<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Prima pagina | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
	<atom:link href="https://www.geopoliticalcenter.com/category/prima-pagina/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.geopoliticalcenter.com</link>
	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Tue, 24 Oct 2023 10:00:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.4</generator>
	<item>
		<title>Il potenziale missilistico dell&#8217;Hezbollah libanese e la sua valenza strategica in una guerra contro Israele</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-potenziale-missilistico-dellhezbollah-libanese-e-la-sua-valenza-strategica-in-una-guerra-contro-israele/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-potenziale-missilistico-dellhezbollah-libanese-e-la-sua-valenza-strategica-in-una-guerra-contro-israele</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 10:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geopoliticalcenter.com/?p=47960</guid>

					<description><![CDATA[<p>La missilistica è dalla metà degli anni 90 uno degli strumenti di deterrenza strategica adottati dall&#8217;Hezbollah libanese. Oggi nell&#8217;ottobre 2023 questo strumento si è espanso fino a raggiungere un arsenale che conta circa 140000, si avete letto bene, centoquarantamila, missili e razzi tutti puntati su un solo paese: Israele. A differenza degli anni 90 e [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-potenziale-missilistico-dellhezbollah-libanese-e-la-sua-valenza-strategica-in-una-guerra-contro-israele/">Il potenziale missilistico dell’Hezbollah libanese e la sua valenza strategica in una guerra contro Israele</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La missilistica è dalla metà degli anni 90 uno degli strumenti di deterrenza strategica adottati dall&#8217;Hezbollah libanese. Oggi nell&#8217;ottobre 2023 questo strumento si è espanso fino a raggiungere un arsenale che conta circa 140000, si avete letto bene, centoquarantamila, missili e razzi tutti puntati su un solo paese: Israele.</p>
<p>A differenza degli anni 90 e dei primi anni 2000, la tipologia di razzi a disposizione dell&#8217;Hezbollah è radicalmente mutata: mentre all&#8217;inizio la capacità di attacco era unicamente affidata a razzi non guidati di derivazione sovietica a corto raggio (Katyusha o Grad), oggi si affiancano ad essi decine di migliaia di razzi pesanti a medio raggio (sempre non guidati) e circa mille missili guidati che posseggono una affidabilità ed una precisione più che sufficiente, necessaria a perseguire la missione loro affidata: distruggere le infrastrutture chiave di Israele. Questo perché è radicalmente mutato lo scopo della missilistica dell&#8217;Hezbollah che precedentemente era pensata esclusivamente per arrecare danno agli insediamenti israeliani della Galilea e cercare di colpire duramente le forze armate di Gerusalemme che operano nella medesima area. Oggi invece la missilistica della milizia sciita libanese ha come obiettivo primario quello di distruggere o danneggiare i siti strategici, civili e militari, di Israele. In caso di conflitto con l&#8217;Hezbollah, oppure in caso di guerra tra Iran ed Israele, i libanesi al servizio degli iraniani cercherebbero di colpire: gli aeroporti israeliani, i centri di comando, i siti della difesa aerea, la centrale nucleare di Dimona, le centrali elettriche, gli impianti industriali, le piattaforme gasifere, i terminale petroliferi, i porti, gli impianti per il trattamento delle acque e i centri abitati israeliani.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Per fare ciò Hezbollah dispone di:</p>
<ol style="list-style-type: upper-roman;">
<li>80-90 mila razzi a corto raggio Falaq-1, Falaq-2, Shahin-1 Katyusha, alcuni con la capacità di trasportare submunizioni utilizzati per colpire gli insediamenti israeliani posti entro 30 km dal confine con il Libano;</li>
<li>30-40 mila razzi pesanti a medio e lungo raggio Fajr-3, Fajr-5, Khaibar-1,<span class="Apple-converted-space">  </span>in grado di colpire bersagli tra i 70 e i 90 km dal confine tra Libano ed Israele, questi vettori tipicamente non guidati hanno ampiamente la capacità di raggiungere le città di Haifa ed Hadera;</li>
<li>circa 1000 missili balistici guidati ad alta precisione Zelzal-1, Zelzal-2, Fath-110 in grado di colpire con alta velocità e accuratezza le installazioni strategiche di Israele e che rappresentano, in caso di guerra aperta, una minaccia concreta all&#8217;operatività dell&#8217;aeronautica di Israele. Questi vettori, vista la loro alta velocità, possono essere ingaggiati dal sistema antimissile &#8220;fionda di Davide&#8221; e da una parte limitata dei vettori impiegati di &#8220;Iron Dome&#8221;;</li>
<li>missili antinave C-802 e P-800 Oniks (Yakhont) designazione NATO SS-N-26 Strobile, con portata fino a 300 km in grado di colpire sia le piattaforme gasifere israeliane, sia il naviglio miliare alleato nel Mediterraneo. Tali vettori possono anche essere impiegati come missili da crociera contro bersagli terresti di elevato valore strategico come la centrale nucleare di Dimona.</li>
<li>missili antinave C-802 e P-800 Oniks (Yakhont) designazione NATO SS-N-26 Strobile, con portata fino a 300 km in grado di colpire sia le piattaforme gasifere israeliane, sia il naviglio miliare alleato nel Mediterraneo. Tali vettori possono anche essere impiegati come missili da crociera contro bersagli terresti di elevato valore strategico come la centrale nucleare di Dimona.</li>
</ol>
<p>La gran parte dei vettori in oggetto è di progettazione sovietica o iraniana, mentre i vettori antinave sono di progettazione cinese e russa. Risulta impossibile per Israele intercettare con efficacia tutti i vettori che vi abbiamo presentato, per cui, in caso di conflitto, l&#8217;unica strategia funzionale ad evitare danni devastanti per Israele sarà quella di eliminare i lanciatori prima che i vettori li abbiano abbandonati. In questo contesto il supporto della potenza militare americana, dei suoi caccia basati a terra e dei gruppi attacco portaerei sarà decisiva. Anche per questi motivi non attendiamo una operazione di terra a Gaza prima dell&#8217;arrivo in Mediterraneo della Portaerei Eisenhower e del suo gruppo attacco.</p>
<p>Israele può vincere da solo la guerra contro l&#8217;Hezbollah libanese ma se vuole avere successo senza dover ricostruire parti importanti delle proprie infrastrutture dovrà ricorrere al supporto americano.</p>
<p>Israele e gli Stati Uniti in questa fase di conflitto saranno una sola entità militare, nell&#8217;interesse di ambedue le parti di questa alleanza militare.</p>

                    <div id="pdrp_endAttribution">
                    photo by:
                    
                        <a  href="http://flickr.com/12982516@N02/3987394875" target="_blank" class="pdrp_link pdrp_attributionLink">
                        David Holt London</a>
                    </div><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-potenziale-missilistico-dellhezbollah-libanese-e-la-sua-valenza-strategica-in-una-guerra-contro-israele/">Il potenziale missilistico dell’Hezbollah libanese e la sua valenza strategica in una guerra contro Israele</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Le radici del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian”</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/le-radici-del-conflitto-tra-armenia-ed-azerbaigian/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-radici-del-conflitto-tra-armenia-ed-azerbaigian</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 19:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Armenia Azerbaigian]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=46450</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il conflitto che si sta attualmente svolgendo nel Caucaso tra Armenia e Azerbaigian ha lontane origini e non è nemmeno il primo che intercorre tra i due paesi. Chi in effetti prima d&#8217;ora aveva mai sentito parlare del Nagorno-Karabakh fuori dai circoli degli adetti ai lavori o azeri o della diaspora armena? Ben pochi. Già [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/le-radici-del-conflitto-tra-armenia-ed-azerbaigian/">“Le radici del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian”</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il conflitto che si sta attualmente svolgendo nel Caucaso tra Armenia e Azerbaigian ha lontane origini e non è nemmeno il primo che intercorre tra i due paesi.</p>
<p>Chi in effetti prima d&#8217;ora aveva mai sentito parlare del Nagorno-Karabakh fuori dai circoli degli adetti ai lavori o azeri o della diaspora armena? Ben pochi. Già prima dell&#8217;indipendenza dall&#8217;Unione Sovietica, la regione autonoma è integrata alla Repubblica socialista sovietica dell&#8217;Azerbaigian benché popolata maggioritariamente al 95% da armeni e nel 1988 diventa il primo conflitto interetnico all&#8217;interno dei confini dell&#8217;URSS. Questo conflitto è stato rivelatore sullo stato delle relazioni tra le nazionalità dell&#8217;URSS e sul fatto che il federalismo sovietico avesse raggiunto ormai la data di scadenza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Adesso vi chiederete perché una regione a popolazione maggioritaria armena sia finita sotto il controllo di Baku anziché Erevan? E qui facciamo un ulteriore balzo indietro nel tempo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Dopo lunghe ed alterne vicende che vedono contrapposta la Russia alla Persia, il 14 maggio 1805 con il Trattato di Kurekchay<span class="Apple-converted-space">  </span>firmato tra Ibrahim Khalil, Khan del Karabakh e il generale Pavel Tsitsianov per conto dello Zar Alessandro I, la regione passa sotto il controllo russo con l&#8217;abolizione del Khanato e l&#8217;integrazione al Governatorato Elisabethpol del Vicereame del Caucaso. Da allora le sorti della regione sono controllate secondo il volere (o i capricci) di Mosca.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Con la Rivoluzione di febbraio 1917, lo Zar Nicola II abdica e il governo provvisorio russo scioglie il Vicereame e trasferisce il potere al Comitato Speciale Transcaucasico. Con la Rivoluzione d&#8217;Ottobre, il comitato viene trasformato in commissariato e in febbraio 1918 è proclamata l&#8217;indipendenza con il nome di Repubblica Federativa Democratica Transcaucasica. Nato dalla confusione e dal susseguirsi degli eventi a Pietroburgo, questo stato appena nato, ebbe la vita molto breve. Un mese dopo, la Georgia seguita da Armenia e Azerbaigian proclamano le loro indipendenze.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Quando nel dicembre 1920 l&#8217;Armenia perde la sua indipendenza, era implicitamente ammesso che il suo territorio avrebbe compreso il Nagorno-Karabakh. Ma il neo-potere moscovita per soddisfare la Turchia kemalista decise di integrare quel territorio all&#8217;Azerbaigian nel 1923 ma con il solo statuto di regione autonoma. Questo significava allora dipendere totalmente dalle scelte politiche di Baku. Alla fine, nonostante la mutilazione territoriale, gli armeni ancora scossi dal genocidio del 1915 accettano malvolentieri ma vedono anche il potere sovietico come una &#8220;protezione&#8221;. Se il sentimento nazionale armeno era soffocato dallo stalinismo, con<span class="Apple-converted-space">  </span>Krusciov invece resuscita. Nell&#8217;ottica di intrattenere buoni rapporti con Ankara, l&#8217;Urss decide di non insistere più di tanto sui fatti del 1915. E questo ha contribuito non poco alla rinascita del sentimento nazionale armeno e per il cinquantesimo anniversario del genocidio, la regione autonoma reclama di essere integrata alla RSS Armena, senza esito.</p>
<p><br />Con la perestrojka, il Karabakh presenta una petizione firmata da 80mila persone (tutti gli adulti o quasi della regione) a Gorbaciov per chiedere una revisione dei confini. Di nuovo, la domanda cade nel vuoto ma se la petizione è stata inviata direttamente al Segretario Generale del PCUS, la risposta che arriva dopo un anno di silenzio non è personale, ma direttamente dall&#8217;amministrazione del partito e per di più negativa. E qui subentra un altro evento esterno al caucaso: Chernobyl. Fino all&#8217;esplosione della centrale nucleare, il rischio ambientale e l&#8217;inquinamento erano per l&#8217;Urss fenomeni che affliggevano solo i paesi capitalisti. Con l&#8217;esplosione della centrale cadde un altro tabù. L&#8217;Armenia e il Karabakh prendono di colpo coscienza che buona parte delle industrie<span class="Apple-converted-space">  </span>pericolose del paese si trovano sui loro territori e Erevan arriva in testa alla classifica delle città inquinate per quanto riguarda il monossido di carbone.<span class="Apple-converted-space">  </span>L&#8217;Armenia e gli armeni da allora si sentono sotto assedio: da una parte la pressione demografica nel Karabakh da parte azera che vede la loro presenza crescere, dall&#8217;altra il fenomeno ambientale. La minaccia è dunque un fatto fisico e reale ed è proprio questo sentimento che fa saltare il coperchio nel 88 con le manifestazioni di Stepanakert.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>18 febbraio 1988, a Erevan e Stepanakert si svolgono manifestazioni imponenti mentre la paralisi è totale dovuta anche allo sciopero generale. La parola d&#8217;ordine è: Un popolo, una repubblica. Ma anche qui non è il sistema sovietico che viene messo in causa e chiedono che venga applicato il principio leninista dell&#8217;autodeterminazione. Dopo il rifiuto di Mosca di prendere una decisione scomoda, il Soviet della regione autonoma decide a larga maggioranza di separarsi da Baku per unirsi alla RSS armena. Cioè un organo non democratico che si fa portavoce del sentimento popolare locale. A Stepanakert, dopo una settimana di manifestazioni, sono i giovani azeri che scendono per strada e si registrano le prime due vittime, entrambe azere. Per vendetta, è il turno della capitale azera ad infiammarsi nella citta di periferia industriale di Sumgait e i suoi quartieri misti. Il bilancio terribile di due notti di violenza è ufficialmente di 32 morti, senza contare i numerosi feriti e episodi di stupri. A questo evento venne dato il nome di pogrom di Sumgait.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Alla fine, con la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, quello che poteva significare libertà e democrazia (come per il caso dei paesi baltici), per altri significava l&#8217;inizio di un periodo di insicurezza, instabilità, di presa del potere da parte delle oligarchie nazionali e del proseguimento di conflitti mai spenti ma solo soffocati. Ci siamo soffermati su questo spaccato di quasi 200 anni di storia per fornire una base e cercare di comprendere il perché alcuni territori che erano etnicamente omogenei si sono ritrovati di fatto sotto controllo straniero. Il conflitto attuale tra i 2 paesi è anche il frutto della sconfitta del sistema sovietico nel gestire i popoli che la componevano.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/le-radici-del-conflitto-tra-armenia-ed-azerbaigian/">“Le radici del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian”</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Geopolitica alla Radio: l’Unione Europea, uno strumento di dominazione tedesco</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/geopolitica-alla-radio-lunione-europea-uno-strumento-di-dominazione-tedesco/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=geopolitica-alla-radio-lunione-europea-uno-strumento-di-dominazione-tedesco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2017 19:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica alla Radio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=23509</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questa puntata della nostra rubrica di Geopolitica alla Radio abbiamo affrontato il tema dell&#8217;Europa, e dell&#8217;Unione Europa per come è strutturata oggi, che deve affrontare le nuove sfide, ma anche le nuove possibilità relative al rapporto con l&#8217;America di Donald Trump, il quale senza dubbio osserva l&#8217;Euro e l&#8217;Unione Europea come uno &#8220;strumento di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/geopolitica-alla-radio-lunione-europea-uno-strumento-di-dominazione-tedesco/">Geopolitica alla Radio: l’Unione Europea, uno strumento di dominazione tedesco</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata della nostra rubrica di <strong>Geopolitica alla Radio</strong> abbiamo affrontato il tema dell&#8217;Europa, e dell&#8217;Unione Europa per come è strutturata oggi, che deve affrontare le nuove sfide, ma anche le nuove possibilità relative al rapporto con l&#8217;America di Donald Trump, il quale senza dubbio osserva l&#8217;Euro e l&#8217;Unione Europea come uno &#8220;strumento di dominazione tedesca&#8221;<br />
Buon Ascolto </p>
<p><a  class="spreaker-player" href="https://www.spreaker.com/user/equilibriumnetwork/europa-crisi-continua-rubrica-n-12-di-eq" data-resource="episode_id=10390643" data-theme="light" data-autoplay="true" data-playlist="false" data-cover="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/original/50c9834cc94f1534c289544f5440d993.jpg" data-width="100%" data-height="400px">Ascolta Europa: crisi continua&#8230; &#8211; Rubrica n.12 di Equilibrium Network con Geopoliticalcenter.com &#8211; Stagione 2 &#8211; 2016/17&#8243; su Spreaker.</a><script async src="https://widget.spreaker.com/widgets.js"></script></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/geopolitica-alla-radio-lunione-europea-uno-strumento-di-dominazione-tedesco/">Geopolitica alla Radio: l’Unione Europea, uno strumento di dominazione tedesco</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il primo discorso da Presidente di Trump: emerge il Neo-Isolazionismo</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/primo-discorso-presidente-trump-neo-isolazionismo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=primo-discorso-presidente-trump-neo-isolazionismo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2017 20:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=23487</guid>

					<description><![CDATA[<p>E&#8217; un mutamento radicale della politica estera americana quello del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a partire da quel&#8217; &#8220;America first&#8221;, scandito, ripetuto due volte nel discorso di insediamento. Un principio che, in funzione del perseguimento degli interessi nazionali degli USA, sia economici che geopolitici, sarà alla base delle relazioni internazionali tra Washington [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/primo-discorso-presidente-trump-neo-isolazionismo/">Il primo discorso da Presidente di Trump: emerge il Neo-Isolazionismo</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un mutamento radicale della politica estera americana quello del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a partire da quel&#8217; &#8220;America first&#8221;, scandito, ripetuto due volte nel discorso di insediamento. Un principio che, in funzione del perseguimento degli interessi nazionali degli USA, sia economici che geopolitici, sarà alla base delle relazioni internazionali tra Washington e il resto del mondo e che può essere riassunto nella frase </p>
<blockquote><p>&#8220;Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, sull&#8217;immigrazione, sulla politica estera, verrà presa a vantaggio dei lavoratori americani e delle famiglie americane.&#8221;</p></blockquote>
<p>Trump esprime una concezione del mondo antropologicamente pessimistica, ed ostile agli interessi statunitensi: un mondo instabile, caotico, pronto a cadere sotto l&#8217;influenza cinese. Da queste premesse si determina lo stop immediato a quelle politiche volte ad incentivare la globalizzazione, a favorire il commercio completamente deregolato. Ne deriva anche lo stop ai trattati commerciali, come TTIP, che secondo Trump riducono la sovranità americana, e al NAFTA accusato di essere il primo motore della deindustrializzazione degli Stati Uniti.<br />
Secondo Trump gli Usa hanno passato troppo tempo, e speso troppi soldi, per difendere le frontiere esterne degli alleati ignorando trascurando l&#8217;effettivo ritorno interno per gli Stati Uniti.<br />
Trump non prospetta nessun interventismo, piuttosto un interventismo limitato ai casi forieri di frutti per gli Stati Uniti, e una nuova industrializzazione che assicurerà crescita, ricchezza, benessere e conseguentemente la stabilità degli Stati Uniti. Sarà imprescindibile, dunque, rinsaldare e riequilibrare le vecchie alleanze, facendo sì ad esempio che l&#8217;Europa decida di allocare il 2% del PIL per le spese militari, così come richiesto dagli impegni relativi alla funzionalità della NATO. Trump ha però anche affermato che l&#8217;America vuole &#8220;forgiare&#8221; nuove alleanze, per modificare l&#8217;assetto geopolitico del mondo e focalizzare gli sforzi delle grandi potenze contro il &#8220;terrorismo islamico estremista&#8221;.</p>
<blockquote><p>L&#8217;isis sarà spazzato via dalla faccia della terra</p></blockquote>
<p> Ed è la prima volta dopo otto anni che un presidente americano nomina la parola terrorismo islamico, parola che era diventata un vero e proprio Tabu, per l&#8217;America a per il mondo, durante l&#8217;amministrazione Obama. Questa postura di Trump non può essere definita &#8220;isolazionista&#8221;, in quanto l&#8217;America non rinuncia alla sua proiezione di potenza a livello militare, fatto che caratterizza il &#8220;neo-isolazionismo&#8221;.</p>
<p>Nazionalismo, neo-isolazionismo, realismo saranno dunque i principi cardine della presidenza Trump, senza dimenticare il progetto relativo ad un nuovo piano economico ed industriale che mira alla piena occupazione, in quanto Trump si prefigge di </p>
<blockquote><p>&#8220;togliere la nostra gente dai servizi di assistenza sociale per ridarle un lavoro&#8221;,</p></blockquote>
<p> Pesanti sono stati infatti gli attacchi all&#8217;establishment politico ed istituzionale americano, reo di aver quasi trasformato la democrazia americana in una autocrazia oligarchica, una classe politica incapace di far fronte alle necessità e rinchiusasi nelle stanze del potere.<br />
Un presidente che si prefigge di restituire il potere al popolo e che ha fatto riferimento ad un &#8220;movimento&#8221; (si va verso un tripolarismo anche nel sistema US?), come nuova forza vitale della democrazia americana. </p>
<p>Infine quello che sembra essere la caratteristica primaria del neo-isolazionismo americano, la voglia, il desiderio, l&#8217;obiettivo di contagiare il resto del mondo con il virus visionario di Trump. Il desiderio di far apparire agli alleati, e forse anche ai nemici, l&#8217;America del nuovo corso di Trump come il più fulgido esempio di un paese lanciato sulla via del progresso e del benessere. Una visione che trascende dai quattro anni della presidenza e che va oltre anche il periodo temporale dei due mandati presidenziali. Il Neo-Isolazionismo di Trump a nostro avviso si prefigge di cambiare per sempre non solo gli Stati Uniti d&#8217;America, ma il mondo intero ed indirizzare lo sviluppo del pianeta per i prossimi decenni, non sappiamo se egli riuscirà, ma questo è a nostro avviso il suo vero obiettivo. Quando sentirete dire che Trump è un isolazionista, pensate a questo nostro editoriale e definitelo Neo-Isolazionista, perché egli, e il suo pensiero, non starà immobile dentro i confini americani </p>
<blockquote><p>&#8220;Non cercheremo di imporre il nostro sistema di vita a nessuno, ma, piuttosto, lo faremo risplendere al punto da farne un esempio che chiunque possa seguire.&#8221;<br />
Donald John Trump 45° Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America</p></blockquote><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/primo-discorso-presidente-trump-neo-isolazionismo/">Il primo discorso da Presidente di Trump: emerge il Neo-Isolazionismo</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dove sono le portaerei americane nel mondo</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/dove-sono-le-portaerei-americane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dove-sono-le-portaerei-americane</link>
					<comments>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/dove-sono-le-portaerei-americane/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Image Analyst]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 17:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Portaerei]]></category>
		<category><![CDATA[Posizione portaerei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=6689</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le informazioni che seguono sono reperite on line su fonti non coperte da segreto militare, chiunque le può trovare ma deve sapere dove cercare. Le posizioni sono stimate non in tempo reale e non possono e non vogliono compromettere l&#8217;operatività delle unità citate Comprendere dove siano le forze dell&#8217;aviazione o dell&#8217;esercito è sempre complesso senza [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/dove-sono-le-portaerei-americane/">Dove sono le portaerei americane nel mondo</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Le informazioni che seguono sono reperite on line su fonti non coperte da segreto militare, chiunque le può trovare ma deve sapere dove cercare. Le posizioni sono stimate non in tempo reale e non possono e non vogliono compromettere l&#8217;operatività delle unità citate</strong></em></p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/Portaerei-Classe-Nimizt.jpg" class="thickbox no_icon" title="Portaerei Classe Nimizt"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4308" title="Portaerei Classe Nimizt" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/Portaerei-Classe-Nimizt-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a> Comprendere dove siano le forze dell&#8217;aviazione o dell&#8217;esercito è sempre complesso senza disporre di informazioni riservate, le portaerei invece sono unità che quando si muovono fanno molto &#8220;rumore&#8221; e per questo possiamo seguirle.</p>
<p><strong>Portarei Nucleare Bush (CVN-77)</strong></p>
<p>Salpata il 21 Gennaio 2017 da Norfolk diretta nel Mediterraneo e nel settore operativo della 5° Flotta, Mar Rosso, Mare Arabico, Golfo Persico. La attendiamo nel mediterraneo il giorno 8 di Febbraio 2017</p>
<p><strong>Portaerei nucleare USS Carl Vinson (CVN-70) </strong></p>
<p>Al largo della Penisola di Corea, gruppo di attacco congiunto con 3 unità maggiori della Marina Giapponese </p>
<p><strong>Portaerei nucleare USS Ronald Reagan (CVN-76) </strong></p>
<p>Base di Yokosuka (Giappone)</p>
<p><strong>Portaerei nucleare Truman (CVN-75)</strong></p>
<p>In attesa di manutenzione </p>
<p><strong>Portarei Nucleare Eisenhower (CVN-69)</strong></p>
<p>Base di Norfolk, rientrata dal dispiegamento </p>
<p><em>Portaerei pronte al dispiegamento </em></p>
<p><strong>Portarei Nucleare Roosevelt (CVN-71)</strong></p>
<p>Base Navale di San Diego </p>
<p><strong>Portaerei Nucleare Carl Vinson squadrone aereo imbarcato (CVN-70 San Diego)<br />
Portaerei Nucleare George Washington test preliminari (CVN-73 Norfolk) </strong></p>
<p><strong>Portarei Nucleare John Stennis (CVN-74)</strong></p>
<p>San Diego</p>
<p><strong>Portarei Nucleare Nimitz (CVN-69)</strong></p>
<p>Porto di Bremerton</p>
<p>Base navale di Norfolk </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/dove-sono-le-portaerei-americane/">Dove sono le portaerei americane nel mondo</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/dove-sono-le-portaerei-americane/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La strage di piazza Tienanmen, Cina 1989</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/la-strage-di-piazza-tienanmen-cina-1989/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-strage-di-piazza-tienanmen-cina-1989</link>
					<comments>https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/la-strage-di-piazza-tienanmen-cina-1989/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 07:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=6101</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era la primavera del 1989, un&#8217;altra primavera dopo quella di Praga e prima della primavera araba che ci accompagna da quasi quattro anni. In questa lunga primavera abbiamo assistito alla presa di posizione delle potenze mondiali sui diritti dell&#8217;uomo, sul diritto all&#8217;autodeterminazione, sul diritto alla libertà e alla democrazia. In questa situazione il ruolo cinese [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/la-strage-di-piazza-tienanmen-cina-1989/">La strage di piazza Tienanmen, Cina 1989</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/08/BeijingTiananmenSquare.jpg" class="thickbox no_icon" title="BeijingTiananmenSquare"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6118" title="BeijingTiananmenSquare" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/08/BeijingTiananmenSquare-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/08/BeijingTiananmenSquare-300x224.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/08/BeijingTiananmenSquare.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Era la primavera del 1989, un&#8217;altra primavera dopo quella di Praga e prima della primavera araba che ci accompagna da quasi quattro anni. In questa lunga primavera abbiamo assistito alla presa di posizione delle potenze mondiali sui diritti dell&#8217;uomo, sul diritto all&#8217;autodeterminazione, sul diritto alla libertà e alla democrazia. In questa situazione il ruolo cinese non è stato e non è tuttora secondario. GPC, vuole ricordare ai suoi lettori che anche la Cina fu protagonista di una &#8220;Primavera&#8221; una primavera di operai e studenti, gente comune, non borghesi arricchiti, che chiedevano al regime libertà e giustizia. Libertà di esprimersi, libertà di spostarsi, libertà di pianificare la propria vita scolastica e lavorativa, la vita della propria famiglia, il numero dei propri figli, la possiblità di fare quello che noi e voi stiamo facendo in questo momento: scrivere al mondo intero le proprie idee e poter leggere liberamente ogni scritto che l&#8217;uomo produce. In quei mesi tra l&#8217;aprile e il giugno 1989 decine di migliaia di giovani affluirono dalle campagne, uscirono dalle università, senza armi con i fiori in mano, senza esercitare alcun tipo di violenza se non occupare la piazza simbolo della Cina e del suo regime: Piazza Tienanmen.<br />
La sterminata piazza si riempì nella primavera di decine di migliaia di studenti, essi avevano osservato quanto accadeva in Europa, come il vento della libertà soffiava tra i giovani dei regimi comunisti europei. Anche all&#8217;interno del partito comunista cinese c&#8217;era chi, come Zhao Ziyang vedeva come un fatto positivo la protesta degli studenti, un mezzo per liberarsi delle storture e dei soprusi che ogni regime dittatoriale si porta con se. In quegli anni Deng Xiao Ping a ancora in vita anche se non più formalmente alla guida del paese il suo parere fu fondamentale in quei giorni, prima di speranza e poi di sangue. Un suo uomo fidato di nome Li Peng, primo ministro del governo dopo due mesi di una rivoluzione pacifica ma che ormai si stava espandendo anche in altre zone del paese dichiarò lo stato di emergenza e la legge marziale: intimando ai manifestanti di sgombrare la piazza. Zhao Ziyang fu estromesso dalla commissione centrale del partito, la sua famiglia cadde in disgrazia.</p>
<p><figure id="attachment_6119" aria-describedby="caption-attachment-6119" style="width: 184px" class="wp-caption alignleft"><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/08/Li_Peng.png" class="thickbox no_icon" title="Li_Peng"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6119" title="Li_Peng" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/08/Li_Peng.png" alt="" width="184" height="221" /></a><figcaption id="caption-attachment-6119" class="wp-caption-text">Il Primo ministro Cinese Li Peng</figcaption></figure></p>
<p>Negli ultimi giorni di maggio Li Peng diede l&#8217;ordine alle truppe che presidiavano Pechino di stroncare con la forza delle armi la rivolta, ma molti ufficiali e centinaia di soldati si rifiutarono, subendone in molti casi le conseguenze relative. Per questo motivo vennero fatte affluire truppe da regioni remote del paese non legate agli studenti e agli operai di Pechino, nella notte tra il 3 e il 4 Giugno, le truppe fedeli a Li Peng si aprirono la strada verso piazza Tienanmen sparando ad altezza d&#8217;uomo con i fucili d&#8217;assalto, con le mitragliatrici dei blindati, schiacciando con i cingoli dei carri armati decine e decine di ragazzi e ragazze.<br />
Piazza Tienanmen, la porta della pace celeste, questo il significato di Tienanmen in cinese, si ricoprì del sangue dei figli della Cina, la sterminata piazza la mattina del 4 Giugno era ricoperta da migliaia di cadaveri e biciclette deformate dai cingoli dei T-72. La Cina ha soffocato nel sangue la richiesta di libertà dei propri giovani. Oggi di quell&#8217;eposodio in Cina non si può parlare, non si può scrivere, non lo si può ricordare. Questo articolo non verrà mai letto oltre la grande muraglia elettronica che il regime ha innalzato al posto di quella di mattoni che un tempo divideva la Cina imperiale dal mondo esteno. Ma questo ricordo della storia è poca cosa, non cambierà il modo di vedere il regime cinese da parte del resto del mondo, mondo dove gli interessi economici prevalgono sui diritti umani, sul ricordo di quei sognatori coraggiosi che hanno sfidato il regime e i carri armati con libri biciclette e fiori. Pecunia Non Olet, i soldi non puzzano, per quanto ci riguarda invece i soldi cinesi puzzano parecchio e ciò accade da quel lontano 4 giungo de 1989 che vide la fine di molte vite ma anche dell&#8217;idea che in Cina il partito comunista è al potere per la volontà del popolo. Ogni regime resiste grazie alla forza delle armi, le transizioni pacifiche sono eventi rari della storia, le rivoluzioni di velluto rappresentano eventi eccezionali. Dove non esiste la democrazia per rovesciare un regime non è sufficiente protestare, bisogna necessariamente avere la capità di resistere alla reazione violenta della Nomenklatura di turno, bisogna che uomini mossi da ideali perdano la vita e che altri uomini in altri paesi dove la libertà è già stata conquistata aiutino, con le parole, i soldi e con i mezzi necessari chi lotta a rischio della vita per quella parola che oggi in molti paesi del mondo e nella stessa Cina è ancora proibita: LIBERTÀ!</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/la-strage-di-piazza-tienanmen-cina-1989/">La strage di piazza Tienanmen, Cina 1989</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/la-strage-di-piazza-tienanmen-cina-1989/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Togliere la cittadinanza ai Foreign Fighters</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/togliere-la-cittadinanza-ai-foreign-fighters/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=togliere-la-cittadinanza-ai-foreign-fighters</link>
					<comments>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/togliere-la-cittadinanza-ai-foreign-fighters/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2015 05:50:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=17449</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo post è uscito su GPC il 15 gennaio 2015, la proposta se fosse stata attuata avrebbe impedito gli attentati di Parigi del 13 novembre Questa mattina vi proponiamo un breve editoriale che rappresenta una concreta e fattibile proposta atta a complicare un poco la vita ai cosiddetti &#8220;Foreing Fighters&#8221;, i combattenti stranieri che partono [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/togliere-la-cittadinanza-ai-foreign-fighters/">Togliere la cittadinanza ai Foreign Fighters</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_.jpg" class="thickbox no_icon" title="All mine :)"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_-300x197.jpg" alt="All mine :)" width="300" height="197" class="alignleft size-medium wp-image-20207" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_-300x197.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_.jpg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_-279x184.jpg 279w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_-250x165.jpg 250w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_-288x190.jpg 288w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/11/all_mine_-103x68.jpg 103w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><em>Questo post è uscito su GPC il 15 gennaio 2015, la proposta se fosse stata attuata avrebbe impedito gli attentati di Parigi del 13 novembre</em><br />
Questa mattina vi proponiamo un breve editoriale che rappresenta una concreta e fattibile proposta atta a complicare un poco la vita ai cosiddetti &#8220;Foreing Fighters&#8221;, i combattenti stranieri che partono dal proprio paese per andare a combattere conflitti in altre parti del mondo, e con particolare riguardo a coloro i quali si recano a combattere per forze estremiste.<br />
La nostra proposta è semplice e secondo noi efficace. <strong>Togliere la cittadinanza ai Foreign Fighters</strong>, ed impedire il rientro nel nostro paese, ed in Europa, a coloro i quali sono coinvolti in tali conflitti.<br />
Questo rapido e radicale provvedimento potrebbe evitare che tali personaggi possano, dopo essersi addestrati, ed aver vissuto la devastazione della guerra che annulla spesso i sentimenti di pietà, rientrare in Italia senza alcuna limitazione della propria libertà.<br />
Perché questo provvedimento sia efficace, la legge che mira a revocare la cittadinanza a tali personaggi, deve essere frequentemente aggiornata e prevedere una lista di paesi in guerra per i quali si applica tale provvedimento, al fine di non colpire i contractor privati che ad esempio sono chiamati a gestire la sicurezza ad esempio delle installazioni petrolifere di proprietà italiane sparse per il mondo.<br />
Una seconda eccezione alla legge dovrebbe riguardare i cittadini con doppia nazionalità che combattono per il paese del quale posseggono tale cittadinanza. Riteniamo infatti un diritto ritornare nella propria terra per difenderla in caso di guerra, senza dover incorrere in sanzioni.<br />
Se una legge simile fosse stata in vigore già da tempo i terroristi di Parigi non avrebbero avuto carta bianca nel vivere e viaggiare liberamente in Europa e la pianificazione dei loro atti sarebbe stata molto più complessa.<br />
Abbiamo coscienza del fatto che ritirare la cittadinanza sia un atto radicale, tuttavia chi va a combattere di fatto contro la propria nazione, (ricordiamo che l&#8217;Europa è in guerra con i fondamentalisti islamici anche se la cosa viene sottaciuta) è reo di alto tradimento e quindi la revoca della cittadinanza é a nostro avviso un atto lecito.</p>
<div id="pdrp_endAttribution">
                    photos by:</p>
<p>                        <a  href="http://flickr.com/16048742@N08/3458184491" target="_blank" class="pdrp_link pdrp_attributionLink"><br />
                        </a> &<br />
                        <a  href="http://flickr.com/16048742@N08/3458184491" target="_blank" class="pdrp_link pdrp_attributionLink"><br />
                        </a>
                    </div><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/togliere-la-cittadinanza-ai-foreign-fighters/">Togliere la cittadinanza ai Foreign Fighters</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/togliere-la-cittadinanza-ai-foreign-fighters/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Armi Chimiche : la Minaccia e la Difesa</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/armi-chimiche-la-minaccia-e-la-difesa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=armi-chimiche-la-minaccia-e-la-difesa</link>
					<comments>https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/armi-chimiche-la-minaccia-e-la-difesa/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2015 08:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Armi Chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[WMD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=2758</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo post fu pubblicato da GPC all&#8217;epoca della crisi chimica in Siria nel 2013 lo riproponiamo oggi alla luce della minaccia chimica terroristica Le armi chimiche rappresentano per molti paesi la risposta economica e semplice da ottenere alla necessità di una certa capacità di deterrenza in alternativa alle armi nucleari. Moltissimi paesi nel mondo dispongono [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/armi-chimiche-la-minaccia-e-la-difesa/">Armi Chimiche : la Minaccia e la Difesa</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post fu pubblicato da GPC all&#8217;epoca della crisi chimica in Siria nel 2013 lo riproponiamo oggi alla luce della minaccia chimica terroristica</em></p>
<p>Le armi chimiche rappresentano per molti paesi la risposta economica e semplice da ottenere alla necessità di una certa capacità di deterrenza in alternativa alle armi nucleari.</p>
<p>Moltissimi paesi nel mondo dispongono di arsenali chimici, tutte le potenze nucleari dispongono anche di armi chimiche, e molti stati non nucleari hanno a disposizione ingenti arsenali, solo per pensare all&#8217;attualità vi facciamo l&#8217;esempio della Siria e dell&#8217;Iran.</p>
<p><figure id="attachment_2777" aria-describedby="caption-attachment-2777" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/02/Soldati-vittime-armi-chimiche.jpg" class="thickbox no_icon" title="Soldati vittime armi chimiche"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2777" title="Soldati vittime armi chimiche" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/02/Soldati-vittime-armi-chimiche-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a><figcaption id="caption-attachment-2777" class="wp-caption-text">Soldati vittime di un attacco chimico presso Ypres</figcaption></figure></p>
<p>Queste armi di distruzione di massa sono pensate per l&#8217;impiego sia contro personale militare sia contro i civili. Furono impiegate per la prima volta su larga scala dall&#8217; esercito tedesco durante la prima guerra mondiale. Nella loro prima versione non erano ordigni lanciati tramite artiglieria come avvenne in seguito ma i recipienti in pressione, contenenti gli agenti chimici, venivano aperti sul campo di battaglia quando i venti erano propizi alla loro distribuzione nelle trincee avversarie. La concentrazione di tali sostanze spesso non determinava la morte del soggetto mal lo rendeva inabile al combattimento per i problemi respiratori e la cecità. A questo punto le truppe assaltavano le trincee nemiche armate, tra l&#8217;altro, di mazze ferrate con le quali finivano i nemici agonizzanti. Ecco questa presentazione rende ben l&#8217;idea di quale livello di barbarie venga incarnato dalle armi chimiche.</p>
<p>Da allora sia il tipo di agente chimico impiegato sia la modalità di &#8220;consegna&#8221; sono evoluti notevolmente. Tra gli agenti chimici oggi presenti negli arsenali ricordiamo in modo specifico:</p>
<ul>
<li>Gli agenti nervini : Tabun ( GA ) ; Sarin ( GB ) ; Soman ( GD ) ; Methylphosphonothioic Acid ( VX )</li>
<li>Gli agenti vescicanti : le Mostarde Solfonate ( HD Iprite ) ; le Mostarde  Azotate ( HN )</li>
<li>Gli agenti soffocanti : il Fosgene ( CG ) ; il Difosgene ( DP ) ; il Cloro ( CL )</li>
</ul>
<p><a  title="Agenti Nervini" href="http://www.fas.org/cw/documents/cwagents.pdf" target="_blank">Nel seguente Link</a> trovate una esaustiva spiegazione sui tipi di agenti.</p>
<p>Per far arrivare gli agenti chimici sull&#8217;obiettivo sono impiegati: appositi proiettili da artiglieria, bombe o dispositivi di dispersione impiegati da aerei, razzi e missili balistici.</p>
<p>Oggi la maggiore minaccia, per la popolazione civile, è rappresentata da missili balistici, armati con agenti nervini che vengano lanciati su aree ad alta densità abitativa. Gli agenti nervini possono determinare sia la morte che gravi inabilità. La protezione contro tali agenti dispersi in atmosfera si ottiene con specifiche protezioni alle vie aeree ( maschere antigas ) non è necessaria la protezione totale del corpo. In caso di attacco chimico la popolazione deve essere già pronta a rispondere in modo efficace.</p>
<p>In pratica questo significa:</p>
<ul>
<li>Avere presso la propria abitazione una maschera antigas per ogni componente la famiglia</li>
<li>Essere in grado di allestire in poco tempo un ambiente interno all&#8217;abitazione protetto il più possibile dall&#8217;ambiente esterno. Questa protezione si ottiene sigillando i serramenti con nastro adesivo e plastica, chiudendo le prese d&#8217;aria esterne ( camini ; cappe ; prese d&#8217;aria della cucina )</li>
<li>Avere la possibilità, sia prima che durante che dopo l&#8217;attacco, di ricevere notizie dalle autorità per conoscere l&#8217;effettiva natura della minaccia e quando l&#8217;ambiente è tornato sicuro.</li>
<li>Possedere un kit sempre pronto con l&#8217;essenziale per almeno tre giorni, comprendente acqua ( 5 litri per persona per giorno ) alimenti in scatola, torce elettriche, radio a batteria, i documenti e i farmaci personali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo tipo di preparazione non si può improvvisare ed è il motivo per il quale in paesi dove la minaccia di un attacco chimico alle popolazioni è concreto esistono programmi di distribuzione di maschere antigas alla popolazione e dove ogni anno esercitazioni su larga scala preparano i civili a reagire in modo corretto e senza una dose eccessiva di panico che sicuramente si diffonderà.</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/02/armi-chimiche.jpg" class="thickbox no_icon" title="armi chimiche"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2775" title="armi chimiche" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/02/armi-chimiche-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a>Per il personale militare invece le armi chimiche più temute sono sicuramente gli agenti nervini, ma ancor più gli agenti vescicanti. Questi agenti chimici causano ustioni cutanee dei tessuti che vengono esposti ai loro vapori, per questo motivo per difendersi dagli effetti di queste particolari armi chimiche i soldati sono costretti ad indossare indumenti protettivi che ricoprono l&#8217;intero corpo, non è sufficiente la protezione offerta dalle maschere antigas. Questi ingombranti equipaggiamenti limitano le capacità di combattimento e riducono la resistenza dei soldati, quindi non solo il loro uso ma anche solo la minaccia del loro utilizzo riduce notevolmente le capacità belliche dell&#8217;avversario.</p>
<p>Inoltre le truppe esposte ad agenti chimici di ultima generazione, che si differenziano da quelli più datati per l&#8217;efficacia a concentrazioni inferiori, ma soprattutto per la lunga persistenza nell&#8217;ambiante in cui vengono rilasciati, devono essere accuratamente decontaminate così come i mezzi impiegati quando escono dalla zona di pericolo, al fine di non diffondere ulteriormente il veleno e permettere agli uomini di togliersi in condizioni di sicurezza le. &#8220;suite chimiche&#8221; indossate in ambiente contaminato.</p>
<p>Da molti anni la comunità internazionale sta lavorando ad un bando completo delle armi chimiche dagli arsenali mondiali, tuttavia risultati significativi non sono ancora stati raggiunti, per le profonde alterazioni di forza tra le potenze mondiali in caso di un bando completo di tali arsenali.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/armi-chimiche-la-minaccia-e-la-difesa/">Armi Chimiche : la Minaccia e la Difesa</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/armi-chimiche-la-minaccia-e-la-difesa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Are you prepared? Piccolo compendio dell&#8217;impensabile. Esplosione Nucleare</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/are-you-prepared-piccolo-compendio-dellimpensbile-esplosione-nucleare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=are-you-prepared-piccolo-compendio-dellimpensbile-esplosione-nucleare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 08:01:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Compendio dell'impensabile]]></category>
		<category><![CDATA[testata nucleare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=7979</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si è tanto parlato delle raccomandazioni fatte dalla polizia indiana alla popolazione che vive nel Kashmir in relazione ai preparativi necessari a fronteggiare una eventuale guerra nucleare nella zona. Senza arrivare però ad una guerra nucleare l&#8217;esplosione di un ordigno atomico in un&#8217;area urbana, anche per mere finalità terroristiche, non è una ipotesi solamente accademica. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/are-you-prepared-piccolo-compendio-dellimpensbile-esplosione-nucleare/">Are you prepared? Piccolo compendio dell’impensabile. Esplosione Nucleare</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/02/705px-Operation_Upshot-Knothole_-_Badger_001.jpg" class="thickbox no_icon" title=""><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/02/705px-Operation_Upshot-Knothole_-_Badger_001-300x254.jpg" alt="" title="705px-Operation_Upshot-Knothole_-_Badger_001" width="300" height="254" class="alignleft size-medium wp-image-3255" /></a>Si è  tanto parlato delle raccomandazioni fatte dalla polizia indiana alla popolazione che vive nel Kashmir in relazione ai preparativi necessari a fronteggiare una eventuale guerra nucleare nella zona. Senza arrivare però ad una guerra nucleare l&#8217;esplosione di un ordigno atomico in un&#8217;area urbana, anche per mere finalità terroristiche, non è una ipotesi solamente accademica. Cosa fare in un caso simile? Come rispondere correttamente a questa terribile evenienza?<br />
Distinguiamo innanzitutto due scenari. Il primo si riferisce alla detonazione di un ordigno nucleare da parte di terroristi. Il secondo nel, mai augurato, caso di uno scambio di colpi tra potenze nucleari che non lascerebbe vincitori ma solo sconfitti.<br />
In ambedue i casi per valutare e limitare i danni di una siffatta catastrofe bisogna tenere presente tre variabili:</p>
<ol>
<li>La potenza dell&#8217;esplosione e la quota della detonazione</li>
<li>La distanza dal &#8220;Ground zero&#8221;</li>
<li>Il tempo di esposizione al fallout</li>
</ol>
<p>Cominciamo a distinguere i due scenari.</p>
<p>Esplosione atomica causata da un atto terroristico.</p>
<p>In questo particolare scenario la popolazione civile non ha a disposizione nessun elemento per attuare linee comportamentali utili a ridurre il danno conseguente all&#8217;esplosione dell&#8217;ordigno. L&#8217;esplosione avverrebbe senza nessun preavviso probabilmente in un&#8217;area densamente popolata. L&#8217;ordigno in questione, seppur devastante, con grande possibilità sarebbe una piccola testata tattica non superiore ai 10kt. Nonostante la piccola potenza le probabilità di sopravvivere entrò 2 km dal Ground Zero sono pressoché nulle, sia per l&#8217;energia termica generata dall&#8217;ordigno sia per l&#8217;onda d&#8217;urto che colpisce nei momenti successivi. Chi si dovesse trovare ad una distanza superiore ai 4/5 km avrebbe buone probabilità di sopravvivere all&#8217;evento se si trovasse all&#8217;interno di un edificio in mattoni o meglio in cemento armato. Anche chi si trova all&#8217;esterno degli edifici potrebbe sopravvivere se avesse la prontezza di spirito di trovare rifugio non appena visto il Flash dell&#8217;esplosione posizionandosi dietro ad un edificio solido o trovando riparto in una depressione del terreno, come un fosso od un canale. Passata l&#8217;onda d&#8217;urto diventa imperativo lasciare l&#8217;area in modo rapido ed ordinato seguendo le indicazioni dei servizi di emergenza che in base alle condizioni meteo (Venti e Precipitazioni) indicheranno la migliore via di evacuazione. Chi si trovasse all&#8217;interno degli edifici, se tali strutture non fossero in pericolo di crollo o minacciate da incendi, dovrebbe rimanere all&#8217;interno degli edifici stessi in attesa degli ordini di evacuazione.</p>
<p>Esplosione atomica nel caso di guerra</p>
<p>In questo particolare scenario è possibile che nei giorni o quantomeno nelle ore precedenti l&#8217;impensabile la popolazione venga avvertita dalle autorità del rischio di un confronto armato su larga scala, sia dagli organi governativi che dagli organi di stampa. In questo lasso di tempo si possono mettere in atto alcune azioni utili a ridurre i danni. La prima ed imperativa misura da prendere sarebbe quella di allontanarsi dagli obiettivi delle armi nemiche: grandi centri urbani e installazioni sia militari che civili di interesse strategico. Questo tuttavia non è sempre attuabile e quindi la popolazione dovrebbe preparare la propria abitazione secondo alcune line guida riportate ad esempio anche sul sito della FEMA (la protezione civile americana).<br />
Per prima cosa sarebbe opportuno attrezzare un luogo nei piani bassi dell&#8217;edificio o meglio nei sotterranei come rifugio di emergenza. In questo luogo andrebbero accumulate risorse idriche ed alimentari per venti/venticinque giorni. Parliamo di 20/25 giorni in quanto questo è il tempo necessario al fine di poter tornare all&#8217;aperto in condizioni di relativa sicurezza, essendo avvenuto il decadimento della gran parte degli isotopi radioattivi. Ciò non significa che l&#8217;ambiente non sia più contaminato ma che si può trascorrere tempo all&#8217;aperto senza correre il rischio di un avvelenamento acuto da radiazioni, fatta eccezione per quelle aree in cui Fallout non sia stato particolarmente intenso a causa delle condizioni meteo e di eventuali concentrazioni di esplosioni nucleari in un&#8217;area ristretta.<br />
Andrebbe stoccata una quantità di acqua pari a 2,5 litri per persona per giorno, non è necessario acquistare acqua in bottiglia basta cambiare ogni tre mesi l&#8217;acqua messa come scorta. I cibi devono assere a lunga conservazione, in vasetti di vetro o in scatola, con un tipo di apertura che non richieda l&#8217;utilizzo di utensili e, per quanto possibile, la maggior parte di essi dovrebbe essere consumabile senza cottura al momento del bisogno.<br />
Cntrariamente allo scenario dove è un singolo ordigno ad esplodere è assolutamente consigliabile restare al riparo per almeno 48/72 ore dopo la prima esplosione e non uscire per nessun motivo. Uno scambio nucleare può durare giorni. Allo stesso modo è imperativo restare al riparo dopo un&#8217;esplosione nucleare, in attesa dell&#8217;onda d&#8217;urto, anche per venti minuti. Gli ordigni di grande potenza generano onde d&#8217;urto gigantesche che impiegano dieci/venti minuti prima di giungere ad una distanza tale da essere non più pericolose.<br />
Un piccolo compendio dell&#8217;impensabile; se volete informazioni più dettagliate il sito giusto è <a  href="http://www.ready.gov/nuclear-blast" title="FEMA Nuclear Blast" target="_blank">questo della FEMA</a>: sperando di non mettere mai, MAI, in pratica queste procedure.<br />
La prossima puntata sarà dedicata all&#8217; EMP, l&#8217;impulso elettromagnetico in grado di far ritornare i nostri paesi all&#8217;età pre elettronica.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/are-you-prepared-piccolo-compendio-dellimpensbile-esplosione-nucleare/">Are you prepared? Piccolo compendio dell’impensabile. Esplosione Nucleare</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guerra in Ucraina Orientale, una possibile soluzione</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/guerra-in-ucraina-orientale-possibile-soluzione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=guerra-in-ucraina-orientale-possibile-soluzione</link>
					<comments>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/guerra-in-ucraina-orientale-possibile-soluzione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2015 04:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=15976</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alla luce dell&#8217;intesa tra Mosca e Kiev sul futuro a medio termine del Donbass, vi riproponiamo questo nostro post del 19 luglio 2014 il quale tracciava una delle poche soluzioni possibili per risolvere, almeno temporaneamente la disputa per l&#8217;Ucraina Orientale. Oggi sembra che gli accordi tra Mosca e Kiev seguano proprio la direzione intuita e [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/guerra-in-ucraina-orientale-possibile-soluzione/">Guerra in Ucraina Orientale, una possibile soluzione</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla luce dell&#8217;intesa tra Mosca e Kiev sul futuro a medio termine del Donbass, vi riproponiamo questo nostro post del <strong>19 luglio 2014</strong> il quale tracciava una delle poche soluzioni possibili per risolvere, almeno temporaneamente la disputa per l&#8217;Ucraina Orientale. Oggi sembra che gli accordi tra Mosca e Kiev seguano proprio la direzione intuita e proposta dal nostro gruppo</em></p>
<p>Esiste una soluzione per la crisi in Ucraina e per la guerra che da febbraio sta insanguinando l&#8217;Europa? La soluzione non è, e non può essere, l&#8217;inganno, i colpi di stato, le finte rivoluzioni oppure la forza delle armi.<br />
Una soluzione per fermare questa carneficina dalle potenzialità ancora non espresse esiste, ed è una possibilità concreta, per spiegarla e per comprenderla bisogna avere presente la storia della Russia, la storia dell&#8217;Ucraina, la storia dell&#8217;Europa, la demografia di tutta l&#8217;area e e aspirazioni dei popoli e dei governi della regione e del mondo. Una sola premessa: chiunque avrà qualcosa da perdere se questa soluzione verrà trovata, ma ciò che perderà sarà comunque di minor valore rispetto a ciò che verrà perso nel caso in cui il conflitto evolva in qualcosa di più complesso e doloroso.<br />
L&#8217;Ucraina è uno stato composto e organizzato in tempi recenti, sotto il controllo dell&#8217;Unione Sovietica, una volta sfaldata l&#8217;URSS l&#8217;Ucraina ha perso il suo equilibrio precario tra i nazionalisti dell&#8217;ovest e i russofili dell&#8217;est.<br />
Ritrovare questo equilibrio è, a nostro avviso, la chiave di volta per risolvere questa crisi. Nessuna delle proposte fino ad ora avanzate, dalla Russia o dall&#8217;occidente, risponde a questo requisito.<br />
Vediamo il nostro scenario.<br />
Un punto irrinunciabile è sicuramente l&#8217;assetto federale dello stato, un federalismo spinto che permetta il mantenimento dell&#8217;identità delle popolazioni, una identità che nel nostro tempo è stata sacrificata in favore di una globalizzazione che ha tagliato le radici di molte società. Sono invece le società che mantengono la propria identità i motori dello sviluppo mondiale, sviluppo che è la precondizione per la stabilità.<br />
Il federalismo andrà quindi applicato dando alle regioni orientali ed occidentali la possibilità di insegnare la propria lingua nelle scuole, la possibilità di gestire i rapporti di commercio privilegiato (con l&#8217;Unione Europea per le regioni occidentali e con la Federazione Russa per le regioni orientali). Le regioni dovranno essere anche dotate di una propria polizia e di forze di autodifesa coordinate centralmente, ma organizzate e dirette su base locale, in modo tale da impedire che esse vengano impiegate come strumento repressivo del governo centrale che, vista la composizione attuale dello stato priva delle Crimea, sarà con grande probabilità sotto il controllo degli ucraini etnici filo occidentali.<br />
Tutte le formazioni paramilitari dovranno essere disarmate, senza che i loro membri siano messi in stato di accusa per gli atti compiuti durante la rivoluzione ucraina e la successiva guerra; questa secondo noi è una condizione fondamentale, dolorosa ma fondamentale.<br />
Altra questione fondamentale è la parte economico-finanziaria. Le regioni orientali sono le aree del paese che posseggono la maggior densità abitativa e le maggiori risorse naturali ed industriali. L&#8217;Ucraina, senza la parte orientale, non ha le risorse per competere sul mercato internazionale, non ha la forza lavoro e la potenza industriale necessaria per riequilibrare il proprio bilancio e avrebbe un deficit cronico di energia. Per questo motivo il fulcro della nostra proposta si basa su uno scambio tra indipendenza e trasferimenti finanziari.<br />
In pratica proponiamo che il governo di Kiev riceva compensazioni economiche da parte delle regioni orientali in cambio delle autonomie che il governo centrale concederebbe. Un regime però temporaneo, come quello messo in atto per Hong Kong nel 1898.<br />
Noi immaginiamo un periodo di venti anni trascorso il quale Kiev si impegna a permettere e riconoscere i risultati di un referendum sull&#8217;indipendenza totale delle regioni dell&#8217;est.<br />
Durante questo ventennio l&#8217;Ucraina dovrà avere uno status di neutralità sovrapponibile a quello della Finlandia, trascorsi i venti anni simultaneamente alla possibilità di indipendenza delle regioni orientali dovrebbe terminare il periodo di neutralità militare obbligata del paese e l&#8217;Ucraina potrà scegliere le proprie alleanze militari.<br />
Il periodo di neutralità deve essere per forza legato al periodo di indipendenza compensata dai trasferimenti economici, in quanto senza tale legame verrebbe meno una garanzia reciproca indispensabile per la stabilità e la prosperità della regione.<br />
Kiev ha bisogno delle risorse dell&#8217;est, l&#8217;est ha la necessità di mantenere la propria identità, la Russia ha la necessità di non vedere l&#8217;Ucraina organica alla NATO, Kiev vuole poter approdare un giorno ad occidente, e i governati di entrambe le parti hanno il bisogno di reclamare un successo.<br />
Ecco, questo scenario delinea un successo per tutti, che ne dite ci provate?</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/guerra-in-ucraina-orientale-possibile-soluzione/">Guerra in Ucraina Orientale, una possibile soluzione</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/guerra-in-ucraina-orientale-possibile-soluzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>26</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
