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	<title>Cina | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 Jul 2022 21:12:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ufficiali Usa a Taiwan: la linea rossa del Partito Comunista Cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 21:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/ufficiali-usa-taiwan-linea-rossa-partito-comunista-cinese/">Ufficiali Usa a Taiwan: la linea rossa del Partito Comunista Cinese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo una stagione nella quale i rapporti tra le grandi potenze mondiali non sono più regolati da trattati o relazioni di mutuo interesse. In questa fase della politica internazionale sono le linee rosse le “Red Lines” che vengono utilizzate per demarcare in maniera assertiva e non negoziabile i limiti della trattativa tra gli Stati. <br />Abbiamo chiaramente assistito alla politica della Linea Rossa riguardo alla guerra in Ucraina quando il presidente Putin ha indicato chiaramente l’intenzione di adesione di Kiev alla NATO come un detonatore del conflitto armato. Abbiamo osservato che la Linea Rossa prima venne comunicata alla controparte tramite canali diplomatici classici, successivamente resa pubblica tramite i media tradizionali ed i social media di stato per poi essere comunicata direttamente dal presidente russo a quello americano.</p>
<p>In queste settimane anche la Cina ha tracciato una Linea Rossa, che era già in parte presente nel recente passato ma che ora è stata pesantemente sottolineata: nessun rappresentate ufficiale della democrazia americana deve mettere piede a Taiwan men che meno la Speaker della Camera Nancy Pelosi.</p>
<p>Anche in questa occasione, come già accaduto per la desiderata adesione dell’Ucraina alla NATO, la Linea Rossa è stata tracciata per via diplomatica, resa nota tramite i media tradizionali ed i social media di stato ed infine comunicata il giorno 28 luglio 2022 dal leader del Partito Comunista Cinese XI Jinping al presidente americano Biden. L’apparato del Partito Comunista Cinese ha inoltre fatto trapelare una frase proferita da XI durante il summit virtuale con Biden :” chi gioca con il fuoco alla fine finisce per bruciarsi”</p>
<p>Come ben capite cari amici e lettori stiamo vivendo, seppur nel relativo disinteresse dai media tradizionali, una nuova crisi internazionale tra Stati Uniti e Cina che si gioca sul filo di una Linea Rossa che Pechino ritiene invalicabile.</p>
<p>Ad aggravare la situazione , già complessa di suo, account &#8220;grigi&#8221; ma riconducibili al pensiero guida di Pechino,affermano che le forze aeree cinesi sarebbero pronte ad abbattere eventuali caccia statunitensi in scorta all&#8217;aereo con a bordo la Speaker della Camera Nancy Pelosi qualora dovesse approcciare il territorio taiwanese</p>
<p>Parallelamente a queste “veline” il Global Times, media tradizionale sta lanciando in questi minuti diversi tweet dove si ripotano le dichiarazioni di analisti strategici che affermano quanto segue :” l’esercito popolare cinese non resterà inattivo se Nancy Pelosi visiterà Taiwan”</p>
<p>Ricordiamo che il Global Times è un organo di stampa affilato allo stato cinese, e che le sue “opinioni” non sono mai pubblicate per un caso del destino. </p>
<p>Parallelamente alle dichiarazioni dei media e dei politici di Pechino assistiamo ad irrituali esercitazioni delle forze armate cinesi non lontano dallo Stretto di Formosa che vedono impiegata principalmente la componente areae e navale. Poche ore fa un drone cinese sarebbe stato oggetto di fuoco di avvertimento da parte della difesa aerea di Taiwan per aver violato lo spazio aereo della Repubblica di Cina nei pressi di un isolotto controllato da Taiwan non lontano dal Fujian.</p>
<p>Negli stessi minuti nei quali stiamo redigendo questo post la Speaker della Camera Nancy Pelosi è decollata con una delegazioni ufficiale da Washington diretta in Asia. Non si ha nessuna conferma riguardante l’itinerario definitivo del viaggio e nessuna informazione è disponibile riguardo una possibile sosta a nella Repubblica di Cina.</p>
<p>Viviamo una stagione in cui le crisi sono sempre meno di tipo diplomatico e sempre più di tipo economico e militare, anzi di tipo economico-militare, veri strumenti utilizzati in sinergia per piegare antichi avversari che oggi sono diventati nuovi nemici.</p>
<p>Ricordiamo inoltre che la questione di Taiwan non è la classica situazione di una regione che vuole l&#8217;indipendenza da uno stato centrale. Taiwan è figlia della guerra civile e della sconfitta del Kuo min tang sulla Cina continentale nel 1949. Taiwan rappresenta l&#8217;altra Cina, in contrasto con quella di Pechino. Non a caso Taiwan rivendica i territori che una volta erano dell&#8217;impero celeste, come Tuva e la Mongolia. Sia Taipeh che Pechino, rivendicano di essere l&#8217;unico potere legittimo cinese.</p>
<p>Foto: Il Palazzo presidenziale di Taipei </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/ufficiali-usa-taiwan-linea-rossa-partito-comunista-cinese/">Ufficiali Usa a Taiwan: la linea rossa del Partito Comunista Cinese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’attacco della Cina Comunista a Taiwan: fantascienza o prossima realtà?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 18:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste una sola Cina, e su questo non abbiamo alcun dubbio. Esiste però una questione cinese aperta dai tempi della guerra civile in terra di Cina che dopo settanta anni di annose controversie politiche e diplomatiche la dittatura del Partito Comunista Cinese sembra voler risolvere “Manu Militari”. Taiwan, la Repubblica di Cina, è senza dubbio una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una sola Cina, e su questo non abbiamo alcun dubbio. Esiste però una questione cinese aperta dai tempi della guerra civile in terra di Cina che dopo settanta anni di annose controversie politiche e diplomatiche la dittatura del Partito Comunista Cinese sembra voler risolvere “Manu Militari”. Taiwan, la Repubblica di Cina, è senza dubbio una provincia cinese ma non è una provincia della Cina Comunista che ha al suo vertice Xi Jinping. Taiwan è una piccola isola che difende e difenderà fino all’ultimo uomo lo spazio di libertà che la distingue dal regime comunista che governa Pechino e le altre province cinesi. Taiwan farà quello che Hong Kong ed il Tibet non hanno potuto fare per caratteristiche geografiche e per l’organizzazione stessa delle loro inesistenti forze di autodifesa. Taiwan non è una città-stato inerme come Hong Kong, non è una landa desolata di monaci pacifisti e pastori erratici come il Tibet, Taiwan è una nazione protetta dal mare, difesa da un esercito preparato e combattivo anche se esiguo nei numeri, ma più di ogni altra cosa Taiwan è un simbolo, anzi il simbolo delle promesse americane a quello che noi crediamo essere il Mondo Libero, è il simbolo della resistenza incrollabile contro il comunismo di Pechino e contro la sua insaziabile sete di potere, Taiwan è in sintesi il primo bastione della libertà contro la dittatura.</p>
<p>È per tutti questi motivi che la Cina Comunista sta parlando sempre più apertamente di una conquista militare di Taiwan, di una sua distruzione per mezzo del potente mezzo militare di cui dispone Pechino, e della possibilità di trascinare in una guerra regionale, sovraregionale o globale chiunque osasse prendere le difese (militari) della Repubblica di Cina. <br />Le dichiarazioni bellicose di Pechino sono iniziate con video semianonimi diffusi sul web che disegnavano scenari di conflitto regionale e sovraregionale innescati dalla battaglia per Taiwan, minacce esplicite al Giappone e agli Stati Uniti erano la loro trama. <br />A seguire abbiamo assistito a manovre militari navali ed anfibie, a mobilitazioni della forza aerea, ad incursioni sempre più frequenti, sempre più numerose, sempre più complesse dell’aeronautica di Pechino nella zona sud-occidentale della zona di identificazione aerea di Taiwan. <br /><br /></p>
<p>Oggi infine sul Global Times, quotidiano di Pechino sotto il controllo del Partito Comunista Cinese, l’ultimo e più devastante affondo: </p>
<blockquote>
<p>Now, we will like to warn the DPP authorities and their supporters: do not continue to play with fire. They should see that the Chinese mainland’s preparation to use force against Taiwan secessionist forces is much stronger than ever before. <br /><br />Ed ancora,</p>
<p>If the US and the DPP authorities do not take the initiative to reverse the current situation, the Chinese mainland&#8217;s military punishment for &#8220;Taiwan independence&#8221; secessionist forces will eventually be triggered. Time will prove that this warning is not just a verbal threat.</p>
</blockquote>
<p><a  href="https://www.independent.co.uk/asia/east-asia/china-taiwan-world-war-biden-b1933106.html">Dall’Indipendent https://www.independent.co.uk/asia/east-asia/china-taiwan-world-war-biden-b1933106.html</a></p>
<p>Come vedete la retorica è passata al livello successivo, e cioè la descrizione della guerra non come una opzione ma come una scelta inevitabile, innescata dal comportamento del nemico. <br /><br /></p>
<p>La guerra della Cina Comunista a Taiwan non è quindi, per stessa ammissione di Pechino, un esercizio verbale, ma una opzione concreta, attuale e presente che potrebbe essere messa in atto con minimo preavviso. E quale sarebbe il momento migliore per annettere l’ultima provincia che resiste alla rivoluzione voluta da Mao se non il periodo post-pandemico, con l&#8217;Occidente dilaniato al suo interno da divisioni ideologiche e da una crisi economica dovuta ad una scarsa “offerta” di materie prime e beni industriali dei quali la Cina Comunista rappresenta oggi il principale ed indispensabile fornitore? Quale momento migliore per attaccare un simbolo di resistenza al regime comunista se non un tempo nel quale il presidente americano si presenta come l’uomo della resa ad ogni costo e del ritiro senza onore e senza remore nei confronti degli alleati, afghani, israeliani, iracheni, ecc?</p>
<p>Se Pechino vorrà attaccare Taiwan, non è detto che riuscirà ad invadere rapidamente l’isola, ma è certo che senza l’aiuto delle potenze regionali e globali la Repubblica di Cina andrà incontro alla distruzione, sia politica che fisica, sotto il fuoco di centinaia di missili e bombe delle forze strategiche di Pechino. L’obiettivo primario di Pechino potrebbe anche essere non tanto l’invasione vera e propria di Taiwan, ma far osservare al mondo le macerie fumanti di una nazione che ha osato non sottomettersi al dittatore di Pechino. <br />Gli Usa, l’Occidente, possono certo ritirarsi anche da Taiwan possono scappare anche questa volta, ma se lo faranno dovranno fuggire per sempre e noi dovremo rassegnarci a diventare prima o poi parte dell’impero comunista cinese. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/lattacco-della-cina-comunista-a-taiwan-fantascienza-o-prossima-realta/">L’attacco della Cina Comunista a Taiwan: fantascienza o prossima realtà?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Cina e gli Uiguri. Gli Uiguri e la Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 11:02:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di recente abbiamo riportato lo screenshot di un tweet dell’Ambasciata cinese negli Stati Uniti che riporta uno studio sull’emancipazione delle donne uigure nella regione dello Xinjiang. In particolare, ci siamo permessi di sottolineare in rosso le parole “making them no longer baby- making machines”. Non vogliamo dilungarci e prendere in considerazione i fattori legati alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><br />Di recente abbiamo riportato lo screenshot di un tweet dell’Ambasciata cinese negli Stati Uniti che riporta uno studio sull’emancipazione delle donne uigure nella regione dello Xinjiang. In particolare, ci siamo permessi di sottolineare in rosso le parole “making them no longer baby- making machines”. Non vogliamo dilungarci e prendere in considerazione i fattori legati alla natalità in certe zone del mondo. I fattori da prendere in considerazione sono davvero troppi e, proprio perché si tratta di un argomento di elevata importanza, sarebbe riduttivo accennarne appena. Detto questo occorre precisare, se mai ci fosse il bisogno di farlo, che siamo al 110% contrari all’idea della “donna sforna bambini” o alla “donna oggetto”. Eppure le parole di quel tweet, e le parole che abbiamo sottolineato, hanno destato scalpore in alcuni dei nostri lettori. Ma perché ci siamo “permessi” di sottolinearle? Chi sono gli uiguri? Cosa succede nella regione dello Xinjiang?<br />Chi sono gli Uiguri<br />Gli uiguri sono una popolazione di origine turca che dopo la metà del 9° secolo d.C. occupò una parte del Turkestan cinese fondando un regno che durò per circa 3 secoli. Dopo diverse vicissitudini legate all’invasione e al dominio dei Mongoli, la regione occupata dagli uiguri divenne l’attuale provincia cinese dello Xinjiang. Fin da subito la regione ottenne diverse concessioni conquistando un buon grado di autonomia dalla capitale Pechino ma, durante il 20° secolo, aumentarono le volontà di indipendenza. Dal 1955, la regione dello Xinjiang è una regione autonoma con un proprio governo locale a una autonomia legislativa. Rispetto alle altre zone della Cina, è una della aree con la più bassa densità abitativa. Nella storia recente però, questa densità è aumentata rispetto ai decenni passati. Negli ultimi 20 anni si è registrato un forte incremento demografico voluto dalle politiche di Pechino. La regione dello Xinjiang subì un forte flusso migratorio in entrata di cinesi Han.<br />Lo Xinjiang di oggi<br />Dopo questa brevissima parentesi (facilmente potrete trovare approfondimenti sulla storia di questo popolo e della regione dello Xinjiang), passiamo alla storia recente degli ultimi anni. Il governo comunista guidato da Xi Jinping non ha mai nascosto la volontà di sinizzare (ovvero conformare un popolo alla civiltà e ai costumi cinesi) le minoranze dell’islam, del cristianesimo e del buddismo-tibetano. Il processo, iniziato dai presidenti Jiang Zemin e da Hu Jintao, prevede una stabilizzazione della regione attraverso campagne politiche di sviluppo economico. Fin qui nulla di strano, se non che i mezzi e le politiche stesse sono volti ad una vera e propria rieducazione sia lavorativa che, e soprattutto, culturale. A partire dal 2017 la comunità internazionale ha fatto luce, grazie a diverse testimonianze e grazie anche a immagini satellitari, sull’esistenza di veri e propri campi di internamento. In questi luoghi vengono svolti lavori forzati e, ancora peggio, viene impartita la propaganda cinese e lo studio imposto degli slogan in supporto al governo di Pechino. Non è finita qui. Negli stessi campi di detenzione avviene un rigidissimo controllo delle nascite, contro la volontà delle donne stesse, attraverso l’inserzione forzata di metodi contraccettivi (ad esempio la spirale) o l’assunzione di pillole contraccettive. Non sono gli unici metodi utilizzati perché, per renderle sterili definitivamente, vengono sottoposte a operazioni chirurgiche o, in alternativa, obbligate a seguire cure per bloccare il ciclo mestruale. Alcuni osservatori internazionali hanno definito tali pratiche come un vero e proprio “genocidio demografico”.<br />La comunità internazionale ha incominciato, come già anticipato, a far luce sulla situazione di questa regione. L’UNHCR (il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite) ricevette nel 2019 una lettera sottoscritta da 22 nazioni (Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera), con la quale si condannava il trattamento delle minoranze presenti nella regione dello Xinjiang da parte del governo di Pechino. Italia non pervenuta. A questo documento se ne contrappose uno firmato da 37 paesi (tra cui Corea del Nord, Palestina, Pakistan, Arabia Saudita, Russia, Egitto ecc.) con cui si elogiavano le stesse politiche. Eppure sulla regione dello Xinjiang girano molti interessi, sia nazionali che stranieri. In questa regione si produce l’84% del cotone cinese, che ammonta a circa il 20% di quello mondiale. Ma non solo. Di recente diverse multinazionali come Apple, Nike e</p>
<p>Coca-Cola hanno fatto pressioni sul Congresso statunitense per affossare o ammorbidire una legge, già approvata alla Camera, che prevede il divieto di importare negli Stati Uniti beni e materie prime (come il cotone) prodotti attraverso il lavoro forzato degli uiguri.<br />Come facile intuire, da questa panoramica, i fattori, gli interessi e le attenzioni su questa regione e su questo popolo sono davvero molte. Abbiamo trattato questo tema partendo dallo screenshot del tweet dell’Ambasciata Cinese e siam finiti per accennare le reazioni della comunità internazionale. Tanto vi è ancora da analizzare e tanto, purtroppo, ci sarà ancora da scrivere. Potremmo facilmente voltarci dall’altra parte, come direbbe qualcuno, ed evitare di interferire con le politiche interne di un altro paese. Siamo in attesa che il governo comunista cinese permetta un’investigazione indipendente dell’ONU così da poter smentire la comunità internazionale. Temiamo però che quel giorno tarderà ad arrivare.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-cina-uiguri-gli-uiguri-cina/">La Cina e gli Uiguri. Gli Uiguri e la Cina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lo Sviluppo Militare Cinese: Presupposti Ideologici, Stato dell’Arte, Prospettive Geopolitiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 10:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dall’anno 2000 il Dipartimento della Difesa americano fornisce ogni anno al Congresso, e quindi al pubblico, un rapporto sugli sviluppi (soprattutto) militari concernenti la Repubblica Popolare Cinese.Questo rapporto, oltre a rendere conto degli avanzamenti militari cinesi, spiega i principi, i piani e le strategie che inspirano e guidano l’azione del Partito Comunista Cinese [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/militare-cinese-presupposti-ideologici-stato-dellarte-prospettive-geopolitiche/">Lo Sviluppo Militare Cinese: Presupposti Ideologici, Stato dell’Arte, Prospettive Geopolitiche</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dall’anno 2000 il Dipartimento della Difesa americano fornisce ogni anno al Congresso, e quindi al pubblico, un rapporto sugli sviluppi (soprattutto) militari concernenti la Repubblica Popolare Cinese.<br />Questo rapporto, oltre a rendere conto degli avanzamenti militari cinesi, spiega i principi, i piani e le strategie che inspirano e guidano l’azione del Partito Comunista Cinese (la Repubblica Popolare Cinese infatti oggi si identifica totalmente con il PCC)<br />Solo comprendendo la visione che i cinesi hanno di sé stessi e del mondo è possibile capire appieno gli sviluppi ed i cambiamenti che si stanno verificando in Cina e non solo. Specifichiamo che la maggior parte delle informazioni presenti nel rapporto sono in larga parte provenienti da fonti ufficiali cinesi, come dichiarazioni pubbliche dei suoi esponenti o documenti quali il libro bianco pubblicato dalla difesa cinese nel 2019, sono quindi scevre da condizionamenti occidentali.<br />Cominceremo con i principi e le strategie che regolano l&#8217;azione cinese e passeremo successivamente agli ultimi sviluppi militari.<br />LA VISIONE CINESE<br />La visione (che Xi Jinping chiama “sogno cinese”) che sta alla base di ogni azione degli ultimi anni di strategia di Pechino è la “grande restaurazione della nazione Cinese”, cioè il ritorno della Cina ad una posizione di forza, prosperità e leadership nel mondo, status che aveva perso in quello che viene chiamato “secolo dell’umiliazione”. Il secolo dell’umiliazione, comincia nel 1800 con l’inizio della disintegrazione della Dinastia Qing e dura fino alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.<br />Tale obiettivo deve essere raggiunto nel 2049, anno in cui si festeggeranno i 100 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC).<br />Una descrizione di come la Cina deve diventare può essere trovata nella cosiddetta “linea di base”, una singola frase nella Costituzione del Partito Comunista Cinese (PCC) che recita: “la linea di base del Partito Comunista Cinese nella prima fase del socialismo è quella di guidare tutto il popolo Cinese, unito in uno sforzo pionieristico e autonomo che faccia dello sviluppo economico il suo obiettivo principale, pur rimanendo fedele ai Quattro Principi Cardinali e rimanendo impegnato nell&#8217;azione di riforma e nell&#8217;apertura verso l’esterno, affinché la Cina diventi un grande e moderno paese socialista, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato, armonioso e splendido.”<br />L’accenno al “popolo di Cina unito” indica che l’unificazione con Taiwan ed il completamento dell’integrazione di Hong Kong e Macao prima della fatidica data del 2049 è un punto cardine della visione cinese, come anche esplicitamente indicato nel punto i) del Proemio della Costituzione (“Taiwan è parte del territorio sacrosanto della RPC”).<br />Da notare anche l&#8217;oscuro riferimento alla &#8220;prima fase del socialismo&#8221;, che presuppone che ci saranno altre fasi successivamente.<br />I leader del PCC affermano apertamente che, per raggiungere l’agognata restaurazione nazionale, la Cina deve guidare una riforma del sistema di governo mondiale, in quanto il sistema attuale è visto come antitetico al sistema socialista ed un limite intollerabile agli obiettivi cinesi. Una revisione dell’ordine mondiale è quindi, nella visione del PCC , necessaria per consentire lo sviluppo cinese, e questi cambiamenti dovrebbero peraltro riflettere i principi di politica estera del PCC, il quale occupa “la cima della moralità umana”, usando le parole del Ministro degli Esteri cinese.<br />Oltre all’importante data del 2049 ve ne è anche un’altra, il 2021 (centenario della fondazione del PCC), che porta con sé il raggiungimento di alcuni obiettivi preliminari.<br />Tra queste due date, abbastanza distanti tra di loro, è stato aggiunto il 2035 come data intermedia.<br />Il progresso cinese avanza così bene che il presidente Xi ha anticipato al 2035 alcuni obiettivi che il Partito nel 1987 aveva stabilito dovessero essere raggiunti alla metà di questo secolo.</p>
<p>L’obiettivo da raggiungere nel 2021 è quello di una “società moderatamente prospera da tutti i punti di vista”, il che spiega la mediatizzata lotta alla povertà condotta dal governo cinese negli ultimi anni. Per quanto riguarda le forze armate l’obiettivo preliminare (che doveva invece essere raggiunto nel 2020, ne parleremo in seguito), è invece quello di una “generale meccanizzazione, migliorata informatizzazione e capacità strategiche grandemente potenziate”.<br />Per quanto riguarda il 2035 gli obiettivi intermedi da raggiungere comprendono il sostanziale completamento della modernizzazione della difesa nazionale e delle forze armate in parallelo e di pari passo alla modernizzazione del paese; la Cina punta anche a diventare il leader mondiale dell’innovazione.<br />L’obiettivo finale da raggiungere nel 2049 consiste, come detto in precedenza, nel completamento della restaurazione nazionale. Una Cina rinnovata avrà uno status internazionale che Xi descrive come “leader mondiale in termini di forza nazionale ed influenza internazionale”.<br />Dal punto di vista militare, la Cina dovrebbe raggiungere nel 2049 la trasformazione delle “forze armate del Popolo” in una forza di altissimo livello, uguale o superiore alle forze armate USA.<br />Non bisogna però farsi trarre in inganno dal paragone con le forze armate USA: lo sviluppo militare cinese non segue necessariamente gli stessi schemi e le stesse strutture utilizzati dagli USA, si tratta di uno sviluppo proprio, tagliato su misura per soddisfare le necessità cinesi, che quindi potrebbe apparire, in certi ambiti, come “inferiore” ad un occhio non esperto che faccia semplici comparazioni quantitative e qualitative. Torneremo sugli sviluppi militari successivamente.<br />Per decenni l’Occidente, e con esso gli gli Stati Uniti, ha perseguito una strategia di apertura commerciale ed economica verso la Cina, ritenendo che l’introduzione del libero mercato nel sistema cinese avrebbe fatto crollare il socialismo di stato, cosa che non è avvenuta.<br />Sebbene nella “linea di base” vengano menzionate riforme e l&#8217;apertura verso l’esterno, si tratta di un’apertura relativa e limitata dai Quattro Principi Cardinali, inseriti anch&#8217;essi nella Costituzione del PCC.<br />I quattro principi sono: rimanere sul cammino del socialismo; mantenere la dittatura democratica del popolo; mantenere la leadership del PCC; mantenere il Marxismo-Leninismo ed il pensiero di Mao Zedong”.<br />L’adozione di alcune logiche di mercato non ha in alcun modo costituito un allontanamento dai principi del socialismo: i leader del PCC hanno imparato una dolorosa lezione dalle catastrofi provocate, all’epoca di Mao, da una progressione troppo rapida verso l’ideale socialista. Lo sfruttamento di alcuni principi capitalistici è stato considerato fin dall&#8217;epoca di Deng Xiaoping una necessaria e giustificata regressione dal socialismo volta a superare le circostanze storiche che hanno lasciato la Cina significativamente sottosviluppata.<br />A scanso di equivoci Xi Jinping ha detto nel 2014 che &#8220;promuovere la modernizzazione del sistema di governo nazionale non è occidentalizzazione o capitalismo&#8221;.<br />Qualunque illusione di un cambiamento pacifico dall’interno della società cinese dovrebbe quindi essere abbandonata dai leader occidentali.<br />I leader del Partito degli ultimi decenni hanno riconosciuto che, se la situazione non fosse stata gestita con cautela, il sistema socialista avrebbe costituito una fonte di tensione a lungo termine con l’Occidente e che il desiderio di un ritrovato status di super potenza unito alla forza crescente del paese avrebbero potuto allarmare le altre potenze mondiali. Per questo motivo la strategia adottata fino ad ora è stata quella di “nascondere le nostre capacità, aspettare il nostro momento, preservarci e crescere gradualmente”.<br />I leader cinesi hanno mostrato una fine visione strategica di cui vi proponiamo un esempio pratico:<br />Le iniziative economiche quali l&#8217;OBOR (One Belt, One Road) e Made in China 2025, veri e propri strumenti di proiezione ed espansione economica e militare al di là degli storici limiti regionali cinesi, hanno suscitato vive preoccupazioni nell&#8217;audience occidentale al tempo della loro presentazione. Per questo motivo l&#8217;establishment cinese ha modificato la propria strategia comunicativa, facendo sparire persino i nomi di tali iniziative (Made in China 2025 non viene praticamente più nominato dalle autorità cinesi) o utilizzando una retorica meno aggressiva, senza tuttavia alterare nei fatti tali progetti, che continuano ad essere sviluppati senza fare troppo rumore.</p>
<p>Sebbene quindi i vari leader cinesi abbiano perseguito con coerenza e costanza il rinnovamento nazionale come obiettivo ultimo, hanno dimostrato un certo grado di adattabilità strategica nel cogliere le occasioni che man mano si presentano e nel gestire le minacce alla propria strategia.<br />Il progresso cinese è però dilaniato da una contraddizione: da una parte l&#8217;attuale ordine internazionale, la pace e la stabilità da esso assicurate, il libero mercato ed il commercio globale hanno garantito alla Cina dei benefici economici e diplomatici enormi ed altrimenti irrealizzabili; dall’altra parte questo sistema è considerato incompatibile con la strategia e la visione cinese che prevede un nuovo ordine mondiale basato sul concetto di &#8220;comunità con un futuro condiviso per l&#8217;umanità&#8221;.<br />Man mano che la forza cinese cresce, e con essa i mezzi e le opportunità a sua disposizione, le politiche revisioniste dell&#8217;ordine mondiale diventano sempre più forti ed energiche.<br />LA POLITICA ESTERA<br />La sopracitata &#8220;comunità con un futuro condiviso per l&#8217;umanità&#8221; è l&#8217;obiettivo principale della politica estera cinese: la Cina riconosce di non poter realizzare l&#8217;agognata restaurazione nazionale restando isolata, ha bisogno che tutte le nazioni si pieghino davanti alle esigenze cinesi,<br />seguendo i principi del PCC nel relazionarsi le une con le altre.<br />Creare questa &#8220;comunità&#8221; è essenziale per stabilire la sicurezza esterna e le condizioni economiche necessarie.<br />Tutte le nazioni devono adottare i principi diplomatici cinesi affinché la Cina possa &#8220;mostrare la strada all&#8217;umanità&#8221; e &#8220;aprire il cammino allo sviluppo comune della Cina e del mondo&#8221;.<br />Le relazioni estere cinesi si differenziano secondo quattro categorie di attori:<br />&#8211; le potenze maggiori, con le quali la Cina intrattiene una sorta di collaborazione/competizione e che vuole spingere verso uno “sviluppo stabile e bilanciato” del sistema internazionale, cioè essenzialmente un sistema multipolare (affinché nessun paese abbia una posizione di preminenza rispetto alla Cina).<br />&#8211; le nazioni periferiche, con le quali la Cina desidera rafforzare le relazioni per creare un clima più favorevole lungo i suoi confini terrestri e marittimi, in accordo con una &#8220;corretta visione di giustizia ed interessi&#8221;, stabilita dalla Cina.<br />&#8211; le nazioni in via di sviluppo, verso le quali la Cina mostra solidarietà e cooperazione, anche allo scopo di influire sull&#8217;ultima categoria, cioè<br />&#8211; le organizzazioni internazionali (quali per esempio l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) o l&#8217;Organizzazione per il Cibo e l&#8217;Agricoltura (FAO)), nelle quali la Cina cerca di diventare l&#8217;azionista di maggioranza con il supporto dei paesi in via di sviluppo che hanno beneficiato della sua &#8220;generosità&#8221;.<br />La politica estera cinese non passa solamente dalla diplomazia. Nel 2019 il PCC ha deciso che è arrivato il momento di un cambiamento quasi epocale: le forze armate (che ricordiamo non servono direttamente lo Stato ma sono il braccio armato del Partito, quindi un organo politico) devono avere un ruolo più attivo nel far avanzare la politica estera cinese. Le forze armate cinesi sono esplicitamente chiamate a &#8220;partecipare attivamente&#8221; alla riforma del sistema di governo mondiale.<br />LA POLITICA ECONOMICA<br />La modernizzazione delle forze armate è legata a doppio filo alla modernizzazione ed allo sviluppo dell&#8217;economia, questo per tre motivi principali:<br />1) Un&#8217;economia solida ed in crescita consente di dedicare alle forze armate un budget sempre più importante (nel 2019 la Cina ha annunciato che il proprio budget annuale sarebbe aumentato del 6,2%, continuando una tradizione più che ventennale di aumenti costanti del budget della difesa che l&#8217;hanno portata ad essere attualmente il secondo paese dopo gli Usa per spesa militare. Da notare anche che il budget militare disponibile pubblicamente non contempla diverse voci maggiori, la reale spesa militare cinese è quindi molto più alta di quanto dichiarato ufficialmente).<br />2) Alcune iniziative economiche come la OBOR possono potenzialmente mettere le basi per proiettare la potenza militare lontano dalla madrepatria (per esempio l&#8217;accesso a porti stranieri che vengono ristrutturati ed ampliati a spese cinesi secondo standard militari, e che possono quindi diventare la base di operazioni militari o dare supporto logistico alle forze cinesi in qualsiasi momento. Torneremo sugli standard militari fra poco) costituendo anche una &#8220;scusa&#8221; per le forze armate cinesi di muoversi lontano dai confini per tutelare e difendere i loro interessi all&#8217;estero.</p>
<p>3) La Cina ottiene l&#8217;accesso a tecnologie straniere da utilizzare nel settore militare attraverso investimenti, acquisizioni, importazioni, centri di ricerca e sviluppo esteri, joint ventures, partnership accademiche, caccia ai talenti, oltre che spionaggio industriale e cibernetico nonché con altri mezzi più classici. .<br />LA FUSIONE MILITARE-CIVILE<br />Le autorità cinesi hanno formulato una strategia di ampio respiro che prevede la fusione completa tra settore civile e militare allo scopo di costruire un sistema strategico nazionale integrato. Questo significa che non c&#8217;è una linea di demarcazione chiara tra l&#8217;economia militare e quella civile, e che, per tornare all&#8217;acquisizione di tecnologia estera, tutte le tecnologie acquisite da una qualunque compagnia o società cinese possono essere utilizzate per scopi civili e militari, indifferentemente, il che rende molto difficile a paesi concorrenti la collaborazione con la Cina, in quanto indirettamente collaborano al suo sviluppo militare.<br />Cosa comporta praticamente questa fusione?<br />Queste sono le caratteristiche principali:<br />1) Fondere le risorse industriali militari e civili, cioè espandere la partecipazione del settore privato nell&#8217;industria e nelle catene logistiche militari, trasferire tecnologie mature tra i due settori così che entrambi ne beneficino, ridurre la dipendenza dall&#8217;estero per quanto riguarda tecnologie e materiali chiave.<br />2) Integrare e sfruttare le innovazioni scientifiche e tecnologiche in entrambi i settori, promuovendo lo sviluppo di tecnologie a doppio uso (militare/civile) e condividendo le risorse scientifiche.<br />3) Coltivare talenti nelle accademie militari e nelle università civili, facendo in modo che gli esperti che da queste usciranno possano partecipare a progetti di sviluppo indipendentemente dalla natura civile o militare di questi ultimi.<br />4) Integrare i requisiti normalmente richiesti per costruire strutture militari nella costruzione delle infrastrutture civili (aeroporti, porti, strade ferrate, sistemi di telecomunicazione) rendendole facilmente utilizzabili per scopi militari, sia in patria che all&#8217;estero (come accennavamo parlando dell&#8217;OBOR), quando necessario.<br />5) Costituire un sistema di mobilizzazione difensiva nazionale che consenta di utilizzare tutte le risorse civili e militari rapidamente ed efficacemente quando e come le circostanze lo richiedono.<br />Non si tratta di un&#8217;idea recente, ma mentre nel passato si parlava di &#8220;integrazione&#8221;, recentemente si è passati all&#8217;utilizzo del termine &#8220;fusione&#8221;, molto più incisivo.<br />Questa strategia è chiaramente d&#8217;importanza capitale: tutti i più importanti organi del Partito sono coinvolti nella sua gestione ed implementazione.<br />Nel 2017 è stata anche creata la Commissione Centrale per lo Sviluppo della Fusione Militare e Civile, presieduta da Xi Jinping in persona, fatto che deve farci valutare attentamente l’importanza di questo capitolo,e da tutte le più importanti personalità cinesi.<br />GLI SVILUPPI MILITARI<br />Nel primo rapporto al Congresso, richiesto da quest&#8217;ultimo nell&#8217;anno 2000, il Dipartimento della Difesa Americano descriveva le forze armate cinesi come &#8220;considerevoli ma prevalentemente arcaiche, non adatte alla realizzazione delle ambizioni del PCC&#8221;. All&#8217;epoca le forze cinesi non avevano le capacità, l&#8217;organizzazione e la prontezza operativa per sostenere una guerra moderna. La struttura e le capacità militari cinesi erano perlopiù concentrate sul concetto di guerra terrestre su vasta scala lungo i confini della Cina; le forze navali ed aeree erano assolutamente obsolete; i missili convenzionali, a corto raggio poco precisi; le capacità cyber, rudimentali; l&#8217;industria militare aveva difficoltà a produrre sistemi di alta qualità; anche avendo a disposizione sistemi moderni ed affidabili, le forze armate non avevano l&#8217;organizzazione, la coordinazione e l&#8217;addestramento necessari per utilizzarli efficacemente.<br />Dopo 20 anni ci sono ancora problemi di ampia portata di cui le autorità cinesi sono a conoscenza, e la loro strategia richiede infatti ancora 30 anni di modernizzazione e riforma. Nonostante ciò, ci sono delle aree in cui la Cina ha già superato numericamente (ma non ancora in qualità) gli Stati Uniti:<br />&#8211; Marina: la Cina ha la più grande Marina del mondo che conta più di 350 navi e sottomarini di cui più di 130 navi da guerra maggiori. la Marina USA dispone di circa 293 navi.<br />&#8211; Missili cruise (GLCM) e balistici convenzionali (GLBM) lanciati da terra (la G della sigla, Ground): più di 1.250, con una portata variabile tra 500 e 5.500 km. Gli Usa dispongono attualmente di un solo tipo di missili balistici convenzionali con un raggio di 70-300 km e nessun GLCM, in quanto il</p>
<p>trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), firmato negli anni 80 da USA ed Unione Sovietica (e recentemente denunciato dall’amministrazione Trump)limita il possesso di questi missili.<br />&#8211; Sistemi integrati di difesa aerea: le forze armate cinesi dispongono di una delle più grandi forze al mondo di sistemi terra-aria a lungo raggio che costituiscono parte della sua robusta e ridondante (termine con accezione positiva in questo caso) architettura di difesa aerea, inclusi sistemi russi S300 invarie versioni, mentre la Russia ha deciso di non fornire i sistemi S-400.<br />Come avevamo accennato in precedenza la &#8220;generale meccanizzazione&#8221; delle forze armate doveva essere completata nel 2020, secondo il piano originale formulato nel 2015.<br />Nel libro bianco pubblicato nel 2019 però si fa notare che &#8220;l&#8217;armata per la liberazione del popolo&#8221; (PLA) non ha ancora raggiunto il traguardo prefissato, che è stato posticipato, secondo quanto detto da ufficiali cinesi, al 2021 o 2022.<br />Veniamo ora ad una breve analisi delle principali forze che compongono la PLA:<br />&#8211; Esercito di terra (PLAA): si tratta dell&#8217;esercito di terra più numeroso al mondo con 915.000 soldati in servizio attivo.<br />Il compito delle forze di terra sta evolvendo dalla difesa regionale al rafforzamento della capacità di condurre operazioni sostenute in multipli teatri di guerra.<br />L&#8217;esercito è in corso di riorganizzazione e ristrutturazione. Si sta puntando molto su formazioni di livello più basso e dimensione ridotta (le cosiddette brigate combinate) in quanto più flessibili e più adatte a condurre complesse operazioni congiunte con altri rami delle forze armate.<br />Si contano al momento 13 gruppi d&#8217;armata, composti in totale da 78 brigate combinate.<br />Le brigate si distinguono in pesanti, medie o leggere (a seconda dei mezzi di trasporto truppe utilizzati, rispettivamente, cingolati, ruotati e ad alta mobilità) e contare fino a 5.000 uomini.<br />Ogni corpo d&#8217;armata dispone inoltre di 6 brigate specializzate (artiglieria, difesa aerea, aviazione, forze speciali, genio e difesa chimica, logistica).<br />Nonostante le ormai acquisite capacità cinesi di produrre armamenti ed equipaggiamenti moderni e di alto livello, l&#8217;esercito è talmente numeroso che non si é ancora riusciti a ritirare dal servizio tutti i veicoli e le armi arcaiche: è possibile osservare una grande disparità di armamenti tra una brigata e l&#8217;altra, passando da carri armati degli anni 60 a moderni &#8220;main battle tank&#8221; di terza generazione. È solo una questione di tempo prima che tutte le forze di terra dispongano di equipaggiamento moderno.<br />Dopo due anni dedicati alla ristrutturazione, nel 2019 il focus è stato spostato verso più numerose ed intense esercitazioni combinate e congiunte con le altre branche delle forze armate che simulino scenari sempre più realistici con la presenza di forze dedicate che facciano da &#8220;nemico&#8221;, il tutto per avere una simulazione il più possibile realistica. Si tratta di un&#8217;esigenza sentita da tutte le componenti delle forze armate in quanto da decenni l&#8217;esercito cinese non partecipa ad una vera guerra e non ha quindi reale esperienza di combattimento.<br />&#8211; Marina (PLAN): Si tratta della Marina più grande al mondo e può contare su circa 350 navi e sottomarini.<br />Il documento bianco del 2019 descrive la transizione della marina da &#8220;difesa nelle acque prossime&#8221; a &#8220;missione di protezione nei mari lontani&#8221;.<br />Le forze navali sono attualmente suddivise in tre flotte (Settentrionale,Orientale e Meridionale). La marina si sta concentrando nel rimpiazzare i mezzi di precedenti generazioni ad una velocità sconcertante.<br />Per esempio negli ultimi anni i cantieri navali cinesi hanno prodotto 17 sottomarini d&#8217;attacco diesel-elettici Yuan, ed è previsto che ne vengano prodotti altri 25 nei prossimi 5 anni.<br />Al momento la marina cinese dispone di 12 sottomarini nucleari (con armamento nucleare, si intende), di cui 6 Jin Type 094, i quali rappresentano la prima forma credibile di deterrenza nucleare marina (ognuno di essi porta 12 missili balistici).<br />La costruzione della nuova generazione di sottomarini nucleari Type 096, che saranno equipaggiati con nuovi missili balistici , è iniziata quest&#8217;anno e la marina cinese conta di averne a disposizione 8 nei prossimi 10 anni.<br />I mezzi di superficie più moderni invece vengono sistematicamente equipaggiati con sistemi lanciatori multiruolo che siano in grado di lanciare siluri, missili antiaerei ed antinave. Vengono anch&#8217;essi prodotti in serie ad una velocità impressionante.</p>
<p>La Cina dispone attualmente di una portaerei costruita localmente, la Shandong, terminata nel 2017. Un&#8217;altra di nuova generazione, con più autonomia e dotata di sistemi a catapulta (che permettono di far decollare aerei più grandi e pesanti), è in costruzione; è prevista inoltre la costruzione di diverse altre nei prossimi anni. Queste nuove portaerei consentiranno alla marina cinese di accrescere grandemente la potenza di una flotta dispiegata al di là delle acque periferiche cinesi.<br />La punta di lancia della marina cinese è costituita probabilmente dalle nuove navi anfibie Yushen Type 075 (una già dispiegata, la seconda in arrivo) che si affiancano alle precedenti Yuzhao Type 071 (di cui 7 già operative ed una in arrivo); si tratta di vascelli polivalenti che possono operare lontano dalla flotta in maniera completamente autonoma e che possono portare un grande numero di mezzi da sbarco, truppe (Marines), veicoli corazzati, elicotteri ed equipaggiamenti.<br />I mezzi perfetti per dispiegamenti a lungo raggio.<br />A proposito di Marines, il corpo dei Marines cinese continua ad espandersi ed a concentrarsi su spedizioni militari ad ampio raggio invece che sul ruolo tradizionale di difesa ed assalto anfibio delle isole nel Mar Cinese Meridionale.<br />Il corpo dei Marines contava precedentemente 2 brigate composte da circa 5.000 uomini ognuna. Negli ultimi due anni le brigate sono diventate 8.<br />Il ruolo futuro dei Marines sarà sempre più quello di proteggere gli interessi cinesi oltremare: già adesso un contingente è stazionato presso la base militare cinese in Djibouti che ha il compito di supportare un eventuale intervento militare cinese in Africa ed in Medio Oriente a difesa degli investimenti e delle infrastrutture cinesi.<br />&#8211; Aviazione (PLAAF): si tratta dell&#8217;aeronautica più grande della regione Indo-Pacifica e la terza al mondo, 2.500 velivoli (droni e aerei da addestramento esclusi) di cui 2.000 da combattimento. Anche in questo caso si assiste ad una transizione che va dalla difesa aerea territoriale ad una forza aerea strategica capace di una proiezione di forza a lungo raggio ed in grado di compiere operazioni difensive ed offensive.<br />Dei 1.500 caccia operativi più di 800 sono ormai caccia di quarta generazione, che rapidamente stanno sostituendo quelli più antiquati.<br />Nell&#8217;ottobre 2019 la Cina ha mostrato al mondo il ritorno della componente aerea del trittico nucleare (bombardieri, sottomarini, missili lanciati da terra) con la presentazione del nuovo H-6N, il suo primo bombardiere nucleare che può essere rifornito in volo, ampliando la portata già considerevole dei bombardieri della famiglia H-6 che potevano raggiungere Guam a partire dalle basi aeree in Cina.<br />Nuovi droni e velivoli equipaggiati per la ricognizione e la guerra elettronica vengono costantemente aggiunti alla flotta.<br />&#8211; Forza missilistica (PLARF): si tratta della forza che gestisce le capacità missilistiche di terra, convenzionali e nucleari, e ed è quindi una delle componenti del trittico nucleare.<br />Il piano per la forza missilistica prevede il rafforzamento della deterrenza nucleare e delle capacità di contrattacco.<br />Nel 2019 la PLARF ha lanciato più missili balistici, a scopo di test ed esercizio, del resto del mondo messo insieme.<br />Considerato il notevole sviluppo delle capacità missilistiche cinesi, specialmente di nuovi vettori ipersonici, le autorità cinesi considerano necessario produrre un maggior numero di testate atomiche, soprattutto a causa del dispiegamento di MIRV (missili che portano multiple testate nucleari); si prevede infatti che il numero di testate nucleari lanciabili da terra (attualmente 100) raddoppierà nei prossimi 5 anni.<br />&#8211; Forza di supporto strategico (SSF): si tratta dell&#8217;organizzazione responsabile (tra le altre cose) della guerra elettronica, d&#8217;informazione e psicologica.<br />La SSF applica alla guerra d&#8217;informazione il concetto delle &#8220;Tre Guerre&#8221;, cioè guerra psicologica, dell&#8217;opinione pubblica e legale.<br />Il compito dell&#8217;organizzazione è quello di modellare la narrativa pubblica internazionale, indebolire la volontà del nemico, modellare le narrative diplomatiche e politiche e portare avanti gli interessi cinesi attraverso ogni fase del conflitto.<br />Al momento il target principale delle operazioni del SSF sono gli Stati Uniti.</p>
<p>Uno scenario al quale i militari stanno lavorando alacremente negli ultimi anni è quello relativo al possibile coinvolgimento di un un terzo soggetto in una campagna militare su larga scala, come ad esempio nel caso in cui gli USA cercassero di fermare l&#8217;invasione cinese di Taiwan.<br />I militari stanno lavorando per offrire alla Cina delle opzioni viabili atte a dissuadere o, se necessario, sconfiggere, un soggetto terzo che dovesse interferire nelle operazioni militari cinesi (anti-access/area-denial, A2/AD).<br />Tali capacità di dissuasione e deterrenza sono al momento molto robuste all&#8217;interno della prima catena di isole (linea ideale che collega il sud del Giappone al Vietnam, e che comprende il Mar Cinese Orientale e Meridionale, e quindi Taiwan) ma la Cina punta ad estenderle ed a poter condurre operazioni anche offensive all&#8217;interno della seconda catena di isole (che comprende le Filippine e l&#8217;Indonesia) e oltre, nell&#8217;Oceano Pacifico ed Indiano ed in alcuni casi in tutto il globo.<br />DETERRENZA NUCLEARE<br />Ne abbiamo già parlato frammentariamente, ma vale la pena spendere ancora qualche parola sulla deterrenza nucleare.<br />La politica nucleare cinese ha come priorità il mantenimento di una forza nucleare capace di sopravvivere ad un primo strike e di rispondere con sufficiente forza da infliggere al nemico un danno considerato inaccettabile.<br />Nei prossimi 10 anni il numero totale di testate atomiche (che è stimato attualmente tra 200 e 300) dovrebbe, secondo le previsioni, come minimo raddoppiare.<br />Ci sono inoltre sempre maggiori evidenze che la Cina voglia mantenere almeno parte dei missili nucleari in uno stato perenne di LOW (Launch on Warning), quindi pronti ad essere lanciati in pochissimo tempo.<br />Per assicurare la sopravvivenza delle forze nucleari un altro elemento fondamentale è la diversificazione dell&#8217;arsenale, e la triadenucleare, come abbiamo visto, è in corso di potenziamento.<br />Per decenni la Cina ha mantenuto una politica che prevede il &#8220;No First Use&#8221;: la Cina non utilizzerà mai per prima armi nucleari in nessuna circostanza, e non userà né minaccerà mai di usare armi nucleari contro paesi non nucleari.<br />Esiste però una certa ambiguità sul tema in quanto di recente ufficiali cinesi hanno pubblicamente avvertito della necessità di prevedere circostanze in cui la Cina possa utilizzare armi nucleari per prima, per esempio nel caso in cui un attacco convenzionale nemico minacci la sopravvivenza della forza nucleare cinese o del regime stesso.<br />La mancanza di trasparenza cinese non permette di saperne di più sulla questione, ma il grado e la rapidità della modernizzazione e dell&#8217;ampliamento delle forze nucleari suscitano più di qualche dubbio sulle intenzioni future del regime.<br />Siamo arrivati alla fine di questo resoconto.<br />Si tratta di informazioni pubbliche, a cui tutti hanno accesso, ma che spesso non sono trattate dai media generalisti e che probabilmente sono sconosciute anche a molti politici. Eppure riteniamo essenziale comprendere le ragioni profondamente ideologiche che spingono la Cina ad agire e che determinano, da sempre e per sempre, la sua politica estera.<br />Si tratta di un paese formidabile, spinto da una visione chiara e mosso da una volontà politica e sociale granitica , un paese che purtroppo trova davanti a sé un Occidente privo di visione e di scopi, che non sa cosa fa né dove sta andando, in cui l&#8217;individualismo più sfrenato e la visione politica miope, attenta soltanto ai bisogni e “alle voglie” del momento, impediscono quella che sarebbe una necessaria pianificazione del futuro.<br />Per il momento l&#8217;insieme dei paesi occidentali è militarmente più solido e meglio organizzato della Cina (soprattutto grazie agli USA), ma abbiamo visto che la situazione sta cambiando; se nel futuro dovesse scoppiare un conflitto su vasta scala, anche non nucleare, la preparazione civile e militare cinese sarebbero ineguagliate e costituirebbero un vantaggio enorme.<br />Questo è il momento di aprire gli occhi sulla realtà cinese e capire che il regime cinese non si fermerà prima di aver piegato il mondo intero alla propria volontà, come pubblicamente e chiaramente affermano i suoi leader da decenni. Questo è il momento di prendere delle contromisure per limitarne l&#8217;espansione, la modernizzazione militare e soprattutto le ambizioni di Pechino.<br />In assenza di contromisure efficaci conseguenti alla presa di coscienza relativa al pericolo reale concreto e presente rappresentato dall’espansionismo politico, culturale e militare cinese , sarà solamente una questione di tempo prima che anche l&#8217;Occidente si pieghi davanti al socialismo del Partito Comunista Cinese.</p>
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<p>Photo Credit: Wikipedia </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/militare-cinese-presupposti-ideologici-stato-dellarte-prospettive-geopolitiche/">Lo Sviluppo Militare Cinese: Presupposti Ideologici, Stato dell’Arte, Prospettive Geopolitiche</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;Italia e la dipendenza cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 05:57:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dipendenza cinese, una dipendenza quasi assoluta che riguarda non solo i settori produttivi ma anche il commercio ed in parte anche la politica. Una dipendenza che da queste pagine abbiamo più volte sottolineato e più volte stigmatizzato, non tanto per la natura tirannica del regime instaurato dal partito comunista cinese a Pechino, ma per evidenziare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dipendenza cinese, una dipendenza quasi assoluta che riguarda non solo i settori produttivi ma anche il commercio ed in parte anche la politica. Una dipendenza che da queste pagine abbiamo più volte sottolineato e più volte stigmatizzato, non tanto per la natura tirannica del regime instaurato dal partito comunista cinese a Pechino, ma per evidenziare quanto sia importante per una nazione mantenere capacità produttiva in campi strategici dell’industria. Ricordate quando parlavamo dell’importanza di mantenere in Italia la filiera dell&#8217;industria pensante (acciaio, alluminio, automobili, aerei) e la criticità di avere il controllo assoluto sulle reti di comunicazione (5G), nonché la necessità di garantire alla nazione la più alta possibilità di approvvigionamento di materie prime energetiche (Libia, Mediterraneo, Russia), oppure la componentistica di base per l’industria, oppure l’industria farmaceutica.<br />
Ecco, noi oggi abbiamo oggettivamente rinunciato alla capacità produttiva strategica in molti di questi settori e se la Cina, per propria decisione, oppure costretta da un evento non dipendente dalla sua stessa volontà (così come l&#8217;attuale epidemia), decidesse di interrompere le forniture all’Occidente, e di conseguenza all&#8217;Italia, ci troveremmo in seria difficoltà su più fronti. La gran parte della produzione farmaceutica di tipo &#8220;generico&#8221; arriva dall&#8217;Oriente e la nostra industria farmaceutica, anche se riuscisse a sopperire alla domanda nazionale, lo farebbe con costi molto più alti di quelli messi a budget dai sistemi sanitari regionali italiani.<br />
Stesso ragionamento vale per i semilavorati cinesi funzionali alla produzione italiana in svariati campo della manifattura, un blocco o un forte rallentamento della produzione cinese determinerà una crisi profonda del sistema produttivo italiano, incapace di gestire intere filiere produttive senza aiuti &#8220;globali&#8221;.<br />
Un discorso diverso va invece fatto per gli Stati Uniti, che per filosofia industriale e grazie ai dazi imposti dal presidente Trump sulle merci fabbricate in Cina, hanno dimostrato di essere tutto sommato indipendenti dalla Cina per la produzione dei beni di consumo, di telecomunicazioni, farmaceutici ed industriali che determinano la prosperità della società americana.<br />
Ed ecco che alla luce di questa nostra dipendenza dalla Cina ci troviamo costretti a giustificarci con Pechino riguardo alla decisione di bloccare i voli diretti tra Italia e Cina, mentre la Cina stessa ha messo in quarantena 60 milioni di persone e prolungato le &#8220;vacanze&#8221; per il capodanno lunare di giorni e giorni, cancellata la vendita di pacchetti turistici, annullato il Gran Premio di Formula 1 di Shanghai previsto per aprile, chiuso cinema, teatri, scuole, università.<br />
Questa emergenza sanitaria ci faccia prendere coscienza di quanto sia importante per noi ricercare nuovamente autonomia produttiva e autonomia energetica, in un mondo che è sì globale ma che non può essere diretto unicamente dai voleri e dalle necessità di quella enorme fabbrica globale che è, o forse è meglio dire era, la Cina dei nostri giorni.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/litalia-e-la-dipendenza-cinese/">L’Italia e la dipendenza cinese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Coronavirus di Wuhan: situazione e possibile evoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 17:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era la fine di dicembre quando abbiamo preso coscienza di un importante problema di salute pubblica a Wuhan, una importate città cinese della provincia di Hubei. All’inizio sembrava che fossimo dinanzi ad un nuovo focolaio di SARS o di MERS, un virus, un Coronavirus, che in passato aveva causato epidemie preoccupanti in Estremo Oriente e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era la fine di dicembre quando abbiamo preso coscienza di un importante problema di salute pubblica a Wuhan, una importate città cinese della provincia di Hubei. All’inizio sembrava che fossimo dinanzi ad un nuovo focolaio di SARS o di MERS, un virus, un Coronavirus, che in passato aveva causato epidemie preoccupanti in Estremo Oriente e nella penisola araba. Questo virus, pochi giorni dopo, appariva già molto più pericoloso; il numero dei casi aumentava in maniera molto rapida e soprattutto non aveva interessato un&#8217;area rurale ma una città ad altissima densità di popolazione. Il resto è cronaca recente, 2700 casi accertati ad oggi, un numero di casi sospetti non quantificabile e 82 morti. Per darvi un metro di paragone ricordiamo che SARS infettò circa 8000 persone in alcuni mesi e non in poche settimane.<br />
Il Coronavirus infetta le vie aeree dell&#8217;uomo ed in particolare sembra avere uno homing diretto verso i pneumociti di secondo ordine (cellule specializzate dell&#8217;alveolo polmonare, e cioè la struttura deputata allo scambio atmosfera-sangue dei gas) determinando polmoniti atipiche di particolare gravità e contro le quali non esiste una terapia specifica ma solo metodiche di supporto vitale classiche (assistenza alla respirazione, controllo dell&#8217;edema e dell&#8217;infiammazione). Questo fatto ci evidenza quanto sia importante poter accedere a cure di alto livello ed intensità nel caos di grave polmonite, cure che solo reparti di terapia intensiva possono garantire.<br />
Migliaia di persone infettate e centinaia infettate in maniera grave saturano rapidamente le capacità di assistenza dei reparti di terapia intensiva e ciò potrebbe determinare un aumento di mortalità di tale sindrome nel caso in cui il numero di pazienti che richiedono il ricovero presso un reparto di rianimazione dovessero aumentare rapidamente. La Cina ha reagito, a mio personale giudizio, con apparente e possibile ritardo, così come con troppa incertezza si sta muovendo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità che, con 51 milioni di cittadini cinesi in quarantena e senza certezze riguardanti tempi di incubazione del virus e capacità di contagiare altre persone nella fase prodromica, non ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria internazionale. Il principio di precauzione evidentemente non si applica a tutto, ma si individua di volta in volta quale rischio merita di essere mitigato con tale principio e quale rischio invece va trattato in maniera più &#8220;speranzosa&#8230;&#8221;.</p>
<p>Come sarà l’evoluzione di questa malattia? La Cina riporta casi in quasi tutte le sue provincie, alcune delle quali con numeri di 3 cifre, quindi esiste un bacino di individui infetti estremamente significativo. Potranno questi numeri, nonostante le drastiche misure di contenimento messe in atto da Pechino, dare il via ad una epidemia in grado di infettare milioni di persone? Molto dipende dalle caratteristiche del virus: quanto dura la sua incubazione, quanto è elevata la sua capacità di infettare altri soggetti (il suo R0), quando un soggetto diventa infettivo, quando cessa di essere in grado di diffondere la malattia?<br />
Oggi i report scientifici da noi esaminati evidenziano un&#8217;incubazione tra le 36 ore e i 14 giorni, una forchetta troppa ampia per poter alimentare i modelli previsionali in maniera adeguata. Stessa problematica per l&#8217;R0 di questo Coronavirus che si sta diffondendo in Cina. R0 rappresenta il numero di persone che sono infettate in media da un malato; R0 di SARS era 0,7, R0 dell’influenza spagnola era 1,8, R0 del morbillo (una delle malattie più infettive ancora attive) è 12. R0 di questo Coronavirus è compreso nella forchetta 1,7-3,8 ma anche in questo caso i dati sono preliminari e non affidabili. Stesso discorso per la capacità di infettare nel periodo prodromico che sembra essere presente, ma al momento non è certa. Siamo quindi costretti ad attendere dati certi prima di formulare una previsione il più possibile corretta.<br />
Potete seguire l’evoluzione dei casi in Cina e nel mondo anche grazie a questa risorsa elaborata ed aggiornata dalla John Hopkins Univerity che trovate come immagine di questo post. <a  href="https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6">Qui il link</a></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/coronavirus-cina-di-wuhan-evoluzione/">Il Coronavirus di Wuhan: situazione e possibile evoluzione</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Cina non un partner ma un avversario dell&#8217;Occidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 15:59:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 marzo prossimo il presidente cinese Xi sarà in Italia, non certo per una visita di cortesia ma per tentare un assalto al cuore stesso dell&#8217;Occidente, cercando come accesso l&#8217;anello debole del G7, debole per economia, debole per la sua odierna struttura industriale, debole per demografia e debole per la tipologia di governo che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 21 marzo prossimo il presidente cinese Xi sarà in Italia, non certo per una visita di cortesia ma per tentare un assalto al cuore stesso dell&#8217;Occidente, cercando come accesso l&#8217;anello debole del G7, debole per economia, debole per la sua odierna struttura industriale, debole per demografia e debole per la tipologia di governo che la guida.<br />
La Cina ha un preminente interesse strategico nel suo espansionismo: garantirsi mercati che non applichino dazi nel prossimo futuro e che siano quindi sicuri luoghi di approdo per le merci cinesi alla luce di un mercato occidentale che sempre più è propenso a tutelare la propria residua protezione industriale contro il dumping applicato sistematicamente da Pechino per surclassare i concorrenti che posseggono fabbriche in Europa o America.<br />
Ma questo non è l&#8217;unico obbiettivo strategico di Pechino, ne esiste un secondo parimenti importante. Il secondo obiettivo cinese è quello di prendere in mano le infrastrutture di telecomunicazione 5G. Questa non è una teoria ma un fatto evidente, così come è evidente che le sperimentazioni su suolo nazionale della tecnologia 5G avviene ad oggi con hardware di una primaria casa di telecomunicazioni cinese.<br />
E&#8217; indubbio che la Cina non possa essere dimenticata o ignorata, la sua popolazione composta da un miliardo di individui rappresenta poco meno di un sesto dell&#8217;intera umanità. Un accordo commerciale con la Cina avrebbe quindi un senso compiuto, ma che tipo di accordo? Non certamente un accordo nel quale l&#8217;Italia risulterebbe solo come il terminale delle industrie cinesi, oppure un accordo dove il nostro export sarebbe rappresentato unicamente dall&#8217;alta tecnologia poi utilizzata dalla Cina per fare concorrenza alle nostre imprese. Non è utile nemmeno un accordo nel quale i nostri imprenditori dovessero avere vie preferenziali per produrre in Cina, la nostra nazione non ne trarrebbe se non marginali risultati.<br />
La Cina, a differenza nostra, ha molto chiaro il suo obiettivo strategico: continuare ad esportare beni alla massima capacità possibile, diventare protagonista egemonico della logistica intercontinentale, navale e terrestre, recuperare in ogni modo idee e tecnologie innovative.<br />
La Cina non pensa ad un rapporto paritario, ma ragiona in termini di impero, dove naturalmente chi detta le condizioni e chi guadagna preminentemente è Pechino, mentre i partner della famosa nuova via della seta sono unicamente dei mezzi per permettere la creazione di un moderno impero cinese, dominato dalla dittatura del partito unico, caratterizzato dalla mancanza di diritti umani fondamentali, e che vedrà nella forza militare un pilastro del dominio globale immaginato da Pechino. Essere il grimaldello dalla Cina all&#8217;interno del G7 e all&#8217;interno del cuore stesso della società occidentale è una prospettiva per noi nefasta e non giustificabile nemmeno con la promessa di acquisti massicci di titoli di stato italiani da parte dei fondi sovrani di Pechino. Vogliamo vendere i nostri valori per una temporanea illusione di disponibilità economica? Vogliamo essere soggetti all&#8217;influenza pervasiva di Pechino in nome dell&#8217;idea distorta di avere a disposizione una temporanea riduzione degli interessi che paghiamo per il nostro debito pubblico?<br />
Ma la domanda che ogni italiano dovrebbe farsi è: noi ci consideriamo occidentali, oppure aspiriamo a essere parte del Celeste Impero di Xi e della sua eredità dittatoriale comunista macchiata ancora dal sangue delle vittime di piazza Tien An Men? Si ancora parliamo di Piazza Tien An Men e di quei giovani che guardavano a noi non come inferiori prede economiche, ma come a popoli ed ideali di libertà!</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/cina-non-partner-avversario-occidente/">La Cina non un partner ma un avversario dell’Occidente</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gli Stati Uniti denunceranno il trattato INF: una scelta obbligata e non solo per via della Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 04:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante cose avete sentito riguardo il trattato INF che gli Stati Uniti si dicono pronti a denunciare nelle prossime settimane? Oggi cerchiamo di fare un poco di chiarezza sulla catena di eventi che ha portato il presidente Trump a dichiarare di essere pronto a stracciare un accordo che aveva garantito per decenni una decisa riduzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quante cose avete sentito riguardo il trattato INF che gli Stati Uniti si dicono pronti a denunciare nelle prossime settimane? Oggi cerchiamo di fare un poco di chiarezza sulla catena di eventi che ha portato il presidente Trump a dichiarare di essere pronto a stracciare un accordo che aveva garantito per decenni una decisa riduzione del numero di armi nucleari in &#8220;air trigger alert&#8221;, e l&#8217;eliminazione di quelle che sono state definite le armi più pericolose mai messe in campo dal genere umano.<br />
Parliamo naturalmente dei missili nucleari a raggio intermedio. Ma perché queste armi sono ed erano reputate le più pericolose mai costruite? Esistevano ed esistono ordigni molto più potenti in termini assoluti, come ad esempio i missili ospitati nei silos oppure quelli dotati di testate multiple che si trovano a bordo dei sottomarini lanciamissili. Tuttavia i missili a raggio intermedio possedevano due caratteristiche intrinseche che li rendevano terrificanti: si tratta del loro tempo di volo e del tempo per la preparazione al lancio. Ad esempio il missile americano Pershing 2 poteva coprire una distanza di circa 1100 km in poco più di 9 minuti, mentre per essere lanciato impiegava solo un 3/4 minuti quando in stato di massima allerta. Ecco che in meno di un quarto d&#8217;ora i centri di comando e controllo e la stessa capitale sovietica erano potenzialmente oggetto di un attacco americano. Questo fatto aumentava, e di molto, le probabilità che un errore di valutazione della minaccia da parte dei sovietici, o a parti invertite dagli americani, potesse scatenare una guerra termonucleare globale.<br />
Ecco perché i missili a raggio intermedio sono considerati armi estremamente pericolose.<br />
Oggi la decisione americana è figlia dello sviluppo, più o meno segreto, da parte di Mosca di vettori in grado di violare i termini di INF. Questi vettori sono i missili da crociera e balistici Iskander, e il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, che di fatto ha già violato INF, essendo un missile da crociera con gittata dichiarata superiore ai 500 km, così come alcuni missili balistici classificati come intercontinentali, come l&#8217;RS-26, ma in grado secondo gli americani di abbreviare il loro tempo di volo così da diventare missili a raggio intermedio.<br />
La scelta russa di violare palesemente INF deriva tuttavia dalla scelta americana di denunciare un altro trattato che aveva messo fine alla corsa agli armamenti: parliamo del trattato ABM e cioè di quell&#8217;accordo che limitava l&#8217;impiego dei sistemi antimissile. Essendo impossibile per la Russia creare in tempi rapidi un sistema di difesa missilistica multistrato come quella americana, la scelta di Putin è stata quella di pareggiare il bilancio strategico sviluppando armi in grado di violare INF oppure di portare inesorabilmente la distruzione nucleare sul suolo americano, così come accaduto con il drone nucleare sottomarino STATUS-6 o il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, come detto già testato da Mosca.<br />
L&#8217;America di Trump non ha fatto altro che prendere atto del totale collasso dell&#8217;impianto politico-diplomatico-militare sul quale si sorreggeva la diade INF-ABM, fatto ben noto non solo a noi ma a gran parte degli analisti strategici mondiali. Per noi quindi la scelta americana è tutt&#8217;altro che una sorpresa.<br />
Potremo quindi vedere nuovamente i missili a raggio intermedio tornare in Europa? La nostra risposta è sì. Ma non crediate di vedere questi sistemi d&#8217;arma in Germania o in Italia, così come avvenne negli anni 80. Se i missili a raggio intermedio (IRBM) torneranno nel vecchio continente essi saranno dispiegati in Polonia, in Romania ed in Ucraina, una minaccia mortale e costante a Mosca.<br />
Considerate che la distanza tra la Polonia e Mosca è di circa 1000 Km mentre quella dai luoghi di lancio in Ucraina e Mosca potrebbe essere di circa 700 km. Per darvi un&#8217;idea del livello di minaccia per Mosca vi ricordiamo che la distanza tra Cuba e Washington è di circa 1800 km. Se i missili americani dovessero arrivare in Ucraina, attendetevi una crisi molto simile a quella di Cuba che fu gestita ai tempi da JFK.<br />
Ma i missili a raggio intermedio non sono e non saranno funzionali agli Stati Uniti solo in funzione anti-russa. Questi missili potrebbero riportare rapidamente in equilibrio uno scacchiere che ultimamente vede gli Stati Uniti in crescente difficoltà: parliamo del Mar Cinese Meridionale dove la strategia &#8220;anti-access/area denial&#8221; di Pechino rischia di tagliare fuori i grandi gruppi di attacco portaerei americani da una regione cruciale per il dominio dell&#8217;Oceano Pacifico.<br />
I missili balistici a raggio intermedio in particolare, se dispiegati nei pressi della Cina, potrebbero essere in grado di eliminare rapidamente, e senza possibilità cinese di reazione locale, il sistema &#8220;anti-access/area denial&#8221; messo in campo da Pechino. Ecco perché la scelta di Trump, e per proprietà transitiva di John Bolton, deve obbligatoriamente essere letta anche in chiave anti-cinese.<br />
Nei fatti i missili balistici a raggio intermedio, ed in particolare l&#8217;apice occidentale del loro sviluppo operativo il Pershing 2, sono da considerarsi molto simili ad un&#8217;arma ipersonica. Il Pershing 2 viaggia a circa 10 volte la velocità del suono in fase di rientro e la sua accuratezza mediante i nuovi sistemi di guida sarebbe di circa 10 metri.<br />
Per impiegare i Pershing 2 in funzione anti-cinese esiste una sola via percorribile, in quanto riteniamo inverosimile il loro dispiegamento a Taiwan. Gli Stati Uniti dovrebbero costruire unità navali dedicate per il trasporto e il lancio di questi vettori, l&#8217;equivalente di un TEL terrestre ma trasposto in campo navale, una specie di portacontainer (come stazza e dimensioni), ma equipaggiata con i Pershing 2.<br />
Il terzo vantaggio di avere dispiegati i missili a raggio intermedio sia al confine russo che al confine cinese renderebbe teoricamente disponibile per il presidente americano una capacità di attacco immediato (circa 15 minuti dall&#8217;ordine all&#8217;arrivo sul bersaglio del vettore) su scala globale senza dover creare un nuovo sistema ipersonico basato sulla madrepatria americana.<br />
Va inoltre considerato il fatto che le nuove unità lanciamissili di superficie potrebbero essere considerate, se venissero costruite, la quarta parte di quella che oggi consideriamo &#8220;triade nucleare&#8221; basata sui missili intercontinentali presenti nei silos, i missili balistici presenti nei sottomarini e gli ordigni atomici aviolanciati. La nuova parte della dottrina di deterrenza americana sarebbe tuttavia una pericolosissima scommessa in grado di mettere in gioco la civiltà stessa che l&#8217;uomo ha faticosamente costruito.<br />
Questo post non vuole essere per nessun motivo un mezzo di sostegno alla necessità di dispiegare i missili a raggio intermedio in Europa o al largo della Cina, anzi la nostra politica chiede da sempre il bando per le armi atomiche in Air Trigger Alert. Questo post serve a tutti noi per ragionare sui possibili scenari e sulle necessità strategiche che potrebbero far sì che gli IRBM tornino ad alimentare la paura di una nuova guerra, iniziata per &#8220;errore&#8221;.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gli-stati-uniti-denunceranno-il-trattato-inf-una-scelta-obbligata-e-non-solo-per-via-della-russia/">Gli Stati Uniti denunceranno il trattato INF: una scelta obbligata e non solo per via della Russia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Viaggio di Trump in Asia, le Aspettative degli Stati visitati: la Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Pacifico Occidentale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 11:26:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle tappe più importanti del viaggio di Trump in Asia sarà la sosta a Pechino. Come abbiamo osservato ed analizzato negli ultimi anni, ed ancora di più negli ultimi mesi, la Cina ha dimostrato la volontà di essere riconosciuta dagli Stati Uniti come una potenza globale, non solo economica ma anche militare. Al momento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle tappe più importanti del viaggio di Trump in Asia sarà la sosta a Pechino. Come abbiamo osservato ed analizzato negli ultimi anni, ed ancora di più negli ultimi mesi, la Cina ha dimostrato la volontà di essere riconosciuta dagli Stati Uniti come una potenza globale, non solo economica ma anche militare.<br />
Al momento gli Stati Uniti vantano ancora un vantaggio tecnologico nei confronti dei cinesi e posseggono una proiezione di potenza che invece manca ancora del tutto a Pechino. La Cina ha sempre basato la sua strategia di difesa sulla quantità: il numero dei militari in servizio attivo, il numero di aerei, di carri, di artiglieria, di armi nucleari, e non ultimo l&#8217;elevata demografia.<br />
Ma il presidente Xi ha deciso di cambiare la strategia di Pechino. Xi, i cui concetti chiave in tema economico e di sviluppo sociale sono stati inseriti in costituzione su indicazione del 19° congresso del Partito Comunista Cinese. Questi concetti riguardano anche la postura militare che deve evolvere per essere attiva, e vincere ha detto il presidente cinese, in caso di un nuovo conflitto. Combattere e vincere non solo sul suolo nazionale, ma nello spazio, nella dimensione cyber, nelle acque contese intorno alla Cina.<br />
Xi incontrando Trump potrebbe offrire una cooperazione di tipo economico e offrirsi di fare pressioni sulla Corea del Nord affinché Kim fermi i test nucleari, ma in cambio riteniamo possa pretendere che Trump accetti la sovranità cinese sulla Nine Dash Line, l&#8217;intangibilità del regime nord-coreano, il mantenimento dello status quo con Taiwan, la non espansione militare americana in Oceania, la limitazione dell&#8217;espansione delle capacità belliche del Giappone.<br />
In sintesi Xi, il presidente cinese Xi, desidera che gli Usa riconoscano alla Cina una specie di area di influenza prioritaria tutt&#8217;intorno alla madrepatria cinese.<br />
Il rifiuto di Trump riguardo queste aspettative cinesi potrebbe aver determinato l&#8217;inerzia di Pechino nei confronti della Corea del Nord, formalmente colpita da sanzioni paralizzanti da pare della Cina, ma che nei fatti non vengono applicate in modo da costringere il governo di Kim ad abbandonare la ricerca atomica.<br />
La Cina sembra invece utilizzare la Corea del Nord come un mezzo per focalizzare l&#8217;attenzione della politica americana su Pyongyang e non sulle attività militari cinesi nel Mar Cinese Meridionale e sulle continue attività di spionaggio che quotidianamente i cinesi mettono in atto per carpire i segreti delle forze armate americane.<br />
Questo atteggiamento però ha generato alcuni &#8220;effetti indesiderati&#8221; per Pechino, come il dispiegamento del sistema THAAD in Corea del Sud (incluso il famoso radar in Banda X che è in grado di controllare agevolmente lo spazio aereo di gran parte della costa occidentale della Cina). Un altro &#8220;effetto indesiderato&#8221; è stato il desiderio giapponese di riformare la propria costituzione e adottare il cosiddetto &#8220;pacifismo proattivo&#8221; che pone le basi per il riarmo del Giappone.<br />
Xi otterrà da Trump alcune concessioni? Molto dipenderà dalla volontà cinese di &#8220;cedere&#8221; quote di produzione agli Stati Uniti, o se volete vederla in maniera differente, non incentivare ulteriormente l&#8217;afflusso di capitali ed industrie che potrebbero fare una concorrenza spietata al cuore di ogni nazione: l&#8217;industria ed il suo indotto.<br />
Viste le premesse ed analizzate le linee direttive in tema economico del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, riteniamo che il vertice potrà essere giudicato un successo se i due leader non si scontreranno direttamente sui principali temi in discussione, rimandando ai diplomatici ed agli sherpa le speranze di un rinnovato accordo globale tra due tra i principali attori della politica internazionale. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-viaggio-di-trump-in-asia-le-aspettative-degli-stati-visitati-la-cina/">Il Viaggio di Trump in Asia, le Aspettative degli Stati visitati: la Cina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;Unica Cina, da Kissinger a Tillerson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Voce dei Lettori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 20:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Cina Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla vigilia dell&#8217;insediamento di Donald J. Trump vi proponiamo questo interessante post di Enrico Barranu sui rapporti Sino-Americani Tra le poche cose chiare che possiamo già intravedere nella linea di politica estera della futura amministrazione Trump vi è una rinnovata assertività nei confronti della Cina, mai come adesso percepita come il futuro avversario del potere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla vigilia dell&#8217;insediamento di Donald J. Trump vi proponiamo questo interessante post di Enrico Barranu sui rapporti Sino-Americani</em></p>
<p>Tra le poche cose chiare che possiamo già intravedere nella linea di politica estera della futura amministrazione Trump vi è una rinnovata assertività nei confronti della Cina, mai come adesso percepita come il futuro avversario del potere americano nell’Asia dell’est.</p>
<p>Il Tycoon non ha mai disdegnato neanche durante le sue campagne elettorali attacchi duri soprattutto contro il carattere diseguale del rapporto commerciale tra le due potenze che, a detta sua, favorisce nettamente il gigante asiatico. Tuttavia, in poco più di un mese dalla sua elezione, Trump ha alzato il tiro,  aggiungendo a questo tipo di attacchi uno che tocca più nel profondo gli interessi e, se vogliamo, la sensibilità sia della leadership che del popolo cinese: la questione di Taiwan.</p>
<p>Il primo “scandalo” risale al 3 dicembre 2016, quando con un tweet annunciò che la presidente taiwanese, Tsai Ing-Wen, lo aveva chiamato per congratularsi della recente vittoria alle presidenziali. Il secondo, più recente e più grave, riguarda l’unica Cina: Trump ha dichiarato e in seguito confermato pochi giorni fa al Wall Street Journal che tale principio potrebbe essere in discussione e rimesso sul tavolo delle negoziazioni. Il governo cinese ha ovviamente risposto a tono a questa provocazione, ribadendo il carattere non negoziabile di questo principio e minacciando gravi contromisure.</p>
<p>In questa sede non v’è bisogno di ricordare nel dettaglio quanto la questione irrisolta di Taiwan sia ancora una ferita aperta per Pechino. Basti considerare come la determinazione nel considerare l’isola parte integrante del territorio cinese è tale che, a distanza di ormai settant’anni dalla definitiva divisione, Taiwan continua a essere percepita e trattata come una questione di politica interna dalla leadership cinese.<br />
Tuttavia, prima di immaginare l’immediato futuro del vaso di Pandora che Trump sta agitando in questi mesi, bisogna soffermarsi sul significato stesso del principio dell’unica Cina, sul contesto storico in cui nacque e perché è così importante per le relazioni Sino-Americane.</p>
<p>Occorre innanzitutto fare una distinzione importante fra principio e politica dell’unica Cina, due concetti collegati ma differenti, che in periodi diversi sancirono la riapertura e il consolidamento dei rapporti fra Cina e Stati Uniti.</p>
<p>Il principio dell’unica Cina è il principio che afferma l’esistenza di una sola indivisibile Cina, intesa come civiltà di cui fanno parte sia il territorio della Repubblica Popolare Cinese che quello di Taiwan. Esso fu alla base dello storico riavvicinamento fra Stati Uniti e Cina nel 1972. Fu Kissinger, come sappiamo, a suggerire la “carta cinese” a Nixon come mossa anti-sovietica per spaccare definitivamente il campo socialista e acquisire influenza nella regione. Tuttavia, senza il riconoscimento da parte degli americani dell’esistenza dell&#8217;unica Cina, Mao non si sarebbe mai spinto oltre: la questione taiwanese era al centro dell’agenda di politica estera cinese e un segnale positivo da Washington sulla questione era indispensabile anche solo per iniziare un dialogo. Nixon riconobbe infine il principio dell’unica Cina e iniziò il processo che portò gli Stati Uniti a normalizzare i rapporti con Pechino e a distanziarsi da Taiwan.</p>
<p>La politica dell’unica Cina, invece, fa riferimento alla linea di politica estera che riconosce una sola entità statale come espressione della Cina, dunque o la Repubblica Popolare Cinese o Taiwan. Il riconoscimento di uno dei due stati comporta automaticamente la chiusura totale dei rapporti con l’altro.<br />
Questa linea politica esclusiva dovette attendere altri sette anni per vedere la luce nel contesto delle relazioni tra le due potenze. Quel processo di normalizzazione cominciato da Nixon fu portato a compimento da Jimmy Carter nel 1979 con il riconoscimento diplomatico della RPC. Ancora una volta l’avanzamento delle relazioni Sino-Americane passò per la questione di Taiwan.</p>
<p>Gli Stati Uniti mantennero rapporti commerciali e politici informali con la repubblica di Taiwan, assicurandone la difesa pur non avendo un trattato di alleanza esplicito come con Corea del Sud o Giappone. Nel 1992 le “due Cine” arrivarono addirittura a un riconoscimento condiviso del principio dell’unica Cina. Questo fu rimesso in discussione nel 1995 dal governo di Taiwan, provocando l’ira della Cina che rispose lanciando missili nelle acque territoriali dell’isola in due occasioni, nel 1995 e nel 1996. Furono gli Stati Uniti, ripetendo ciò che era successo nel 1954 e nel 1958, a dispiegare un massiccio contingente navale a difesa di Taiwan, bloccando sul nascere una qualsiasi escalation militare.</p>
<p>Per mettere in prospettiva le dichiarazioni di Trump e provare a diminuirne l’esplosività si può considerare brevemente l’atteggiamento del suo predecessore e immaginare una nuova, possibile strategia a lungo termine di Washington.</p>
<p>Obama, specialmente durante il mandato della Clinton come segretario di stato, ha intensificato il sostegno militare a Taiwan: nel 2010 la sua amministrazione completò un’importante vendita di armamenti e in particolare di sistemi di difesa contro missili balistici, facendo irritare non poco Pechino. A questo vanno aggiunti altri fattori di destabilizzazione, quali l’accordo di cooperazione in materia di difesa con il Vietnam recentemente raggiunto, il fermo sostegno degli avversari delle pretese cinesi sul mar cinese meridionale e il rafforzamento delle alleanze regionali con Giappone, Corea del Sud, Filippine e Australia.</p>
<p>Tutti questi elementi hanno posto le basi per una competizione più accesa fra Stati Uniti e Cina, ma nonostante tutto ciò Obama non ha mai osato mettere in discussione il principio dell’unica Cina, pilastro dei rapporti fra le due potenze. Riconsiderando dunque il mandato di Obama come peggiorativo delle relazioni Sino-Americane, la linea di Trump, paradossalmente, non solo si ricollega a quella del suo predecessore ma anzi la evolve, portandola su un piano inaspettato e molto più delicato.</p>
<p>Ovviamente Trump (formidabile negoziatore) e i suoi collaboratori sanno cosa stanno provocando quando mettono in discussione il principio dell’unica Cina. Questo mi porta quindi a credere che così facendo egli voglia creare un nuovo elemento da scambiare con Pechino per una futura, più dura trattativa, la quale possa riguardare i rapporti commerciali fra i due paesi, tanto cari a Trump, e magari includere il contributo cinese alla gestione della Corea del Nord.</p>
<p>Inoltre, se l’obiettivo della nuova agenda conservatrice americana fosse davvero quello di concentrarsi definitivamente sulla Cina, allora anche l’apparente volontà di riallacciare i rapporti con Mosca servirebbe a tale scopo. Vista in termini puramente realisti, infatti, non sarebbe follia per gli Stati Uniti progettare una grand strategy americana volta a isolare la Cina e prevenire l’incubo di un allineamento euroasiatico fra i due giganti.</p>
<p>Oggi, come all’epoca di Kissinger e Mao, Washington gioca ancora con le carte a sua disposizione pur di dividere i suoi avversari e mantenere la sua influenza e, curiosamente, i giocatori sono ancora gli stessi.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/lunica-cina-da-kissinger-a-tillerson/">L’Unica Cina, da Kissinger a Tillerson</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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