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	<title>Stato Islamico | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Nov 2017 09:18:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Geopolitica alla Radio: la fine dello Stato Islamico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 09:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica alla Radio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa puntata della nostra rubrica di geopolitica alla radio vi proponiamo la seconda puntata della trasmissione Equilibrium Network focalizzata sull&#8217;analisi dell&#8217;attuale condizione dello Stato Islamico in Iraq e Siria. Lo Stato Islamico ha perso la sua dimensione territoriale ma non quella ideologia e di avanguardia per quella parte di Islam che immagina la religione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata della nostra rubrica di geopolitica alla radio vi proponiamo la seconda puntata della trasmissione Equilibrium Network focalizzata sull&#8217;analisi dell&#8217;attuale condizione dello Stato Islamico in Iraq e Siria. Lo Stato Islamico ha perso la sua dimensione territoriale ma non quella ideologia e di avanguardia per quella parte di Islam che immagina la religione non come mezzo per avvicinarsi a Dio ma come strumento per ottenere il potere temporale.</p>
<p>Buon Ascolto e vi aspettiamo ogni martedì sera alle ore 22:30 sulla web-radio <a  href="http://www.neverwasradio.it">www.neverwasradio.it</a></p>
<p><a  class="spreaker-player" href="https://www.spreaker.com/user/equilibriumnetwork/la-fine-dellisis-rubrica-n-2-di-equilibr" data-resource="episode_id=13391859" data-theme="light" data-autoplay="true" data-playlist="false" data-cover="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/original/8f4c838f8fbc0a83de9fd5a8b77e9f47.jpg" data-width="100%" data-height="400px">Ascolta &#8220;La fine dell&#039;Isis? &#8211; Rubrica n.2 di Equilibrium Network con Geopoliticalcenter.com &#8211; Stagione 3 &#8211; 2017/18&#8221; su Spreaker.</a><script async src="https://widget.spreaker.com/widgets.js"></script></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/geopolitica-alla-radio-la-fine-dello-stato-islamico/">Geopolitica alla Radio: la fine dello Stato Islamico</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Daesh: soluzioni economiche sono la via per la sua eliminazione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Voce dei Lettori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 07:56:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la rubrica &#8220;Voce dei Lettori&#8221; vi proponiamo un interessante post di Pasquale Camuso. Buona lettura Nell’ultimo mese, da circa metà aprile in poi, Daesh ha intensificato largamente i propri attacchi, sia sul territorio attiguo al proprio, cioè in Siria e Iraq, sia all’esterno, più precisamente in Yemen, Libia, Somalia, Egitto, Tunisia e, non dimentichiamocelo, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/daesh-soluzioni-economiche-sono-la-via-per-la-sua-eliminazione/">Daesh: soluzioni economiche sono la via per la sua eliminazione?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per la rubrica &#8220;Voce dei Lettori&#8221; vi proponiamo un interessante post di Pasquale Camuso. Buona lettura</em><br />
Nell’ultimo mese, da circa metà aprile in poi, Daesh ha intensificato largamente i propri attacchi, sia sul territorio attiguo al proprio, cioè in Siria e Iraq, sia all’esterno, più precisamente in Yemen, Libia, Somalia, Egitto, Tunisia e, non dimentichiamocelo, Belgio, anche se precedente a questo periodo.In Siria in special modo abbiamo attacchi sul fronte fra terroristi e ribelli del regime e terroristi e Curdi, più circa 8.000 effettivi registrati intorno e all’interno di Aleppo, in attesa probabilmente di attestarsi in città e offrire una strenua difesa, in un ambiente tatticamente favorevole, alle forze regolari siriane.</p>
<p>In Iraq è stato attaccato il fronte curdo, nel tentativo, anche qui pare riuscito, di liberare alcune cittadine dalla presenza avversaria, specialmente nelle zone attorno a Mosul.<br />
All’estero abbiamo report di attacchi kamikaze contro vari obbiettivi, in Libia in particolare si notano movimenti consistenti e acquisizione di territori, in tutti i casi il dispiegamento di forze e risorse appare rinnovato e consistente, e sembra che si possa protrarre nel tempo, del resto il ramadan è vicino e durante questo periodo si moltiplicano gli sforzi, come vuole la jihad.</p>
<p>Considerando i movimenti relativi al gruppo terrorista, quindi, risulta difficile comprendere come in un periodo di ristrettezze economiche così gravi riescano a far fronte alle richieste di risorse per portare avanti queste offensive.<br />
Gli ultimi report riguardo agli attacchi della coalizione però, mostrano una molteplicità di obbiettivi di importanza economica per daesh, colpiti e distrutti, e ci avvertono che questo tipo di azione sta dando grandi frutti, sottraendo risorse petrolifere e addirittura denaro contante, conservato in banche nel territorio dello Stato Islamico. Sicuramente la strategia è vincente, visto che Daesh sembra aver deciso di ridurre fino a ⅔  la paga dei propri soldati volontari, generando malcontento fra questi a causa del fatto che i “mercenari” provenienti dai paesi africani sarebbero a paga piena.<br />
Il dato però evidentemente è in contrasto almeno parziale su quanto detto prima riguardo gli attacchi in corso, e anche riguardo al materiale e all’equipaggiamento che recentemente è giunto nelle mani dello Stato Islamico.<br />
Un esempio riguarda i famosi manpads FN-6, lanciamissili antiaerei di fabbricazione cinese, transitati attraverso l’Ucraina e la Turchia, per giungere nelle mani dei terroristi. Non si riesce a capire esattamente come sia stato possibile che sistemi d’arma tanto sofisticati siano passati per una frontiera come quella Ucraina, ma si sa per certo che da quest’ultimo stato sono partiti, attraverso un gruppo terroristico islamico stanziale, assieme a ingenti fondi, e arrivato a destinazione: si crede che i terroristi abbiano utilizzato i mezzi e le conoscenze della criminalità russa per ottenere questo successo, che ci mostra con chiarezza come le risorse possano giungere anche da fonti differenti.<br />
Il gruppo terrorista che era riuscito a costruire la rete di contrabbando operava dal Kuwait, che è riuscito a individuare la cellula ed eliminarla, il capo era un terrorista libanese, la cellula era composta da ulteriori tre siriani, un kuwaitiano e un egiziano, più altri due siriani e un australiano di origine libanese che operavano fuori dal Kuwait. La cellula aveva raccolto ben 1.3 milioni di dollari da inviare ad ISIL.<br />
In realtà alcuni analisti già dichiaravano che il core business di Daesh non è quello del petrolio, che per motivi tecnici rappresenta sicuramente un’ottima entrata, ma non è affidabile: richiede infatti personale specializzato e macchinari costosi, che per l’appunto sono esposti all’attacco aereo, oltre al fatto che è poi necessario riuscire a contrabbandare il prodotto.</p>
<p>Proprio sul punto poi del contrabbando, c’è una precisazione da fare, unita ad una domanda da porsi: per quale motivo si colpiscono gli estrattori di petrolio, invece di sanzionare i paesi che acquistano lo stesso ed evitare quindi la commercializzazione del prodotto, oppure colpire i convogli che lo trasportano, piani che costerebbero meno denaro e fatica per essere attuati?<br />
Certo, i convogli in realtà rappresentano una fonte di pericolo per gli attacchi aerei, in quanto sicuramente difesi, ma come è possibile che a questo punto ancora non si siano realmente individuati e sanzionati i Paesi che collaborano coi terroristi? In fondo individuarli non è affatto difficile, dato che i territori di Daesh confinano con pochi Stati che potrebbero accettare tali compromessi e non sono invece nemici del gruppo radicale.<br />
Come dicevamo, gli analisti sono concordi sul fatto che i core business di Daesh siano in realtà il traffico di opere d’arte e i rapimenti a scopo estorsivo. Nel solo 2014 si stima che i riscatti abbiano fruttato oltre 20 milioni di dollari ad ISIL, mentre la stima sul traffico di opere d’arte e storiche è praticamente impossibile da determinare.<br />
E’ importante ricordare poi che ISIL si comporta esattamente come uno Stato, nei suoi confini, imponendo e raccogliendo con successo tasse, anche sotto forma di vere e proprie estorsioni. Le forme economiche dello Stato del Levante in realtà sono paragonabili a quelle del terzo mondo, come il Cameroon o la Costa d’Avorio, ma le tasse rappresentano un metodo di raccolta fondi per cui l’unico modo di diminuirle rappresenta la riduzione di territori e popolosità delle aree acquisite. Analisi approfondite arrivano a supporre che ISIL, come Stato, riesca a spendere qualcosa come 3 miliardi di dollari per le loro attività militari: questo equivale a circa un terzo di quanto l’Iraq spendeva pre-guerra.<br />
Nonostante la considerazione di cui sopra, e il fatto che, proiettando questi dati nel futuro, la situazione dello Stato Islamico sia tutt’altro che rosea a causa della bassissima capacità di crescita dello stesso, non si può affermare che si possa anche prevedere un’inversione di tendenza, questo per affermare che colpire alcuni obbiettivi economicamente sensibili crea una aspettativa probabilmente errata rispetto alla reale potenzialità.<br />
A questi aspetti si deve aggiungere il fatto che ISIL non è un normale Stato e il finanziamento tramite azioni illecite è considerato più che normale, è una necessità. Se all’interno dei confini è (teoricamente) vietata la vendita di alcool e droga, specie per quest’ultima il traffico all’estero è consentito, anzi incentivato come “forma di lotta alternativa” al nemico che, scioccamente, ne fa uso. Si conoscono inoltre intere squadre che si occupano di hacking e cybertruffe da cui traggono denaro.<br />
Tutto questo non tiene poi conto della fluidità dei confini di Daesh, che anche se territorialmente è un elemento dai netti confini per noi, non lo è per gli appartenenti allo stesso. Come mostrano le azioni condotte in questo periodo, per il terrorista risiedere in Siria o in Somalia, Tunisia, Libia o Egitto è indifferente: i confini territoriali sono evanescenti, in special modo finché il Corridoio Islamico è disponibile e attivo, permettendo facile movimento dall’Africa occidentale fino all’India di mezzi, uomini e anche denaro e ricchezze.<br />
Emblematici poi sono i casi, come quello italiano, in cui associazioni raccoglievano denaro a scopo umanitario per poi invece destinarli allo Stato Islamico, oppure la richiesta di chiarimenti da parte di un parlamentare turco al proprio Governo, riguardo chiarimenti sul possibile finanziamento a Daesh operato dal proprio Stato, mozione respinta a causa del fatto che i dati a riguardo sarebbero secretati.<br />
Se valutiamo questi aspetti nella loro completezza, possiamo capire il motivo per cui, nonostante i report riguardo i successi della coalizione sembrino rosei, lasciano molti dubbi sulla reale portata ed utilità delle azioni finora condotte: il motivo per cui si registra una mancanza di fondi in ISIL può essere dovuto a situazioni contingenti e del tutto momentanee, che almeno in parte potrebbero essere dovute sì ai successi dei bombardamenti dei pozzi petroliferi, successi che potrebbero in seguito essere eliminati del tutto con una ulteriore diversificazione o intensificazione della raccolta tramite gli altri metodi analizzati.<br />
Un punto interessante da visualizzare è anche l’aspetto psicologico della mancanza di denaro: se è vero che si riportano incidenti fra le varie brigate e tribù di appartenenza dei militanti, è anche vero che si consolidano posizioni a causa del timore, che i militanti stessi finiscono col subire un processo di selezione in questo modo, riguardante i loro veri intenti: quelli che restano potrebbero essere i più feroci e agguerriti, disposti a combattere anche solo per non soccombere, quindi in grado di una risposta decisamente più violenta.<br />
Con tutta probabilità queste strategie di attacco fiaccano sì la capacità reattiva dello Stato Islamico, ma possono farlo solo fino a che possono colpire il ventre molle, lasciando però intatto il nucleo più duro del terrorismo di matrice islamica e, probabilmente, rafforzandolo.<br />
Quali ulteriori soluzioni ci si prospettano, quindi?</p>
<p>Intanto, il metodo migliore è quello di ridurre al minimo l’apporto umano allo Stato Islamico, sia in termini di militanti sia di popolazione sottoposta, quindi capire che sono necessarie azioni molto più incisive nei confronti di ISIL, in special modo colpire coloro che rappresentano una risorsa tecnica, quelle persone in grado di produrre esplosivi ed armamenti, di agire per procacciare fondi e addestrare gli uomini, punto su cui Daesh risulta finora davvero in difficoltà.</p>
<p>Il contenimento delle capacità dello Stato Islamico può rappresentare a lungo termine una strategia non vincente ma che consolida lo stesso e gli lascia tempo e capacità di colmare le proprie lacune, prospettiva decisamente pericolosa.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/daesh-soluzioni-economiche-sono-la-via-per-la-sua-eliminazione/">Daesh: soluzioni economiche sono la via per la sua eliminazione?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Accordo tra Usa e Turchia per l&#8217;utilizzo di Incirlik, cosa ha avuto in cambio Erdogan?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2015 09:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stati Uniti e Turchia, dopo tre anni, hanno raggiunto un accordo per consentire l&#8217;utilizzo della base NATO su suolo turco di Incirlik per azioni degli Stati Uniti in Siria ed Irak. Gli Stati Uniti hanno chiesto ripetutamente ai turchi l&#8217;utilizzo di Incirlik, ma il governo di Ankara non ha mai acconsentito a tale utilizzo senza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stati Uniti e Turchia, dopo tre anni, hanno raggiunto un accordo per consentire l&#8217;utilizzo della base NATO su suolo turco di Incirlik per azioni degli Stati Uniti in Siria ed Irak. Gli Stati Uniti hanno chiesto ripetutamente ai turchi l&#8217;utilizzo di Incirlik, ma il governo di Ankara non ha mai acconsentito a tale utilizzo senza avere in cambio alcune contropartite, che sembrano essere giunte in queste ore. La prima contropartita chiesta ed ottenuta dai turchi sembra essere l&#8217;autorizzazione a colpire con raid aerei installazioni curde nel nord dell&#8217;Irak. I Curdi, la minoranza senza patria che abita nei territori di Irak, Iran, Siria e Turchia, sono stati l&#8217;unico argine laico all&#8217;avanzata dello stato islamico in Irak e nel nord della Siria, ma i loro successi e la loro aumentata popolarità hanno determinato, attorno alle loro formazioni politiche in Turchia, l&#8217;aggregamento di molte opposizioni minoritarie della Turchia, consentendo ai curdi di essere oggi presenti nel parlamento turco. I curdi inoltre, nelle ultime elezioni turche hanno votato in maniera massiccia, anche grazie alla tregua firmata tra gli stessi curdi e il governo del primo ministro Davutoglu. La presenza curda in parlamento ha impedito al partito del presidente Erdogan di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e bloccato le riforme costituzionali immaginate dal partito islamico oggi al potere ad Ankara. Da quel giorno, dal giorno delle elezioni è iniziato un duro confronto con i curdi, fatto di mancati aiuti agli stessi curdi nella lotta contro IS e culminato ieri notte con l&#8217;attacco aereo contro almeno 5 campi di addestramento del PKK (il partito comunista curdo, la formazione maggiormente ostile alla Turchia). Gli attacchi aerei, oltre che a fiaccare il morale dei curdi, a nostro avviso hanno come scopo quello di far saltare la tregua interna alla Turchia tra curdi e governo di Ankara, fatto che potrebbe avere come ultimo scopo la messa al bando delle formazioni politiche curde incluse quelle oggi presenti nel parlamento di Ankara.<br />
Non vi facciamo la cronaca dei raid aerei turchi di ieri notte, la trovate ovunque, ben più interessanti invece le conseguenze a medio termine dei raid contro i curdi e cioè una ripresa della lotta armata curda dentro i confini turchi, la repressione militare di Ankara ma ancora di più la possibile messa al bando dei partiti curdi rappresentati nel parlamento turco fatto che aprirebbe la strada alle riforme islamiste immaginate e pianificate dal presidente Erdogan e dal suo partito.</p>
<p><em>Addendum</em></p>
<p>La maggioranza assoluta del parlamento turco è 275 seggi, AKP il partito di Erdogan ne ha 258, i curdi 80. Se il partito curdo fosse messo fuori legge i sui 80 seggi andrebbero ripartiti per 3 partiti oltre la soglia di sbarramento. Il partito AKP arriverebbe a 286 seggi, oltre la maggioranza assoluta.</p>
<p>Photo Credit: MSGT PATRICK NUGENT</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/accordo-tra-usa-e-turchia-per-lutilizzo-di-incirlik-cosa-ha-avuto-in-cambio-erdogan/">Accordo tra Usa e Turchia per l’utilizzo di Incirlik, cosa ha avuto in cambio Erdogan?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>SCENARIO &#8211; Stato Islamico scacco alla Marina Italiana &#8211; SCENARIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2015 13:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Califfato in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Livorno 4 ottobre 2015 ore 1630 Accademia navale di Livorno, gli Allievi Ufficiali, apprendono in questo luogo denso di storia, le basi per essere buoni Ufficiali della Marina Militare Italiana, ma prima di tutto ne apprendono i valori, le tradizioni, e le regole per integrarsi e dare il loro apporto alla flotta e al paese. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/scenario-stato-islamico-scacco-alla-marina-italiana-scenario/">SCENARIO – Stato Islamico scacco alla Marina Italiana – SCENARIO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Livorno 4 ottobre 2015 ore 1630</em></p>
<p>Accademia navale di Livorno, gli Allievi Ufficiali, apprendono in questo luogo denso di storia, le basi per essere buoni Ufficiali della Marina Militare Italiana, ma prima di tutto ne apprendono i valori, le tradizioni, e le regole per integrarsi e dare il loro apporto alla flotta e al paese. Oggi a Livorno si parla di Dual Use dello strumento militare, della possibilità di impiegare le nostre unità e i nostri uomini non solo per scopi bellici ma anche e soprattutto per scopi umanitari, a volte dell&#8217;importanza della raccolta differenziata sulle unità militari.<br />
Ma la giornata di lezione è però bruscamente interrotta da una notizia sconvolgente che arriva dal Canale si Sicilia.</p>
<p><em>Canale di Sicilia 04 Ottobre 2015 ore 1035<br />
</em><br />
Il Pattugliatore d&#8217;altura Cassiopea si accinge a una normale operazione di salvataggio nel Canale di Sicilia. Un barcone in legno è stato individuato dall&#8217;elicottero di bordo e l&#8217;equipaggio si appresta a portare soccorso. Il barcone non è molto grande, e al suo interno si contano non più di 60 persone, il Cassiopea sa e può agire da solo lo ha già fatto altre volte vengono messe a mare due piccole lance che cominciano il trasbordo dei profughi.</p>
<p><em>Canale di Sicilia 04 ottobre 2015 ore 1205<br />
</em><br />
Il trasbordo dei profughi è terminato, sono tutti uomini, e la cosa non è poi così eccezioanale, tuttavia il loro silenzio, il loro ordine stupisce l&#8217;equipaggio del Cassiopea, che comunque procede con le operazioni di routine, perquisice gli uomini accolti a bordo e successivamente attua un primo screening medico. Fatto ciò li fa accomodare sul ponte di volo, la giornata è ottima e la possizoni confortevole. I sessanta uomini vengono rifocillati,gli viene data acqua e cibo rispettoso della loro religione e in breve tempo la stanchezza non è più l&#8217;unica padrona dei loro volti. </p>
<p><em>Nave Cassiopea 04 ottobre 2015 ore 1550</em></p>
<p>Un altro barcone di persone salpate dalla Libia viene scorto dai mezzi aerei che supportano il Cassiopea nell&#8217;operazione di salvataggio in Mare. L&#8217;imbarcazione si trova a 30 miglia dalle coste libiche e l&#8217;equipaggio italiano appronta l&#8217;intervento di recupero. È in quel momento che un uomo, barba curata e occhiali, si alza dal ponte di volo dell&#8217;unità itlaliana. E grida in Arabo &#8220;Dio è Grande&#8221; in pochi istanti tutti 60 uomini accolti dal Cassiopea si alzano in piedi e aggrediscono i cinque Marò che sono di guardia. Sono 60 contro 5. Chi è di guardia ha solo a disposizione una Beretta calibro 9 chiusa nella fondina con tanto di fibbia e senza il colpo in canna. I cinque Marò vengono uccisi in pochi secondi a mani nude, gli vengono sottratte le armi e il gruppo dei sessanta si divide in tre plotoni, organizzati militarmente. Un gruppo sale con le scale esterne al fianco della nave, e raggiunge la plancia di comando con la sala direzione combattimento, il secondo si dirige alla centrale di macchina e il terzo vaga nei meandri della piccola nave in cerca dell&#8217;armeria di bordo.<br />
I plotoni hanno l&#8217;ordine di uccidere la prima persona che vedono in ogni locale della nave, ma di cercare di fare più progionieri possibili.<br />
Un meno di 120 secondi la gran parte di nave Cassiopea è sotto il controllo di un gruppo militare dello Stato Islamico. Tutto il personale di bordo era focalizzto sul soccorso in mare e nessuno immaginava che la nave potesse essere oggetto di un attacco terroristico in mare aperto. Ecco cosa aveva sconvolto la tranquillità dell&#8217;Accademia Navale di Livorno e che entro poche ore sconvolgerà la tranquillità di un intero paese. Una nave italiana e il suo equipaggio sono ostaggi dei terroristi. </p>
<p>Nave Cassiopea 04 Ottobre 30 miglia dalle coste libiche </p>
<p>Nave Casiopea è caduta nelle mani di un commando dello Stato Islamico, che ha ucciso nei primi minuti dell&#8217;attacco 15 uomini dell&#8217;equipaggio, e ora costringe il comandante a dirigere verso la Libia con mezzi talmente barbari che ci asteniamo dal descrivere&#8230;.</p>
<p><em>Il nostro scenario termina qui. Esso non vuole prefigurare un evento di tale portata, rimane privo di dettagli sulla Cassiopea per non favorire chi non sta dalla parte del nostro Paese, ma è stato scritto per spingere il comando della marina a prendere in considezione tale evenienza, come avevamo già fatto mesi fa con <a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/attualita/lampedusa-attacco-mare-scenario/" target="_blank">questo scenario che riguardava l&#8217;isola di Lampedusa</a>, ora protetta da un dispositivo che pare adeguato per impedire quel terribile ipotizzato evento. </em> </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/scenario-stato-islamico-scacco-alla-marina-italiana-scenario/">SCENARIO – Stato Islamico scacco alla Marina Italiana – SCENARIO</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Attacco dello Stato Islamico a Kobane e Nord della Siria Curda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 16:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo ore di notizie convulse, attacchi suicidi e imboscate, possiamo provare a fare un primo resoconto. Nelle prime ore del mattino, un gruppo di incursori dell&#8217;ISIS, camuffati da civili e militanti curdi, si sarebbe infiltrato a Kobane, da più direzioni e probabilmente anche da nord (confine turco). Attacchi multipli suicidi con camionette bomba, il tutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo ore di notizie convulse, attacchi suicidi e imboscate, possiamo provare a fare un primo resoconto. Nelle prime ore del mattino, un gruppo di incursori dell&#8217;ISIS, camuffati da civili e militanti curdi, si sarebbe infiltrato a Kobane, da più direzioni e probabilmente anche da nord (confine turco). Attacchi multipli suicidi con camionette bomba, il tutto sembrerebbe sotto la copertura di cecchini appostati sui tetti di alcuni palazzi. Il bilancio è di decine e decine di morti (si parte da 30 per arrivare a 70 vittime). Ma questo attacco si sarebbe trattato solo di un diversivo per condurre un attacco più vasto contro la città di Hasakah. Al momento sembrerebbe che i curdi siano riusciti a respingere gli attacchi. Aggiornamenti a venire.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/attacco-dello-stato-islamico-a-kobane-e-nord-della-siria-curda/">Attacco dello Stato Islamico a Kobane e Nord della Siria Curda</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il prossimo obiettivo dello Stato Islamico. Damasco o Baghdad?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2015 06:29:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
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		<category><![CDATA[Battaglia per Baghdad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è un post di analisi e previsione che cerca di comunicare la visione di GeopoliticalCenter sulle future mosse del Califfato Islamico in Siria ed in Irak, buona lettura. La fisionomia del Medio Oriente sta cambiando radicalmente. La disintegrazione del regime siriano e il settarismo, che oggi è l&#8217;unico elemento comune nell&#8217;Irak del dopo Saddam, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo è un post di analisi e previsione che cerca di comunicare la visione di GeopoliticalCenter sulle future mosse del Califfato Islamico in Siria ed in Irak, buona lettura.</em></p>
<p>La fisionomia del Medio Oriente sta cambiando radicalmente. La disintegrazione del regime siriano e il settarismo, che oggi è l&#8217;unico elemento comune nell&#8217;Irak del dopo Saddam, sta portando a riscrivere i confini delle nazioni e ci consegna una nuova geografia politica della regione. Guardando oggi una carta che può rappresentare la situazione delle forze in campo emerge chiarmente che lo Stato Islamico, il Califfato sognato da Al Baghdadi, oggi è realtà. Non possiamo ancora affermare che questo pseudostato avrà la forza di creare una infrastruttura organizzativa stabile ed in grado di finanziarsi, dopo aver depredato le risorse dei luoghi che ha occupato, ma è un fatto innegabile che oggi un nuovo soggetto &#8220;nazionale&#8221; vive tra Siria ed Irak.</p>
<p>Un altro fatto innegabile è che nel nord della Siria e dell&#8217;Irak è nato un soggetto politico simile al califfato, simile nella precaria struttura, che rappresenta l&#8217;embrione di uno stato curdo che possa per la prima volta unificare sotto la stessa bandiera e sotto la medesima amministrazione politica i curdi di Siria e Irak, mentre lascia ancora nel limbo le popolazioni curde che vivono in Turchia e in Iran.</p>
<p>Lo Stato Islamico avanza sia in Siria, sia in Irak, e la campagna aerea degli alleati, guidati dall&#8217;America, risulta essere come minimo non sufficiente, e vista in una ottica più ampia controproducente. Controproducente perché le milizie del Califfato acquisiscono, giorno dopo giorno, la convinzione (probabilmente corretta) che in primo luogo gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di combattere IS direttamente, in secondo luogo (e stavolta in un delirio di di onnipotenza) i miliziani pensano di aver sconfitto l&#8217;America e di non avere più limiti nella loro avanzata. Ma dove avverrà questa avanzata?<br />
Per rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare: </p>
<p><em><strong>1) Potenza militare dello stato islamico e sua dislocazione<br />
2) Benefici nell&#8217;avanzata e obiettivi strategici del Califfato<br />
3) Etnie delle regioni dove avverrà l&#8217;avanzata<br />
4) Risorse delle regioni obiettivo degli islamisti </strong></em></p>
<p><strong>1)</strong> Lo stato islamico possiede la sua maggiore potenza militare, intesa come mezzi, armi anticarro e antiaeree spalleggiabili, mortai ed artiglieria, all&#8217;interno dell&#8217;Irak, sebbene la &#8220;capitale&#8221; dello stato islamico sia in Siria e se la maggior parte di territorio nella mani del Califfato è ex territorio Siriano. I raid contro il califfato, peraltro, si svolgono principalmente in Irak e non all&#8217;interno della Siria, proprio per non favorire in maniera indiretta Al Assad e i suoi alleati. Tuttavia a causa della crisi e successiva guerra in Yemen gli interventi delle forze aeree arabe sono diminuiti notevolmente, in quanto la coalizione araba risulta più impegnata a confrontarsi in Yemen e solo gli americani attuano azioni di guerra sull&#8217;Ira, azioni che si limitano a 10/15 sortite al giorno. Irak che risulta, a differenza della Siria, una importante fonte di armi per il Califfato. Anche nella recente avanzata su Ramadi lo stato islamico dovrebbe avere acquisito una notevole quantità di armi, non solo di base, ma anche armi anticarro relativamente avanzate e forse sistemi antiaerei spalleggiabili.</p>
<p><strong>2)</strong> La strategia del Califfato non è stata sempre lineare, tuttavia negli ultimi mesi è emersa, secondo il nostro punto di vista, la volontà di voler mantenere attività militare &#8220;classica&#8221; solo in situazioni geografiche dove sia possibile, sempre e comunque, attuare ripiegamenti ordinati in caso di sconfitta e privilegiare azioni che determinino un rapido swich da battaglia su terreno aperto ad una battaglia da svolgere in ambiente urbano, anche su città di grandi dimensioni. L&#8217;area di Damasco quindi risulta essere poco appetibile, se il Califfato manterrà il medesimo schema strategico, in quanto l&#8217;area di Damasco è teoricamente isolabile a nord est da una azione combinata delle truppe alawite e dell&#8217;alleato libanese di Al Assad, rappresentato dell&#8217;Hezbollah libanese.<br />
I benefici che IS ricerca nell&#8217;avanzata sono: la presenza di basi militari e depositi di armi, la presenza di risorse naturali, la presenza di depositi finanziari (possibilmente in valuta pregiata o in metalli preziosi), la presenza di acqua, la presenza di &#8220;edifici simbolici&#8221;</p>
<p><strong>3)</strong> Lo Stato Islamico ricerca aree per la propria avanzata, dove vi sia una importante presenza di popolazioni sunnite, che possano essere la base di arruolamento per i nuovi battaglioni delle milizie del Califfato e che possano anche essere rapidamente impiegati per la operazioni di &#8220;vendetta&#8221; nei confronti degli sciiti che dalla caduta di Saddam Hussein in Irak, e dall&#8217;instaurarsi del regime Alawita in Siria, hanno avuto un ruolo egemonico sia, seppur in maniera blanda, in Siria, ma soprattutto in Irak dove gli sciiti hanno attuato un settarismo spinto, hanno attuato epurazioni e vendette verso le parti delle etnie sunnite collegate al regime di Saddam, e ora occupano la quasi totalità delle posizioni chiave del potere, nel governo, nelle amministrazioni locali, nell&#8217;esercito e nelle compagnie statali dell&#8217;economia reale e della finanza.<br />
In questo caso la popolazione sunnita di Damasco è in parte fuggita verso la Giordania nella prima fase del conflitto e la popolazione maschile ora a Damasco non è nostro avviso il miglior candidato per entrare a far parte delle file del Califfato. Altro discorso vale per Baghdad dove la popolazione sunnita, seppur in inferiorità numerica, non è fuggita e non fuggirà dalla città. A Baghdad molti dei maschi adulti sunniti vivono spesso in condizione di subordinazione nei confronti degli sciiti e sono ottimi candidati per entrare a far parte dell&#8217;esercito del Califfo. </p>
<p><strong>4)</strong> Le risorse delle regioni delle capitali di Siria ed Irak, potenzialmente obiettivo del Califfato, dispongono oggi di risorse ben differenti. Damasco è luogo di guerra da quattro anni. Le riserve valutarie, in valuta pregiata, della banche centrale sono inesistenti, le riserve auree esaurite, i depositi di armi privi di armi avanzate, la città non dispone di fonti idriche abbondanti se la manutenzioni delle sorgenti e degli acquedotti non possono essere garantite. Al contrario a Baghdad sono presenti notevoli riserve di valuta pregiata, non solo nella banca centrale ma anche nelle mani della popolazione generale, stesso discorso è valido per le riserve auree e per la presenza di armi, anche avanzate (a questo proposito ricordiamo che gli Usa stanno per inviare 2000 missili anticarro avanzati, i quali rappresento sì una minaccia per il Califfato, ma che sono anche un ghiotto obiettivo per i combattenti di IS che molte volte in passato hanno catturato le armi inviate all&#8217;esercito iracheno). Baghdad dispone inoltre di ampie e sovrabbondanti fonti idriche ed edifici simbolici, quale la moschea maggiore di Baghdad e il compund presidenziale di Saddam Hussein. Inoltre una offensiva verso Baghdad, seppur rischiosa, in caso di successo porterebbe alla fuga di tutta una serie di rappresentanze diplomatiche occidentali, ora non più presenti a Damasco, fatto molto importate a livello di &#8220;marketing&#8221; dello Stato Islamico. La fuga degli occidentali potrebbe innescare una specie di &#8220;reazione e catena&#8221; nelle popolazioni arabe sunnite che potrebbero riconoscere definitivamente nel Califfato il loro naturale stato di appartenenza.</p>
<p>In base a queste considerazioni riteniamo più probabile un attacco dello Stato Islamico verso la parte occidentale della città di Baghdad rispetto ad una medesima manovra contro la città di Damasco.<br />
Sebbene la conquista di Damasco sia sulla carta molto più &#8220;semplice&#8221; della battaglia per Baghdad essa potrebbe essere l&#8217;ultima vittoria del Califfato in Siria e forse anche in Irak, in quanto Damasco è un luogo &#8220;isolabile&#8221; e la sua presa da parte del Califfato porterebbe a IS molti costi (gestione della popolazione e delle infrastrutture) senza dare nessun vantaggio (armi, soldati, oro, risorse naturali). La battaglia per Baghdad è ugualmente un grosso rischio per il Califfato e certamente le milizie sciite farebbero tutto ciò che è in loro possesso per ostacolare l&#8217;avanzata del califfato. Va inoltre considerato che da Ramadi a Baghdad le truppe del Califfato sarebbero potenziale oggetto di raid aerei iracheni, americani e anche iraniani.<br />
Tuttavia una vittoria del Califfato, anche solo in alcuni quartieri di Baghdad, potrebbe determinare il crollo della struttura militare dell&#8217;Irak sciita per la fuga delle famiglie dei vertici dello stato e dell&#8217;esercito, seguite dal crollo della fiducia in tutta la gerarchia delle forze armate e del governo dell&#8217;Irak sciita.</p>
<p>Riteniamo quindi che lo Stato Islamico cercherà, invece di conquistare facilmente Damasco, di spingere la sua offensiva verso Baghdad, avendo come primo luogo simbolo della propria avanzata la cittadina di Abu Ghraib e subito dopo l&#8217;aeroporto internazionale di Baghdad, per poi puntare senza alcuna sosta ai quartieri periferici occidentali della città. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-prossimo-obiettivo-dello-stato-islamico-damasco-o-baghdad/">Il prossimo obiettivo dello Stato Islamico. Damasco o Baghdad?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Sydney &#8220;lupo solitario&#8221; che si richiama al Califfato prende ostaggi in città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2014 07:34:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sydney, Australia, un &#8220;lupo solitario&#8221; che si richiama al califfato islamico ha preso in ostaggio avventori e dipendenti del Cafè Lindt nel centro della città. Egli ha esposto una bandiera nera con versetti del corano, che però non è la bandiera &#8220;ufficiale&#8221; del Califfato Isalmico. Il soggetto in questione dichiara di avere una bomba e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sydney, Australia, un &#8220;lupo solitario&#8221; che si richiama al califfato islamico ha preso in ostaggio avventori e dipendenti del Cafè Lindt nel centro della città. Egli ha esposto una bandiera nera con versetti del corano, che però non è la bandiera &#8220;ufficiale&#8221; del Califfato Isalmico.<br />
Il soggetto in questione dichiara di avere una bomba e di essere armato, all&#8217;interno del locale potrebbero esserci una ventina di ostaggi, dopo che 5 di essi (3 clienti e 2 commesse) sono riusciti a scappare.<br />
Ora il terrorista ha fatto due richieste alla polizia locale.<br />
La prima è di volere una bandiera originale del Califfato…<br />
La seconda è di voler parlare con il premier australiano Tony Abbot.<br />
Queste richieste evidenziano il fatto che probabilmente ci troviamo dinnanzi ad un dilettante, e non è che la cosa sia di grande conforto.<br />
La polizia adotta al momento una tattica attendista e ha fatto sgombrare l&#8217;area. Seguiremo l&#8217;evoluzione della vicenda sottolineando il fatto che gli episodi di emulazione si stanno diffondendo in molti stati ad di fuori del Medio Oriente.</p>
<p>Aggiornamento ore 16:00</p>
<p>È un rifugiato politico accolto in Australia l&#8217;uomo che tiene in ostaggio 15/18 persone all&#8217;interno del Lindt Cafè di Sydney, Australia. L&#8217;uomo un radicale islamico più volte in passato è stato protagonista di iniziative di protesta contro l&#8217;intervento australiano in medio oriente. Ora a Sydney è notte e la polizia continua il suo assedio al Cafè, ogni minuto che passa il terrorista diventa più stanco, ma anche più nervoso. La tempistica delle scelte del governo australiano determinerà la fine di questa situazione di stallo.  </p>
<p>Aggiornamento ore 16:45</p>
<p>La polizia di Sydney ha assaltato il Lindt Cafè. Almeno un ostaggio morto e forse anche il terrorista. Altre due persone in gravissime condizioni. Notizie appena disponibili. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/sydney-lupo-solitario-che-si-richiama-al-califfato-prende-ostaggi-in-citta/">Sydney “lupo solitario” che si richiama al Califfato prende ostaggi in città</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Libia 200 combattenti del Califfo all&#8217;interno del paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2014 10:58:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fonti del comando americano per l&#8217;Africa stimano in circa 2/300 gli effettivi combattenti che rispondono direttamente al Califfo ora presenti sul suolo libico. Le milizie che si rifanno allo Stato Islamico sono concentrate nell&#8217;est del paese, in particolare nella città di Derna e alla periferia nord est di Bengasi. Un fatto di sicuro interesse è [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-200-combattenti-del-califfo-allinterno-del-paese/">Libia 200 combattenti del Califfo all’interno del paese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fonti del comando americano per l&#8217;Africa stimano in circa 2/300 gli effettivi combattenti che rispondono direttamente al Califfo ora presenti sul suolo libico. Le milizie che si rifanno allo Stato Islamico sono concentrate nell&#8217;est del paese, in particolare nella città di Derna e alla periferia nord est di Bengasi.<br />
Un fatto di sicuro interesse è invece la creazione e l&#8217;ampliamento di campi di addestramento &#8220;politico&#8221; e militare del Califfato su suolo libico.<br />
Gli americani affermano che tali strutture sono in una fase di sviluppo elementare e non costituiscono ora un pericolo concreto. A nostro avviso, invece, la presenza di strutture addestrative del Califfato in terra libica rappresentano un fattore in grado di cambiare profondamente gli equilibri non solo della Libia ma di tutto il Nord Africa e dello stesso bacino del mediterraneo centrale.<br />
Se esistono campi di addestramento di IS il Libia le milizie facenti capo a questa fazione espanderanno sia il numero di effettivi, sia le capacità di penetrazione sia verso i campi metaniferi e petroliferi libici sia verso le grandi città litoranee della Libia, vero grande possibile bacino di reclutamento per gli islamisti.<br />
Se IS riuscirà a radicarsi in Libia, se riuscirà a reclutare un esercito di persone motivate e stipendiate con le risorse provenienti dalle aree di Siria/Irak ora nel controllo del Califfo, un futuro intervento militare in Libia sarà, non solo molto più complesso, ma dovrà fronteggiare una struttura politico militare radicata nel territorio in quanto fonte di reddito per una popolazione alla quale oggi mancano i beni essenziali di sussistenza.<br />
Questo è, a nostro avviso, il vero e reale pericolo che comporta la nascita di campi di addestramento &#8220;politico-militare&#8221; degli uomini del califfo. Va ricordato che tali campi di addestramento non forniscono solo le basi per attività di combattimento, guerriglia e sabotaggio, ma rappresentano una scuola di &#8220;amministrazione pubblica&#8221; che mira a replicare il successo amministrativo oltre che militare del Califfato, ed è questa una delle maggiori minacce alla stabilità dell&#8217;intero bacino del Mediterraneo.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/libia-200-combattenti-del-califfo-allinterno-del-paese/">Libia 200 combattenti del Califfo all’interno del paese</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;Egitto ultimo baluardo contro lo Stato Islamico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 07:14:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Egitto ultimo baluardo contro lo Stato Islamico Iniziamo questo post con alcune considerazioni riguardanti i traguardi raggiunti in questi mesi dallo Stato Islamico (IS), e dagli obiettivi a medio e lungo termine degli islamisti. In primo luogo dobbiamo evidenziare che IS ha instaurato una economia di sussistenza funzionale nel nord dell&#8217;Irak e nei territori della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Egitto ultimo baluardo contro lo Stato Islamico</p>
<p>Iniziamo questo post con alcune considerazioni riguardanti i traguardi raggiunti in questi mesi dallo Stato Islamico (IS), e dagli obiettivi a medio e lungo termine degli islamisti. In primo luogo dobbiamo evidenziare che IS ha instaurato una economia di sussistenza funzionale nel nord dell&#8217;Irak e nei territori della Siria sotto il suo controllo, una economia che consente scambi commerciali con i vicini (anche belligeranti) e che permette di pagare il salario mensile ai combattenti e ai &#8220;funzionari statali&#8221;. Parliamo di funzionari statali perché IS ha instaurato un sistema governativo di base ed amministra anche la giustizia nelle città e nei territori da esso controllati.<br />
L&#8217; IS non si accontenta di gestire un&#8217;area, seppur vasta, Iraq-Siria. Lo Stato islamico semplicemente non può accontentarsi di quell&#8217;area. Se IS non riuscirà a trovare altre entità nazionali disposte a instaurare una economia comune, e se lo Stato islamico non riuscirà ad ottenere l&#8217;accesso al mare, il progetto del califfato globale sarà irrealizzabile.<br />
Per questo motivo, a nostro avviso, uno degli obiettivi a medio termine del califfato è raggiungere il mare. E il mare preferibile nell&#8217;ottica espansionistica degli islamisti è il Mediterraneo. Senza l&#8217;accesso al mare gli scambi commerciali, militari e umani dello Stato islamico dipendono comunque dai paesi confinanti, che possono quindi esercitare un forte potere di controllo su detti spostamenti. Per raggiungere il Mediterraneo lo Stato islamico punta, evidentemente, alla costa della Siria. Dalla costa siriana il califfato potrebbe iniziare ad intraprendere scambi di vario tipo con nazioni della ricca africa settentrionale ora dilaniate dalla guerra (come ad esempio la Libia), cercare di infiltrare uomini ed armamenti lungo la costa orientale egiziana, tentare di raggiungere con piccoli drappelli la stessa costa della striscia di Gaza.<br />
Lo Stato islamico si troverebbe però dinnanzi un nemico arabo estremamente motivato, sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista Strategico. Questo paese è l&#8217;Egitto. Lo stesso Egitto che se fosse ancora sotto il governo della fratellanza musulmana non esiterebbe a fornire il suo appoggio al califfato. Ma oggi l&#8217;Egitto è l&#8217;Egitto dei militari, L&#8217;Egitto dei laici, Egitto che combatte su due fronti: confronto interno, rappresentato dalle formazioni terroristiche che operano nel Sinai, e un fronte esterno, e cioè le informazioni che si rifanno al califfato che ha preso possesso di importanti parti della Libia orientale, come ad esempio la città di Derna.<br />
L&#8217;Egitto, rappresenta quindi oggi il vero argine del mondo laico contro l&#8217;avanzata degli integralisti. L&#8217;Egitto abbandonato dagli stati uniti guidati da Obama nella sua lotta per la sopravvivenza. L&#8217;Egitto presenta la pietra angolare del Medioriente Arabo e nordafricano allo stesso tempo. Fino a quando la leadership egiziana avrà la forza per contrastare gli islamisti l&#8217;Europa, la nostra Europa, non potrà essere minacciata direttamente da movimenti organizzati. Fino a quando l&#8217;Egitto avrà la forza di combattere solo piccoli gruppi potranno organizzarsi per colpire l&#8217;occidente, ma se l&#8217;Egitto venisse sconfitto tutto il Nord Africa diventerebbe terra di conquista per l&#8217;estremismo e la sponda sud del mediterraneo diventerebbe una base logistica per pirateria e terrorismo in grado di destabilizzare l&#8217;intero bacino del Mare Nostrum.<br />
Per ognuna di queste ragioni l&#8217;Egitto deve essere aiutato, non abbandonato, deve essere sostenuto non criticato, e la nazione egiziana inclusa in programmi di supporto economico, inclusione politica e cooperazione militare.<br />
In alternativa, il successore del presidente Morsi, il presidente El Sisi si rivolgerà unicamente ai sostenitori del Golfo e ad essi dovrà poi fedeltà nello scacchiere geopolitico. Una opzione che l&#8217;Europa e l&#8217;Italia non possono permettersi.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/legitto-ultimo-baluardo-contro-lo-stato-islamico/">L’Egitto ultimo baluardo contro lo Stato Islamico</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Lotta al Terrorismo: L&#8217;Egitto chiede aiuto all&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2014 19:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente egiziano El Sisi, secondo quanto si apprende da fonti della presidenza del Cairo, ha chiesto all&#8217;Italia, nella persona del ministro della Difesa Roberta Pinotti, aiuto economico, politico e tecnico per la lotta contro il terrorismo. El Sisi ha ricordato al nostro ministro in visita ufficiale al Cairo, che l&#8217;Egitto è impegnato in una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente egiziano El Sisi, secondo quanto si apprende da fonti della presidenza del Cairo, ha chiesto all&#8217;Italia, nella persona del ministro della Difesa Roberta Pinotti, aiuto economico, politico e tecnico per la lotta contro il terrorismo.<br />
El Sisi ha ricordato al nostro ministro in visita ufficiale al Cairo, che l&#8217;Egitto è impegnato in una lotta globale ma allo stesso tempo diretta, contro il terrorismo internazionale. L&#8217;Egitto si trova da solo a fronteggiare la tripla minaccia che deriva dal terrorismo nel Sinai, dalle formazioni terroristiche operanti nelle grandi città egiziane e dovendosi confrontare con l&#8217;embrione di un califfato islamico nella parte orientale della Libia, in particolare nelle città di Derna e di Bengasi.<br />
El Sisi avrebbe rappresentato al ministro Pinotti i reciproci punti di interesse di Italia e Libia per interventi coordinati in Medio Oriente e in Nord Africa.<br />
Non abbiamo notizie della risposta italiana al presidente egiziano, tuttavia possiamo azzardare il fatto che il nuovo ministro degli esteri italiano, così come auspichiamo il ministro della difesa ed il governo tutto, cercherà tutti i possibili punti di contatto e collaborazione tra Egitto, Italia ed Europa. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/lotta-al-terrorismo-egitto-chiede-aiuto-italia/">Lotta al Terrorismo: L’Egitto chiede aiuto all’Italia</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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