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Strage in una moschea egiziana oltre 200 morti

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Strage senza precedenti nell’Egitto moderno. Un commando molto ben organizzato formato da 20/30 uomini ha attaccato la moschea di Bir al-Abed nel Sinai a circa 40 chilometri di distanza dalla capitale della regione El Arish.
I terroristi hanno piazzato una bomba all’interno della moschea e subito dopo la deflagrazione hanno colpito con armi automatiche, anche pesanti, i fedeli in fuga dal luogo di culto. All’arrivo dei soccorsi i terroristi hanno proseguito l’attacco prendendo di mira i soccorritori e le ambulanze con a bordo i feriti che si recavano in ospedale.
Il sistema di soccorso del Sinai è completamente collassato, sia per l’uccisione dei soccorritori impegnati ad Bir al-Abed sia per il timore di attacchi negli ospedali locali. L’esercito egiziano ha cercato di reagire ma gli attentatori hanno tentato di rifugiarsi in abitazioni private dell’area e gli abitanti non gli hanno dato quartiere, poi hanno fatto perdere le loro tracce.
Al Cairo è riunito il consiglio di sicurezza nazionale egiziano che dovrà decidere una risposta ad un attentato che mira a destabilizzare l’intera nazione. Gli attentatori del Sinai sono storicamente anti-governativi (mentre erano a favore del governo Morsi, che sospese le operazioni militari nelle penisola, consentì l’invio di armi alle milizie, e autorizzò navi militari iraniane a transitare per il Canale di Suez). I terroristi del Sinai usano molteplici sigle ma il loro obiettivo è quello di rovesciare il governo del Generale El Sisi. Le milizie sono spesso collegate con le frange più estremiste delle guerriglia operante a Gaza e hanno legami solidi con ambienti sudanesi, dove giungono armi iraniane che poi sono “trasportate” in varie aree della regione.
Il bilancio delle vittime è impressionante: 235 morti e 120 feriti, e non è definitivo. Il fatto che il numero dei morti superi ampiamente il numero dei feriti indica che molti di essi sono poi stati uccisi in una seconda fase dell’attentato.
I terroristi del Sinai mettono anche in dubbio l’autorità religiosa della moschea di Al Azar e in passato si sono resi protagonisti di attacchi contro i cristiani, in particolare sotto le feste di Natale, che sono alle porte.
Si apre una stagione nuova per l’Egitto, dove l’attuale “pazienza strategica” in salsa egiziana andrà rivista, così come le azioni militari nel Sinai che fino ad oggi sono state caratterizzate da rapide incursioni, senza che si mettesse in atto un vero controllo del territorio, che spesso è limitato alle aree turistiche della penisola.