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Il nucleare iraniano sulla strada per Baghadad

Tante, troppe sono state le attese e le aspettative che il vertice di Istanbul sul nucleare iraniano aveva alimentato negli ambienti diplomatici europei, speranze e aspettative di passi concreti, di accordi realizzabili, di tappe condivise. Nulla di tutto questo è accaduto, l’unico risultato del vertice è stato quello di organizzare un altro vertice, ma in una città diversa. Un terreno che la diplomazia di Tehran definisce amico, più del terreno turco. Una cosa impensabile prima del ritiro delle truppe americane dall’ Irak che ora è diventato quesi un protettorato iraniano. Non tutto l’Irak e men che nemo la sua capitale Baghdad, dove dopo l’annuncio di Istanbul del vertice prossimo venturo ( programmato per il 23 maggio ) si sono moltiplicati attentati terroristici e minacce di gesti ancor più estremi.

Nell’attesa del 23 maggio si susseguono incontri tra diversi esponenti diplomatici dei vari paesi interessati e cioè : gli Stati Uniti la Gran Bretagna la Russia la Cina la Francia la Germania l’ Iran e in veste di paese ospitante l’ Irak. In tutti questi incontri la linea iraniana è emersa chiaramente, a Baghdad viene posta una condizione al proseguo positivo delle trattative. La condizione però non viene posta dagli Stati Uniti o dalla Gran Bretagna ma prorpio dagli iraniani, essi infatti sembra vogliano chiedere che vengano ridotte in maniera considerevole le sanzioni economiche al loro paese, proprio quelle sanzioni che secondo il coro unanime dei politici iraniani non hanno intaccato in alcun modo l’economia e gli scambi commerciali dell’Iran. Ma se veramente stanno così le cose, perchè chiedere che delle sanzioni di fatto ininfluenti vengano ridotte? Forse perchè le sanzioni cominciano a creare problemi all’economia iraniana, una prova ne è il massiccio utilizzo della flotta delle petroliere iraniane come deposito galleggiante del greggio estratto e non venduto sul mercato internazionale, oppure i sempre più frequenti inviti al popolo iraniano a preferire prodotti locali, un chiaro invito all’ autarchia. Numerose fonti sia in medio oriente che in occidente rilevano il fatto che i depositi terresti di petrolio sono al limite massimo di capacità e l’unico modo per immagzzinare il petrolio estretto in queste ultime settimane siano le navi alla fonda la largo dei terminal petroliferi, in particolare quello dell’isola di Kharg, un’isola del Golfo Persico con rare sorgenti di acqua dolce ed occupata oggi in gran parte da grandi infrastrutture petrolifere.

L’Iran quindi chiede che le sanzioni siano sospese, in caso contrario si paventa la minaccia di non proseguire in modo fruttuoso nelle trattative, addossando quindi la responsabilità del fallimeto delle stesse alle potenze occidentali che hanno continuato sulla via delle sanzioni. Come si comporteranno gli americani in vista di Baghdad? Potrebbe il presidente Obama sospendere le sanzioni votate del congresso americano? La legge che istituisce le sanzioni da potere al presidente di interromperle in qualsiasi momento a sua discrezione, ma non crediamo che Obama interromperà le sanzioni che egli stesso ha così fortemente voluto senza una contropartita concreta. Parlando di contropartita concreta ci vogliamo riferire ad ispezioni senza preavviso e al trasferimeto all’estero di parte dell’uranio arricchito al 20%. Questa concessione del regime di Tehran dovrebbe essere l’unico atto concreto che permetterebbe ad Obama di sospendere parte delle sanzioni.

A Baghdad conteranno i fatti non basteranno le prommese.