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	<title>Artico | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
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		<title>Russia un sistema di basi navali per la regione artica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 09:29:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Artico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono e rimangono i mari gli obiettivi strategici di medio termine per la Russia, a sud il mar Mediterraneo, a Nord l&#8217;Oceano Artico. Di artico abbiamo già parlato in passato, ora giunge la notizia che il presidente Putin ha ordinato uno studio per la creazione di una rete di basi navali nella regime artica. Una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono e rimangono i mari gli obiettivi strategici di medio termine per la Russia, a sud il mar Mediterraneo, a Nord l&#8217;Oceano Artico.<br />
Di artico abbiamo già parlato in passato, ora giunge la notizia che il presidente Putin ha ordinato uno studio per la creazione di una rete di basi navali nella regime artica.<br />
Una rete di basi navali che possa garantire la logistica per i progetti di estrazione mineraria sulla piattaforma continentale che si estende verso il Polo Nord, e allo stesso tempo sostenere l&#8217;operatività di navi e sottomarini militari russi che dovranno operare nell&#8217;aerea artica a difesa degli interessi russi.<br />
Il piano del Cremlino dovrebbe portare alla realizzazione delle necessarie infrastrutture entro il 2020, ma già in questi mesi nuove unità (in particolare sottomarini, ma presto anche nuove unità di superficie) vengono destinate alla flotta del nord e alcuni basi di epoca sovietica vengono utilizzate per far tornare evidente e concreta la presenza russa nel grande nord.<br />
Stiamo parlano in particolare della base presente nell&#8217;isola di Kotelniy nell&#8217;arcipelago delle isole Nuova Siberia.<br />
Questa base era un avamposto fondamentale nella guerra fredda, era un punto di approdo per le navi che pattugliavano l&#8217;artico e vi trovava stanziata una guarnigione di truppe aeromobili dedicate alla regione artica. Il governo russo ne ha annunciato la riapertura per quest&#8217;anno, ma le poche e rare immagini che arrivano da Kotelniy mostrano una landa desolata, costruzioni fatiscenti mezzi in abbandono e le strutture utilizzate dai militari russi ora sull&#8217;isola assolutamente precarie.<br />
Secondo fonti di mosca un sottomarino classe Delta 3 e tre navi di superficie potrebbero utilizzare Kotelniy come base di pattuglia per al regione artica in questo inverno. La cosa è fattibile ma le unità dovranno essere autonome per gran parte della prossima stagione invernale perché per questo inverno nella base di Kotelniy ben poco sarà efficiente.<br />
Servirà almeno tutta la prossima estate artica per rendere la base ospitale e operativa, ma i russi  non stanno immobili e anche in questi giorni che precedono l&#8217;inverno artico gru e cantieri punteggiano la baia della veccia base sovietica, l&#8217;ordine è di fare in fretta e di rimettere rapidamente in efficienza la base artica di Kotelniy.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/russia-un-sistema-di-basi-navali-per-la-regione-artica/">Russia un sistema di basi navali per la regione artica</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;Oceano Artico area strategica per la Federazione Russa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2014 12:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federazione Russa ha individuato due chiare linee strategiche per lo sviluppo della propria influenza geopolitica dopo gli anni dell&#8217;oblio seguiti al crollo dell&#8217;Unione Sovietica. La prima direttrice di espansione russa è chiaramente indirizzata al bacino del mediterraneo e con esso ai paesi che vi si affacciano, siano essi in Africa, in Asia o in [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/oceano-artico-area-strategica-per-la-federazione-russa/">L’Oceano Artico area strategica per la Federazione Russa</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Federazione Russa ha individuato due chiare linee strategiche per lo sviluppo della propria influenza geopolitica dopo gli anni dell&#8217;oblio seguiti al crollo dell&#8217;Unione Sovietica.<br />
La prima direttrice di espansione russa è chiaramente indirizzata al bacino del mediterraneo e con esso ai paesi che vi si affacciano, siano essi in Africa, in Asia o in Europa. Il mediterraneo è un luogo privilegiato per i commerci mondiali essendo la via di transito delle navi che utilizzano il canale di Suez per non circumnavigare l&#8217;Africa e crocevia delle future esportazioni energetiche russe verso ovest.<br />
<a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image.jpg" class="thickbox no_icon" title="Artico Russia"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image-300x168.jpg" alt="Artico Russia" width="300" height="168" class="alignleft size-medium wp-image-13506" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image-300x168.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image-1024x574.jpg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image-195x110.jpg 195w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image-900x504.jpg 900w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2014/01/image.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La seconda direttrice di espansione russa, e non seconda in ordine di importanza, è la regione artica.<br />
L&#8217;artico, con il suo oceano e con i suoi fondali ricchi di risorse minerarie, rappresenta per la Russia la Nuova Frontiera che garantirà a Mosca il duplice scopo di avere enormi riserve energetiche e di garantire la sicurezza di tutta la Federazione.<br />
Iniziano la nostra discussione dalla sicurezza. Oggi la minaccia maggiore per la Russia, in termini militari, è rappresentata dai sottomarini nucleari americani. Sottomarini armati di missili balistici nucleari in grado di colpire il territorio russo in 9/14 minuti, ad una condizione: lanciare le proprie armi dall&#8217;oceano artico.<br />
Per questo motivo il Presidente Putin sta dando massima priorità al rafforzamento delle forze di difesa che presidiano l&#8217;oceano artico. Nuovi stormi di aerei antisom sono stati creati, basi avanzate sulle isole sul mare artico, come nel caso delle isole nuova siberia, sono state ammodernate e rimesse in finzione in questi mesi. Monitorare ed eventualmente eliminare i sommergibili nucleari americani è al momento la priorità delle forze di difesa strategiche della Federazione Russa.<br />
Ma il rafforzamento militare nell&#8217;artico è funzionale anche alle rivendicazioni economiche e territoriali della Russia riguardanti la piattaforma continentale marittima presente al di sotto dell&#8217;Oceano Artico.<br />
Secondo la convenzione di Montego Bay sul diritto del mare il tratto di mare sovrastante la piattaforma continentale che prosegue dal territorio affacciante su un determinato braccio di mare ricade fino a 200 miglia nella cosiddetta zona economica esclusiva (ZEE). Essa è un&#8217;area dove il paese costiero detiene la sovranità esclusiva sulle risorse marine e minerarie, nonché i relativi diritti di sfruttamento.<br />
L&#8217;artico tuttavia è regolato anche da specifici trattati che ne regolano in maniera particolare lo sfruttamento, come ad esempio il trattato artico tra Norvegia e Federazione Russa o le decisioni prese dal Consiglio Artico, decisioni però solo consultive e di scorso valore legale. Manca infatti per l&#8217;artico un trattato specifico come quello di Washington per la gestione del continente antartico.<br />
In questa situazione di incertezza la Russia si appellerà alla convenzione di Montego Bay, firmata da oltre 160 Stati, inclusi gli Usa. Gli Stati Uniti non hanno però mai ratificato il trattato e questo pone problemi di soluzione alle controversie marittime internazionali dove gli Stati Uniti sono parte in causa.<br />
La presenza militare Russa nell&#8217;artico è quindi una precondizione per permettere a Putin di reclamare per la Federazione Russa il controllo della zona economica esclusiva che si può estendere per 200 miglia verso il Polo Nord. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/oceano-artico-area-strategica-per-la-federazione-russa/">L’Oceano Artico area strategica per la Federazione Russa</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Centrali nucleari galleggianti per l&#8217;Artico Russo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 15:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federazione Russa punta sull&#8217;Artico, sulle sue risorse minerarie e di idrocarburi, sulle immense riserve di gas e probabilmente di terre rare. Lavorare nell&#8217;artico e mantenere in piena efficenza un&#8217;industria estrattiva moderna in condizioni climatiche così estreme è molto complesso e richiede per prima cosa una fonte di energia costante, maneggevole e che impieghi per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Federazione Russa punta sull&#8217;Artico, sulle sue risorse minerarie e di idrocarburi, sulle immense riserve di gas e probabilmente di terre rare.<br />
Lavorare nell&#8217;artico e mantenere in piena efficenza un&#8217;industria estrattiva moderna in condizioni climatiche così estreme è molto complesso e richiede per prima cosa una fonte di energia costante, maneggevole e che impieghi per la sua generazione uno spazio relativamente piccolo.<br />
<a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/11/image5.jpg" class="thickbox no_icon" title="Rompighiaccio nucleare russia"><img decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/11/image5-300x199.jpg" alt="Rompighiaccio nucleare russia" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-13065" /></a>Ed è in questo contesto che ha preso forma il progetto, ormai trasformato in realtà, della costruzione di centrali nucleari del tutto particolari. Centrali in grado di garantire alle piattaforme e alle miniere, che sorgeranno nella regione artica sotto il controllo di Mosca, di avere a disposizione l&#8217;energia indispensabile per il loro funzionamento e per la sopravvivenza e il benessere dei lavori che vi verranno impiegati.<br />
Così giusto pochi giorni fa in questa centrale sono stati installati 2 reattori nucleari da 34 MW, la cosa particolare è che questa centrale nucleare è un&#8217;imbarcazione.<br />
Un&#8217;imbarcazione che può essere spostata a seconda delle necessità dell&#8217;industria mineraria russa, un&#8217;imbarcazione che è stata costruita in questi ultimi 7 anni a S.Pietroburgo dopo lustri di indecisioni e fallimenti. Il governo di Mosca ha dichiarato la costruzione di questa unità navale e delle altre che verranno prodotte una priorità strategica del paese, garantendo assistenza e finanziamenti ai costruttori. Nei prossimi anni una decina di queste unità prenderanno il mare e garantiranno energia sia alle grandi comunità che non dispongono oggi di adeguate fonti energetiche, sia alle industrie minerarie ed estrattive che giungeranno nell&#8217;artico per sfruttarne le risorse. Queste unità sono la condizione essenziale per lo sviluppo dei progetti estrattivi di ?Mosca della regione artica e dei quali GPC vi parla da quasi due anni.  </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/centrali-nucleari-galleggianti-per-lartico-russo/">Centrali nucleari galleggianti per l’Artico Russo</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>E intanto nell&#8217;Artico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 07:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane e in quelle a venire si stanno dipanando alcuni interessanti eventi legati alle sorti dell&#8217;Artico. Essendo questa un regione di scarso interesse mediatico, se non per i fatti strettamente legati alle questioni ambientali, poco o nulla trapela sui media tradizionali. Eppure l&#8217;Artico è una regione centrale, come abbiamo avuto modo di dire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane e in quelle a venire si stanno dipanando alcuni interessanti eventi legati alle sorti dell&#8217;Artico. Essendo questa un regione di scarso interesse mediatico, se non per i fatti strettamente legati alle questioni ambientali, poco o nulla trapela sui media tradizionali. Eppure l&#8217;Artico è una regione centrale, come abbiamo avuto modo di dire più volte proprio su queste pagine. Nelle prossime settimane avranno luogo due summit molto importanti. Il primo si terrà tra il 19 e il 21 di marzo, in Norvegia a Bodø, l&#8217; &#8220;Arctic Dialogue 2013 &#8211; Arctic in a Global Perspective&#8221;. E&#8217; importante, ai fini geopolitici, che questo convegno si tenga proprio in Norvegia, ma questo lo capiremo solo più avanti nell&#8217;articolo. L&#8217;altro summit è altrettanto importante, sebbene in realtà non verta direttamente su tematiche artiche. Infatti si tratta di un meeting informale per discutere del futuro dell&#8217;Europa. Quest&#8217;ultimo meeting si terrà a Saariselkä in Finlandia ed il fatto che si svolga nella regione artica europea ha un valore simbolico molto elevato (avrà luogo dal 21 al 24 marzo).</p>
<p>L&#8217;incontro di Saariselkä è il primo di due che avranno luogo proprio nella regione artica di Barents.  A Saariselkä parteciperanno il presidente estone Toomas Hendrik Ilves, il primo ministro della Lituania Valdis Dombrovskis, il primo ministro olandese Mark Rutte, il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt, il primo ministro croato Zoran Milanović, il primo ministro greco Antonis Samaras, il primo ministro turco Ali Babacan, il ministro irlandese per gli Affari Europei Lucinda Creighton, il segretario di stato spagnolo per l&#8217;Unione Europea Íñigo Méndez de Vigo e Jörg Asmussen, membro esecutivo della BCE. Nonostante la natura non decisionale di questo summit, è interessante notare la presenza di ben tre dei quattro paesi periferici investiti dalla crisi economica. In ogni caso si parlerà di Europa e Unione Europea.</p>
<p>Il secondo dei due incontri, invece, avverrà a giugno e vedrà riunirsi i primi ministri di Russia, Norvegia, Finlandia e Svezia, per festeggiare il ventesimo anniversario del trattato di cooperazione di Barents.</p>
<p>Dicevamo in apertura quanto sia importante, dal punto di vista strategico, che l&#8217;Arctic Dialogue si tenga in Norvegia e non solo per l&#8217;ovvia constatazione che la Norvegia sia da sempre un player fondamentale per l&#8217;intera regione artica, ma perchè in questi ultimi anni sia diventata un partner unico per la Cina.</p>
<p>Questo è quanto afferma l&#8217;ambasciatore cinese in Norvegia, Zhao Jun:</p>
<p>[quote type=&#8221;large&#8221; align=&#8221;left&#8221;] Cooperation between the Barents Region and non-Arctic states will grow as Arctic waterways open [/quote]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interessante questo esplicito riferimento del diplomatico cinese alla regione artica e in particolare al fatto che anche paesi che non si affacciano direttamente sull&#8217;Oceano Artico possano sviluppare interessi nazionali propri in quelle acque. E ben conosciamo, ormai, la voracità cinese in tema di materie prime. In questo senso la Cina fa sul serio, infatti nel 2012 si è candidata come Osservatore Internazionale nella regione artica, presso l&#8217;Arctic Council. D&#8217;altronde è altrettanto interessante notare come la Cina abbia ricevuto un esplicito endorsement nientemeno che da Svezia e, ovviamente, Norvegia.</p>
<p>La posta in gioco è altissima: innanzitutto lo sfruttamento delle risorse naturali (valutate in enormi giacimenti di varia natura), in secondo luogo lo sfruttamento delle vie d&#8217;acqua che si stanno rendendo sempre più disponibili a causa dello scioglimento della banchisa. Ma questa partita ha un retroscena piuttosto ingombrante che potrebbe in qualche modo rendere più tortuoso il cammino di questa cooperazione internazionale. L&#8217;ostacolo principale è il Nobel per la pace attribuito a Liu Xiaobo nel 2010. Ufficialmente le relazioni sono congelate con la Svezia, tuttavia la diplomazia come abbiamo visto sta lavorando in modo intenso nelle retrovie.</p>
<p>Per il momento questo incidente non ha fermato in alcun modo l&#8217;avanzata cinese nell&#8217;Artico, ricordiamo infatti che la Cina possiede una stazione scientifica sulle isole Svalbard e nei primi mesi di gennaio del 2013 è salpata la trentesima spedizione artica del rompighiaccio Xue Long.</p>
<p>Lo scacchiere artico non dorme mai, forse se ne parla poco, forse a bassa voce, ma state certi che la partita va avanti. E come sempre noi vi terremo informati.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/e-intanto-nellartico/">E intanto nell’Artico</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gas russo dall&#8217;Artico ? Non ora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 09:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Gas field]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’importanza dell’area artica è cresciuta in modo esponenziale (ne abbiamo brevemente accennato qui). La motivazione principale che guida l’interesse verso la regione artica è costituita innanzitutto dagli immensi giacimenti di idrocarburi e di altre materie prime. Oggi vogliamo focalizzare la nostra attenzione sull’immenso giacimento di gas situato al di sotto del Mare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’importanza dell’area artica è cresciuta in modo esponenziale (ne abbiamo brevemente accennato <a  title="Il fronte artico" href="http://www.geopoliticalcenter.com/2012/09/il-fronte-artico/">qui</a>). La motivazione principale che guida l’interesse verso la regione artica è costituita innanzitutto dagli immensi giacimenti di idrocarburi e di altre materie prime.</p>
<p>Oggi vogliamo focalizzare la nostra attenzione sull’immenso giacimento di gas situato al di sotto del Mare di Barents, il cosiddetto Shtokman Gas Field (dal nome di un importante geofisico russo, Vladimir Shtokman). Scoperto nel 1988, fin da subito ha dimostrato di essere uno dei più grandi giacimenti del pianeta, con i suoi 3,8 miliardi di metri cubi di gas.</p>
<p style="text-align: center;"><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/01/Barents_Sea_map.png" class="thickbox no_icon" title="Barents Sea - Source Wikipedia"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-8036" style="border: 1px solid black;" title="Barents Sea - Source Wikipedia" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/01/Barents_Sea_map-300x273.png" alt="Barents Sea - Source Wikipedia" width="300" height="273" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/01/Barents_Sea_map-300x273.png 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/01/Barents_Sea_map-1024x935.png 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2013/01/Barents_Sea_map.png 1187w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Da allora sono partite una serie di cordate, capitanate da Gazprom. Questi consorzi tra famose aziende estrattrici (per citarne alcune Norsk Hydro, Conoco e Total) si sono susseguiti con fortune alterne fino al 2012, anno in cui è accaduto l’inevitabile. Gazprom ha deciso di sospendere il progetto Shtokman.</p>
<p>Che l’estrazione non fosse impresa facile, gli ingegneri l’avevano compreso fin da subito. In quel punto, il mare di Barents è profondo tra i 300 e 400 metri, inoltre il punto d’appoggio a terra più vicino dista ben 600 chilometri.</p>
<p>Nel corso degli anni, gli esperti hanno messo sul tavolo della progettazione ogni tipo di difficoltà: dalle immense onde oceaniche, al rischio di iceberg aumentato a causa del Global Warming. Tuttavia, nonostante queste e numerose altre difficoltà tecniche, gli ingegneri sono riusciti a trovare comunque delle soluzioni efficaci.</p>
<p>Ma tutto ciò non è bastato, il progetto, almeno per il momento, non vedrà la tanto agognata “<strong>fase 2</strong>”.</p>
<p>Motivazioni tecniche a parte, esistono ragioni più squisitamente economiche e politiche: l’idea iniziale del progetto prevedeva la consegna di buona parte del gas, sotto forma liquida, al mercato nord americano (USA in particolare). Tuttavia, grazie ad altri avanzamenti tecnologici, in particolare tramite gli shale-gas, gli Stati Uniti sono diventati quasi del tutto auto-sufficienti dal punto di vista dei consumi di gas. Se la produzione russa iniziasse domani, avremmo un mercato globale invaso da un enorme surplus. Fatto è che tutto quel gas deve essere esportato, perchè costituisce un multiplo del consumo interno russo e gli USA non sono l’unico mercato possibile.</p>
<p>Riteniamo che il momento di congiuntura economica globale non sia per nulla favorevole ad un investimento di queste proporzioni, sebbene per contro, potrebbe proprio essere questo il momento propizio per investire in infrastrutture. Fatta salva questa ultima nostra osservazione, è probabile che per il giacimento Shtokman il progetto subirà un deciso rallentamento. Non crediamo in uno stop definitivo, ma solo in una abbondante dilazione temporale. Tenendo conto che tra qualche anno il ciclo economico potrebbe tornare in territorio favorevole e che sicuramente la tecnologia estrattiva diventerà più economica, siamo certi che Shtokman diventerà uno dei siti estrattivi più importanti del mondo.</p>
<p>La corsa all&#8217;Artico, al contrario, non subirà alcun rallentamento: con o senza riscaldamento globale, è stato, è e rimarrà un importante crocevia degli interessi geopolitici di mezzo mondo.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/gas-russo-dallartico-non-ora/">Gas russo dall’Artico ? Non ora</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il fronte artico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 08:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cronaca di questi mesi ci ha visti volenti o nolenti impegnati a seguire alcune zone calde del nostro pianeta: Iran, Siria, Nigeria. Mentre gli avvenimenti che tutti noi conosciamo andavano dipanandosi, su un fronte inconsueto invece andava svolgendosi una “partita a scacchi”. Siamo solo all’inizio, quindi siamo ancora al posizionamento dei pedoni, ma noi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/il-fronte-artico/">Il fronte artico</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La cronaca di questi mesi ci ha visti volenti o nolenti impegnati a seguire alcune zone calde del nostro pianeta: Iran, Siria, Nigeria. Mentre gli avvenimenti che tutti noi conosciamo andavano dipanandosi, su un fronte inconsueto invece andava svolgendosi una “partita a scacchi”. Siamo solo all’inizio, quindi siamo ancora al posizionamento dei pedoni, ma noi di GPC scommettiamo che questo fronte diventerà quanto prima fonte di molti futuri aggiornamenti. E siamo talmente convinti che questa porzione del nostro pianeta sia sull&#8217;orlo di una nuova ribalta che abbiamo deciso di creare una speciale sezione &#8220;Artico&#8221; all&#8217;interno di GeoPoliticalCenter.</p>
<p>L’Artico in realtà è da sempre luogo di incontro di enormi interessi geopolitici. Pensiamo soltanto ai giganti che si affacciano sull’Oceano Artico: Stati Uniti, Canada, Russia, Danimarca e Norvegia. Certamente la presenza di una calotta polare ha fatto sì che la maggior parte degli interessi fossero soltanto militari. Non è in questa sede che intendiamo ripercorrere la comunque densa storia dell&#8217;Artico, durante la Seconda Guerra Mondiale o ancora durante la Guerra Fredda.</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/50_Let_Pobedy.jpg" class="thickbox no_icon" title="Rompighiaccio nucleare russa &quot;50 Let Pobedy&quot; - Image by Anton Chmelev, This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license."><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4173" title="Rompighiaccio nucleare russa &quot;50 Let Pobedy&quot; - Image by Anton Chmelev, This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license." src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/50_Let_Pobedy-300x225.jpg" alt="Rompighiaccio nucleare russa &quot;50 Let Pobedy&quot; - Image by Anton Chmelev, This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license." width="300" height="225" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/50_Let_Pobedy-300x225.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/50_Let_Pobedy.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Oggi la parziale fusione della calotta artica sta liberando zone di oceano e soprattutto i fondali sottostanti. Prospezioni di qualche decina di anni fa avevano già messo in luce la presenza di ingenti quantità di materie prime, sui fondali oceanici. Per motivi politici e anche per limiti oggettivi nessun paese ha mai intrapreso attivamente e su larga scala lo sfruttamento di quei fondali. Adesso però lo scenario sta cambiando. E non solo per motivi climatici.</p>
<p>L’interesse per il Polo Nord si è esteso ben oltre i confini dei soli paesi che ivi si affacciano. Oggi si stanno facendo avanti in modo insistente nuove potenze: Cina, India e Brasile. Tutte e tre queste nuove potenze commerciali sono affamatissime di materie prime, ma è solo questa la motivazione che li spinge ad esplorare l’Oceano Artico?</p>
<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/IBCAO_betamap.jpg" class="thickbox no_icon" title="Topografia e batimetria della zona artica - This image is in the public domain because it contains materials that originally came from the U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration, taken or made during the course of an employee's official duties."><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4171" title="Topografia e batimetria della zona artica - This image is in the public domain because it contains materials that originally came from the U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration, taken or made during the course of an employee's official duties." src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/IBCAO_betamap-263x300.jpg" alt="Topografia e batimetria della zona artica - This image is in the public domain because it contains materials that originally came from the U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration, taken or made during the course of an employee's official duties." width="263" height="300" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/IBCAO_betamap-263x300.jpg 263w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/04/IBCAO_betamap.jpg 762w" sizes="auto, (max-width: 263px) 100vw, 263px" /></a>Vale la pena ricordare che attualmente nessuna nazione possiede lo spazio geografico circostante il Polo Nord, nonostante nel 2007 la Russia abbia piantato la propria bandiera sul fondo dell’oceano, proprio in corrispondenza del Polo Nord. Questa fu sicuramente una misura preventiva, dal dubbio valore giuridico e che suscitò parecchio clamore. Allora la Russia rispose trattarsi di sole prospezioni scientifiche ma è fin troppo chiaro cosa stessero cercando<sup><a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/il-fronte-artico/#footnote_0_4158" id="identifier_0_4158" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="The Battle for the Next Energy Frontier:&nbsp;The Russian Polar Expedition and the Future of Arctic Hydrocarbons; http://www.oxfordenergy.org/wpcms/wp-content/uploads/2011/01/Aug2007-TheBattleforthenextenergyfrontier-ShamilYenikeyeff-and-TimothyFentonKrysiek.pdf&nbsp;">1</a></sup> .</p>
<p>Dobbiamo anche ricordare l’esistenza di un organismo multilaterale, l’Arctic Council, che rappresenta tutte e otto le nazioni che si affacciano sull’Oceano Artico.</p>
<p>Allo stato attuale, dal punto di vista giuridico, esiste un trattato internazionale che coinvolge Stati Uniti, Canada, Russia, Norvegia e Danimarca: lo United Nations Convention on the Law of the Seas (UNCLOS). I paesi firmatari hanno 10 anni di tempo, dalla data della ratifica, per reclamare un diritto aggiuntivo sullo sfruttamento di una ulteriore fascia corrispondente alla propria piattaforma continentale. Tali diritti estensivi (ma non esclusivi) vengono concessi ai paesi la cui richiesta verrà accolta, a tutti gli effetti non si tratterebbe di una estensione della Exclusive Economic Zone (la Zona Economica Esclusiva). Tutto questo rientra nel più ampio disegno di sfruttamento delle risorse nascoste al di sotto del fondale marino. Vedremo cosa accadrà perchè, ad esempio, i termini per avanzare la richiesta scadranno nel 2013 per il Canada, e nel 2014 per la Danimarca.</p>
<p>L&#8217;aspetto interessante di questa vicenda è che se da un lato si lavora sul fronte giuridico, per poter accedere alle risorse naturali, dall&#8217;altro lato c&#8217;è un fermento prettamente militare. Per citarne alcuni, si pensi alla Russia che entro il 2015 darà vita ad una divisione specializzata per l&#8217;Artico. Oppure si pensi anche al Canada che ha aumentato la presenza delle proprie forze armate oltre il circolo polare artico di ben dieci volte.</p>
<p>Sta per arrivare l&#8217;inverno, quindi per i prossimi mesi l&#8217;operatività di superficie riceverà un rallentamento, non così l&#8217;attività dei centri strategici e decisionali.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_4158" class="footnote">The Battle for the Next Energy Frontier: The Russian Polar Expedition and the Future of Arctic Hydrocarbons; <a  href="http://www.oxfordenergy.org/wpcms/wp-content/uploads/2011/01/Aug2007-TheBattleforthenextenergyfrontier-ShamilYenikeyeff-and-TimothyFentonKrysiek.pdf">http://www.oxfordenergy.org/wpcms/wp-content/uploads/2011/01/Aug2007-TheBattleforthenextenergyfrontier-ShamilYenikeyeff-and-TimothyFentonKrysiek.pdf</a> </li></ol><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/il-fronte-artico/">Il fronte artico</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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