<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Libia | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
	<atom:link href="https://www.geopoliticalcenter.com/tag/libia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.geopoliticalcenter.com</link>
	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Jul 2020 13:02:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.4</generator>
	<item>
		<title>Il Bastione di Bengasi, a difesa dell’Egitto (e di Sirte)</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/bastione-bengasi-difesa-egitto-sirte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bastione-bengasi-difesa-egitto-sirte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2020 13:02:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=26557</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Bastione è una strategia militare che prevede la possibilità di impedire l’accesso al nemico in una determinata area, oppure rendere una simile impresa talmente costosa in termini di uomini e mezzi per cui viene “disincentivata” la volontà nemica nell’eseguire un piano che preveda l’assalto al Bastione. Ma il Bastione non ha solo uno scopo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/bastione-bengasi-difesa-egitto-sirte/">Il Bastione di Bengasi, a difesa dell’Egitto (e di Sirte)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: inherit;">Il Bastione è una strategia militare che prevede la possibilità di impedire l’accesso al nemico in una determinata area, oppure rendere una simile impresa talmente costosa in termini di uomini e mezzi per cui viene “disincentivata” la volontà nemica nell’eseguire un piano che preveda l’assalto al Bastione.</span></p>
<p>Ma il Bastione non ha solo uno scopo difensivo, da esso infatti è possibile lanciare attacchi verso le forze nemiche che minacciano gli interessi strategici della nazione che occupa il nostro ormai famoso Bastione. In passato un esempio molto chiaro della strategia del Bastione era stato messo in atto dall’Unione Sovietica nella seconda metà degli anni 80. Essendo ormai evidente l’impossibilità di controllare i mari del globo, la superpotenza sovietica aveva deciso di mantenere gran parte dei suoi sottomarini lanciamissili, armati di missili nucleari intercontinentali, in un Bastione che aveva come pivot la penisola di Kola. In questa area gli attacchi aerei e navali americani erano fortemente contrastati da un dispositivo missilistico basato a terra estremamente efficiente, atto a consentire il lancio di rappresaglia dei sottomarini lanciamissili in caso di guerra nucleare tra Usa e URSS.</p>





<p>Oggi un nuovo Bastione sta sorgendo a pochi passi dall’Italia, in pieno Mediterraneo centrale, noi lo chiamiamo il Bastione di Bengasi, anche se al momento il suo Pivot appare essere forse più la città di Tobruk, tuttavia in prospettiva è evidente che il Bastione libico avrà il compito di garantire, se non piena protezione, sicuramente capacità di azione fino alla strategica città costiera di Sirte oggi contesa tra i filoturchi e i filoegiziani. Sebbene la nostra divisione tra filoturchi e filoegiziani sia semplicistica, essa rende perfettamente l’idea dello scontro in atto. Il Bastione di Bengasi è una creazione egiziana, con l’importante ed imprescindibile aiuto della Federazione Russa. Questo Bastione è già operativo e conta sulla presenza nell’area compresa tra Tobruk, Derna e Sirte, di sistemi antiaerei di moderna concezione ed in grado di offrire protezione su tutti i livelli del campo di battaglia. Gli ultimi arrivi nell’area sono da riferirsi alla presenza e iniziale operatività di sistemi di difesa aerea S-300 (<b>SA-10 Grumble) </b>che vanno ad aggiungersi ai sistemi Pantsir (<b>SA-22 Greyhound) </b>e Buk M-1 (<b>SA-11 &#8220;Gadfly).</b> La presenza di questi sistemi di difesa aerea è l’anima stessa del Bastione di Bengasi, che potrebbe presto essere rafforzato con missili antinave basati a terra, in modo da rendere non indispensabile la presenza di assetti navali delle forze armate egiziane a difesa della costa della parte orientale della Libia. </p>



<p>Lo scopo della creazione del Bastione di Bengasi è duplice. Da un lato l’Egitto si assicura una fascia di sicurezza che le forze ostili della Fratellanza Mussulmana non saranno in grado di attaccare con assetti aerei o navali, pregiudicando la capacità di copertura aerea alle eventuali truppe di terra che dovessero tentare una avanzata, allo stesso tempo le difese aeree presenti a Bengasi potrebbero essere il nucleo di protezione ideale per far avanzare questo medesimo sistema di difesa verso i terminal petroliferi di Ras Lanuf e successivamente verso la città costiera di Sirte, luogo strategico, sia per la presenza di una importante stazione di distribuzione degli idrocarburi ma soprattutto per le opere di ingegneria idraulica che la rendono una città con discreta disponibilità di acqua per scopi agricoli e civili. <br />Il ruolo della Russia nella creazione di questa area difensiva non è secondario e va letto con estrema attenzione, in quanto cementa i rapporti di cooperazione tra Mosca e Il Cairo, mettendo sempre più in secondo piano il ruolo dell’Occidente ed in particolare dell’Italia, ormai fossilizzata unicamente sulla gestione (dilettantesca) dei flussi migratori e paralizzata nelle relazioni con l’Egitto dall’omicidio del ricercatore di Cambridge Giulio Regeni. <br />L’Italia si trova alleata nei fatti della Fratellanza Mussulmana mentre nuovi equilibri rischiano di escludere Roma da un ruolo attivo in terra di Libia, importante non solo per le forniture energetiche, ma perché rimane l’unico luogo del Mediterraneo dal quale si può pianificare ed iniziare una azione ostile contro il nostro territorio, come la storia ci insegna iniziando ai tempi di Cartagine e finendo con la Seconda guerra mondiale. <br /><br /></p>
<p>Un Bastione sorge nel Mediterraneo e noi non abbiamo alcun controllo su di esso..</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/bastione-bengasi-difesa-egitto-sirte/">Il Bastione di Bengasi, a difesa dell’Egitto (e di Sirte)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Libia al bivio: Provincia Neo Ottomana o Estensione dell’Occidente</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-bivio-provincia-neo-ottomana-o-estensione-occidente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=libia-bivio-provincia-neo-ottomana-o-estensione-occidente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 21:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=26538</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Libia, uno stato tracciato con squadra e compasso seguendo una idea territoriale che non rappresentava e non rappresenta l’identità etnica e nemmeno le divisioni geografiche dell’area in oggetto. Questa scelta di metà Ottocento ha influenzato ogni giorno della vita della Libia e continua anche oggi a far sì che la Libia sia una terra [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-bivio-provincia-neo-ottomana-o-estensione-occidente/">La Libia al bivio: Provincia Neo Ottomana o Estensione dell’Occidente</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Libia, uno stato tracciato con squadra e compasso seguendo una idea territoriale che non rappresentava e non rappresenta l’identità etnica e nemmeno le divisioni geografiche dell’area in oggetto. Questa scelta di metà Ottocento ha influenzato ogni giorno della vita della Libia e continua anche oggi a far sì che la Libia sia una terra contesa. Lo era ai tempi del decadente Impero ottomano, sebbene Tripolitania e Cirenaica fossero due provincie separate, lo era quando era parte dell’Impero italiano mentre ci si riferiva ad essa spesso come ad uno scatolone di sabbia, lo è ancora di più oggi quando quel vasto lembo di Nord Africa non è soltanto il trampolino di lancio per raggiungere la parte meridionale dell’Europa, ma è anche un luogo con ingenti scorte di materie prime energetiche e il luogo dal quale disegnare aree economiche esclusive in grado di erigere un vero e proprio muro all’interno del Mediterraneo.</p>
<p>Dopo la guerra per abbattere Gheddafi, e allo stesso tempo organizzata per rompere gli equilibri regionali che vedevano l’Italia partner privilegiato di Tripoli, la Libia è tornata appetibile per ogni attore regionale e sovraregionale che avesse interesse a prendere parte alla creazione di una sua sfera di influenza in un luogo chiave del Mediterraneo. La nostra scelta schizofrenica relativa alla partecipazione ad una missione che abbatteva i nostri interessi nazionali in Nord Africa, seguita dalla volontà di non sostenere pienamente le milizie e le fazioni da noi appoggiate ci hanno oggi portato a dover fare, per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, una definitiva, rischiosa, ma ineluttabile scelta di campo.</p>
<p> </p>
<p>La scelta che il Paese, il nostro Paese, è chiamato a fare non deve essere determinata esclusivamente dal nostro passato in Libia, non deve essere condizionata da pregiudizi o simpatie dirette o indirette, non deve basarsi sul calcolo cinico relativo a “chi può vincere la prossima battaglia”. La nostra scelta cari amici e lettori, cari italiani, deve basarsi su tre elementi chiari, il primo è semplice e diretto: il nostro interesse nazionale. Il secondo è molto meno evidente ai più e decisamente non politicamente corretto: la nostra potenza militare e di intelligence nel Mediterraneo centrale. Il terzo elemento è la valutazione degli “alleati” o perlomeno dei “non nemici” che potrebbero condividere con noi parte degli obiettivi che il controllo della Libia assicura. <br />Analizziamo chi oggi combatte in Libia e perché lo fa. Alleati del governo di Tripoli sono la Turchia, l’Iran e il Qatar, tutti e tre con una prospettiva che spazia sia sul piano geopolitico-geografico classico, e cioè la proiezione di potenza verso l’Europa meridionale, sia la possibilità di bloccare “legalmente” la costruzione di gasdotti, oleodotti e dorsali di fibre ottiche dal Medio Oriente all’Europa instituendo una Zona Economia esclusiva che si spingerebbe dalle coste di Bengasi fino alla città turca di Izmir. <span style="font-size: inherit;"> Obiettivo secondario della presenza turco-iraniana a Tripoli risiede inoltre nella capacità di destabilizzare, in nome della Fratellanza Mussulmana ormai diventata una entità filoiraniana, l’Egitto laico di El Sisi, ponendo le condizioni per una nuova rivoluzione egiziana che aprirebbe alla Fratellanza e all’Iran le porte ed il controllo del Canale di Suez. Successivamente sarebbe poi completato quell’accerchiamento di Israele funzionale al desiderio iraniano di cancellare dalle mappe del mondo lo stato ebraico e il sogno ottomano di Erdogan  di pregare in maniera esclusiva ad Al Aqsa, il nome arabo del Monte del Tempio con la sua moschea. Questo gruppo di paesi alimenta il governo di Tripoli con armi di vario tipo (antiaeree, anticarro, droni) e con migliaia di miliziani giunti dalla Siria, e allo stesso tempo offre agli immigrati in viaggio verso l’Italia la possibilità di combattere, dietro pagamento di un salario, nelle milizie locali, cronicamente in deficit di uomini da utilizzare sul campo di battaglia.</span></p>
<p>L’altra parte in conflitto è rappresentata dall’alleanza Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, con il supporto della Russia fornito tramite la società di contractors “Wagner”. L’Egitto è il capofila di questa alleanza politico-militare e fornisce al governo di Tobruk, ed al suo uomo forte il generale Haftar, finanziamenti, sistemi d’arma e supporto di intelligence. Il Cairo vede nell’avanzata neo-ottomana, filo-iraniana, e della Fratellanza Mussulmana il maggior pericolo per la stabilità dello stato laico egiziano e della politica orientata al pacifico sviluppo economico della nazione, mantenendo e sviluppando partnership con Israele e l&#8217;Occidente tutto. La Cirenaica rappresenta una provincia cuscinetto in grado di limitare le infiltrazioni di gruppi terroristici, predicatori e sobillatori di popolo che potrebbero dare il via ad una rivolta in grado di spingere l’Egitto a diventare quella punta di lancia che la Fratellanza Mussulmana potrebbe utilizzare nei suoi piani di espansione militare contro Israele e l’attuale regno saudita, ed emiratino. È per questi motivi che gli Emirati Arabi Uniti si impegnano in Libia fornendo materiale militare sempre più efficiente e moderno, mentre i sauditi assicurano un costante flusso di cassa necessario alla sopravvivenza del sistema statale di Haftar. All’interno di questa alleanza, defilato ma indispensabile alla stabilità della situazione militare (almeno fino ad oggi) si evidenzia il ruolo della Russia che ha impiegato i mercenari della Wagner per sostenere l’avanzata delle truppe di Tobruk prima su Sirte e poi verso Tripoli. <br />Ed è proprio Sirte oggi lo spartiacque della guerra di Libia. Le truppe neo-ottomane sono avanzate rapide verso la città petrolifera dell’omonimo golfo  e di fatto baluardo della strategia militare egiziana atta ad impedire il collasso delle milizie di Tobruk e allo stesso tempo non concedere una importante fonte di finanziamento ai turchi. <br />Sirte, se minacciata militarmente, potrebbe innescare una decisa reazione militare dell’Egitto, una reazione diretta che costringerà l’Italia ad una decisa scelta di campo, cadendo il mantra della Farnesina che recita “non esiste soluzione militare al conflitto libico”</p>
<p>In questo particolare momento storico solo la Francia ha preso una decisione netta a favore di Tobruk e contraria all’espansionismo turco-iraniano. Mentre il nostro paese come si comporta? <br />Roma ha mantenuto una posizione ambigua, appoggiando alternativamente le richieste delle due parti in conflitto, ottenendo unicamente il ridimensionamento del ruolo italiano in terra libica. Ma nel caso in cui Sirte venisse attaccata dai neo-ottomani e l’Egitto rompesse la regola della guerra per procura, che ha caratterizzato da sempre la guerra in Libia, l’Italia neutrale perderebbe ogni capacità di agire sulla sponda meridionale del Mediterraneo. <br />Da sempre il nostro gruppo chiede una presa di posizione italiana nell’interesse del nostro interesse geopolitico e strategico che NON È RAPPRESENTATO dalla gestione dell’immigrazione illegale della Libia, unico argomento che anima, anzi rianima, la nostra diplomazia. <br />L’Egitto di El Sisi è il nostro naturale alleato in questa sfida geopolitica, mentre la Turchia, quella Turchia che con la forza militare ha impedito le attività legali di Saipem al largo di Cipro, la Turchia che cerca di erigere un muro economico nel mezzo del Mediterraneo, la Turchia che nega l’essenza cristiana della cattedrale di Santa Sofia e che si augura di ripristinare l’Impero islamico ottomano dall’Andalusia a Gerusalemme, non può essere un nostro partner come invece pare emergere dalla parole e dagli atti dei Ministeri degli Esteri e della Difesa. <br />Se l’Italia non avrà il coraggio di schierarsi, anche impegnando la sua capacità militare, al fianco delle forze laiche a difesa della libertà dell’Egitto, del diritto di esistere di Israele, di un progetto di autonomia e libertà della Libia e allo stesso tempo contro le visioni egemoniche e teocratiche incarnate dall’asse turco-iraniano, non solo perderemo ogni nostra possibilità di azione economica in Libia ma forniremo ai nemici della libertà e della democrazia una testa di ponte ideale per conquistare, anzi riconquistare quelle terre dove, anche oggi nell’anniversario del fallito Golpe contro di lui, il presidente Erdogan ha affermato che i lasciti ottomani sono stati cancellati dalle popolazioni che oggi abitano i Balcani e le porzioni europee di Mediterraneo dove gli ottomani regnavano. <br />Oggi in Libia non si decide il numero dei barconi di immigrati che partiranno verso la Sicilia, bensì si decide chi potrà utilizzare il Mediterraneo per gestire i propri interessi strategici a medio e lungo termine, si deciderà se il vantaggio di avere il controllo della Libia sarà dell’Occidente oppure di quell’asse tirannico che lega Ankara e Teheran il quale minaccia oggi i nostri interessi economici e minaccerà domani l’essenza stessa della nostra società.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-bivio-provincia-neo-ottomana-o-estensione-occidente/">La Libia al bivio: Provincia Neo Ottomana o Estensione dell’Occidente</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo futuro delle truppe italiane in Libia</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-ruolo-futuro-delle-truppe-italiane-in-libia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-ruolo-futuro-delle-truppe-italiane-in-libia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 20:48:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=26309</guid>

					<description><![CDATA[<p>Truppe di pace? Forza di interposizione? Osservatori? C&#8217;è molta confusione nell&#8217;esecutivo italiano e all&#8217;interno dello stesso arco parlamentare quando si affronta l&#8217;argomento del possibile invio di un contingente militare in terra di Libia (e non solo 3-400 uomini atti a gestire un ospedale da campo e garantire la sicurezza di alcuni punti chiave per gli [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-ruolo-futuro-delle-truppe-italiane-in-libia/">Il ruolo futuro delle truppe italiane in Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Truppe di pace? Forza di interposizione? Osservatori? C&#8217;è molta confusione nell&#8217;esecutivo italiano e all&#8217;interno dello stesso arco parlamentare quando si affronta l&#8217;argomento del possibile invio di un contingente militare in terra di Libia (e non solo 3-400 uomini atti a gestire un ospedale da campo e garantire la sicurezza di alcuni punti chiave per gli interessi italiani). Prima di tutto dobbiamo registrare la posizione all&#8217;interno del governo dove il Ministro degli Esteri appare possibilista riguardo l&#8217;invio di truppe di Roma, mentre il Presidente del Consiglio intende inviare i nostri uomini &#8220;solo con la massima garanzia per la loro sicurezza&#8221;. E già su questo punto si potrebbe aprire un&#8217;ampia discussione. Cosa significa &#8220;garanzia di sicurezza&#8221; per un contingente militare? Va da sé che se sussiste la necessità (o il desiderio) di inviare truppe militari e non i volontari della protezione civile (con tutto il rispetto e l&#8217;amicizia che abbiamo per i colleghi della protezione civile nazionale), è evidente che non esiste e non può esistere una &#8220;garanzia di sicurezza&#8221;, allora perché invocarla? Ma non è questo il punto focale della nostra analisi odierna, bensì vogliamo evidenziare il ruolo che dovrebbero avere le nostre truppe e il compito che invece NON dovranno avere.</p>



<p>Per prima cosa il ruolo che NON dovranno avere i nostri uomini: NON dovremo essere messi a guardia di un accordo deciso, firmato, organizzato e concordato da Putin ed Erdogan con la benedizione di Angela Merkel. Se questi tre paesi hanno intenzione di somministrarci a Berlino un accordo che tutela i LORO interessi nazionali, lasciando a noi le briciole del gas naturale libico (senza veramente avere il controllo politico degli approvvigionamenti energetici, e ricattandoci con i flussi migratori) possiamo e dobbiamo dire ai tre soggetti in questione che i nostri uomini non saranno la carne da cannone utile alla gestione dei LORO accordi. Se Berlino vuole gestire la questione in Libia riesumi Rommel e spedisca panzer e fanteria sul teatro libico con il ruolo che meglio preferiscono, osservatori, forze di pace o forze di interposizione, ma non devono nemmeno immaginare che per un minimo di &#8220;flessibilità sui conti&#8221; o per 2 miliardi in più dal fondo per il Green Deal l&#8217;Italia si possa mettere al loro servizio. Stesso identico discorso vale per Erdogan, che alla fine non ha mandato in Libia nessun corpo di spedizione militare, o per Putin che non dispone delle risorse logistiche necessarie alla gestione di qualcosa che vada oltre le compagnie della Wagner. Questi semplici concetti dovrebbero essere espressi con una cortese inamovibile certezza ad ogni incontro sulla Libia, esso si svolga a Berlino, a Mosca, ad Ankara o a Palermo.</p>



<p>Quindi che ruolo per i nostri uomini in Libia? Certamente non quello di meri osservatori. Non servono i militari per osservare la devastazione di una guerra civile che è combattuta senza regole, non certo come forza di interposizione (Peace Enforcement) in quanto saremmo bersaglio delle tribù a noi ostili, nemmeno come peacekeepers, alla luce della situazione sul terreno e l&#8217;ampiezza della linea di contatto tra le due fazioni in lotta, sarebbe necessario un contingente di circa 30000 uomini per assolvere questo compito in maniera completa e con speranza di essere veramente una forza in grado di esercitare deterrenza. Ma per essere credibili ed esercitare deterrenza servono regole di ingaggio cristalline, così come chiara deve essere la catena di comando; una catena di comando diretta e che non ripeta gli errori e gli orrori del passato come già troppe volte le missioni ONU ci hanno mostrato ovunque nel mondo. Poi serve la volontà politica del governo di Roma di impiegare veramente lo strumento militare anche per colpire duramente e senza sconti chiunque violi le regole del cessate il fuoco mettendo in pericolo civili, di qualsiasi parte, o le truppe che dovessero presidiare la regione. Cari amici, leggendo anche solo queste poche righe avete già compreso che il nostro governo non ha la forza e la determinazione per utilizzare lo strumento militare in caso di necessità e quindi anche i nostri avversari ed i nostri nemici lo hanno ben compreso. Alla luce di questi fatti il nostro contingente in Libia, se mai dovesse essere inviato nel marasma di una forza europea, dovrebbe limitarsi a controllare e presidiare la zona di Misurata e la aree dove sorgono i principali hub energetici di ENI, lasciando il pantano di Tripoli e i pattugliamenti della via litoranea a chi oggi, quando tutto è perduto, e non 6 anni fa, decide di inviare forze militari sul campo. Questa in estrema sintesi la nostra idea di un&#8217;eventuale missione militare in Libia, nessuno si sogni di mandare oggi, senza un obiettivo chiaro e una scelta di campo netta accompagnata da regole di ingaggio chiare e da una catena di comando efficiente i nostri ragazzi a morire nella sabbia del deserto dove già piangiamo gli eroi della Folgore e della Ariete caduti sul campo dell&#8217;onore anche a causa dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;impreparazione dei vertici politici e militari italiani dell&#8217;epoca. Non abbiamo nessuna voglia di attendere che da Roma qualcuno scelga di non decidere mentre una nostra unità si venisse a trovare dinanzi a forze nemiche superiori e l&#8217;unica soluzione per aiutarli sarebbe un&#8217;azione di bombardamento aerea o marittima che potrebbe non andare troppo per il sottile. Chi ha voglia di avventure militari in Libia per dire al prossimo tavolo europeo &#8220;io c&#8217;ero&#8221; ricordi questo editoriale prima di prendere in considerazione l&#8217;invio dei nostri sulla &#8220;quarta sponda&#8221;.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-ruolo-futuro-delle-truppe-italiane-in-libia/">Il ruolo futuro delle truppe italiane in Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Forche Caudine della Tattica italiana per la Libia</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/forche-caudine-tattica-italiana-libia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=forche-caudine-tattica-italiana-libia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 21:44:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=26259</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Storia è da sempre maestra di tattica, lo è anche oggi dinanzi alla situazione in Libia. Preso atto che a Roma si è capita quale sia l&#8217;unica possibile strategia per la Libia, ora è necessario mettere in atto la tattica utile ad ottenere il risultato fissato dalla strategia. La storia delle Forche Caudine Per [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/forche-caudine-tattica-italiana-libia/">Le Forche Caudine della Tattica italiana per la Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Storia è da sempre maestra di tattica, lo è anche oggi dinanzi alla situazione in Libia. Preso atto che a Roma si è capita quale sia l&#8217;unica possibile strategia per la Libia, ora è necessario mettere in atto la tattica utile ad ottenere il risultato fissato dalla strategia.</p>
<p><em>La storia delle Forche Caudine</em></p>
<p>Per iniziare a comprendere quanto stiamo per scrivere vogliamo riportate alla vostra memoria un episodio storico del 321 a.C. e cioè la battaglia delle Forche Caudine. In questo episodio bellico l&#8217;esercito romano venne messo in trappola dal popolo italico dei Sanniti. Una volta bloccato all&#8217;interno di due ostacoli naturali l&#8217;esercito romano, il principe dei Sanniti chiese al padre come si sarebbe dovuto comportare con i nemici. Il padre rispose al figlio &#8220;Non torcere un capello ai romani e lasciali liberi&#8221;.<br />
Il principe, sentendo questa risposta e non essendo convinto della sua bontà, chiese ancora una volta al padre cosa fare dei romani. Il Re disse a quel punto &#8220;Uccidili tutti, fino all&#8217;ultimo uomo&#8221;. Il principe ancora non convinto, quasi disorientato, optò per costringere i romani ad una resa disonorevole, lasciandoli poi tornare a Roma. Il risultato fu pochi mesi dopo l&#8217;annientamento totale della tribù dei Sanniti da parte di Roma. Questo per ricordare che in certe situazioni solo le soluzioni radicali hanno in loro una minima possibilità di successo.<br />
Soluzioni radicali che oggi sono necessarie per tentare di ottenere l&#8217;obiettivo della nostra strategia in Libia: impedire a nazioni ostili di prendere il controllo della costa settentrionale del Nord Africa.</p>
<p><em>Le Potenze Ostili, Neutre e potenzialmente Amiche nella crisi libica</em></p>
<p>Per prima cosa dobbiamo individuare quali sono potenzialmente le &#8220;nazioni ostili&#8221; in questo contesto geopolitico. Una nazione a nostro avviso appartenente a questo gruppo è la Turchia, la quale persegue un progetto neo-ottomano, che vede nel controllo integrale dei flussi di gas naturale verso l&#8217;Europa, sommato all&#8217;uso spregiudicato delle masse di immigrati, l&#8217;arma per la rivincita contro un&#8217;Unione Europea che anni fa le rifiutò l&#8217;ingresso in un mercato che Erdogan vedeva come il naturale sbocco di una nazione ponte tra Oriente ed Occidente.<br />
Altro gruppo di potere potenzialmente ostile all&#8217;interesse nazionale italiano è rappresentato dalla Fratellanza Mussulmana una organizzazione, transnazionale, che cerca di imporre nel Medio Oriente una teocrazia sunnita molto simile nella forma e nell&#8217;ideologia alla teocrazia sciita iraniana, e della quale nei fatti è alleata sul campo.<br />
Nazione ostile al nostro interesse nazionale in Libia si è dimostrata essere anche la Francia che non ha esitato nella storia contemporanea ad ostacolare vari progetti di indipendenza energetica italiana, come ad esempio l&#8217;attacco aereo contro la Libia di Gheddafi mentre era in carica il governo Berlusconi, oppure impedendo il controllo italiano di una azienda strategica come Suez/Gaz De France.<br />
Nazione tecnicamente non ostile in terra libica, ma anch&#8217;essa orientata a rendere i suoi approvvigionamenti di gas naturale &#8220;indispensabili&#8221; per l&#8217;Europa, è la Federazione Russa, che diverrebbe  tecnicamente ostile agli interessi italiani in ambito NATO se Mosca dovesse ottenere accesso militare illimitato alle coste mediterranee della Libia.<br />
Nazione non ostile, e ripetiamo NON OSTILE, è sicuramente l&#8217;Egitto, paese con il quale va dato mandato pieno alla magistratura di indagare e risolvere la questione relativa alla necessità di verità e giustizia per Giulio Regeni, senza però che questo drammatico accadimento sia fonte di interruzione dei rapporti militari e diplomatici con il paese che ha il potenziale per diventare il principale alleato italiano nella regione.<br />
Nazione sostanzialmente neutra è il Qatar con il quale l&#8217;Italia può avere un ottimo rapporto economico e politico ma che vede nel suo ruolo come sponsor principale della Fratellanza il suo limite ideologico che non ci può far identificare Doha come una nazione non ostile.<br />
Nazione non ostile all&#8217;Italia nel contesto libico è l&#8217;Arabia Saudita che potrebbe essere portata al tavolo delle trattative con una puntuale pianificazione diplomatica relativa alle forniture di energia necessarie all&#8217;Italia, sommata ad una politica più &#8220;attenta&#8221; alle ingerenze iraniane nella penisola araba.<br />
Fazione certamente non ostile all&#8217;Italia e il cui rapporto con Roma va preservato ad ogni costo è rappresentato dalla tribù della città di Misurata, oggi molto vicina al Qatar e alla Turchia.</p>
<p><em>Agire nella crisi libica</em></p>
<p>Fatta questa breve introduzione come agire fattivamente in Libia nei prossimi giorni e nelle prossime settimane? Prima di tutto rimuovere dai nostri schemi di pensiero l&#8217;idea di una soluzione &#8220;politica&#8221; o di un &#8220;cessate il fuoco incondizionato&#8221; troppe volte invocato come un mantra dai nostri decisori politici, o da chi per loro scrive discorsi ed interventi. La soluzione politica o il cessate il fuoco incondizionato sono nei fatti paragonabili alla resa delle Forche Caudine della guerra sannitica, e cioè il viatico ad un disastro irreparabile.</p>
<p><em>L&#8217;opzione neo-coloniale</em></p>
<p>In Libia disponiamo, proprio come il sannita Gaio Ponzio, di due opzioni opposte ed ambedue probabilmente (se ben giocate) foriere di un successo strategico.<br />
La prima è la più semplice e la più lineare, tuttavia con alta confidenza una soluzione che andava messa in atto alcuni mesi fa o al limite alcune settimane fa: fornire al governo di Tripoli non 6 motovedette atte ad impedire la partenza di immigrati, ma sistemi d&#8217;arma in grado di avere costantemente l&#8217;esercito del GNA con un margine tecnologico di superiorità costante contro le forze della Cirenaica, ed agire in accordo con le risoluzioni delle Nazioni Unite a sostegno del legittimo governo di Tripoli con azioni aeree mirate contro le colonne della LNA in avanzata verso la Tripolitania.</p>
<p><em>L&#8217;opzione egiziana</em></p>
<p>La seconda possibile tattica è opposta e speculare alla prima e prevede il nostro appoggio alle milizie di Haftar, dopo aver ottenuto adeguate garanzie e stipulato adeguato accordo con Egitto, Russia ed Arabia Saudita, paventando in caso di mancato accordo il nostro impegno diretto in difesa del governo di Tripoli. Arabia Saudita ed Egitto non hanno in questo momento le risorse necessarie ad affrontare un confronto nella Tripolitania, dove al contrario il nostro supporto militare sarebbe determinante e molto più semplice per posizione e necessità logistiche confrontato con l&#8217;eventuale impegno turco. Nella nostra visione un accordo ben negoziato, e sostenuto da uno spiccata connotazione militare con Egitto, Russia e Arabia Saudita, con la benedizione dell&#8217;amministrazione Trump, sarebbe l&#8217;opzione migliore per una &#8220;soluzione politica, supportata dalla forza militare&#8221; in terra di Libia. Tale scenario consentirebbe di eradicare gli islamisti dalla Libia, preservare i nostri investimenti, avere voce in capitolo sulla gestione e sul trasporto del gs verso l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, poter cooperare con Egitto e Israele per lo sviluppo dei campi gasiferi che Eni ha scoperto e gestisce in Libia, ed Egitto e che potrà amministrare nella ZEE di Cipro, trovare una soluzione ben gestibile per il caso Regeni e garantire al nostro paese forniture energetiche finalmente non soggette al ricatto delle potenze ostili prima elencate.</p>
<p><em>La questione di Misurata</em></p>
<p>Ultima ma non certo per importanza la questione legata alla città di Misurata e alla tribù che da sempre rappresenta in Libia il nostro principale alleato. Misurata deve essere garantita nella sua integrità e nella sua possibilità di gestione di un territorio che posto sotto il controllo delle milizie di Bengasi non avrebbe mai pace e che vedrebbe una azione di pulizia etnica, la quale sarebbe alla fine da attribuire come responsabilità etica al nostro paese. Misurata deve essere una zona franca protetta da un contingente militare multinazionale, a guida italiana, sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite o se ciò non fosse possibile dell&#8217;Unione Europea. Le risorse per gestire questo fronte andrebbero ricercate attingendo alle unità dispiegate in Libano e che chiaramente non hanno assolto al loro compito di impedire il riarmo dell&#8217;Hezbollah al sud del fiume Litani ed il cui ruolo oggi è di fatto dimensionato a meri osservatori dei preparativi della prossima guerra tra sciiti libanesi e Israele.</p>
<p><em>Il tempismo e la paura&nbsp;</em></p>
<p>Il tempismo è cruciale per la riuscita di ogni opzione tattica si voglia mettere in atto, il tempismo in questa situazione è un elemento ancora più determinante rispetto ad altri teatri in quanto in Libia il conflitto è sostenuto da poche migliaia di combattenti attivi, un numero minimo di mezzi aerei e da forze navali inesistenti.<br />
In questa situazione la vittoria o la totale sconfitta possono presentarsi sul campo in maniera subitanea ad a volte inattesa, anche questo aspetto va tenuto presente quando si valuta come agire 250 km a sud della nostra parte più estrema di territorio nazionale.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/forche-caudine-tattica-italiana-libia/">Le Forche Caudine della Tattica italiana per la Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libia per l’Italia esiste una sola strategia, ma a Roma nessuno riesce a vederla</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-per-italia-strategia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=libia-per-italia-strategia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Dec 2019 20:17:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=26252</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esiste una sola strategia possibile per l’Italia dinanzi alla crisi in Libia, ma al governo nessuno pare prenderla in considerazione. La strategia, nel suo termine corretto di obiettivo finalizzato all’interesse esclusivo della Nazione, è estremamente semplice: impedire che forze o nazioni ostili prendano il controllo del Nord Africa e nel particolare della Libia; se forze [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-per-italia-strategia/">Libia per l’Italia esiste una sola strategia, ma a Roma nessuno riesce a vederla</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una sola strategia possibile per l’Italia dinanzi alla crisi in Libia, ma al governo nessuno pare prenderla in considerazione.<br />
La strategia, nel suo termine corretto di obiettivo finalizzato all’interesse esclusivo della Nazione, è estremamente semplice: impedire che forze o nazioni ostili prendano il controllo del Nord Africa e nel particolare della Libia; se forze ostili o nazioni ostili dovessero guadagnare il controllo della Libia l&#8217;intera sicurezza nazionale italiana sarebbe compromessa, e credeteci non parliamo di immigrazione.<br />
L&#8217;Italia oggi, come da sempre nella sua storia, risulta essere vulnerabile da nord, attraverso le alpi, e da sud attraverso il Mediterraneo. Non a caso nella seconda guerra mondiale il presupposto per l&#8217;invasione della penisola da parte degli anglo-americani fu proprio assumere il controllo della costa nordafricana.<br />
Ma la costa nordafricana non è per noi solo un elemento cruciale della classica geopolitica per i suoi aspetti &#8220;militari&#8221;, la costa di Algeria, Tunisia e Libia rappresenta il luogo di origine di quella che oggi è la nostra primaria fonte di gas naturale. Far sì che una potenza ostile possa controllare questa porzione di territorio ci espone ad un nuovo potenziale ricatto in tema energetico. Se poi questa potenza ostile cercasse di imporre una Zona Esclusiva Marittima nel Mediterraneo che mettesse in contatto la costa libica con quella turca il ricatto sarebbe completo, in quanto nessun gasdotto orientale potrebbe giungere in Italia e di converso nel Sud Europa senza la benedizione del governo in questione, o del Sultano in questione.<br />
Roma, ed i decisori che oggi operano dal Governo della Repubblica, vedono questa strategia? Una cosa è certa: chi oggi governa la Turchia la comprende in maniera integrale e non è un caso che oggi, giorno di Natale, il Presidente turco Erdogan si sia recato senza preavviso e senza pubblicità a Tunisi, con al seguito il Ministro della Difesa, il Ministro degli Esteri, il capo dei Servizi Segreti, il ministro della Stampa e abbia avuto un colloquio con il governo islamista di Tunisi, retto dalla Fratellanza Mussulmana. Non è difficile comprendere che Erdogan stia organizzando un intervento militare complesso nella costa settentrionale africana e che abbia la necessità di ottenere il supporto logistico della Tunisia al fine di non dover esporre la sussistenza del suo corpo di spedizione in Libia al conflitto diretto, affidando alla Tunisia quello che è il ruolo di retroguardia dell&#8217;Egitto nelle operazione delle forze di Haftar. Simultaneamente proprio l&#8217;Egitto sta operando politicamente e diplomaticamente nei confronti dell&#8217;Algeria al fine di garantirsi l&#8217;appoggio di Algeri nel caso di una escalation militare in terra libica dopo l&#8217;intervento di Erdogan. Libia, Tunisia e Algeria, le fonti del nostro gas naturale &#8220;non russo&#8221;, diventano teatro di un conflitto regionale mentre il gas dei giacimenti Zohr e Leviathan rischia di subire le decisioni unilaterali turche riguardo al Mar Mediterraneo.<br />
Roma ha quindi presente cosa accadrà se Erdogan dovesse avere successo? Roma ha altresì presente cosa accadrà se al contrario l&#8217;Egitto e gli Emirati dovessero prevalere in Libia? La nostra tattica nella questione libica è stata completamente fallimentare e oggi ci relega ad una funzione di mero osservatore o di passivo notaio dell&#8217;evoluzione della vicenda. Questa posizione di Roma mette quindi in concreto pericolo i nostri investimenti in Nord Africa, le nostre forniture di gas naturale a prezzi di mercato e senza possibili ricatti sul piano regionale, espone l&#8217;intero paese ad una minaccia militare lungo la frontiera meridionale. La nostra ignavia degli anni e dei mesi precedenti, la nostra totale impreparazione dinnanzi agli ultimi sviluppi della vicenda e la volontà di far affidamento unicamente su Mosca per ottenere un fantomatico cessate il fuoco che preservi lo status quo è una manifestazione naif della nostra politica estera. Restare legati agli accordi firmati ai tempi di Obama in Marocco circa 4 anni fa è una soluzione anacronistica e fuori tempo, non aver capito che il nostro alleato naturale era rappresentato dall&#8217;Egitto fu un drammatico errore, illudere Al-Serraj e la tribù di Misurata che nessuno li avrebbe toccati grazie alla nostra presenza è stata la pietra tombale della nostra capacità di deterrenza in Nord Africa.<br />
Ma nessuno parlerà mai di Libia e di Nord Africa in questi termini perché l&#8217;opinione pubblica è concentrata solo sull&#8217;immigrazione incontrollata che oggi non rappresenta più (al momento, solo al momento) un reale problema per il nostro paese. Ricordatevi però che in caso di vittoria di Erdogan e dei nostri &#8220;alleati&#8221; islamisti, una massa mai vista di immigrati si riverserà sull&#8217;Italia, usati sia come arma di ricatto a breve termine, sia come mezzo per alterare i rapporti etnici e religiosi della società italiana, non sempre visto come un fattore negativo da una parte dell&#8217;arco politico e religioso italiano.<br />
La tattica è un elemento funzionale alla strategia, quando parliamo di Libia e di Nord Africa ci sembra che chi ci governa non abbia idea della strategia nazionale riguardo alla Libia ma si arrabatti disordinatamente ed erraticamente tra alcune vie tattiche di fatto inconcludenti e finalizzate unicamente a non essere oggetto di critiche politiche interne nel breve periodo, questo purtroppo ci riserva l&#8217;attuale classe politica di questo paese.<br />
Buon Natale.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-per-italia-strategia/">Libia per l’Italia esiste una sola strategia, ma a Roma nessuno riesce a vederla</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Geopolitica alla Radio &#8211; L&#8217;offensiva di Haftar contro Tripoli</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-loffensiva-di-haftar-contro-tripoli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=geopolitica-alla-radio-loffensiva-di-haftar-contro-tripoli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 15:43:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica alla Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=25969</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cari amici e lettori ecco a voi il podcast della trasmissione Equilibrium Network del giorno 7 aprile 2019 dove abbiamo trattato dell&#8217;offensiva militare di Haftar contro il governo di Tripoli di Al Serraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma di fatto privo di una vera protezione internazionale. Oggi l&#8217;offensiva di Haftar prosegue e prende nuovo vigore [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-loffensiva-di-haftar-contro-tripoli/">Geopolitica alla Radio – L’offensiva di Haftar contro Tripoli</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici e lettori ecco a voi il podcast della trasmissione Equilibrium Network del giorno 7 aprile 2019 dove abbiamo trattato dell&#8217;offensiva militare di Haftar contro il governo di Tripoli di Al Serraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma di fatto privo di una vera protezione internazionale.<br />
Oggi l&#8217;offensiva di Haftar prosegue e prende nuovo vigore proprio nell&#8217;area dell&#8217;ex aeroporto internazionale di Tripoli, dove gli scontri sono sempre più violenti ed impegnano le milizie della città di Misurata le quali presto potrebbero essere messe dinnanzi alla decisione di dover scegliere se proteggere Tripoli oppure la loro zona tribale di origine.<br />
Vi ricordiamo che ogni martedì sera alle ore 22:00 siamo in diretta con gli amici di neverwasradio.it<br />
Buon Ascolto</p>
<p><a  class="spreaker-player" href="https://www.spreaker.com/user/neverwasradio/24-libia-caos" data-resource="episode_id=17590690" data-theme="light" data-autoplay="true" data-playlist="false" data-cover="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/original/8f4c838f8fbc0a83de9fd5a8b77e9f47.jpg" data-width="100%" data-height="400px">Ascolta &#8220;La Libia di nuovo nel caos &#8211; Rubrica n.23 di Equilibrium Network con Geopoliticalcenter.com &#8211; Stagione 4 &#8211; 2018/19&#8221; su Spreaker.</a><script async="" src="https://widget.spreaker.com/widgets.js"></script></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-loffensiva-di-haftar-contro-tripoli/">Geopolitica alla Radio – L’offensiva di Haftar contro Tripoli</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La valenza strategica della Libia</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/valenza-strategica-libia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=valenza-strategica-libia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2019 13:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=25899</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chiariamo subito una cosa: non riteniamo la Libia una nostra colonia. E aggiungiamo subito una seconda cosa: altri paesi la pensano molto diversamente da noi e vorrebbero che Tripoli si trasformasse in una nuova Libreville, dove il dittatore di turno risponde unicamente ai bleus. Sì perché alcune nazioni europee, ad esempio, per citarne una a [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/valenza-strategica-libia/">La valenza strategica della Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiariamo subito una cosa: non riteniamo la Libia una nostra colonia. E aggiungiamo subito una seconda cosa: altri paesi la pensano molto diversamente da noi e vorrebbero che Tripoli si trasformasse in una nuova Libreville, dove il dittatore di turno risponde unicamente ai bleus. Sì perché alcune nazioni europee, ad esempio, per citarne una a caso, la Francia, ha come cardine della propria economia la gestione delle risorse naturali delle sue ex colonie, a fini interni e di controllo geopolitico sia della regione africana che di quella europea.<br />
Ricordiamo un ulteriore elemento. Nel 2015/2016 da queste pagine si sosteneva la necessità strategica di appoggiare l&#8217;Egitto ed il Generale Haftar nella lotta per il potere in Libia, non per simpatie personali verso il Generale o verso il Cairo, ma perché era a noi già evidente che Haftar aveva tutti gli elementi necessari, anche se non sufficienti, per diventare in breve tempo un riferimento per tutta la Libia. Ma il Governo Renzi e Gentiloni la pensarono diversamente e scelse di preferire l&#8217;alleanza con la Fratellanza Mussulmana, tanto cara ad Obama, ed appoggiare senza esitazioni Al Serraj.<br />
Oggi da queste stesse pagine chiediamo al governo italiano coerenza nel sostenere Al Serraj, non tanto per una posizione di puntiglio o di orgoglio ma perché è l&#8217;unico modo per ridurre la capacità negoziale di Haftar, oggi sponsorizzato dai francesi e dai sauditi e che probabilmente in caso di resa senza condizioni di Al Serraj pagherà il suo debito con i francesi mettendo una bellissima (per Parigi) insegna della Total dove fino ad oggi si trova il cane a sei zampe dell&#8217;ENI. Avere il controllo degli idrocarburi libici, per i francesi, significa avere in loro controllo la principale fonte di approvvigionamento di greggio di ENI (e dell&#8217;Italia) in un periodo dove le sanzioni all&#8217;Iran rendono il petrolio &#8220;light&#8221; un bene raro ed ambito. Ma non si parla solo di greggio. Il gas naturale che da Tripoli arriva a Gela è linfa vitale per il nostro paese, privo di centrali nucleari e privo di giacimenti su suolo nazionale in grado di alimentare i servizi civili ed industriali. Con i francesi al comando, il 50% dell&#8217;energia nazionale sarà direttamente sotto il controllo di Parigi, che provvederà a venderci a carissimo prezzo l&#8217;energia prodotta con le centrali nucleari costruite a ridosso della nostra frontiera, e sarà sempre tramite il ricatto energetico che potrà &#8220;convincere&#8221; il governo di turno presente a Roma a non protestare su dispute bilaterali, territoriali, economiche o politiche che siano.<br />
In seconda battuta Haftar il parigino potrebbe attaccare il nostro governo riversando una marea umana di immigrati irregolari verso il Mediterraneo centrale. Haftar, come arma di ricatto, con la benedizione dei suoi protettori europei, potrebbe non solo non fermare le partenze degli immigrati, ma procurare ad essi barconi di grandi dimensioni ed in grado di compiere la traversata fino a Lampedusa o fino alla Sicilia, rendendo impossibile qualsiasi opera di contenimento il nostro governo volesse mettere in pratica. In questo scenario non servono navi militari europee, non servono le ONG, in quanto gli immigrati sarebbero &#8220;autonomi&#8221; e non ci sarebbe modo per l&#8217;Italia di fermarli, se non con assurde stragi in mezzo al mare.<br />
Cosa fare quindi, come agire? La soluzione esclusivamente diplomatica, come d&#8217;altra parte subito suggerito dai nostri amici francesi al vertice del G7 dei ministri degli esteri, sarebbe per noi fallimentare. Proprio noi che nel 2016 chiedevamo un&#8217;alleanza con Haftar oggi siamo a chiedere un intervento diretto delle forze armate italiane in Libia. Non parliamo di contingenti di terra ma di un supporto delle marine e dell&#8217;aeronautica per imporre innanzitutto  una No Fly Zone a difesa della Tripolitania ed azioni chirurgiche contro le colonne di Haftar che dovessero avanzare ancora verso Tripoli, Misurata o Zuwara.<br />
Allo stesso tempo sarebbe indispensabile normalizzare i rapporti con l&#8217;Egitto e far comprendere al Cairo che l&#8217;Italia è pronta a collaborare, non tanto con Haftar, ma direttamente con il presidente El Sisi per garantire in breve tempo l&#8217;estromissione della Fratellanza Mussulmana, e dei suoi sponsor turchi, dai gangli vitali della politica libica.<br />
Solo questo mix di azione militare, politica e diplomatica può garantire all&#8217;Italia di non buttare alle ortiche 50 anni di impegno in Libia ed evitare ai libici un bagno di sangue, seguito dall&#8217;ennesima dittatura militare.<br />
Per chi si preoccupa della giustificazione costituzionale di un nostro intervento, ricordiamo che il governo di Tripoli è riconosciuto dalle Nazioni Unite ed in caso di sua richiesta esplicita il nostro ruolo sarebbe quello, non di belligeranti, ma di assistenza di un legittimo governo minacciato da un bagno di sangue da parte di un generale golpista senza alcuna legittimazione a livello internazionale.<br />
Purtroppo osserviamo i capi politici di Movimento 5 Stelle e Lega continuare la loro comunicazione, istituzionale e non, come se in Libia tutto andasse per il meglio. Chi crede che la tempistica di questo attacco di Haftar sia casuale sbaglio di grosso, chi ha pianificato l&#8217;assalto a Tripoli aveva piena coscienza del fatto che alla vigilia delle elezioni europee i &#8220;decisori&#8221; italiani non avrebbero mosso un dito per paura di un &#8220;danno&#8221; elettorale. Noi speriamo ancora che Salvini e Di Maio abbiano un sussulto di orgoglio, e una fiammata di coraggio in grado di scompaginare i piani dei nostri cugini d&#8217;oltralpe e di tutta quella parte di Italia esterofila che preferirebbe sostituire il tricolore francese alla nostra bandiera sui campi petroliferi della costa occidentale della Libia.</p>
<p>Addendum</p>
<p>Abbiamo anche il dovere di difendere i nostri connazionali ancora presenti in Libia. Parliamo dal corpo diplomatico, dei militari e dei civili che lavorano per e con loro, dai contractor che operano a vario titolo a Tripoli e di tutti gli altri italiani presenti. Nessuno li abbandoni.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/valenza-strategica-libia/">La valenza strategica della Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Geopolitica alla Radio: la conferenza di Palermo, l&#8217;Egitto e Israele</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-la-conferenza-di-palermo-legitto-e-israele/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=geopolitica-alla-radio-la-conferenza-di-palermo-legitto-e-israele</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 16:04:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica alla Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=25647</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questa puntata della nostra rubrica di geopolitica alla radio abbiamo discusso della conferenza per la Libia tenutasi a Palermo il 12 e 13 novembre. Nell&#8217;intervista con i nostri amici di Equilibrium Network abbiamo discusso la possibilità che la Russia diventi egemone in Libia, del conseguente ruolo dell&#8217;Egitto e dalla postura nella regione e nei [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-la-conferenza-di-palermo-legitto-e-israele/">Geopolitica alla Radio: la conferenza di Palermo, l’Egitto e Israele</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata della nostra rubrica di geopolitica alla radio abbiamo discusso della conferenza per la Libia tenutasi a Palermo il 12 e 13 novembre. Nell&#8217;intervista con i nostri amici di Equilibrium Network abbiamo discusso la possibilità che la Russia diventi egemone in Libia, del conseguente ruolo dell&#8217;Egitto e dalla postura nella regione e nei confronti delle grandi potenze del governo del presidente El Sisi, nonché delle possibili azioni americane atte a impedire l&#8217;espiazione russa in nord-africa.<br />
Nelle stesse ore si esauriva la battaglia tra Israele e i gruppi armati che operano a Gaza, con la conseguente protesta della popolazione israeliana che vive nei pressi della Striscia e che vede nella tregua segnata un tradimento nei loro confronti.<br />
Buon ascolto e se volete ci sentiamo ogni martedì alle ore 22:00 in diretta su www.neverwasradio.it </p>
<p><a  class="spreaker-player" href="https://www.spreaker.com/user/equilibriumnetwork/05-libia-egitto" data-resource="episode_id=16228000" data-theme="light" data-autoplay="true" data-playlist="false" data-cover="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/original/8f4c838f8fbc0a83de9fd5a8b77e9f47.jpg" data-width="100%" data-height="400px">Ascolta &#8220;Libia, Egitto, Gaza &#8211; Rubrica n.5 di Equilibrium Network con Geopoliticalcenter.com &#8211; Stagione 4 &#8211; 2018/19&#8221; su Spreaker.</a><script async src="https://widget.spreaker.com/widgets.js"></script></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-la-conferenza-di-palermo-legitto-e-israele/">Geopolitica alla Radio: la conferenza di Palermo, l’Egitto e Israele</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo spezzatino della politica estera italiana nella lotta per la Libia</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/spezzatino-politica-estera-italiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=spezzatino-politica-estera-italiana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 22:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=24334</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi a Parigi si terrà un incontro, voluto e cercato in prima persona dal presidente francese Macron. Un incontro che vedrà presenti nello stesso luogo, e nelle intenzioni di Macron nella stessa stanza, il presidente libico Al Serraj e il Generale di Tobruk Kalifa Haftar. Un incontro a suo modo storico che potrebbe determinare un [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/spezzatino-politica-estera-italiana/">Lo spezzatino della politica estera italiana nella lotta per la Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi a Parigi si terrà un incontro, voluto e cercato in prima persona dal presidente francese Macron.<br />
Un incontro che vedrà presenti nello stesso luogo, e nelle intenzioni di Macron nella stessa stanza, il presidente libico Al Serraj e il Generale di Tobruk Kalifa Haftar. Un incontro a suo modo storico che potrebbe determinare un netto cambio di direzione nella travagliata guerra civile libica.<br />
Ma cosa ha fatto la Francia per essere oggi il fulcro della mediazione tra le parti in conflitto in Libia? La Francia ha di fatto determinato la caduta di Gheddafi, uomo non certo amato né da Haftar né da Al Serraj, ma la Francia ha anche la forte responsabilità di aver gettato un intero paese, che si stava sviluppando e che ogni anno migliorava lo stato sociale e il grado di ricchezza della nazione, nel caos.<br />
La Francia ha determinato, direttamente ed indirettamente, la morte di decine di migliaia di libici, non solo in combattimento, ma anche per malattia, per complicanze legate al parto, per l&#8217;impossibilità di avere a disposizione cibo e acqua di qualità. Allo stesso tempo la Francia ha avuto la responsabilità di determinare la rinascita delle fazioni tribali libiche, dei traffici illeciti che coinvolgono il mediterraneo centrale e il Sael, tanto caro a Parigi.<br />
E l&#8217;Italia? L&#8217;Italia si presenta sullo scacchiere internazionale, ed in particolare sul terreno libico, divisa, senza un progetto strategico, senza una visione di lungo periodo, senza il coraggio di scelte risolute, senza una voce univoca in politica estera. L&#8217;Italia, una nazione che chiede ad ogni vertice europeo una sola voce in politica estera, non è in grado di trovare all&#8217;interno dell&#8217;esecutivo una linea comune. Il Presidente del Consiglio appare a nostro avviso sempre influenzato delle idee e dalla visione di una certa parte del mondo cattolico militante, il ministro degli interni che si sente nella nostra visione schiacciato nel suo ruolo e che cerca in ogni momento, forte delle sue capacità e dei suoi anni trascorsi come responsabile politico dei Servizi, di scavalcare il ministro degli Esteri (ruolo forse più congeniale all&#8217;On. Minniti). Il Ministro degli Esteri appare non in grado di tracciare la via della diplomazia italiana, di fatto schiacciato come un vaso di coccio tra due vasi di ferro. Il ministro Alfano dovrebbe avere l&#8217;onere e l&#8217;onore di guidare la nostra diplomazia, ma oggettivamente osserviamo che le sue iniziative non vengono mai prese in considerazione dalla restante compagine politica di maggioranza.<br />
Ci meravigliamo quindi che la Francia ci abbia scavalcato nel ruolo di mediatore in Libia?<br />
Ci meravigliamo se i libici cercano una guida forte che possa portare benefici a tutti gli attori su campo?<br />
Ci meravigliamo se i leader della Libia non mostrano alcuna fiducia verso l&#8217;Italia e i suoi Ministri?<br />
Noi siamo visti dalla Libia come un paese di persone incerte, pronte a cedere ai ricatti, ma altrettanto pronte a cambiare idea riguardo agli accordi fatti, se non altro per l&#8217;estrema frammentazione delle responsabilità riguardanti la politica estera.<br />
L&#8217;Italia si è limitata in questi anni alla gestione passiva dell&#8217;immigrazione irregolare, e alla protezione di una minoranza di profughi di guerra, continuando a parlare di un nostro grave errore di valutazione come di un successo.<br />
Continuiamo a presentare al mondo un fallimento come i recuperi al largo della Libia, come un esempio da imitare, perseveriamo nell&#8217;applicare un accordo relativo a Triton e alla destinazione delle persone recuperate davanti alla Libia (tutte devono essere portate in Italia), senza avere la forza di cambiare quello stesso accordo o di denunciarlo e uscirne in maniera unilaterale.<br />
Stiamo spacciando la nostra debolezza per una virtù, ma gli arabi ed i libici conoscono bene la differenza tra ricatto e concessione, tra magnanimità e debolezza, tra ingenuità e stupidità.<br />
E&#8217; la Libia oggi che ci offre una lezione di relazioni internazionali, di politica estera e di diplomazia, un tris di attività che il nostro paese ha cessato di perseguire e di sviluppare.<br />
Relazioni internazionali, politica estera e diplomazia dovrebbero essere funzionali allo sviluppo del paese, all&#8217;interesse nazionale, all&#8217;equità e alla pace con i vicini, ma le crepe nel nostro esecutivo hanno minato ognuno di questi pilastri delle nostre relazioni con gli altri stati.<br />
Chi pensa che la politica estera non sia così importante, chi pensa che la geopolitica sia solo l&#8217;analisi astratta di scenari ipotetici, guardi oggi a Parigi e osservi la Francia che sottrae all&#8217;Italia il ruolo di principale partner politico della Libia (di tutta la Libia), osservi la Francia che pone le basi per scalzare l&#8217;Eni dalla sponda sud del Mediterraneo, osservi al castello di La Celle Saint Cloud un presidente francese che conquista per il proprio paese un nuovo mercato, nuove commesse per le sue aziende, nuovi contratti per la sua industria bellica, e che completa il controllo francese relativo alla forniture di energia all&#8217;Italia, già oggi primo cliente delle centrali elettriche nucleari di Parigi, e che domani acquisterà dalla Total-Elf il gas ed il petrolio che Eni ha contribuito a scoprire in Libia.<br />
Speriamo che il governo cambi radicalmente la propria posizione, che trovi una via comune per difendere gli interessi della nazione e non solo per alimentare e soddisfare le scelte ideologiche di questo o quel gruppo di potere, per mantenere una poltrona, per appagare il desiderio del proprio ego. Avete nelle mani i destini della Repubblica, ricordatelo tutti.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/spezzatino-politica-estera-italiana/">Lo spezzatino della politica estera italiana nella lotta per la Libia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caos nel Mediterraneo, i problemi di oggi hanno radici nel 2011</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/caos-nel-mediterraneo-i-problemi-di-oggi-hanno-radici-nel-2011/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=caos-nel-mediterraneo-i-problemi-di-oggi-hanno-radici-nel-2011</link>
					<comments>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/caos-nel-mediterraneo-i-problemi-di-oggi-hanno-radici-nel-2011/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2017 08:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.geopoliticalcenter.com/?p=24314</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2011 GPC nacque per sottolineare la scelleratezza della decisione franco-inglese-americana di bombardare la Libia. Non è questo il tempo di parlare nuovamente di quegli eventi, appunto ne abbiamo già trattato lungamente, tuttavia vale la pena riportarli alla memoria poiché quanto sta accadendo oggi in Italia ne è la diretta conseguenza. Desideriamo portare alla vostra [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/caos-nel-mediterraneo-i-problemi-di-oggi-hanno-radici-nel-2011/">Caos nel Mediterraneo, i problemi di oggi hanno radici nel 2011</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2011 GPC nacque per sottolineare la scelleratezza della decisione franco-inglese-americana di bombardare la Libia. Non è questo il tempo di parlare nuovamente di quegli eventi, appunto ne abbiamo già trattato lungamente, tuttavia vale la pena riportarli alla memoria poiché quanto sta accadendo oggi in Italia ne è la diretta conseguenza.<br />
Desideriamo portare alla vostra attenzione tre riflessioni.<br />
1) Chi oggi si batte il petto, sostenendo l&#8217;eroismo della nazione italiana e contemporaneamente nega l&#8217;apertura dei propri porti, è il medesimo che ha generato la situazione di caos totale in Libia. Vi è una responsabilità morale, politica, militare ed economica. Una responsabilità chiara e netta. Dimenticare questo aspetto, porta inevitabilmente ad adottare soluzioni errate, oggi. Dimenticare questo aspetto è il primo di una serie di affronti al governo italiano.<br />
2) Le recenti consultazioni tra ministri degli esteri, sfociate nel summit di Tallinn, mettono in luce il secondo affronto al governo italiano. Quanto è stato promesso come stanziamento per la gestione dei flussi dalla Libia, è tranquillamente equiparabile alle briciole. Poche decine di milioni di euro, rispetto ai tre miliardi erogati senza troppe questioni alla Turchia. Briciole, anche confrontate con quanto spende annualmente lo Stato Italiano per la gestione della crisi degli immigrati. L&#8217;Europa deve comprendere pienamente il ruolo della Libia e osservando il tono delle risposte date all&#8217;Italia, dubitiamo che i paesi del nord Europa l&#8217;abbiano compreso pienamente. Al contrario, la Francia l’ha compreso fin troppo bene.<br />
3) La Libia va normalizzata: questo il mantra. I nostri lettori conoscono perfettamente il gioco di poteri tra le due attuali emanazioni del governo libico: Haftar e Sarraj. È imperativo operare a nord della Libia (sulla costa) impedendo le partenze, a sud della Libia, aiutandola nella difesa delle frontiere (accordi bilaterali con i paesi subsahariani e centrafricani), e non meno importante operando dentro la Libia stessa. Attualmente il traffico di esseri umani ha raggiunto, secondo stime accreditate, il 30% del PIL. È chiaro ormai che ampie fette della società libica vivono di questo traffico. Più tempo passerà e più diventerà un business strutturale, più tempo passerà e più sarà difficile convertire questa economia illegale. Se volete un parallelo, lo trovate nella produzione di coca in sud America. Inoltre bisogna ottenere che la Libia riconosca finalmente lo status di rifugiato, altrimenti si troverà continuamente invischiata nel loop degli immigrati clandestini e non potrà mai assolvere al ruolo di porto sicuro (e da un punto di vista meramente semantico, già adesso esistono porti sicuri in Libia).<br />
In ultima analisi, dal momento che ciò che avviene dentro Schengen è materia europea, mentre ciò che avviene al di fuori è materia dello stato singolo, i partner europei hanno detto all&#8217;Italia di cavarsela da sola. Un po&#8217; di solidarietà con belle frasi, qualche euro per mettersi la coscienza a posto, ma porti chiusi e ONG regolamentate ma sempre operative.<br />
Soluzioni? Sembra un tunnel senza via di uscita, ma le soluzioni ci sono. Sia chiaro, nessuna di queste è semplice o a breve termine o indolore: il pasticcio organizzativo in cui i recenti governi hanno gettato l&#8217;Italia, è uno di quelli che genera disastri in rapida successione, ma richiede molto tempo per essere sanato.<br />
D&#8217;altro canto, ci mettiamo nei panni della Spagna, per esempio, che per risolvere la crisi degli immigrati dei primi anni 2000, ha stipulato una pletora di accordi bilaterali con svariati paesi africani. Quegli accordi hanno funzionato, riducendo drasticamente, se non azzerando, i flussi migratori dall&#8217;Africa. Va da sé che, dal punto di vista spagnolo, accogliere oggi i flussi totalmente fuori controllo dall&#8217;Italia, per la nostra manifesta incapacità e inconsistenza politica, non ha alcun fondamento logico. Fin qui logica e calcolo politico. La solidarietà invece? In questa Europa è un valore antico e ormai privo di senso, una categoria del pensiero assente nel vocabolario politico europeo.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/caos-nel-mediterraneo-i-problemi-di-oggi-hanno-radici-nel-2011/">Caos nel Mediterraneo, i problemi di oggi hanno radici nel 2011</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/caos-nel-mediterraneo-i-problemi-di-oggi-hanno-radici-nel-2011/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
