture ininterrotte di gas. Negli ultimi mesi abbiamo continuato ad aumentare gli stoccaggi sotterranei di gas europei e tutte queste misure sono finalizzate a prevenire qualsiasi possibile interruzione di somministrazione in occasione del picco di domanda invernale. Naturalmente siamo consapevoli dei rischi generati dalla crisi Ucraina. Siamo stati costretti a interrompere le forniture all’Ucraina nel giugno scorso a causa del fatto che le autorità di Kiev hanno rifiutato di pagare le forniture di gas già ricevute. Nella tarda estate e nell’autunno, poi, abbiamo intrattenuto una serie di consultazioni trilaterali con la partecipazione di Russia, Unione Europea e Ucraina, in occasione dei quali abbiamo discusso possibili soluzioni reciprocamente soddisfacenti a tre problemi: quello dell’ammortamento del debito energetico Ucraino, a quello del ripristino di fornitura di gas all’Ucraina e quello della continuazione del transito verso l’Europa. Siamo pronti a proseguire questi costruttivi colloqui. Per quanto riguarda l’immediato futuro delle esportazioni di gas all’Europa, il problema del transito attraverso il territorio ucraino permane. Una delle più ovvie soluzioni sarebbe sarebbe differenziare le linee di consegna. A questo riguardo speriamo che alla fine la Commissione Europea prenderà, nel prossimo futuro, una decisione sull’uso a pieno regime delle condutture OPAL [un gasdotto capace di estendere all’Europa Centrale la rete North Stream n.d.t.]. Oltre a questo va risolto il nodo di South Stream. Siamo persuasi che questo progetto possa contribuire significativamente alla sicurezza comune del settore energetico in Europa. Ne trarranno beneficio tutti: la Russia come i consumatori Europei, inclusi, ovviamente, quelli Serbi.

D. Qual è il fine ultimo delle sanzioni contro la Russia imposte dell’Unione Europea e dagli Stati Uniti? Per quanto dureranno secondo lei e quanto potranno danneggiare la Russia?

R. Questa domanda dovrebbe essere indirizzata all’Unione Europea e agli Stati Uniti, i cui ragionamenti non sono facili da seguire. Ogni persona che esamini spassionatamente la vicenda sa che non è stata la Russia ad organizzare il colpo di stato in Ucraina, colpo di stato che ha prodotto una grave crisi internazionale e che ha spaccato quella società. Una presa di potere che è stata il punto di partenza degli eventi che sono seguiti, inclusi quelli in Crimea. Il popolo della Crimea ha percepito la complessità e l’imprevedibilità della situazione e al fine di proteggere i suoi diritti e la sua lingua nativa, la sua cultura e la sua storia, ha deciso, nel pieno rispetto dei parametri previsti dalla Carta delle Nazioni Unite, di tenere un referendum in conseguenza del quale la penisola si è ricongiunta alla Russia. I nostri interlocutori dovrebbero prendere nota del fatto che i tentativi di esercitare pressioni sulla Russia con misure unilaterali e illegalmente restrittive non porteranno ad un accordo, ma costituiranno solo un ostacolo al dialogo. Come possiamo parlare di distensione in Ucraina mentre le decisioni di nuove sanzioni viene presa nello stesso esatto istante in cui si raggiunge un accordo sul processo di pace? Se l’obiettivo principale è isolare il paese, si tratta di un obiettivo assurdo ed illusorio. E’ ovviamente impossibile conseguirlo, ma il tentativo può minare seriamente la stabilità economica dell’Europa e del mondo. A proposito della durata delle misure restrittive, anche questo dipende dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Da parte nostra adotteremo un approccio equilibrato per assorbire l’impatto delle sanzioni ed i pericoli derivati e rispondere secondo logiche derivanti dal nostro interesse nazionale. E’ ovvio che il venir meno dello fiducia reciproca minaccia di avere un impatto negativo sia sul generale clima dei mercati internazionale sia sulle attività delle aziende europee ed americane in Russia, tenuto conto del fatto che queste aziende avranno grosse difficoltà a riprendersi dal danno di immagine subito. Inoltre paesi terzi potrebbero valutare attentamente se sia davvero saggio investire i loro fondi nel sistema bancario americano ed aumentare la loro dipendenza dalla collaborazione economica degli Stati Uniti.

Marzo 2009. Lavrov e Clinton spingono il pulsante “reset” delle relazioni Russo Americane. Ma forse per errore era il pulsante di una valigetta nucleare.
Marzo 2009. Lavrov e Clinton spingono il pulsante “reset” delle relazioni Russo Americane. Ma forse per errore era il pulsante di una valigetta nucleare.

D. Cosa pensa il futuro abbia in serbo per le relazioni Russo Ucraine? Crede che Stati Uniti e Russia ristabiliranno una collaborazione strategica dopo tutto ciò che è successo, o imposteranno le loro relazioni su altre basi?

R. Per quanto riguarda la Russia, le relazioni con l’Ucraina hanno sempre giocato e continueranno ancora a giocare un ruolo molto importante. Le nostre nazioni sono unite in modo indissolubile da radici spirituali e culturali che affondano in una civiltà comune. Siamo stati parte di un singolo stato per secoli, e quella grande esperienza storica, unita a milioni di singoli destini intrecciati, non può essere cancellata o dimenticata. A dispetto della difficile congiuntura nelle relazioni Russo Ucraine, siamo interessati ad una cooperazione progressiva, equa e reciprocamente conveniente con le nostre controparti ucraine. In pratica, ciò diventerà possibile solo dopo che verranno conseguite una pace sostenibile e la necessaria stabilità. Dunque bisogna mettere fine a questa profonda crisi politica ed economica. Oggi abbiamo una opportunità concreta di porre fine al confronto armato, che in realtà ha assunto i connotati di una guerra civile. Il primo passo in questa direzione è già stato compiuto. E’ assolutamente indispensabile avviare un autentico dialogo inter ucraino prima possibile, coinvolgendo i rappresentanti di tutte le regioni e di tutte le forze politiche. Questo approccio era già stato ratificato negli accordi di Ginevra del 17 aprile. Questo dialogo nazionale deve focalizzarsi sulla futura organizzazione dello stato ucraino, uno stato in cui tutti i cittadini, senza alcuna eccezione, devono vivere al sicuro e sentendosi a proprio agio. Per quanto riguarda i rapporti Russo Americani, la nostra intenzione è sempre stata quella di costruire relazioni di aperta collaborazione con gli Stati Uniti. Purtroppo abbiamo incontrato varie riserve e tentativi di interferire nelle nostre questioni interne. Tutto ciò che è successo dall’inizio di quest’anno è ancora più spiacevole. Washington ha sostenuto la protesta del Maidan, e quando i suoi scagnozzi di Kiev hanno esasperato una larga parte della popolazione con il loro rabbioso nazionalismo ed hanno precipitato il paese nella guerra civile, hanno accusato la Russia di avere provocato la crisi. Infine il Presidente Barack Obama nel suo discorso alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha classificato la “aggressione russa all’Europa” come uno delle tre maggiori minacce che l’umanità si trova ad affrontare, assieme alla letale Ebola e allo Stato Islamico. Se ci aggiungiamo le sanzioni intese a colpire interi settori della nostra economia, l’approccio non si può definire altrimenti che ostile. Gli Stati Uniti si sono spinti sino a dichiarare la sospensione della cooperazione nel sistema della esplorazione spaziale e della industria energetica. Hanno anche sospeso l’attività della Commissione Presidenziale Bilaterale Russia – Stati Uniti creata nel 2009, una struttura che comprende 21 gruppi di lavoro dedicati, fra l’altro, al contrasto del terrorismo e del narcotraffico.

Ovviamente questo non è il primo irrigidimento delle relazioni fra i nostri paesi. Speriamo che i nostri interlocutori realizzino quanto sia inutile il tentativo di ricattare la Russia e ricordino quali conseguenze la discordia fra le principali potenze nucleari potrebbe produrre sulla stabilità strategica. Da parte nostra siamo pronti a sviluppare una cooperazione costruttiva basata su principi di equità e genuino rispetto per gli interessi di tutti.