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Missione Ippocrate in Libia: Roma (forse) abbiamo un problema (e non piccolo)

Libia

C’è qualcosa che inizia a non andare per il verso giusto in Libia, più precisamente a Misurata. Nella città costiera, le cui milizie erano state scelte dal governo Renzi come alleato privilegiato, opera da alcuni mesi una Task Force militare italiana. Essa ha il primario obiettivo di proteggere un ospedale da campo italiano, allestito nella città libica per rafforzare la fiducia della popolazione nei nostri confronti. 

Tuttavia, analizzando le fonti Open che originano dalla Libia e anche dalla stessa Misurata, emerge una crescente sfiducia, per non dire ostilità nei confronti della nostra presenza militare e in parte anche civile. Molti di coloro che scrivono dalla Libia ripetono che l’ospedale militare italiano non è di supporto alla popolazione ma si occupa prevalentemente dei miliziani feriti e dei loro familiari, definendo come “farsa” e “truffa” la presenza del nostro contingente a Misurata. Inoltre sul web, e sui social in particolare, sono sempre più presenti minacce verbali dirette non solo contro la nostra componente militare, ma anche conto la componente civile e la nostra compagnia petrolifera ENI.

Il fatto più allarmante delle ultime ore è la comparsa di minacce ( troppo generiche e che noi non possiamo certo avvalorare come credibili ) rivolte al nostro stesso territorio nazionale. Minacce che paventano gesti terroristici nel nostro paese in risposta all’azione italiana in Libia. L’accusa principale è di aver preso posizione unicamente a sostegno delle milizie di Misurata, e forse solo al fianco di una corrente delle stesse milizie della città costiera.

Spetta dunque alle unità antiterrorismo e dell’intelligence militare valutare se le minacce sopra riportate siano reali, concrete e presenti. A noi spetta solo in compito di registrare sui social e nel mondo dell’Open Source un trend di ostilità nei confronti dell’Italia ( anche nella parte occidentale della Libia ) mai osservato in passato, dalla caduta di Gheddafi sino ai giorni nostri.

Speriamo di non dover dar conto di rivendicazioni di atti ostili contro l’Italia e i suoi interessi, legate alla situazione libica e alla nostra presenza militare e sanitaria. Tale presenza è ad ogni modo troppo esigua e non in grado di migliorare le condizioni di vita dei civili libici, ma sufficiente per offrire agli estremisti, e alle fazioni tenute ai margini del potere, un facile obiettivo di propaganda e un target militare di rilievo.

Siamo stati troppo timidi nel nostro intervento militare e di aiuto sociale in Libia. Nel 2014 avevamo proposto qualcosa di vagamente simile, ma con obiettivi e numeri del tutto diversi. Il nostro post dell’epoca si chiudeva così: : “Se miglioreremo subito e concretamente le condizioni di vita dei libici saremo bene accolti ed entro 18/24 mesi potremo lasciare la Libia padrona del Suo destino. Se invece interverremo e accetteremo la corruzione, senza dare nulla di concreto ai libici (serve cibo, ordine e un sistema sanitario) allora faremmo meglio a rimanere a casa!”.

Qui il link all’articolo in questione del 2014 : La soluzione politico-strategica necessaria ad un intervento militare italiano in Libia