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Iran: a Mosca verranno prese decisioni determinanti

La repubblica iraniana si attende la fine dello stallo nei negoziati sulla questione nucleare nella prossima riunione dell’ Iran con il gruppo dei 5+1 che si svolgerà il prossimo 18 giugno a Mosca. Questo incontro è il terzo in pochi mesi dopo il primo approccio di Istanbul e il vertice di fatto fallito a Baghdad lo scorso 23 e 24 maggio. L’atmosfera a Baghdad è stata ben più tesa rispetto all’incontro di Istanbul ed i motivi di questa tensione sono da ricercarsi nella pressante richiesta da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna di poter effettuare ispezioni immediate e a largo spettro in tutte le strutture nucleari note in Iran e dall’altra parte la richiesta iraniana di subordinare le ispezioni, per di più parziali, alla revoca di parte delle sanzioni economiche decise da America ed Europa. In egual misura ha inciso la notizia giunta dai laboratori IAEA di Vienna del ritrovamento all’esterno, ribadiamo all’esterno, del sito di ricerca e produzione di Fordow, vicino alla città Santa di Quom, di piccole tracce di minerale di Uranio arricchito al 27% in U235, l’isotopo fissile che viene utilizzato sia per scopi civili, sia per scopi di ricerca e medici, sia per la produzione di armi atomiche. L’Iran ha replicato al ritrovamento dichiarando che la produzione di Uranio arricchito al 27% è imputabile ad un errore nel processo indipendente dalla volontà dell’operatore, ma ad IAEA e alle potenze occidentali questa giustificazione è parsa non verosimile. Così tra la diffidenza generale il negoziato si è interrotto e pare che gli iraniani non volessero fissare una nuova data per riprendere i colloqui. In un primo tempo si era parlato di Ginevra, poi dopo l’incontro tra gli iraniani il rappresentante russo e la baronessa Ashton, si è optato per Mosca.

La scelta della location, non è di secondaria importanza, ancor di più quando il luogo scelto è Mosca. Questo perchè i Russi potrenno oltre che organizzare la logistica per gli scambi “informali” tra gli Sherpa diplomatici, nel modo che è più funzionale agli obbiettivi russi, nessuno ha intenzione di legare il nome della propria capitale ad un vertice fallito o peggio ad una conferenza che traghetta verso una guerra; indipendentemente dai risultati di breve periodo dei trattati eventualmente firmati. Come esempio riportiamo la conferenza di Monaco un successo tanto clamoroso quanto effimero che ha legato per sempre il nome della città tedesca ad uno dei più grandi errori diploamtici e politici della storia moderna.

Così in questi giorni sui media dell’Iran si moltiplicano le dichiarazioni di diplomatici e uomini politici che prevedono una svolta nella confernza su suolo russo. Gli iraniani fanno sfoggio sui media nazionali di una grande sicurezza nell’affermare che gli occidentali scenderenno a patti e saranno patti che consentiranno all’ Iran di proseguire l’arricchimento al 20% e eviteranno le sanzioni internazionali. Dietro queste dichiarazioni però potrebbero nascondersi i timori che entro quella data la Crisi in Siria degeneri e tolga una carta importante dal mazzo nelle mani degli iraniani. La Siria, ed in particolare il suo status politico, rientrava nel pacchetto di proposte avanzato dal mediatore iraniano a Baghdad per superare lo scontro in atto. La garanzia di una Siria nelle mani di Assad e fedele alleato dell’Iran è un interesse primario di Tehran, arrivare a Mosca con Assad sull’orlo della partenza, forzata, per Latakia indebolirebbe anche la posizione iraniana sul dossieer nucleare.

La situazione è molto complessa, questi negoziati sono una matassa intricata, se vogliamo fare un esempio più efficace, sono un sistema di leve dove è difficile vedere dove si trovano i fulcri e le resistenze. Un sistema di leve che collega l’Iran alla Arabia Saudita, l’Arabia Saudita al Bahrein, il Bahrein alla Siria, la Siria al Libano, il Libano ad Israele, Israele a tutti i precedenti. Al fianco di questi peasi si trovano schierate, più o meno apertamente, tutte le potenze mondiali e le organizzazioni sovranazionali come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Lega Araba, la NATO, il CCG. Inoltre sono presenti rivendicazioni territoriali marine e terrestri, pensate alle isole dello Stretto di Hormuz Abu Musa&C., lo stesso Stretto di Hormuz, le alture del Golan, i territori palestinesi e le acque prospicenti l’isola di Cipro, per non parlare del Caucaso. Ecco, muovete uno solo degli elementi riportati in queste righe e cambierete gli equilibri dell’intera regione, a volte in modo non pienamente prevedibile in modo razionale, provate ora ad immaginare quattro di questi protagonisti armati con ordigni atomici e capirete perchè in un senso o  nell’altro a Mosca, questa volta sì, verranno prese decisioni.

Decisioni chiare, come potrebbe essere un accordo a tutto campo, o decisioni più nebulose, come quelle di far avvicinare l’opzione militare. In questo caso però, nel caso la diplomazia lasci il campo ai generali, non avremo da Mosca l’annuncio di un fallimento, il segnale sarà diverso; sarà l’assenza di una nuova data, un nuovo luogo dove continuare a parlare.