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Centocinquanta militari iraniani operano in Siria

GPC, ha ottenuto conferme dirette che centocinquanta unità delle guardie della rivoluzione iraniana operano in Siria da alcune settimane con un ruolo attivo nella guerra civile che sta portando il paese all’interno di una spirale di violenza sempre più feroce.
L’intervento diretto degli iraniani complica ulteriormente una situazione dove il caos regna sovrano e potrebbe spingere i paesi occidentali ad un intervento più incisivo al fianco dei ribelli che nei mesi scorsi sono stati riforniti di armi sempre più moderne fino alla consegna di missili antiaerei portatili provenienti dagli ex-arsenali di Gheddafi. Così come sembra ormai certo che alcuni elementi dei corpi speciali di Paesi NATO e del Golfo, operino in strettissimo contatto con una parte dell’opposizione ad Assad.
L’Iran teme di perdere il più potente alleato della regione e, così come dichiarato nelle scorse settimane dai vertici del regime di Tehran, farà tutto quello che è nelle sue possibilità per far sì che Assad mantenga il controllo non della sola regione costiera di Latakia ma di tutto il paese.
L’invio di soldati iraniani in Siria va letta in questa ottica, difficle a nostro avviso che questa mossa possa alterare i rapporti di forza in gioco nella guerra civile in atto. Altra possibilità è che questo nucleo di guardie della rivoluzione possa attivamente essere impiegato, a prescindere dalla volontà di Assad, nel rifornire di armi moderne e con grande capacità offensiva l’alleato dell’Iran in Libano: il partito-milizia di Hezbollah. Possibilità questa ben più insidiosa del mero coinvolgimento di queste truppe nello scontro con i ribelli.