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	<title>Europa | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Mar 2025 10:19:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La Strategia Francese nel Conflitto Ucraino: Una Sconfitta Militare della Russia è Possibile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 12:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Il presente contributo trae origine dal discorso pronunciato nella serata di ieri dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, il quale ha posto in evidenza l’intenzione di contrastare la Federazione Russa non tanto nell’ambito politico-diplomatico ed economico, quanto piuttosto sul piano militare diretto. Il richiamo ai valori patriottici, l’annuncio di una riunione a Parigi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Il presente contributo trae origine dal discorso pronunciato nella serata di ieri dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, il quale ha posto in evidenza l’intenzione di contrastare la Federazione Russa non tanto nell’ambito politico-diplomatico ed economico, quanto piuttosto sul piano militare diretto. Il richiamo ai valori patriottici, l’annuncio di una riunione a Parigi dei capi di stato maggiore di Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Repubbliche Baltiche, nonché l’esplicito riferimento alla disponibilità dell’arma nucleare francese – la cui attivazione è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, in qualità di capo supremo delle forze armate – delineano una posizione inequivocabile: la Francia intende perseguire la sconfitta della Federazione Russa sul campo di battaglia.</p>
<p>Da tale premessa scaturisce l’esigenza di analizzare uno scenario di natura complessa: è realisticamente possibile che la Russia venga sconfitta militarmente?</p>
<p>L’analisi qui proposta prende avvio, inevitabilmente, dal discorso del Presidente Macron, con particolare attenzione a un’infografica illustrata durante l’intervento, che descrive la consistenza delle forze armate russe. Secondo le stime dell’Eliseo, la Federazione Russa dispone attualmente di un esercito composto da circa 1,2 milioni di effettivi, 4000 carri armati e 1200 aerei da caccia. Tali numeri, sempre secondo le proiezioni francesi, sono destinati a crescere entro il 2030, raggiungendo 1,5 milioni di effettivi, 7000 carri armati e 1500 aerei da caccia. Queste cifre suggeriscono che la capacità militare russa non abbia subito un significativo indebolimento a seguito del conflitto in Ucraina, evidenziando, al contrario, un rafforzamento progressivo delle sue forze armate. È altresì plausibile ritenere che l’attuale equilibrio nel conflitto ucraino sia mantenuto grazie al consistente supporto statunitense, sia in termini di forniture di armamenti e sistemi d’arma a Kiev, sia attraverso la trasmissione di informazioni di intelligence, essenziali sia per le operazioni offensive sia per quelle difensive.</p>
<p>L’impegno della Francia sembra orientato a colmare il progressivo disimpegno militare statunitense nel teatro ucraino, ponendo l’accento sulla possibilità di imporre alla Russia condizioni di pace favorevoli a Kiev, all’Unione Europea e al Regno Unito, attraverso l’uso della forza militare. Tuttavia, già dalle stime francesi sulla capacità militare russa emerge con chiarezza che la Federazione Russa non stia subendo una sconfitta sul campo, contrariamente a quanto sembrava emergere, fino a pochi giorni fa, dalle dichiarazioni ufficiali dell’Unione Europea e dell’Ucraina. L’annunciata riunione della prossima settimana tra i capi di stato maggiore dei “paesi impegnati per la pace in Ucraina” lascia intendere che, a livello politico, sia già stata assunta la decisione di dispiegare truppe europee sul territorio ucraino, trasferendo ora ai vertici militari la definizione operativa di tale strategia, sulla base di un chiaro mandato politico. È ragionevole ipotizzare che tale determinazione sia maturata in occasione del vertice straordinario tenutosi a Parigi il 18 febbraio scorso presso l’Eliseo, evidenziando il ruolo di leadership assunto dalla Francia in questa fase del conflitto ucraino.</p>
<p>Le forze europee che potrebbero essere dispiegate in Ucraina potrebbero beneficiare della protezione della Force de Frappe, ossia dell’arsenale strategico e tattico nucleare francese. Due elementi avvalorano tale ipotesi: in primo luogo, il discorso del Presidente Macron, che ha ribadito la sua autorità esclusiva nell’attivazione della Force de Frappe; in secondo luogo, l’esecuzione di pattugliamenti aerei inusuali, condotti da caccia Rafale B decollati dalla base di Mont-de-Marsan, i quali hanno effettuato missioni di oltre dieci ore sul Mar Nero e lungo i confini della Federazione Russa e della Bielorussia, spingendosi fino all’estremo nord della Finlandia. Tali operazioni e i mezzi impiegati risultano compatibili con le funzioni e le prerogative della Force de Frappe.</p>
<p>Si delinea, pertanto, lo scenario strategico immaginato dalla Francia sotto la guida del Presidente Macron: il dispiegamento in Ucraina di una forza militare capace di fronteggiare un’eventuale avanzata russa verso ovest, offrendo al contempo una garanzia di protezione nucleare alle nazioni che aderissero a tale iniziativa.</p>
<p>Tuttavia, ci si interroga sulla reale possibilità che tale strategia possa condurre alla sconfitta della Russia sul campo. Una risposta preliminare appare affermativa: una forza militare ben organizzata potrebbe effettivamente contrastare con efficacia l’esercito russo, spingendo il Presidente Vladimir Putin a mobilitare le sue riserve strategiche. È opportuno sottolineare, tuttavia, che Putin difficilmente metterebbe a rischio le giovani generazioni russe, né comprometterebbe la stabilità demografica del paese, minando così l’indipendenza e l’autonomia di Mosca. Qualora le forze sotto la guida francese riuscissero a infliggere una sconfitta strategica significativa alle truppe russe in Ucraina, è plausibile che il Presidente russo ricorra all’uso di armi nucleari, inizialmente in modo selettivo sul teatro ucraino e, in caso di risposta nucleare francese, contro obiettivi strategici francesi e le basi di partenza dei Rafale, che Macron ha già indicato di voler schierare verso est, a partire dalla Germania.</p>
<p>In tale scenario, qualora il conflitto assumesse una dimensione nucleare, un’eventuale mobilitazione delle forze strategiche francesi trasformerebbe la guerra in un confronto nucleare di ampia portata, sebbene circoscritto al teatro europeo. In questo contesto, le 290 testate nucleari francesi e le 260 britanniche – escludendo dall’equazione l’arsenale statunitense, data la postura americana rispetto al conflitto ucraino – potrebbero parzialmente preservare gli Stati Uniti da un diretto scambio nucleare con Mosca.</p>
<p>Tornando al quesito originario di questa analisi, ci si chiede se la Russia possa effettivamente essere sconfitta militarmente sul campo di battaglia. In realtà, in quanto potenza nucleare, appare improbabile una sua disfatta totale, poiché una simile eventualità porterebbe a un’escalation tale da determinare l’annichilimento reciproco, vanificando qualsiasi vittoria teorica ottenuta sul terreno.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-strategia-francese-nel-conflitto-ucraino-una-sconfitta-militare-della-russia-e-possibile/">La Strategia Francese nel Conflitto Ucraino: Una Sconfitta Militare della Russia è Possibile?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tabù Nucleare (come ignorare la bomba)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 18:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono ancora i Tabù? Esistono ancora nella nostra società e nel nostro mondo contemporaneo elementi della vita (o della morte) che sono preclusi alla discussione pubblica e il cui impiego risulta impensabile, impossibile, irreale, quasi blasfemo? Tutto è stato ormai sdoganato, tutto lecito, nulla proibito. Ma di un elemento ancora non si riesce a parlare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono ancora i Tabù? Esistono ancora nella nostra società e nel nostro mondo contemporaneo elementi della vita (o della morte) che sono preclusi alla discussione pubblica e il cui impiego risulta impensabile, impossibile, irreale, quasi blasfemo?</p>
<p>Tutto è stato ormai sdoganato, tutto lecito, nulla proibito. Ma di un elemento ancora non si riesce a parlare con il giusto peso: l’arma atomica.</p>
<p>L’arma atomica è un Tabù del nostro tempo, un sistema d’arma ritenuto da molti dei nostri decisori politici e di gran parte dell’opinione pubblica un retaggio del passato, un dispositivo di morte che nessuno avrebbe più impiegato dopo Hiroshima e Nagasaki e che rimane negli arsenali dei potenti come uno status symbol da mostrare velatamente nel caso in cui qualcuno volesse alterare lo status quo.</p>
<p>Ma oggi, cari amici e lettori, anche se molti non lo hanno compreso, le armi atomiche non sono più un Tabù. Non lo sono più per molteplici fattori. L’assenza prolungata di guerre in Occidente, la scomparsa dei decisori politici e militari che hanno vissuto le guerre mondiali e che hanno osservato gli effetti delle prime (piccole e deboli) armi nucleari, la fine di quel sottile timore dell’apocalisse atomica che ha contraddistinto l’infanzia di molti di coloro che sono nati negli anni ‘60 e negli anni ‘70.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Oggi l’arma atomica non è più solo protagonista delle esercitazioni computerizzate, non è relegata ad uno strumento di vendetta nel caso in cui “il nemico” lanci per primo le sue atomiche contro un’altra potenza nucleare. Oggi le armi atomiche sono fulcro della dottrina militare di molti paesi ed in particolare, per la singolare situazione che stiamo vivendo, sono al centro dei piani di emergenza della Federazione Russa.</p>
<p>Dal 21 settembre, dalla chiamata alle armi di Mosca nei confronti dei suoi riservisti, termina l’operazione militare speciale in Ucraina ed inizia la guerra. Stiamo parlando di retorica, stiamo parlando di propaganda del Cremlino? No, perché la propaganda non è anticipata da passi formali e sostanziali determinati, decisivi ed irrevocabili come quelli compiuti da Mosca.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Cremlino ha nei fatti predisposto tutto ciò che risulta essere necessario per annettere alla Federazione Russia gli Oblast di Donetsk, Lugansk, Kherson, Zaporizhzhia, oggi parzialmente occupati dalle forze armate delle repubbliche indipendentiste e della stessa Federazione Russa. In seguito all’annessione di tali aree alla Federazione e al riconoscimento dello status di cittadini russi ai combattenti delle repubbliche indipendentiste e degli abitanti (volenti o nolenti) di tali aree, il Cremlino potrà adottare la propria dottrina militare riguardante la minaccia diretta al territorio della Federazione Russa alle aree dell’Ucraina oggi oggetto di conflitto.</p>
<p>Riteniamo possibile che contestualmente alla dichiarazione di annessione il Cremlino comunichi alla controparte ucraina un ultimatum che preveda il totale ritiro delle truppe di Kiev dalle aree che Mosca riconosce ora come proprie. Nulla cambieranno le dichiarazioni di Kiev o dell’Occidente che definiranno i referendum delle repubbliche separatiste una farsa (e probabilmente sarà così), ed il conseguente riconoscimento “illegale”, ma a Putin ed al Cremlino questo non importa e non importerà. Putin sta solo tracciando le linee di diritto interno alla Federazione Russa che giustifichino e consentano l’utilizzo di tutta la capacità bellica della Federazione Russa, incluse le armi nucleari.</p>
<p>E qui ora torniamo, alle armi nucleari e al loro utilizzo in questo conflitto. Lo stesso Vladimir Putin, in più occasioni e anche recentemente, ha ricordato che l’Occidente in generale e la NATO in particolare posseggono una capacità convenzionale superiore in numero e qualità a quella della Federazione Russa, ribadendo allo stesso tempo che Mosca è superiore nella capacità nucleare sia tattica che strategica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo assunto e l’analisi della dottrina militare russa lasciano facilmente immaginare che per il Cremlino il Tabù Atomico non esiste più e forse non è mai esistito.</p>
<p>Questo nostro assunto, se corretto, apre scenari inquietanti anche alla luce di alcune considerazioni che qui enunciamo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Presidente russo Putin ritiene che l’Occidente a guida americana voglia mettere in atto contro la Federazione Russa un piano di smembramento molto simile a quanto accaduto negli anni 90 con la Yugoslavia. Parallelamente a questa convinzione il Cremlino ritiene possibile un totale tracollo della cultura e della tradizione russa nel caso in cui Mosca divenisse completamente dipendente dall’Occidente. Oltre a questi due punti il Presidente russo evidenzia come sia di fatto in atto uno scontro di civiltà e, seppur con toni diversi, un attacco all’ortodossia cristiana russa.</p>
<p>Dobbiamo inoltre considerare il carattere, la formazione, la mentalità e gli esempi che hanno formato colui che oggi risulta essere il comandante in capo delle forze militari russe. Una persona che ha vissuto drammi familiari e personali, che ha trovato nella stato, nell’Unione Sovietica, la sua ragione di vita, di riscatto e di potere. Una persona che ha visto crollare il suo mondo in pochi mesi e che ritiene, a torto o a ragione, di essere il nuovo artefice della rinascita della Russia. Davanti alla prospettiva di un crollo completo della Russia, in senso culturale ed economico, alla presunta minaccia di uno smembramento della Federazione, dopo una rivoluzione ucraina vista da Putin come un atto ostile dell’Occidente verso Mosca e alla luce del supporto politico, economico e militare senza precedenti che l’Occidente tutto, e la NATO in particolare, fornisce all’Ucraina, l’opzione relativa all’utilizzo dell’arma atomica sul teatro ucraino non risulta essere un mero esercizio accademico, e men che meno un Tabù.</p>
<p>La possibilità che Putin ordini di difendere i suoi valori irrinunciabili con l’utilizzo dell’arma atomica è una condizione concreta, reale e presente: tutti noi dobbiamo averne coscienza. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/tabu-nucleare/">Tabù Nucleare (come ignorare la bomba)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La Difesa Aerea Americana per l’Ucraina: l’equivalenza dell’adesione alla NATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2022 19:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla tantissimo della possibile adesione dell’Ucraina alla NATO e del fatto che il Presidente russo Putin ha paventato, durante la conferenza stampa con il Presidente francese Macron, la concreta possibilità di una guerra devastante tra Russia e NATO che “non avrebbe vincitori”, alludendo nei fatti ad un olocausto nucleare su scala globale. Esiste tuttavia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla tantissimo della possibile adesione dell’Ucraina alla NATO e del fatto che il Presidente russo Putin ha paventato, durante la conferenza stampa con il Presidente francese Macron, la concreta possibilità di una guerra devastante tra Russia e NATO che “non avrebbe vincitori”, alludendo nei fatti ad un olocausto nucleare su scala globale.</p>
<p>Esiste tuttavia una seconda condizione per la quale la Russia potrebbe decidere di entrare direttamente in conflitto, se non con la NATO, con gli Stati Uniti: la presenza di sistemi di difesa aerea americani in Ucraina.</p>
<p>In queste ore si sono susseguite voci, non confermate, relative alla possibile richiesta di Kiev relativa alla fornitura di sistemi di difesa aerea a Washington. La fornitura di sistemi antiaerei sarebbe l’unico vero mezzo nelle mani di Kiev utile ad evitare la totale supremazia aerea russa in caso di confitto. Oggi infatti i vetusti sistemi antiaerei in possesso degli ucraini (SA-10 meglio noti come S-300 e SA-17 meglio noti come Buk-M1) non sono in grado di arrestare gli attacchi aerei di Mosca e sono completamente inservibili contro i missili balistici a corto raggio Iskander (SS-26 Stone), i quali sarebbero i protagonisti delle prime ore di guerra e che verrebbero impiegati proprio contro i sistemi di difesa area e contro i centri di comando e controllo ucraini.</p>
<p>La presenza di sistemi di difesa aerea avanzati di produzione americana ridurrebbe in maniera significativa la capacità della Federazione di proteggere l’avanzata russa verso gli obiettivi previsti dallo Stato Maggiore, aumentando forse in maniera intollerabile le perdite dell’esercito di Mosca. </p>
<p>Non sappiamo dirvi se le voci che parlano dell’arrivo di sistemi di difesa area avanzati americani in Europa siano corrette oppure no, è per noi impossibile oggi anticipare il dispiegamento del sistema THAAD in Polonia, ma siamo certi che alcune batterie del sistema Patriot sono giunti in Europa negli ultimi giorni dalla regione mediorientale e dagli Stati Uniti. Se questi sistemi saranno posizionati in ambito NATO non dovremmo assistere a nessun tipo di azione da parte di Mosca, ma se al contrario una sola di queste batterie dovesse essere trasportata in Ucraina, è altamente probabile che possa essere fatta oggetto di un attacco immediato da parte delle forze di Mosca.</p>
<p>Quindi non solo dobbiamo osservare e prestare attenzione alla possibilità, oggi remota, di vedere l’Ucraina nella NATO, ma cercare attentamente di seguire l’eventuale disponibilità americana a posizionare sistemi di difesa aerea all’interno dei confini ucraini….</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/difesa-aerea-americana-ucraina-desione-nato/">La Difesa Aerea Americana per l’Ucraina: l’equivalenza dell’adesione alla NATO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 21:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo nostro scenario vuole configurare un possibile andamento di un conflitto militare in Ucraina. Non ci occuperemo di come il conflitto potrebbe iniziare o di chi sarà il responsabile dell’inizio delle ostilità, tutto questo infatti è trascurabile ai fini del delineare l’evoluzione del conflitto.  Poche ore dopo il Casus Belli, gli scontri divampano nell’Ucraina Orientale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo nostro scenario vuole configurare un possibile andamento di un conflitto militare in Ucraina. Non ci occuperemo di come il conflitto potrebbe iniziare o di chi sarà il responsabile dell’inizio delle ostilità, tutto questo infatti è trascurabile ai fini del delineare l’evoluzione del conflitto. <br /><br /></p>
<p>Poche ore dopo il Casus Belli, gli scontri divampano nell’Ucraina Orientale dove decine di pezzi di artiglieria, mortai, lanciarazzi multipli tipo Grad e Uragan, si scambiano violentissime bordate, coinvolgendo i centri abitati di Donetsk e Lugansk. La Federazione Russa riceve l’appello urgente delle repubbliche separatiste che chiedono immediata assistenza militare e riconoscimento politico. <br />Mosca “al fine di difendere i cittadini russi del Donbass” annuncia che alla mezzanotte “truppe di pace” della Federazione Russa entreranno in forza nel Donbass al fine di impedire il “massacro dei cittadini russi ivi residenti”. Mosca annuncia che a partire dalla mezzanotte sarà in vigore una No-Fly Zone sul Donbass, che si estenderà per 40 miglia ad est dell’attuale linea di contatto. Il ministero della difesa di Mosca notifica alla controparte ucraina che nessun attacco contro unità russe verrà tollerato e che nel caso in cui le colonne della Federazione Russa fossero fatte oggetto di “deliberati attacchi” la risposta delle forze armate al comando del Cremlino sarà radicale e decisa. <br /><br /></p>
<p>Poco dopo la mezzanotte 10 battaglioni tattici russi entrano nel Donbass, mentre a New York è in corso una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il rappresentante ucraino, invitato ai lavori, ne da comunicazione alla stampa. Annuncia che le truppe russe non sono “forze di pace” ma “forze di occupazione” e così verranno trattate. <br />Mentre il dibattito è in corso droni ucraini tentano di raggiungere le colonne russe in marcia nel Donbass ma vengono abbattuti dalla difesa aerei russa che scorta le forze di terra. <br />Le forze russe arrivano nei pressi dell’abitato di Donetsk in una atmosfera di terrore, nessuno per le strade, tutta la popolazione civile nei rifugi, i miliziani continuano la mobilitazione, gli ospedali sono già oberati dal numero di feriti che rientrano dalla prima linea. Poco prima dell’abitato di Donetsk una salva di razzi non guidati Bm-30 Smerch <span style="font-size: inherit;">lanciati dagli ucraini colpisce i sobborghi della città e fa strage della prima compagnia della 34º divisone di fanteria meccanizzata russa e colpisce numerose abitazioni del sobborgo cittadino. <br /><br />Mosca aveva messo in conto una reazione simile da parte di Kiev e il presidente Putin ordina l’esecutivo del piano “Odissea” (dall’antico nome greco di Odessa <em><i>Odessos</i></em>). Il piano operativo prevede l’attivazione generalizzata delle forze missilistiche russe lungo tutto il confine russo-ucraino, incluso il confine tra Crimea e Ucraina, il lancio di una trentina di missili balistici a corto raggio di precisione Iskander indirizzati a neutralizzare i comandi della difesa aerea, dell’esercito, e alcuni caposaldi delle linee arretrate di Kiev, un missile colpisce e distrugge il comando del fronte orientale ucraino poco a est del fiume Dniepr. </span></p>
<p>Poche ore dopo una No-Fly Zone viene imposta da Mosca su tutta l’Ucraina, una nuova guerra, devastante, inizia in Europa, mentre il Presidente Putin parla alla nazione, annuncia la creazione di una nuova entità statale con quella che un tempo era la Bielorussia, chiede alla Duma di riunirsi in seduta di emergenza per ratificare il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, mentre proclama l’inizio della “lotta per la sopravvivenza” dei popoli slavi “minacciati dall’espansionismo americano, e dall’oppressione della NATO”. Putin invita le popolazioni slave dell’Ucraina ad appoggiare le forze russe che “presto occuperanno numerose città”, la parola Ucraina non viene mai nominata. Il Presidente russo annuncia il richiamo di “una parte marginale” della riserva delle Forze Armate della Federazione Russa, non viene fornita l’entità di tale richiamo alle armi.</p>
<p>Il discorso del Presidente Russo termina con un messaggio inquietante per i russi e per l’intero pianeta: la Russia non è in guerra con la NATO o con gli Stati Uniti, la Russia non ha attaccato la NATO o gli Stati Uniti. Tuttavia qualunque presenza militare attiva degli americani o di qualsiasi paese estero sarà considerata un atto di guerra alla Federazione Russa che impiegherà ogni mezzo a sua disposizione per difendere l’indipendenza della Patria. La Russia non sarà mai assoggettata ad un potere straniero, le nostre forze armate, la nostra determinazione, e l’intero arsenale CONVENZIONALE e NON, saranno utilizzati secondo l’imperativo della difesa dell’indipendenza della Federazione Russa.</p>
<p>Un brivido percorre la schiena dei russi che ascoltano in diretta il discorso di Putin, l’incubo di una guerra totale si diffonde in Occidente, mentre infuriano i combattimenti in Ucraina, ovunque in Occidente la popolazione civile corre ai supermercati e ai distributori di carburante, nel timore diffuso di una guerra che potrebbe estendersi senza il controllo dei politici e dei militari.</p>
<p>Il conflitto evolverà per diverse settimane, ed in assenza di un intervento occidentale la Russia prenderà il controllo del Donbass, di Chernikov, Mariupol, Cherson, Odessa, lasciando al governo di Kiev una nazione priva di accesso al mare. Questo l’obiettivo dell’operazione “Odissea”, privare l’Ucraina di un accesso al mare, circondarne il restante territorio su tre lati, impedire alla talassocrazia americana di utilizzare un porto differente da Costanza in Romania, </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/scenario-militare-di-un-possibile-conflitto-in-ucraina/">Scenario militare di un possibile conflitto in Ucraina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Nebbia (prima) della Guerra Analisi della Situazione di Crisi tra Usa e Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 17:14:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tensione Usa Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo globalizzato, schiavo della Rete, dove tutti sono osservati, dove tutti sono spiati, dove nessun luogo non è in vista da parte dei satelliti spia, in un pianeta dove ogni comunicazione viene in qualche modo monitorata, può ancora esistere la “nebbia della guerra”? Può ancora esistere una incertezza rispetto alle operazioni militari prossime [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/nebbia-prima-della-guerra-analisi-situazione-crisi-usa-russia/">La Nebbia (prima) della Guerra Analisi della Situazione di Crisi tra Usa e Russia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo globalizzato, schiavo della Rete, dove tutti sono osservati, dove tutti sono spiati, dove nessun luogo non è in vista da parte dei satelliti spia, in un pianeta dove ogni comunicazione viene in qualche modo monitorata, può ancora esistere la “nebbia della guerra”? Può ancora esistere una incertezza rispetto alle operazioni militari prossime venture nel nostro sistema contemporaneo basato sulle informazioni e sull’assenza sostanziale di privacy?</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100.jpeg" class="thickbox no_icon" title=""><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47707" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-300x170.jpeg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-300x170.jpeg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-1024x581.jpeg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-768x435.jpeg 768w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-1536x871.jpeg 1536w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/7097FE6A-2470-4872-8E18-4906BB81D100-2048x1161.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>La risposta è no, la nebbia della guerra non può più esistere durante un conflitto ormai innescato. La nebbia della guerra però rimane un elemento cruciale “prima” di un conflitto, ed in questa fase può essere più densa che in passato. <br />Nelle settimane e ancora di più nei giorni che dovessero precedere una guerra le azioni della nazione pronta ad attaccare cercherebbero in ogni modo di disorientare l’avversario, assuefare la comunità degli analisti geostrategici e l’opinione pubblica del nemico. Questo avverrebbe mediante il continuo spostamento delle truppe, con manovre militari sempre più frequenti e allerte senza preavviso di raggruppamenti sempre più ampi di uomini e mezzi. Il continuo movimento di truppe verrebbe sempre e comunque definito dalla nazione attaccante come una normale routine militare svolta all’interno dei propri confini; tali attività militari, se iniziate in un ampio arco temporale prima dell’inizio delle ostilità, verrebbero interpretate a lungo andare, da una parte non minoritaria degli analisti geostrategici, come un bluff della nazione considerata come potenziale attaccante, mentre coloro i quali valutano la guerra una opzione concreta e reale, anche se non ancora presente, vedrebbero sul lungo termine la loro posizione indebolirsi costantemente. Nel caso di attualità stiamo osservando spostamenti strategici russi ed esercitazioni massicce di prontezza al combattimento dallo scorso mese di aprile con una nuova fase di mobilitazione iniziata a novembre e ripetuta con intensità ancora maggiore in queste ultime due settimane.</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2022/01/FullSizeRender.mov">Qui uno dei tanti video disponibili sulla rete relativi ai movimenti militari russi</a></p>
<p>Questa particolare “nebbia della guerra” si intensificherebbe ancora nei 10-15 giorni antecedenti l’inizio delle ostilità, con azioni di “distrazione” attuate su fronti ritenuti secondari e che non saranno oggetto del conflitto (perlomeno nelle intenzioni iniziali della nazione attaccante), atte a far apparire il conflitto imminente essere potenzialmente in grado di coinvolgere un’ampia area geografica, più ampia rispetto a quella che in realtà sarà l’iniziale area di operazioni. Questa tecnica di guerra psicologica tende a far considerare come accettabile un conflitto di minori proporzioni rispetto a quello che potrebbe deflagrare se la guerra si manifestasse nella sua configurazione più ampia. Nel nostro caso specifico lo spauracchio di una azione di guerra da parte di Mosca contro nazioni scandinave (in particolare la Svezia).</p>
<p>Nello stesso momento, mentre le strutture e le istituzioni militari vanno continuamente affermando che non esiste nessuna preparazione per una azione militare contro uno specifico obiettivo (ed in questo caso per la nostra situazione contingente sarebbe l’Ucraina), la diplomazia cercherebbe di rendere chiare le proprie intenzioni alla controparte, con la pubblicazione di nette ed evidenti “linee rosse” che, se superate, sarebbero in grado di determinare il “casus belli” che innescherebbe il conflitto. I diplomatici, che storicamente hanno sempre avuto il compito di evitare l’utilizzo dello strumento militare, una volta raggiunta la determinazione dell’inevitabilità del conflitto, diventerebbero strumenti di propaganda ed essi stessi mezzi per infittire la nebbia che precede il conflitto. Ai giorni nostri osserviamo, nelle ultime ore, dichiarazioni sempre più enigmatiche da parte di figure di primissimo piano di vertici della Federazione Russa, come ad esempio il ministro degli esteri Lavrov:</p>
<blockquote>
<p><strong><em>S. Lavrov 15/01/2022</em></strong><br /><br /><em>Abbiamo atteso per molto tempo una risposta alle nostre richieste di sicurezza, ora la nostra pazienza è finita </em></p>
</blockquote>
<p>Oppure da parte del portavoce del Presidente Putin Pskov: </p>
<blockquote>
<p><strong><em>A. Peskov 16/01/2022 </em></strong></p>
<p><em>Le truppe russe si trovano sul territorio della Federazione Russa vicino al confine ucraino, e riteniamo necessario lasciarle lì di fronte a una situazione molto tesa, un&#8217;atmosfera ostile creata da varie esercitazioni NATO, combattenti NATO e aerei spia, l&#8217;avanzamento delle infrastrutture della NATO fino ai confini.</em></p>
</blockquote>
<p>La Nebbia della Guerra svanirà al primo lancio missilistico contro obiettivi strategici della nazione oggetto di una eventuale guerra, ma le ombre continueranno a muoversi fino a quel giorno nell’opacità e nel caos che vengono a sommarsi durante la preparazione di un conflitto che speriamo di non vedere emergere mai dalle brume di questa operazione asimmetrica di confusione e ordine, solo apparentemente in antitesi tra loro. <br /><br /></p>
<p><strong><em>Virgilio</em></strong></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/nebbia-prima-della-guerra-analisi-situazione-crisi-usa-russia/">La Nebbia (prima) della Guerra Analisi della Situazione di Crisi tra Usa e Russia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Una Guerra di Informazione contro gli Stati Uniti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 16:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fantasma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stiamo analizzando i rapporti prodotti dalla Commissione Intelligence del Senato Americano relativi alle “actives measures” ed alle interferenze messe in atto dalla Russia in occasione delle elezioni presidenziali del 2016.  Si tratta di 5 rapporti per un totale di circa 1.300 pagine che analizzano i diversi aspetti della questione (l’ultimo è stato pubblicato solo qualche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo analizzando i rapporti prodotti dalla Commissione Intelligence del Senato Americano relativi alle “actives measures” ed alle interferenze messe in atto dalla Russia in occasione delle elezioni presidenziali del 2016.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Si tratta di 5 rapporti per un totale di circa 1.300 pagine che analizzano i diversi aspetti della questione (l’ultimo è stato pubblicato solo qualche giorno fa).</p>
<p>Con questo post vorremmo portare alla vostra attenzione le informazioni più importanti che possono essere trovate nel rapporto n.2 dedicato alla campagna di manipolazione e disinformazione che sarebbe stata condotta sui social media.</p>
<p>È doveroso sottolineare, prima di iniziare, che tali rapporti sono il risultato di uno sforzo bipartisan che ha unito sia democratici che repubblicani, secondo lo spirito che anima<span class="Apple-converted-space">  </span>tale Commissione, in quanto l’intelligence non dovrebbe mai essere condizionata da interessi di parte.</p>
<p>La Commissione, dopo anni di indagini approfondite, è arrivata alla conclusione che nel 2016 il governo russo, soprattutto attraverso<span class="Apple-converted-space">  </span>un’organizzazione chiamata “Internet Research Agency” (IRA), basata a San Pietroburgo, ha condotto una guerra d’informazione allo scopo di diffondere disinformazione ed aggravare le divisioni e le tensioni presenti in seno alla società americana.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Perché scegliere di condurre una guerra d’informazione? Ci sono molti validi motivi: è innanzitutto molto più economica di un conflitto militare convenzionale, rende spesso difficile risalire con certezza agli autori (limitando quindi le capacità di rappresaglia) ed infine l’attacco stesso spesso viene scoperto in ritardo rispetto a quando è stato portato, vanificando la possibilità di mitigazione del danno.</p>
<p>Si trattava anche di uno dei pochi modi di attaccare l’Occidente, vista la grande disparità in termini di potenza economica e militare tra USA e Russia.</p>
<p>Ma torniamo ai dettagli di questa possibile campagna ostile.</p>
<p>L’IRA è una società fondata e diretta da Yevgeniy Prigozhin, un oligarca russo che conduce operazioni di intelligence e militari per conto del Cremlino. Prigozhin è stato anche collegato al finanziamento ed alla direzione del gruppo Wagner, noto gruppo paramilitare russo che recentemente ha combattuto in Ucraina, Siria e si trova attualmente sul campo in Libia.</p>
<p>Prigozhin è stato soprannominato “lo Chef di Putin”, a causa dei numerosi contratti di catering che ha concluso con il governo russo, compreso quello del ricevimento tenuto in occasione della vittoria di Putin alle elezioni del 2012.</p>
<p>L’IRA è una cosiddetta “fabbrica di troll”(definizione riduttiva), un’organizzazione con un budget mensile di più di un milione di dollari e circa 400 impiegati, che si occupava di creare migliaia di pagine e profili personali su praticamente ogni social media esistente allo scopo di farli passare come pagine e persone reali gestiti da cittadini americani. Accumulavano<span class="Apple-converted-space">  </span>pazientemente followers col passare dei mesi prima di passare all’attacco, diffondendo determinate informazioni al momento opportuno.</p>
<p>Sebbene la guerra d’informazione russa abbia sfruttato il contesto delle elezioni presidenziali del 2016, l’operazione era focalizzata su questioni altamente divisive quali razza, immigrazione, secondo emendamento (cioè il diritto garantito dalla Costituzione di possedere e portare armi) nel tentativo di mettere gli americani gli uni contro gli altri e contro il loro governo, tutto questo ben al di là delle elezioni stesse.</p>
<p>Come viene sottolineato nel rapporto il target di queste operazioni non era soltanto una specifica tornata elettorale, ma il tessuto stesso della democrazia americana.</p>
<p>I contenuti pubblicati erano appositamente studiati per provocare rabbia ed indignazione, divisioni e sfiducia nelle istituzioni.</p>
<p>Le già di per sé divisive elezioni presidenziali del 2016 sono state solo una componente aggiuntiva che ha reso più dirompenti le azioni messe in atto.</p>
<p>La prova che tali operazioni non mirassero esclusivamente ad influenzare le elezioni del 2016 sta nel fatto che l’attività dell’IRA sui social non è cessata ma anzi aumentata dopo l’Election Day: +238% su Instagram, +59% su Facebook, +52% su Twitter.</p>
<p>Relativamente alle elezioni stesse la Commissione ha concluso che il governo russo avrebbe agito in modo da discreditare e denigrare tutti i candidati, repubblicani e democratici, che avessero una linea ostile nei confronti della Russia.</p>
<p>Durante le primarie sono stati condotti attacchi contro Hillary Clinton ed a favore di Bernie Sanders, contro i repubblicani Ted Cruz, Marco Rubio e Jeb Bush, e spesso a favore di Donald Trump.</p>
<p>Una volta che i candidati dei due campi erano ormai decisi, la campagna russa si è concentrata il più possibile sul danneggiare Hillary Clinton: sono note a tutti le migliaia di mail riservate della Clinton il cui furto il rapporto attribuisce alla GRU o G.U. (l’agenzia di intelligence militare russa) che le ha poi passate a Wikileaks perché le pubblicasse; notizia immediatamente diffusa e ricondivisa ovunque dai troll dell’IRA,<span class="Apple-converted-space">  </span>poi ripresa e seguita implacabilmente da media russi largamente seguiti quali Russia Today e Sputnik.</p>
<p>Vediamo quindi che in parallelo alle attività dell’IRA, il GRU portava avanti operazioni di furto di informazioni, che venivano poi inviate ad organismi o giornalisti che erano in grado di pubblicarle. A questo scopo anche il GRU ha impiegato identità fittizie sui social come “DCLeaks” o “Guccifer 2.0”.</p>
<p>Anche dopo le elezioni, quando Trump stava considerando Mitt Romney (storicamente molto critico della Russia) per ricoprire la carica di Segretario di Stato, gli account gestiti dall’IRA hanno cominciato una pesante campagna di denigrazione nei suoi confronti, chiamandolo “serpente a due teste” e “pupazzo dei globalisti”.</p>
<p>Ma attenzione, il Cremlino ha favorito Trump non per una qualche simpatia personale o perché “amico dei russi”, ma perché considerato il meno pericoloso per la Russia e forse il più divisivo al livello societario, il tutto nell’ambito di una guerra che va oltre una singola elezione, come dicevamo prima.</p>
<p>A conferma di questo il rapporto afferma che l’atteggiamento positivo dell’IRA nei confronti di Trump si è esaurito con le elezioni. Una volta Trump eletto, l’IRA ha cambiato completamente attitudine cominciando ad enfatizzare e provocare sentimenti anti-Trump in un’audience di sinistra, promuovendo addirittura hashtag quali “Impeach45”, “Resist”, “GunReformNow”.</p>
<p>Tornando all’attività sui social, bisogna notare che la stragrande maggioranza dei contenuti diffusi dall’IRA non esprimeva un chiaro supporto per l’uno o l’altro candidato. Invece i contenuti si concentravano spesso su una narrativa discreta centrata su disunità, malcontento ed assenza di speranza.</p>
<p>In questo contesto nessun singolo gruppo è stato preso di mira dall’IRA più degli Afro-Americani: le questioni razziali sono state il loro obiettivo preferito: di tutti i contenuti IRA sponsorizzati su Facebook il 66% menzionava una parola collegata alla razza; il targeting basato su geolocalizzazione (strumento offerto da Facebook per mostrare certi contenuti in certe aree geografiche) era principalmente indirizzato verso aree metropolitane ad alta presenza afro-americana; il 96% dei contenuti YouTube era basato su questioni razziali e violenza poliziesca.</p>
<p>Nel caso degli Afro-Americani venivano anche condotti attacchi che li spingessero a non votare (caratterizzati da hashtag come “non votare per niente”, “perché dovresti votare”, “il nostro voto non conta”) oppure a non votare Clinton, e magari votare un candidato indipendente (“un voto per Jill Stein non è un voto sprecato”) che non aveva alcuna speranza di vittoria.</p>
<p>Per evitare incomprensioni bisogna chiarire che lo scopo di questa campagna non è quello di creare problemi che non esistono, ma di sfruttare divisioni e fratture già esistenti nella società presa di mira: le questioni razziali, per esempio, non sono “un complotto russo”, ma sono state sfruttate e grandemente amplificate dai troll russi.</p>
<p>Più una società è polarizzata, più è vulnerabile a questo tipo di attacchi.</p>
<p>Tutte le istituzioni e le norme che definiscono le democrazie liberali occidentali (elezioni aperte e competitive, informazione libera, libertà di parola, società differenziata) sono perfetti conduttori della propaganda anti-occidentale.</p>
<p>I bot, cioè account automatizzati, hanno giocato un ruolo molto importante nella diffusione di informazioni false: dei ricercatori che hanno analizzato circa 20 milioni di tweet relativi alle elezioni 2016 hanno scoperto che circa 1/5 erano il risultato di bot.</p>
<p>L’uso di enormi quantità di bot, oltre che di migliaia di account gestiti da persone in carne ed ossa, mostra il modus operandi di questa campagna: ampi volumi di interazioni ad un ritmo rapido, continuo e ripetitivo.</p>
<p>Basandosi sul principio secondo cui le prime impressioni che una persona ha sono quelle più difficili da cancellare, l’IRA letteralmente “inondava” in tempi record i social con la propria “versione dei fatti” di qualunque evento accadesse nel mondo reale, lasciando l’audience presa di mira completamente sopraffatta dalla mera mole di informazioni.</p>
<p>Sono stati attribuiti agli account NON automatizzati creati e gestiti dall’IRA almeno 61.500 post su Facebook, 116.000 su Instagram e 10,4 milioni di tweet, tutti sotto le mentite spoglie di autentici cittadini americani: un esercito di troll che sopraffà i social con un diluvio di contenuti falsi o fuorvianti, semina il dubbio e la paranoia e distrugge ogni possibilità di usare Internet come uno spazio democratico.</p>
<p>Facebook ha stimato che almeno 11.4 milioni di persone negli USA hanno visto almeno uno dei contenuti sponsorizzati (quindi a pagamento) dell’IRA, e si tratta solamente di 3.393 post.</p>
<p>Se parliamo di contenuti non sponsorizzati invece, Facebook stima che 126 milioni di americani siano entrati in contatto con tali contenuti nel periodo 2015-2017.</p>
<p>Gli account e le pagine utilizzate in questa enorme campagna manipolativa erano oggetto di grande cura ed attenzione: per ottenere seguito e credibilità, la maggior parte dei contenuti condivisi erano innocui (canzoni preferite e ricette, per esempio, nel caso di profili personali), il tutto per non destare sospetti ed attirare l’attenzione di persone dagli interessi simili.</p>
<p>Un esempio molto chiaro è quello di una pagina Facebook chiamata “Army of Jesus”, una pagina apparentemente cristiana che nella maggior parte dei casi condivideva semplici incoraggiamenti e passaggi biblici.</p>
<p>In mezzo a molti post innocui e coerenti con il tema della pagina, necessari per aumentare il numero dei followers (216.000 al momento della chiusura) venivano poi inseriti contenuti sensibili. Nel caso della pagina in questione, tra i vari post di incoraggiamento condivisi negli ultimi giorni prima dell’Election Day 2016, spicca ad un certo punto un post che veicola la notizia falsa che la Clinton volesse rimuovere la parola Dio dal giuramento.</p>
<p>Come dicevamo prima, elementi divisivi, spesso falsi, pensati per provocare rabbia ed indignazione.</p>
<p>Un altro elemento fondamentale da capire per comprendere la strategia russa in questa guerra d’informazione è la cosiddetta “ideologia fluida”; al contrario di quanto accadeva durante la guerra fredda, quando i sovietici supportavano quasi esclusivamente gruppi di sinistra e diffondevano una propaganda conforme alla loro ideologia, la disinformazione russa messa in atto nel 2016 non ha alcun limite ideologico.</p>
<p>Una stessa persona, operante da uno stesso pc, diffondeva una versione dei fatti con account di “destra” ed il suo esatto contrario con account di “sinistra”, il tutto allo scopo di creare confusione e competizione tra i vari campi.</p>
<p>Alcuni esempi pratici:</p>
<p>1.Ecco alcune delle pagine Facebook più attive gestite dall’IRA: “Stop All Invaders” (contro l’immigrazione); “Brown Power (a favore dei diritti degli immigrati); “Being Patriotic” (temi di destra, secondo emendamento); “Blacktivist” (questioni razziali e brutalità poliziesca); “United Muslims of America” (diritti dei rifugiati e libertà religiosa); “LGBT United (identità di genere e sessuale); “Army of Jesus” (temi cristiani). Lo stesso avveniva su Instagram, dove l’IRA gestiva account che promuovevano tutto ed il contrario di tutto, con i 10 (su oltre 130) account più seguiti che contavano complessivamente più di 1 milione e mezzo di followers, generando decine di milioni di interazioni.</p>
<p>2.Nel maggio 2016 la pagina “Heart of Texas” (250.000 followers) promuove una protesta davanti al centro islamico di Houston. Contemporaneamente, la pagina “United Muslims of America” (325.000 followers) promuove un secondo evento alla stessa ora nello stesso posto. Nessuna delle due pagine aveva avvertito della presenza dei followers dell’altra. Lo scopo era chiaramente quello di provocare degli scontri.</p>
<p>3.A metà novembre 2016 agenti operativi dell’IRA hanno organizzato a New York, praticamente nello stesso momento, sia una manifestazione a sostegno di Trump che un’altra caratterizzata dallo slogan “Trump non è il mio presidente”.</p>
<p>Per sottolineare la rilevanza che alcuni di questi account sono riusciti a raggiungere, vogliamo citare il caso dell’account Twitter “TEN GOP”, fantomatico account del Partito Repubblicano del Tennessee.</p>
<p>Questo account falso non solamente è riuscito ad ottenere più di 150.000 followers (mentre il vero profilo Twitter del Partito Repubblicano del Tennessee ne aveva solo 13.000), ma addirittura alcuni contenuti pubblicati su di esso sono stati diverse volte citati in articoli di giornale e dai media professionali, ignari della sua vera natura, e ricondivisi da celebrità e politici, come per esempio Donald Trump Jr. ed il Generale Michael Flynn.</p>
<p>La stessa cosa è avvenuta con altri account Twitter di presunte persone “di sinistra”, i cui contenuti sono stati condivisi molte volte da un ampio ventaglio di ignari media tradizionali.</p>
<p>Questa è solo una<span class="Apple-converted-space">  </span>parte delle informazioni contenute nel rapporto in oggetto, ma riteniamo sia esemplificativa di come funziona una campagna di disinformazione in epoca moderna.</p>
<p>Abbiamo deciso di condividere con voi questi fatti perché possiate tenerne conto quando sentite parlare di quello che in questi mesi sta accadendo e accadrà negli USA in questa tesissima stagione elettorale.</p>
<p>L’Intelligence americana ha avvertito già diversi mesi fa che gli USA sono nuovamente oggetto di queste guerre d’informazione.</p>
<p>A marzo e maggio sono stati scoperti e chiusi moltissimi account Twitter riferibili (ma non ancora con assoluta certezza) al governo russo che utilizzavano le stesse tecniche che abbiamo descritto sopra, impersonando cittadini americani appartenenti a tutte le categorie ideologiche.</p>
<p>Lo stesso è avvenuto recentemente per un’intera rete di account falsi gestiti da attori ostili cinesi che prendevano di mira il presidente Trump, soprattutto riguardo alla gestione della pandemia (ma non trascurando i soliti temi razziali).</p>
<p>Forse contrariamente a quanto avvenne nel 2016, oggi ci sono almeno 3 attori che stanno facendo tutto il possibile per manipolare l’opinione pubblica americana (e globale) ed esacerbare gli animi:</p>
<p>1.la Cina, che conduce una campagna contro il presidente uscente Trump (considerato pericoloso in quanto imprevedibile) ed a favore di Biden (da molto tempo sostenitore della “non-confrontational policy” nei confronti della Cina, evitare qualunque conflitto e sperare che prima o poi la Cina si “occidentalizzi”).</p>
<p>2.La Russia, che conduce una campagna a favore di Trump (considerato inoffensivo) e contro Biden (considerato ostile alla Russia).</p>
<p>3.L’Iran, che conduce una campagna contro Trump (a causa del suo solido sostegno ad Israele e agli altri alleati del Golfo) ed a favore di Biden (che, se eletto, farebbe rientrare gli USA nell’accordo sul nucleare iraniano).</p>
<p>Come vi avevamo accennato nel precedente post sulle “actives measures”, una guerra asimmetrica e non convenzionale è in corso.</p>
<p>È fondamentale rendersene conto e capirne i meccanismi per non cadere vittima della manipolazione e riuscire nonostante tutto a distinguere il vero dal falso, cosa che è e diventerà sempre più difficile con il passare del tempo, anche a causa di tecnologie sempre più avanzate (deep fake) e di una realtà sempre più interconnessa, nella quale i fatti diventano opinioni, e la realtà punto di vista.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/una-guerra-di-informazione-contro-gli-stati-uniti/">Una Guerra di Informazione contro gli Stati Uniti</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I Gilet Gialli tornano protagonisti nelle strade. Macron vacilla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2019 12:27:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet Gialli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presidenza Macron vacilla sotto i colpi dei manifestanti che vestono il gilet giallo. Vacilla davanti alla totale mancanza di carisma di un presidente che si è nascosto nel momento della crisi della Repubblica. Vacilla per l&#8217;imprevedibilità di comportamento di un uomo che ha fondato un movimento per il cambiamento e che invece è diventato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La presidenza Macron vacilla sotto i colpi dei manifestanti che vestono il gilet giallo. Vacilla davanti alla totale mancanza di carisma di un presidente che si è nascosto nel momento della crisi della Repubblica. Vacilla per l&#8217;imprevedibilità di comportamento di un uomo che ha fondato un movimento per il cambiamento e che invece è diventato il simbolo personificato della repressione.<br />
Vacilla la Repubblica di Macron, la Repubblica dei Benalla, delle feste sfrenate all&#8217;Eliseo a ritmo di rap, del totale disprezzo per la Francia rurale e lavoratrice.<br />
Sono due mesi che migliaia di francesi si riversano nelle strade ogni sabato, incuranti dei lacrimogeni, dei manganelli, dei proiettili di gomma, dei dieci morti tra i manifestanti uccisi da automobili presso i blocchi stradali. Se la rivolta due settimane fa sembrava spegnersi, il 5 gennaio una folla di 35000 persone, estremamente motivate, è scesa in piazza diffondendosi oltre i Campi Elisi e mettendo in crisi la polizia che non era preparata ad un simile scenario.<br />
Il governo francese è debolissimo, il &#8220;cerchio magico&#8221; del presidente è compromesso dalle dimissioni di uomini chiave che hanno garantito l&#8217;ascesa di Macron, le promesse di aiuti fiscali formulate da Macron sono cadute nel vuoto.<br />
Ma chi sono i Gilet Gialli? Difficile rispondere in maniera univoca. Il movimento non si rifà ad alcun partito, non necessita di finanziamenti massicci, non ha un leader riconosciuto ufficialmente o una gerarchia riconosciuta; tuttavia come un esercito ha una &#8220;divisa&#8221;, si riunisce cantando la Marsigliese, e il suo unico vessillo è la bandiera francese. E&#8217; fuor di dubbio che i media tradizionali di tutta Europa non concedono platea al movimento, non intervistano i suoi componenti, non pubblicizzano le vittime o i feriti, difficilmente trasmettono le dirette delle manifestazioni, e le immagini degli scontri più duri, in particolare nella provincia francese, giungono solo dalla rete. La copertura mediatica è invece massima da parte delle reti informative che fanno capo a Mosca, in particolare RT e Sputnik, che seguono &#8220;sul campo&#8221; le manifestazioni di Parigi minuto per minuto.<br />
Venerdì 5 è apparso chiaro che la polizia non sarà in grado di controllare le strade della Francia se il numero dei manifestanti dovesse tornare a crescere. Le proteste, che all&#8217;inizio erano prevalentemente pacifiche ora si stanno trasformando in rivolte semi-organizzate con divisione degli obiettivi e coordinamento delle azioni. La violenza messa in campo dal ministro degli interni, in particolare quando la protesta sembrava sull&#8217;orlo del collasso, ha fatto sì che chi oggi scende in piazza lo faccia con una preparazione mentale allo scontro e con la consapevolezza che non si va a Parigi, a Caen o a Bordeaux solo per sfilare per le strade ma che probabilmente si va direttamente allo scontro con i reparti di polizia e che ogni mezzo ora sia lecito (incluse un carrello elevatore utilizzato per sfondare i portoni dei ministeri) per raggiungere il primo vero scopo di queste proteste: le dimissioni di Macron.<br />
Non sappiamo se Macron si dimetterà oppure no, ma prima del crollo di un capo di stato, di un sovrano, di un dittatore, esiste un passaggio obbligato prima del tracollo. Questo passaggio obbligato è la solitudine, e senza dubbio alcuno oggi Macron è solo, senza un partito alle sue spalle, senza l&#8217;opinione pubblica a sostenerlo e presto forse senza più l&#8217;appoggio delle forze di sicurezza di Francia&#8230;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gilet-gialli-protagonisti-macron-vacilla/">I Gilet Gialli tornano protagonisti nelle strade. Macron vacilla</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La difesa dei confini, un diritto inalienabile per ogni uomo di stato: anche di Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 11:49:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono diritti inalienabili, diritti degli uomini di stato e delle nazioni. Esistono diritti inalienabili che caratterizzano l&#8217;essenza stessa di essere stato e nazione. Ma un concetto prima di tutti gli altri si trova alla base della sopravvivenza stessa di ogni popolo e di ogni stato: la difesa dei confini. Preparatevi perché presto questo diritto verrà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono diritti inalienabili, diritti degli uomini di stato e delle nazioni. Esistono diritti inalienabili che caratterizzano l&#8217;essenza stessa di essere stato e nazione. Ma un concetto prima di tutti gli altri si trova alla base della sopravvivenza stessa di ogni popolo e di ogni stato: la difesa dei confini.<br />
Preparatevi perché presto questo diritto verrà messo in dubbio proprio in America e l&#8217;arma della migrazione incontrollata, violenta e prevaricante cercherà di far vacillare la presidenza di Donald Trump.<br />
Da alcune settimane una massa umana, relativamente piccola se paragonata alle ondate migratorie che hanno interessato l&#8217;Italia negli ultimi anni, si è messa in viaggio dall&#8217;America centrale verso nord, con l’obiettivo di giungere a tutti i costi negli Stati Uniti, in barba alla legge, ignorando la sovranità degli Stati, cercando di imporre il diritto della violenza sulle regole del diritto internazionale.<br />
Migliaia di persone superano i confini dell&#8217;Honduras, del Guatemala, del Messico, scontrandosi a volte con le polizie locali, che comunque avendo coscienza del fatto che i loro paesi erano unicamente luoghi &#8220;di transito&#8221; hanno ceduto alla pressione degli immigrati.<br />
Ma cosa farà il paese di ultimo approdo? Cosa faranno gli Stati Uniti quando lungo la frontiera messicana arriverà la tanto pubblicizzata carovana degli immigrati, che uno strano caso del destino farà in modo che giunga al confine americano alla vigilia delle elezioni di medio termine?<br />
Alle fine si tratta di una quantità di persone relativamente piccola, se consideriamo popolazione e vastità degli Stati Uniti, tuttavia in questi giorni al confine tra Messico e Stati Uniti si definirà un principio basilare per il futuro stesso della nostra società per come oggi noi la conosciamo.<br />
Potrà la volontà illegale di un gruppo di immigrati prevalere sul diritto? Potrà la violenza, se mai si manifesterà con lancio di pietre o con il corpo a corpo, prevalere sul diritto di una nazione di rendere inviolabili i propri confini?<br />
È probabile che al confine tra Messico e Stati Uniti assisteremo ad un vero e proprio conflitto tra due concetti opposti di concepire il diritto, anzi i diritti, dei popoli.<br />
Se il concetto globalista e no-border dovesse prevalere, il rischio del collasso completo della nostra società, della nostra cultura, del nostro stato sociale e della pacifica convivenza che caratterizza l’Occidente, diventerà certezza. Centinaia di migliaia di individui, milioni di individui, si muoveranno come un inarrestabile tsunami e travolgeranno tutto e tutti in cerca di una vita migliore dentro i nostri confini. Va da sé che una vita migliore per una così vasta massa di persone sarebbe indubbiamente a discapito del tenore di vita, delle tutele sociali, lavorative, sanitarie e previdenziali di coloro i quali vivono oggi in occidente. Non parliamo delle élite occidentali, parliamo del popolo occidentale, in quanto se i confini dovessero collassare a farne le spese non saranno i grandi capitani d&#8217;industria ma sarà l’operaio, l&#8217;impiegato, l&#8217;infermiere, il medico, il tassista, il negoziante, il disoccupato, l&#8217;anziano, la coppia con figli dove un solo genitore a fatica ha trovato lavoro.<br />
La lotta mediatica contro il presidente americano e la sua idea dell&#8217;inviolabilità dei confini sarà totale, i paragoni con gli altri governi che si pongono sulla stessa linea politica saranno immediati e feroci, se poi le forze di sicurezza americane dovessero rispondere alla violenza con altrettanta violenza, la campagna mediatica contro Trump, e contro chi come anche il nostro paese ha scelto di avere confini non permeabili, diventerà una vera a propria guerra di informazione con vari movimenti pronti a scendere in piazza contro il &#8220;tiranno&#8221; e con le ormai note immagini simbolo pronte a fare il giro del mondo.<br />
Il presidente americano in questa lotta ideologica non difende le élite, non difende un&#8217;idea &#8220;fascista&#8221; dello stato, ma cerca solamente di far comprendere a chi vuole distruggere la nostra società che non potrà utilizzare le masse dei disperati come strumento atto a determinare la fine delle democrazie occidentali.<br />
Saranno giorni cruciali quelli che ci attendono e anche se saranno fatti che si svolgeranno a migliaia di chilometri da casa nostra, impatteranno duramente sul nostro presente e ancora di più sul nostro futuro, quindi prima di prendere una posizione valutate bene che messaggio l’informazione sta cercando di trasmettere e se questo messaggio è a tutela vostra o di interessi molto più grandi di voi.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-difesa-dei-confini-un-diritto-inalienabile-per-ogni-uomo-di-stato-anche-di-trump/">La difesa dei confini, un diritto inalienabile per ogni uomo di stato: anche di Trump</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gli Stati Uniti denunceranno il trattato INF: una scelta obbligata e non solo per via della Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 04:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante cose avete sentito riguardo il trattato INF che gli Stati Uniti si dicono pronti a denunciare nelle prossime settimane? Oggi cerchiamo di fare un poco di chiarezza sulla catena di eventi che ha portato il presidente Trump a dichiarare di essere pronto a stracciare un accordo che aveva garantito per decenni una decisa riduzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quante cose avete sentito riguardo il trattato INF che gli Stati Uniti si dicono pronti a denunciare nelle prossime settimane? Oggi cerchiamo di fare un poco di chiarezza sulla catena di eventi che ha portato il presidente Trump a dichiarare di essere pronto a stracciare un accordo che aveva garantito per decenni una decisa riduzione del numero di armi nucleari in &#8220;air trigger alert&#8221;, e l&#8217;eliminazione di quelle che sono state definite le armi più pericolose mai messe in campo dal genere umano.<br />
Parliamo naturalmente dei missili nucleari a raggio intermedio. Ma perché queste armi sono ed erano reputate le più pericolose mai costruite? Esistevano ed esistono ordigni molto più potenti in termini assoluti, come ad esempio i missili ospitati nei silos oppure quelli dotati di testate multiple che si trovano a bordo dei sottomarini lanciamissili. Tuttavia i missili a raggio intermedio possedevano due caratteristiche intrinseche che li rendevano terrificanti: si tratta del loro tempo di volo e del tempo per la preparazione al lancio. Ad esempio il missile americano Pershing 2 poteva coprire una distanza di circa 1100 km in poco più di 9 minuti, mentre per essere lanciato impiegava solo un 3/4 minuti quando in stato di massima allerta. Ecco che in meno di un quarto d&#8217;ora i centri di comando e controllo e la stessa capitale sovietica erano potenzialmente oggetto di un attacco americano. Questo fatto aumentava, e di molto, le probabilità che un errore di valutazione della minaccia da parte dei sovietici, o a parti invertite dagli americani, potesse scatenare una guerra termonucleare globale.<br />
Ecco perché i missili a raggio intermedio sono considerati armi estremamente pericolose.<br />
Oggi la decisione americana è figlia dello sviluppo, più o meno segreto, da parte di Mosca di vettori in grado di violare i termini di INF. Questi vettori sono i missili da crociera e balistici Iskander, e il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, che di fatto ha già violato INF, essendo un missile da crociera con gittata dichiarata superiore ai 500 km, così come alcuni missili balistici classificati come intercontinentali, come l&#8217;RS-26, ma in grado secondo gli americani di abbreviare il loro tempo di volo così da diventare missili a raggio intermedio.<br />
La scelta russa di violare palesemente INF deriva tuttavia dalla scelta americana di denunciare un altro trattato che aveva messo fine alla corsa agli armamenti: parliamo del trattato ABM e cioè di quell&#8217;accordo che limitava l&#8217;impiego dei sistemi antimissile. Essendo impossibile per la Russia creare in tempi rapidi un sistema di difesa missilistica multistrato come quella americana, la scelta di Putin è stata quella di pareggiare il bilancio strategico sviluppando armi in grado di violare INF oppure di portare inesorabilmente la distruzione nucleare sul suolo americano, così come accaduto con il drone nucleare sottomarino STATUS-6 o il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, come detto già testato da Mosca.<br />
L&#8217;America di Trump non ha fatto altro che prendere atto del totale collasso dell&#8217;impianto politico-diplomatico-militare sul quale si sorreggeva la diade INF-ABM, fatto ben noto non solo a noi ma a gran parte degli analisti strategici mondiali. Per noi quindi la scelta americana è tutt&#8217;altro che una sorpresa.<br />
Potremo quindi vedere nuovamente i missili a raggio intermedio tornare in Europa? La nostra risposta è sì. Ma non crediate di vedere questi sistemi d&#8217;arma in Germania o in Italia, così come avvenne negli anni 80. Se i missili a raggio intermedio (IRBM) torneranno nel vecchio continente essi saranno dispiegati in Polonia, in Romania ed in Ucraina, una minaccia mortale e costante a Mosca.<br />
Considerate che la distanza tra la Polonia e Mosca è di circa 1000 Km mentre quella dai luoghi di lancio in Ucraina e Mosca potrebbe essere di circa 700 km. Per darvi un&#8217;idea del livello di minaccia per Mosca vi ricordiamo che la distanza tra Cuba e Washington è di circa 1800 km. Se i missili americani dovessero arrivare in Ucraina, attendetevi una crisi molto simile a quella di Cuba che fu gestita ai tempi da JFK.<br />
Ma i missili a raggio intermedio non sono e non saranno funzionali agli Stati Uniti solo in funzione anti-russa. Questi missili potrebbero riportare rapidamente in equilibrio uno scacchiere che ultimamente vede gli Stati Uniti in crescente difficoltà: parliamo del Mar Cinese Meridionale dove la strategia &#8220;anti-access/area denial&#8221; di Pechino rischia di tagliare fuori i grandi gruppi di attacco portaerei americani da una regione cruciale per il dominio dell&#8217;Oceano Pacifico.<br />
I missili balistici a raggio intermedio in particolare, se dispiegati nei pressi della Cina, potrebbero essere in grado di eliminare rapidamente, e senza possibilità cinese di reazione locale, il sistema &#8220;anti-access/area denial&#8221; messo in campo da Pechino. Ecco perché la scelta di Trump, e per proprietà transitiva di John Bolton, deve obbligatoriamente essere letta anche in chiave anti-cinese.<br />
Nei fatti i missili balistici a raggio intermedio, ed in particolare l&#8217;apice occidentale del loro sviluppo operativo il Pershing 2, sono da considerarsi molto simili ad un&#8217;arma ipersonica. Il Pershing 2 viaggia a circa 10 volte la velocità del suono in fase di rientro e la sua accuratezza mediante i nuovi sistemi di guida sarebbe di circa 10 metri.<br />
Per impiegare i Pershing 2 in funzione anti-cinese esiste una sola via percorribile, in quanto riteniamo inverosimile il loro dispiegamento a Taiwan. Gli Stati Uniti dovrebbero costruire unità navali dedicate per il trasporto e il lancio di questi vettori, l&#8217;equivalente di un TEL terrestre ma trasposto in campo navale, una specie di portacontainer (come stazza e dimensioni), ma equipaggiata con i Pershing 2.<br />
Il terzo vantaggio di avere dispiegati i missili a raggio intermedio sia al confine russo che al confine cinese renderebbe teoricamente disponibile per il presidente americano una capacità di attacco immediato (circa 15 minuti dall&#8217;ordine all&#8217;arrivo sul bersaglio del vettore) su scala globale senza dover creare un nuovo sistema ipersonico basato sulla madrepatria americana.<br />
Va inoltre considerato il fatto che le nuove unità lanciamissili di superficie potrebbero essere considerate, se venissero costruite, la quarta parte di quella che oggi consideriamo &#8220;triade nucleare&#8221; basata sui missili intercontinentali presenti nei silos, i missili balistici presenti nei sottomarini e gli ordigni atomici aviolanciati. La nuova parte della dottrina di deterrenza americana sarebbe tuttavia una pericolosissima scommessa in grado di mettere in gioco la civiltà stessa che l&#8217;uomo ha faticosamente costruito.<br />
Questo post non vuole essere per nessun motivo un mezzo di sostegno alla necessità di dispiegare i missili a raggio intermedio in Europa o al largo della Cina, anzi la nostra politica chiede da sempre il bando per le armi atomiche in Air Trigger Alert. Questo post serve a tutti noi per ragionare sui possibili scenari e sulle necessità strategiche che potrebbero far sì che gli IRBM tornino ad alimentare la paura di una nuova guerra, iniziata per &#8220;errore&#8221;.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gli-stati-uniti-denunceranno-il-trattato-inf-una-scelta-obbligata-e-non-solo-per-via-della-russia/">Gli Stati Uniti denunceranno il trattato INF: una scelta obbligata e non solo per via della Russia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Un blocco russo per il Mar d&#8217;Azov?</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 18:44:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mar d&#8217;Azov è un bacino chiuso del Mar Nero, il cui limite meridionale è lo stretto di Kerch. Sul Mar d&#8217;Azov si affacciano le coste della penisola di Crimea della Russia e dell&#8217;Ucraina la cui città principale è Mariupol. In questi giorni si è osservata una spiccata attività militare russa, in particolare la presenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Mar d&#8217;Azov è un bacino chiuso del Mar Nero, il cui limite meridionale è lo stretto di Kerch. Sul Mar d&#8217;Azov si affacciano le coste della penisola di Crimea della Russia e dell&#8217;Ucraina la cui città principale è Mariupol.<br />
In questi giorni si è osservata una spiccata attività militare russa, in particolare la presenza di pattugliatori della flotta del Mar Nero, un aeromobile Tupolev TU-214 SR, dedicato ad attività di comando e controllo delle forze russe, con spiccate capacità di ricognizione e SIGIN (Signal Intelligence), nonché il dispiegamento di sistemi di difesa aerea a corto raggio di ultima generazione (Pantsir S1 &#8211; SA-22 Greyhound -).<br />
Il dispositivo russo potrebbe essere funzionale a bloccare l&#8217;accesso delle unità ucraine al Mar d&#8217;Azov come ritorsione all&#8217;attentato che ieri è costato la vita al leader della Repubblica di Donetsk Zakharcenko. Le autorità russe hanno accusato direttamente l&#8217;Ucraina di essere responsabile della morte del leader indipendentista che ha perso la vita dopo che una bomba è stata fatta esplodere in un ristorante dove egli si recava spesso in compagnia dei suoi più fedeli collaboratori.<br />
La portavoce del ministero degli esteri russo ha affermato che l&#8217;Ucraina ha scelto &#8220;la strada della guerra di sangue&#8221; mentre Putin ha ricordato che mai la popolazione filorussa del Donbass verrà abbandonata al suo destino.<br />
Va inoltre ricordato che la Crimea sta soffrendo una gravissima crisi idrica dopo che le autorità ucraine hanno deciso di interrompere il flusso di acqua che dal fiume Dniepr riforniva la penisola, e che rappresentava la principale risorsa idrica per l&#8217;agricoltura e l&#8217;industria della regione.<br />
La persistente carenza idrica sta distruggendo la produzione agricola e sta creando preoccupazioni nella popolazione.<br />
Secondariamente non bisogna dimenticare che i destini del Donbass, dell&#8217;Ucraina Orientale e della Siria sono intimamente legati. Nella nostra visione se gli Stati Uniti decidessero di minare l&#8217;attuale relativa stabilità del paese mediorientale, a scapito della Russia e di Al Assad, Putin potrebbe ordinare di destabilizzare la parte orientale dell&#8217;Ucraina e creare quel ponte di terra che permetta anche il controllo del canale che dal Dniepr riforniva di acqua la penisola di Crimea.<br />
In questa ottica predisporre un blocco dello stretto di Kerch sarebbe il primo passaggio di una più vasta offensiva che potrebbe vedere direttamente impegnate le forze russe con l&#8217;obiettivo di congiungere fisicamente la Crimea con la restante parte della madrepatria russa.<br />
La situazione in Siria e nel Donbass va osservata simmetricamente. Vi terremo informati. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/un-blocco-russo-per-il-mar-dazov/">Un blocco russo per il Mar d’Azov?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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