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	<title>GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 Sep 2025 17:19:55 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Criticità strategiche dei santuari logistici e industriali nella guerra tra Russia e Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 17:19:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra tra Russia e Ucraina evolve lentamente sul campo di battaglia; come sapete, non teniamo una cronaca di ogni battaglia, di ogni scontro e di ogni variazione della linea del fronte, ma ci dedichiamo a quelle che possono essere variazioni significative a livello strategico del conflitto. <br />Una di queste importanti variazioni sarà certamente la gestione delle linee produttive e della logistica, non tanto al fronte, quanto nelle profonde retrovie del conflitto.</p>
<p>La novità, non certo di queste ore, è che l’Ucraina sta acquisendo, per produzione di nuovi sistemi d’arma oppure grazie al nulla osta dei paesi fornitori della missilistica a lungo raggio, la capacità di colpire sempre più in profondità e con alta precisione le retrovie russe. Non stiamo tanto parlando di quello che abbiamo visto fino ad ora (e cioè i colpi sferrati alle basi militari o alle raffinerie), ma della possibilità che Kiev possa essere in grado di colpire con efficacia le centrali elettriche di tutta la Russia europea, le industrie civili/militari della Russia e degli Urali, gli obiettivi industriali, politici e militari della città di Mosca, ma soprattutto le grandi fabbriche di droni e di veicoli da combattimento poste a 2000-3000 chilometri dai confini della Federazione Russa.</p>
<p>Ma perché questa novità rappresenta un possibile punto di svolta del conflitto? La risposta risiede ancora una volta nella geografia e nelle intenzioni dei decisori politici. <br />Fino a oggi, nei fatti, alcune aree della Russia sono (oppure erano, se quello che emerge si concretizzerà nelle prossime settimane) state considerate dei “santuari” che, per quello che sembra essere stato un accordo (più o meno tacito), non sarebbero state colpite dalla missilistica occidentale. Ma perché fu fatta questa scelta? Cosa sta cambiando oggi? <br />In questa strana guerra, iniziata come “operazione militare speciale”, senza un’ampia campagna aerea, con i reparti della Rosgvardia che immaginavano di controllare una zona occupata dopo la resa di Kiev, trasformata poi in una guerra di movimento e poi di logoramento, l’Ucraina ha sempre goduto di un vantaggio assoluto, un vantaggio che permane immutato, anzi incrementato a tutt’oggi, e da qui spieghiamo perché fu fatta la scelta di non colpire in profondità la Russia. <br />La logistica arretrata di Kiev è oggi intoccabile, le risorse industriali militari di Kiev sono dalla Russia non eliminabili. Perché? Perché tali strutture industriali e logistiche non si trovano sul territorio dell’Ucraina, ma sono ubicate nel territorio della NATO, dalla Polonia in poi. È evidente che la Russia non abbia accesso alla possibilità di colpire tali strutture, se non sceglie di andare in guerra con la NATO. Ma tali strutture sono a brevissima distanza dal confine ucraino, garantendo una capacità di rifornimento a Kiev che sia rapida e “a richiesta”; la Russia invece ha dovuto arretrare la propria logistica di centinaia di chilometri e questo trend probabilmente peggiorerà. <br />L’idea di alcuni “santuari” su suolo russo forse voleva tendere a evitare azioni di Mosca contro le fonti logistiche di Kiev poste su suolo NATO.<br />Oggi il paradigma sta cambiando: l’Ucraina ha chiesto che questi santuari non vengano più riconosciuti e la nostra impressione è che gli Stati Uniti vogliano assecondare la richiesta di Kiev (e, nel profondo, di Londra), permettendo l’utilizzo al massimo delle loro potenzialità di HIMARS, ATACMS e fornendo alla NATO missili Tomahawk con un raggio di circa 2500 chilometri, da far giungere poi all’Ucraina. <br />Nella nostra visione questo cambio di paradigma, che mira in senso assoluto a risolvere la guerra sul campo di battaglia, sarà percepito da Mosca come un coinvolgimento diretto della NATO nella guerra in Ucraina; questa nostra prospettiva non si basa su valutazioni psicologiche o sociologiche e nemmeno sulle attitudini o preferenze del Cremlino, ma su un dato che sarà oggettivo: la Russia vedrà degradata la propria capacità di combattimento senza poter replicare, all’interno degli attuali confini della battaglia, se non in maniera soverchiante. <br />Immaginate, cari amici e lettori, che l’Ucraina disponga di un deposito infinito e intoccabile di armi a lungo raggio, che tali sistemi d’arma possano essere trasportati in Ucraina nel giro di poche ore, mescolandosi al flusso di merci civili in transito (ferrovia o strada poco importa); immaginate che la Russia non possa quindi identificare le armi una volta che hanno lasciato i depositi in Polonia o Romania, e che tali armi, giunte nei siti di lancio, vadano a colpire le centrali termiche ed elettriche di Mosca, le industrie chiave, l’Ural Vagon Zavod e i siti di stoccaggio primari della difesa russa. Immaginate di sapere esattamente dove vengono radunate, rese pronte all’impiego e poi al trasporto le armi che devastano l’intero progetto strategico russo, di osservare con i satelliti le basi in Polonia e Romania dove quelle armi sostano fino al momento in cui Kiev ne chiede la pronta disponibilità. <br />In questa condizione di inferiorità strategica progressiva in termini logistici e industriali, alla Russia resteranno poche opzioni. La prima opzione potrebbe essere la resa e la rinuncia agli obiettivi strategici formulati al fine di non vedere Mosca ridursi al rango di potenza sotto-regionale.<br />Il supporto cinese, nord-coreano o indiano non sarebbe un fattore di cambiamento significativo: troppo distanti i paesi “alleati”, troppa la fascia di territorio russo sotto minaccia da parte delle armi a lungo raggio che Kiev potrebbe impiegare con altissima efficacia grazie a tutto il sistema di ricognizione ed intelligence della NATO; quindi l’asimmetria in questo particolare aspetto della guerra tra Mosca e Kiev non è recuperabile da Mosca in maniera indiretta. <br />Il Cremlino ha quindi una seconda opzione, un’opzione militare diretta atta a pareggiare lo svantaggio in essere. Questa opzione militare aprirebbe comunque le porte a un confronto militare tra NATO e Russia, un confronto difficilmente limitabile a una specifica area geografica. <br />In realtà, per bilanciare la presenza di santuari logistici utili al rifornimento di armi e munizioni all’Ucraina, le opzioni militari possibili sono due.<br />La prima è assolutamente ovvia: colpire direttamente gli aeroporti e le basi logistiche che ricevono, organizzano e spediscono le forniture militari all’Ucraina, basi in Polonia e in altri paesi NATO che possono oggi operare senza timore di diventare un obiettivo della missilistica russa. Attaccare il territorio NATO tuttavia, anche se nella giustificazione che fornirebbe Mosca si farebbe sicuramente cenno a una cobelligeranza di fatto di tali paesi, innescherebbe la difesa collettiva della NATO con tutte le conseguenze dirette e indirette del caso.<br />Esiste una seconda opzione per impedire che le armi e le forniture militari giungano dall’Occidente a Kiev: interrompere in maniera irreparabile (o quasi irreparabile nel medio termine) le vie di comunicazione terresti tra il territorio NATO e l’Ucraina. Per giungere a questo obiettivo non sarebbe sicuramente sufficiente impiegare la missilistica convenzionale, ma servirebbe impiegare armi atomiche tattiche sui principali snodi ferroviari nell’Ovest dell’Ucraina e sui passaggi obbligati posti a pochi chilometri dal confine tra Polonia e Ucraina; passaggi obbligati, otto in tutto, da dove possono transitare le forniture militari. Anche questa scelta sarebbe foriera di una instabilità e di un’imprevedibilità degli eventi che sorpassa la capacità di previsione sia degli analisti sia di chi crede che le IA abbiano la possibilità di prevedere l’evolversi di un certo scenario con un altissimo grado di confidenza.<br />Un’opzione differente non è disponibile. La Russia soffre e soffrirà ogni giorno di più questa particolare condizione logistica che nei fatti non è mai stata tollerata durante i conflitti del passato. <br />L’Operazione Militare Speciale è finita molti mesi fa; oggi si osserva e si combatte una guerra e, quando le guerre vanno avanti per tre anni, quando le vittime si contano nell’ordine delle centinaia di migliaia, quando il sangue versato oscura il quadro generale della situazione, le regole si sgretolano, l’impossibile diventa possibile e la follia diventa ragione.<br />La caduta dei santuari logistici russi sarà il primo passo di questa nuova fase del conflitto, le cui scarse regole evaporano ogni giorno senza sosta. Oggi l’unico residuo elemento di dialogo e stabilità tra Russia e Stati Uniti è rappresentato dal trattato START che vedrà cessare i suoi effetti a marzo 2026; se non verrà esteso o non ne verrà redatto e sottoscritto un nuovo testo, tutta l’impalcatura di sicurezza strategica mondiale in campo nucleare verrà meno, aprendo innanzi a noi un terreno inesplorato durante un conflitto ogni giorno più caotico e disorganizzato.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/criticita-strategiche-dei-santuari-logistici-e-industriali-nella-guerra-tra-russia-e-ucraina/">Criticità strategiche dei santuari logistici e industriali nella guerra tra Russia e Ucraina</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Strategia Francese nel Conflitto Ucraino: Una Sconfitta Militare della Russia è Possibile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 12:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Il presente contributo trae origine dal discorso pronunciato nella serata di ieri dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, il quale ha posto in evidenza l’intenzione di contrastare la Federazione Russa non tanto nell’ambito politico-diplomatico ed economico, quanto piuttosto sul piano militare diretto. Il richiamo ai valori patriottici, l’annuncio di una riunione a Parigi dei capi di stato maggiore di Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Repubbliche Baltiche, nonché l’esplicito riferimento alla disponibilità dell’arma nucleare francese – la cui attivazione è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, in qualità di capo supremo delle forze armate – delineano una posizione inequivocabile: la Francia intende perseguire la sconfitta della Federazione Russa sul campo di battaglia.</p>
<p>Da tale premessa scaturisce l’esigenza di analizzare uno scenario di natura complessa: è realisticamente possibile che la Russia venga sconfitta militarmente?</p>
<p>L’analisi qui proposta prende avvio, inevitabilmente, dal discorso del Presidente Macron, con particolare attenzione a un’infografica illustrata durante l’intervento, che descrive la consistenza delle forze armate russe. Secondo le stime dell’Eliseo, la Federazione Russa dispone attualmente di un esercito composto da circa 1,2 milioni di effettivi, 4000 carri armati e 1200 aerei da caccia. Tali numeri, sempre secondo le proiezioni francesi, sono destinati a crescere entro il 2030, raggiungendo 1,5 milioni di effettivi, 7000 carri armati e 1500 aerei da caccia. Queste cifre suggeriscono che la capacità militare russa non abbia subito un significativo indebolimento a seguito del conflitto in Ucraina, evidenziando, al contrario, un rafforzamento progressivo delle sue forze armate. È altresì plausibile ritenere che l’attuale equilibrio nel conflitto ucraino sia mantenuto grazie al consistente supporto statunitense, sia in termini di forniture di armamenti e sistemi d’arma a Kiev, sia attraverso la trasmissione di informazioni di intelligence, essenziali sia per le operazioni offensive sia per quelle difensive.</p>
<p>L’impegno della Francia sembra orientato a colmare il progressivo disimpegno militare statunitense nel teatro ucraino, ponendo l’accento sulla possibilità di imporre alla Russia condizioni di pace favorevoli a Kiev, all’Unione Europea e al Regno Unito, attraverso l’uso della forza militare. Tuttavia, già dalle stime francesi sulla capacità militare russa emerge con chiarezza che la Federazione Russa non stia subendo una sconfitta sul campo, contrariamente a quanto sembrava emergere, fino a pochi giorni fa, dalle dichiarazioni ufficiali dell’Unione Europea e dell’Ucraina. L’annunciata riunione della prossima settimana tra i capi di stato maggiore dei “paesi impegnati per la pace in Ucraina” lascia intendere che, a livello politico, sia già stata assunta la decisione di dispiegare truppe europee sul territorio ucraino, trasferendo ora ai vertici militari la definizione operativa di tale strategia, sulla base di un chiaro mandato politico. È ragionevole ipotizzare che tale determinazione sia maturata in occasione del vertice straordinario tenutosi a Parigi il 18 febbraio scorso presso l’Eliseo, evidenziando il ruolo di leadership assunto dalla Francia in questa fase del conflitto ucraino.</p>
<p>Le forze europee che potrebbero essere dispiegate in Ucraina potrebbero beneficiare della protezione della Force de Frappe, ossia dell’arsenale strategico e tattico nucleare francese. Due elementi avvalorano tale ipotesi: in primo luogo, il discorso del Presidente Macron, che ha ribadito la sua autorità esclusiva nell’attivazione della Force de Frappe; in secondo luogo, l’esecuzione di pattugliamenti aerei inusuali, condotti da caccia Rafale B decollati dalla base di Mont-de-Marsan, i quali hanno effettuato missioni di oltre dieci ore sul Mar Nero e lungo i confini della Federazione Russa e della Bielorussia, spingendosi fino all’estremo nord della Finlandia. Tali operazioni e i mezzi impiegati risultano compatibili con le funzioni e le prerogative della Force de Frappe.</p>
<p>Si delinea, pertanto, lo scenario strategico immaginato dalla Francia sotto la guida del Presidente Macron: il dispiegamento in Ucraina di una forza militare capace di fronteggiare un’eventuale avanzata russa verso ovest, offrendo al contempo una garanzia di protezione nucleare alle nazioni che aderissero a tale iniziativa.</p>
<p>Tuttavia, ci si interroga sulla reale possibilità che tale strategia possa condurre alla sconfitta della Russia sul campo. Una risposta preliminare appare affermativa: una forza militare ben organizzata potrebbe effettivamente contrastare con efficacia l’esercito russo, spingendo il Presidente Vladimir Putin a mobilitare le sue riserve strategiche. È opportuno sottolineare, tuttavia, che Putin difficilmente metterebbe a rischio le giovani generazioni russe, né comprometterebbe la stabilità demografica del paese, minando così l’indipendenza e l’autonomia di Mosca. Qualora le forze sotto la guida francese riuscissero a infliggere una sconfitta strategica significativa alle truppe russe in Ucraina, è plausibile che il Presidente russo ricorra all’uso di armi nucleari, inizialmente in modo selettivo sul teatro ucraino e, in caso di risposta nucleare francese, contro obiettivi strategici francesi e le basi di partenza dei Rafale, che Macron ha già indicato di voler schierare verso est, a partire dalla Germania.</p>
<p>In tale scenario, qualora il conflitto assumesse una dimensione nucleare, un’eventuale mobilitazione delle forze strategiche francesi trasformerebbe la guerra in un confronto nucleare di ampia portata, sebbene circoscritto al teatro europeo. In questo contesto, le 290 testate nucleari francesi e le 260 britanniche – escludendo dall’equazione l’arsenale statunitense, data la postura americana rispetto al conflitto ucraino – potrebbero parzialmente preservare gli Stati Uniti da un diretto scambio nucleare con Mosca.</p>
<p>Tornando al quesito originario di questa analisi, ci si chiede se la Russia possa effettivamente essere sconfitta militarmente sul campo di battaglia. In realtà, in quanto potenza nucleare, appare improbabile una sua disfatta totale, poiché una simile eventualità porterebbe a un’escalation tale da determinare l’annichilimento reciproco, vanificando qualsiasi vittoria teorica ottenuta sul terreno.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/la-strategia-francese-nel-conflitto-ucraino-una-sconfitta-militare-della-russia-e-possibile/">La Strategia Francese nel Conflitto Ucraino: Una Sconfitta Militare della Russia è Possibile?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Da Londra a Kiev: la Pace imposta è una Guerra dichiarata?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 20:28:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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<p>Per coloro che, come noi, ascoltano il *BBC World Service* ogni giorno da quasi quarant’anni, l’idea di Londra sulla “pace” in Ucraina risultava già chiara e cristallina da oltre venti giorni. Mentre il mondo discuteva di piani di pace, cessate il fuoco e truppe di interposizione in Ucraina, ci saremmo aspettati che la voce ufficiale del governo di Sua Maestà Britannica nel mondo parlasse di *peacekeeping*. Con nostra lieve sorpresa, invece, la BBC ha iniziato a utilizzare il termine *peace enforcement*. Ma come può una singola parola rivestire tanta importanza? La scelta lessicale cui abbiamo assistito non è solo significativa: si rivela cruciale per comprendere gli eventi emersi oggi durante il vertice di guerra tenutosi a Londra.</p>
<p>Nella giornata odierna, a Lancaster House, si è riunita una parte dell’Occidente e della NATO, con la presenza dei vertici politici della Commissione Europea. Si è trattato di una coalizione eterogenea, guidata in modo deciso e inequivocabile da Francia e Regno Unito, con la partecipazione determinante della Germania. L’incontro ha ricevuto la benedizione del Sovrano britannico, che ha disposto la presenza delle sue guardie personali, le *King’s Life Guard*, a presidiare l’ingresso di Lancaster House e a rendere gli onori militari ai leader giunti al vertice. Un gesto simbolico che ha accompagnato l’annuncio del Primo Ministro britannico Starmer, il quale ha illustrato al mondo un progetto di garanzia di sicurezza militare per l’Ucraina, definito come un’iniziativa volta a “*enforce peace*”.</p>
<p>Ma perché insistiamo tanto su questa parola? Le missioni di pace, come noto, si distinguono in due categorie principali: *peacekeeping* e *peace enforcement*. La differenza tra le due è sostanziale. Nel caso del *peacekeeping*, le truppe vengono dispiegate sul campo solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco stabile, quando la pace è già stata concordata in modo equo e approfondito tra le parti, riducendo il rischio di conflitto a mere incomprensioni o incidenti isolati. Nel *peace enforcement*, invece, le forze dispiegate non si limitano a mantenere la pace: agiscono attivamente per imporla. Ciò presuppone che le parti in conflitto non abbiano raggiunto un accordo definitivo, equo e condiviso, e che una delle due intenda – o sia costretta – a imporre la pace attraverso la presenza di truppe sostenute da una coalizione che appoggia pienamente le istanze di una sola parte.</p>
<p>Ecco, cari amici e lettori, perché una parola può risultare cruciale. Che nessuno affermi, in futuro, che non ci sia stato spiegato cosa sta accadendo; che nessuno sostenga domani che ignoravamo il fatto che tali truppe potrebbero essere dispiegate senza un accordo ampio ed equo tra Ucraina e Federazione Russa. Portare, come dichiarato da Starmer, soldati sul terreno e aerei nei cieli in un contesto di guerra ancora aperto rappresenta una mossa tanto audace quanto rischiosa. Perché? È possibile obbligare qualcuno alla pace? Certamente, si può imporre la pace, ma per farlo, purtroppo, può rendersi necessario dichiarare guerra. Dobbiamo dunque interrogarci: noi, l’Italia, l’Occidente tutto, siamo pronti a dichiarare guerra alla Russia? Una Russia che rimane la maggiore potenza nucleare del pianeta. È un elemento che tutti dobbiamo tenere ben presente.</p>
<p><strong><em>Addendum</em></strong></p>
<p>Il *peacekeeping* si riferisce a operazioni, spesso condotte sotto l&#8217;egida di organizzazioni internazionali come l&#8217;ONU, volte a mantenere o ristabilire la pace in aree di conflitto, ma solo **dopo che le parti coinvolte hanno accettato una tregua o un accordo di pace**. I peacekeeper, tipicamente caschi blu o forze neutrali, agiscono come una presenza imparziale per:</p>
<p>&#8211; Monitorare il rispetto degli accordi (es. cessate il fuoco).</p>
<p>&#8211; Facilitare il dialogo tra le parti.</p>
<p>&#8211; Proteggere i civili e supportare missioni umanitarie.</p>
<p>Caratteristiche principali:</p>
<p>&#8211; **Consenso**: Le parti in conflitto devono essere d&#8217;accordo con la presenza dei peacekeeper.</p>
<p>&#8211; **Neutralità**: Non prendono parte al conflitto, ma si limitano a osservare e mediare.</p>
<p>&#8211; **Uso limitato della forza**: Solo per autodifesa o per proteggere i civili, non per imporre soluzioni.</p>
<p>Esempio: La missione UNIFIL in Libano per monitorare il confine con Israele.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>### **Peace Enforcement (Imposizione della pace)**</p>
<p>Il *peace enforcement* è un intervento più deciso e coercitivo, autorizzato di solito dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, per **imporre la pace** in situazioni in cui non c’è consenso tra le parti o quando una delle parti viola gravemente gli accordi. Qui l’obiettivo è fermare attivamente il conflitto o le atrocità, anche contro la volontà di uno o più belligeranti.</p>
<p>Caratteristiche principali:</p>
<p>&#8211; **Uso della forza**: Le truppe possono combattere per sedare violenze o far rispettare risoluzioni internazionali.</p>
<p>&#8211; **Mancanza di consenso**: Non richiede l’approvazione di tutte le parti coinvolte.</p>
<p>&#8211; **Obiettivo attivo**: Ripristinare la sicurezza o fermare aggressioni, non solo monitorare.</p>
<p>Esempio: L’intervento NATO in Kosovo nel 1999 per fermare le violenze etniche.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>### Differenza chiave</p>
<p>&#8211; Il *peacekeeping* è una missione di supporto e osservazione, pacifica e consensuale.</p>
<p>&#8211; Il *peace enforcement* è un’azione più aggressiva per imporre la pace, anche con la forza, quando il dialogo fallisce.</p>
<p> </p>
<p> </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/da-londra-a-kiev-la-pace-imposta-e-una-guerra-dichiarata/">Da Londra a Kiev: la Pace imposta è una Guerra dichiarata?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Evo 2: Una Rivoluzione nell&#8217;Intelligenza Artificiale per la Biologia Sintetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 08:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi macroeconomica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo capitolo nella biologia computazionale si è aperto con l&#8217;annuncio di Evo 2, un modello di intelligenza artificiale sviluppato congiuntamente dall&#8217;Arc Institute e da NVIDIA. Presentato il 19 febbraio 2025, Evo 2 rappresenta un balzo avanti nella comprensione e nella manipolazione del codice genetico, con potenzialità transformative per la medicina, l&#8217;agricoltura e la bioingegneria. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: revert;">Un nuovo capitolo nella biologia computazionale si è aperto con l&#8217;annuncio di Evo 2, un modello di intelligenza artificiale sviluppato congiuntamente dall&#8217;Arc Institute e da NVIDIA. Presentato il 19 febbraio 2025, Evo 2 rappresenta un balzo avanti nella comprensione e nella manipolazione del codice genetico, con potenzialità transformative per la medicina, l&#8217;agricoltura e la bioingegneria.</span></p>
<p>Il modello è stato addestrato su un&#8217;enorme quantità di dati: 9,3 trilioni di coppie di basi di DNA, raccolte da oltre 128.000 specie che coprono tutti i domini della vita, dai batteri agli esseri umani. Questa vastità di informazioni consente a Evo 2 non solo di analizzare i genomi esistenti, ma anche di progettare sequenze di DNA sintetiche da zero, come cromosomi di lievito o genomi batterici minimi. Un aspetto particolarmente impressionante è la sua capacità di predire mutazioni responsabili di malattie, anche in regioni non codificanti del DNA, aprendo la strada a progressi nella medicina di precisione.</p>
<p>Un elemento chiave di questa innovazione è la sua natura open-source. Evo 2 è stato rilasciato con i parametri del modello, il codice di addestramento, il codice di inferenza e l&#8217;ampio dataset OpenGenome2, rendendo accessibili a ricercatori di tutto il mondo gli strumenti per progettare genomi. Questo approccio potrebbe abbattere barriere nell&#8217;innovazione biotecnologica, favorendo lo sviluppo di nuove terapie geniche, organismi ottimizzati per l&#8217;agricoltura o persino forme di vita sintetiche.</p>
<p>Il progetto si inserisce nel contesto di una rapida evoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale applicata alla biologia, seguendo le orme di modelli come AlphaFold, ma spingendosi oltre verso la progettazione generativa. Tuttavia, questa potenza porta con sé interrogativi etici e di sicurezza: la possibilità di &#8220;ricrivere il codice della vita&#8221; solleva preoccupazioni su potenziali abusi, come la creazione di organismi pericolosi o l&#8217;impatto ecologico non previsto.</p>
<p>In sintesi, Evo 2 segna l&#8217;inizio di un&#8217;era in cui la biologia diventa sempre più una disciplina computazionale, con implicazioni profonde per la salute umana e l&#8217;ambiente. Sebbene le sue potenzialità siano enormi, il suo sviluppo responsabile sarà cruciale per massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi.</p>
<p>Approfondimenti<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>1- https://x.com/nvidiahealth/status/1892269481642090928?s=46</p>
<p>2- https://x.com/kimmonismus/status/1892324279091450094?s=46</p>
<p>3- https://x.com/stanfordhai/status/1892365090411991165?s=46</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/evo-2-una-rivoluzione-nellintelligenza-artificiale-per-la-biologia-sintetica/">Evo 2: Una Rivoluzione nell’Intelligenza Artificiale per la Biologia Sintetica</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Discorso del Vice-Presidente americano a Monaco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 19:49:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un blocco tecnico durato alcuni mesi anche il nostro sito è tornato operativo. Si ricomincia amici La conferenza di monaco è da sempre un crocevia della storia. Lo fu alla vigilia della seconda guerra mondiale, lo è stato nel 2007 con il discorso di Putin che delineava gli obiettivi strategici a lungo termine della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo un blocco tecnico durato alcuni mesi anche il nostro sito è tornato operativo. Si ricomincia amici</em></p>
<p>La conferenza di monaco è da sempre un crocevia della storia. Lo fu alla vigilia della seconda guerra mondiale, lo è stato nel 2007 con il discorso di Putin che delineava gli obiettivi strategici a lungo termine della Russia, lo è oggi con il discorso del vicepresidente americano JD Vance che ha accusato apertamente l&#8217;Unione Europea, non l’Europa badate bene, ma l&#8217;Unione Europea di essere un organismo che nei fatti limita la libertà di opinione e di azione. Vi proponiamo il suo discorso integrale.</p>
<p><iframe title="Vice President JD Vance Delivers Remarks at the Munich Security Conference" width="900" height="506" src="https://www.youtube.com/embed/pCOsgfINdKg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>





<p>JD Vance ha scatenato un putiferio alla Conferenza di Monaco con un discorso che ha messo sotto accusa i leader europei. Ha dichiarato che &#8220;la minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell&#8217;Europa non è la Russia, non è la Cina, non è alcun attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia dall&#8217;interno, il ritiro dell&#8217;Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali&#8221;, sottolineando il declino della libertà di parola.</p>
<p>Vance ha elencato diversi esempi per supportare la sua tesi, criticando le politiche migratorie europee: &#8220;Quanti attentati dovremo ancora vedere prima di cambiare rotta e prendere la nostra civiltà condivisa in una nuova direzione?&#8221; Ha anche citato l&#8217;incremento dell&#8217;immigrazione non controllata: &#8220;Nessun elettore su questo continente è andato al seggio per aprire le porte a milioni di immigrati non verificati&#8221;.</p>
<p>Sul tema della libertà di espressione, ha detto: &#8220;In Gran Bretagna e in tutta Europa, la libertà di parola, temo, è in ritirata.&#8221; Ha attaccato specificamente il Regno Unito per il caso di un uomo arrestato per aver pregato vicino a una clinica abortiva, indicando che &#8220;i diritti di coscienza sono sotto attacco&#8221;.</p>
<p>Il discorso di Vance, un mix tra il MAGA e un richiamo ai valori tradizionali, ha lasciato la sala in silenzio, senza applausi, segno di una reazione che spaziava dalla sorpresa alla disapprovazione. Ha chiaramente posto l&#8217;accento su come la politica interna degli Stati Uniti, sotto l&#8217;amministrazione Trump, possa influenzare le relazioni con l&#8217;Europa, spingendo per un cambiamento radicale nei rapporti transatlantici.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-discorso-del-vice-presidente-americano-a-monaco/">Il Discorso del Vice-Presidente americano a Monaco</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Rosso e il Nero: dalla linea (rossa) del conflitto alla linea (nera) della sopravvivenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 11:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte abbiamo sentito parlare durante l’analisi dei conflitti, più o meno guerreggiati, di vari tipi di linee: abbiamo sentito di linee rosse, abbiamo sentito di linee di confine, abbiamo sentito di linee di amicizia (amity line), oggi aggiungiamo a tutta questa serie di linee un’ultima linea, ultima sia per definizione che per posizionamento. Abbiamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: inherit;">Quante volte abbiamo sentito parlare durante l’analisi dei conflitti, più o meno guerreggiati, di vari tipi di linee: abbiamo sentito di linee rosse, abbiamo sentito di linee di confine, abbiamo sentito di linee di amicizia (amity line), oggi aggiungiamo a tutta questa serie di linee un’ultima linea, ultima sia per definizione che per posizionamento. Abbiamo deciso di descrivere quella che chiameremo la linea nera, una linea che se è superata mette a rischio l’esistenza stessa di uno Stato.</span> </p>
<p>Prima però di parlare di cosa intendiamo per linea nera e di come la definiremo nell’ottica del conflitto tra la Russia e l&#8217;Ucraina vogliamo prima proporvi un breve excursus sui vari tipi di linee che abbiamo visto identificare in questi mesi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Iniziamo dalla prima linea rossa tracciata dal presidente russo Putin alla fine del 2021, una linea molto chiara che chiedeva di fatto la neutralità dell’Ucraina, neutralità da raggiungere attraverso un impegno formale a non aderire alla Nato. Questa linea ricalca tutta una narrazione relativa all’espansione verso oriente della Nato che il Cremlino ha ripetuto in maniera costante dopo che il presidente Putin aveva rinsaldato il proprio potere alla fine della prima decade degli anni 2000. Il presente russo ha sempre affermato che l’Occidente si era impegnato a non estendere verso est l’alleanza atlantica e che questa promessa mancata era alla base della mancanza di fiducia tra federazione russa ed Occidente. Ricordiamo tutti che la Russia mantiene una exclave sul Mar Baltico, Kaliningrad rappresenta per Mosca non solo una provincia ma il limite settentrionale di una linea di influenza che nel pensiero del Cremlino deve procedere verso sud arrivando fino alla Transnistria, altra regione legata in maniera indissolubile (secondo la Geostrategia russa), a Mosca.</p>
<p>Una visione dell’Europa, e dell’Europa orientale in particolare, che collide con l’idea americana di un’altra linea di influenza che inizia nel margine più settentrionale delle Repubbliche baltiche per scendere fino alle coste dell’Egeo, e passando prima per le coste della Romania e oggi per le terre dell’Ucraina. Queste linee di influenza che si sovrappongono senza modo di trovare una soluzione condivisa sono la causa prima da un punto di vista geografico, geostrategico, geopolitico, militare della guerra in corso. Una guerra che per questi motivi si combatte già quindi tra l’idea americana e l’idea russa, non ancora per fortuna tra l’esercito americano e l’esercito russo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Abbiamo poi sentito di altre linee rosse, tracciate però mai dal presidente Putin bensì dai suoi collaboratori, in particolare da una persona che sembra avere il compito di tenere alto il morale del popolo russo con frasi a effetto: parliamo dell’ex presidente Dimitri Medvedev. In realtà però Putin non ha mai tracciato una linea rossa dopo quella che identificava l’ingresso dell’Ucraina nella Nato come un punto di non ritorno. Va inoltre ricordato che prima delle parole di Putin l’apparato del Cremlino si era già ampiamente esposto seguendo la medesima narrativa e con una escalation, non relativa ai concetti, ma relativa al funzionario di Stato incaricato di comunicarli. Nel 2021 il primo a parlare era stato il vice-ministro degli esteri Ryabkov, che per settimane ha gestito il tentativo di comunicazione diplomatica, poi è stata la volta del ministro degli esteri Lavrov che ha tenuto diversi incontri con i suoi omologhi, quindi alla fine è arrivata la voce del presidente della Federazione. Questo schema di comunicazione Ryabkov-Lavrov-Putin non è stato ripetuto per le presunte linee rosse emerse, soprattutto sulla stampa, durante il conflitto in Ucraina.</p>
<p>Una linea rossa invece tracciata dall’Occidente, ed in particolare dagli americani, è emersa chiaramente nell’autunno del 2022 quando si è fatta strada l’ipotesi che la Russia avrebbe potuto impiegare armi nucleari a bassa potenza ed estremamente flessibili nell’utilizzo (impropriamente definite tutte armi nucleari tattiche, prenderemo comunque per buona questa definizione per semplicità di enunciazione). In questa occasione gli Stati Uniti a tutti i livelli hanno fatto sapere alla Federazione russa, con scopo di deterrenza, che l’impiego di una singola arma nucleare in Ucraina avrebbe determinato l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, che avrebbero compiuto un attacco convenzionale di vasta scala contro obiettivi strategici della flotta russa del Mar Nero e non solo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La linea rossa tracciata dagli americani non è stata varcata, perché? Perché in effetti non era una linea rossa, bensì era quella che noi da ora definiremo linea nera. Perché la definiamo una linea nera? Perché gli americani hanno comunicato che di fatto erano pronti a rischiare una guerra nucleare con la Russia nel caso in cui una testata tattica fosse stata impiegata contro l’Ucraina. Perché diciamo questo? Perché è palese che la superiorità convenzionale americana nei confronti della Russia sia un dato di fatto, è palese che la potenza aerospaziale americana avrebbe ben presto ragione delle difese aeree russe, dell’aeronautica russa, e sul medio periodo anche delle difese missilistiche antiaeree. Davanti a una così grande sconfitta al Cremlino non sarebbe restato che impiegare le armi nucleari non solo contro l’Ucraina ma anche contro obiettivi americani in Europa, dando il via di fatto a una guerra nucleare limitata che ben presto si sarebbe trasformata in qualcosa di più grande.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nell’autunno 2022 quindi è stata tracciata una linea nera, la stessa linea tracciata da Kennedy al largo di Cuba, ma che la nostra opinione pubblica non è riuscita a percepire. Una linea nera tuttavia porta con sé un grande rischio e cioè che il nemico, l’avversario traccia anch&#8217;esso la sua linea nera. Ad oggi pubblicamente non vi è notizia di quale sia la linea nera tracciata da Putin nella situazione di guerra attuale ma abbiamo la profonda certezza che una o più linee nere esistano, che siano state comunicate all’Occidente e all’America in particolare, e che saranno rese note alla popolazione russa e alla popolazione occidentale solo se tali linee saranno in procinto di essere superate. Le decine di linee rosse tracciate da Medvedev e da chi come lui ogni tanto ha parlato allegramente di una guerra globale hanno assuefatto l’opinione pubblica occidentale a questi termini: arma nucleare, guerra nucleare, solo nominarli è motivazione ormai di essere identificati come sostenitori di Putin, come coloro i quali rinforzano la propaganda basata sulla paura del Cremlino. È necessario tuttavia restare inchiodati alla realtà. La Russia è una potenza nucleare, probabilmente la prima potenza nucleare del mondo così come in campo convenzionale la Russia è notevolmente inferiore agli Stati Uniti, per numero di testate di riserva, per ampiezza della capacità di utilizzo, per la presenza di armi senza paragoni dell’arsenale occidentale la Russia è sicuramente la prima potenza nucleare del mondo. E&#8217; quindi difficilmente concepibile il fatto che una linea nera, una linea che mette in discussione la sopravvivenza oppure l’autonomia oppure l’indipendenza de facto della Federazione russa non comporti l’utilizzo di armi atomiche.</p>
<p>Ma, quale può essere la linea nera di Putin oppure quali possono essere le linee nere che Putin ha tracciato insieme al suo consiglio per la sicurezza nazionale. Una linea nera sicuramente è la Crimea, la Crimea rappresenta l’accesso della Russia a quelli che un tempo venivano definiti mari caldi, i mari sempre liberi da ghiacci, i mari che permettono sempre l’accesso al mondo, un tentativo che avesse successo di riconquistare la Crimea da parte dell’Ucraina innescherebbe con grande probabilità il protocollo relativo alla linea nera.</p>
<p>Una seconda linea nera potrebbe essere un attacco missilistico ucraino contro il Cremlino, un attacco diretto contro la figura presidenziale russa. Va ricordato che in tutta la guerra nonostante i russi abbiano impiegato migliaia di vettori balistici e da crociera nessuno ha mai avuto come obiettivo il palazzo presidenziale di Kiev oppure il palazzo del parlamento ucraino, la Rada. Il segnale mandato da Mosca è chiaro, i palazzi presidenziali in questa fase non sono obiettivi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Una terza linea nera potrebbe essere rappresentata dall’invio in Ucraina di truppe occidentali, non parliamo di truppe tecnicamente combattenti sui fronti orientali ma le truppe che potrebbero presidiare il confine con la Bielorussia e quindi liberare risorse militari ucraine per combattere ad est, anche questo scenario potrebbe essere interpretato da Mosca come un rischio non accettabile per l’indipendenza e la sopravvivenza dello Stato.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Andrebbero inoltre analizzati gli elementi relativi alla partecipazione di sempre più nazioni in questo conflitto, oggi osserviamo sia l’attiva partecipazione occidentale nella fornitura di armi all’Ucraina, sia il contributo attivo di Corea del Nord ed Iran allo sforzo bellico russo. Si sono nei fatti formate delle alleanze militari che mese dopo mese espandono sempre di più il coinvolgimento dell’intero mondo in questa guerra, nessun conflitto mondiale è stato percepito all’inizio come una guerra globale, solo dopo che il conflitto evolve si può definire globale o mondiale se preferite. La prima guerra mondiale è iniziata come uno scontro relativo alla Serbia, la seconda guerra mondiale come un conflitto tra la Germania da una parte e la Polonia, la Francia e l’impero britannico dall’altra, solo dopo si sono unite tutte le altre nazioni protagoniste della politica mondiale in quegli anni.</p>
<p>Oggi nessuno può dire che dimensione abbia questo conflitto, se sia uno scontro per il Donbass, una battaglia per l’Ucraina, un conflitto per l’Europa o una guerra mondiale. Le alleanze sono in campo, la propensione all’economia di guerra sempre più presente, molte linee rosse sono già state superate, ora davanti a noi forse rimangono solo quelle nere.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/rosso-nero-linea-rossa-conflitto-linea-nera-sopravvivenza/">Il Rosso e il Nero: dalla linea (rossa) del conflitto alla linea (nera) della sopravvivenza</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gli obiettivi ucraini dell’offensiva di Kursk </title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gli-obiettivi-ucraini-delloffensiva-di-kursk/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=gli-obiettivi-ucraini-delloffensiva-di-kursk</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Aug 2024 08:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Russia Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Dopo circa venti giorni dall’offensiva ucraina di Kursk è tempo di tracciare gli obiettivi di Kiev in questa fase del conflitto.  Le forze ucraine meglio equipaggiate e meglio addestrate a disposizione di Zelensky sono impegnate nell’offensiva di Kursk, forze che sono state formate come unità di attacco e non come unità di difesa, fornite [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Dopo circa venti giorni dall’offensiva ucraina di Kursk è tempo di tracciare gli obiettivi di Kiev in questa fase del conflitto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le forze ucraine meglio equipaggiate e meglio addestrate a disposizione di Zelensky sono impegnate nell’offensiva di Kursk, forze che sono state formate come unità di attacco e non come unità di difesa, fornite di mezzi per alta mobilità e non certo per una difensiva guerra di trincea. Questi due punti ci comunicano che la fase offensiva all’interno dei confini russi è stata pensata molto mesi fa, pianificata nel dettaglio e con un addestramento mirato delle unità coinvolte nell’azione. Tale pianificazione non può essere stata messa in atto senza che si siano messi sul tavolo, prima di ogni cosa, gli obiettivi strategici di questa operazione militare di attacco.</p>
<p>Ma quali sono questi obiettivi? Sono obiettivi di conquista territoriale o sono obiettivi politici, oppure sono obiettivi che rientrano nell’aspetto geostrategico?</p>
<p>Per comprendere, o per cercare di comprendere questi aspetti della guerra dobbiamo ricordare alcuni punti fermi della postura russa in questo conflitto. Per prima cosa il rifiuto russo di dichiarare lo stato di guerra, fatto che avrebbe molteplici implicazioni sia a livello nazionale che a livello internazionale; il secondo punto fermo è la promessa di Putin di non utilizzare i militari di leva oltre i confini internazionalmente riconosciuti della Russia (le aree dell’operazione militare speciale); infine il rifiuto del presidente Putin di attaccare obiettivi simbolici dell’Ucraina come la Rada (il parlamento) o il palazzo presidenziale, nella convinzione (per noi errata) che gli ucraini non attaccheranno i simboli del potere di Mosca.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Aver portato la guerra sul territorio della Federazione Russa fa sì che i comandanti militari russi abbiano (teoricamente) la possibilità di utilizzare le forze di leva a loro disposizione per difendere la madrepatria, una scelta che fornirebbe ai comandi un grande numero di unità per combattere gli ucraini, tuttavia sembra che le forze di leva non vengano ancora impiegate in combattimento,<span class="Apple-converted-space">  </span>a testimonianza di questo fatto il Cremlino non parla di guerra, non parla di invasione ma parla di attività terroristiche di Kiev e quindi le operazioni nel Kursk sono formalmente operazioni anti-terrorismo. È evidente che centinaia di blindati, migliaia e migliaia di uomini ottimamente addestrati siano una vera e propria forza di invasione e non certo un manipolo di terroristi allo sbaraglio.</p>
<p>Essendo una operazione anti-terrorismo non vengono impiegate nella difesa della Russia le forze di leva, unità che nelle prime ore della battaglia in oggetto presidiavano la frontiera e che in gran parte si sono arrese agli ucraini, fatta eccezione per una colonna mandata in supporto delle unità al fronte decimata dai droni e dall’artiglieria di precisione delle forze di Kiev. Ed è proprio dall’impiego delle forze di leva che parte la nostra analisi sugli obiettivi ucraini. Sì, le forze di leva, preservate dal Cremlino per due motivi principali, il primo è che quei ragazzi tra i 19 e i 25 anni sono il futuro della demografia russa, ragazzi che non hanno ancora famiglia e che non sono ancora padri. Perdere quella generazione sarebbe una condanna senza appello per la stessa Federazione Russa. Il secondo motivo per il quale la leva non viene impiegata risiede nel fatto che i battaglioni di leva sono etnicamente misti, impossibile evitare che i giovani delle maggiori città della Russia europea vengano uccisi nei combattimenti e impossibile sarebbe evitare le critiche delle loro madri, soprattutto in una fase del conflitto che vede i russi subire una invasione della madrepatria. Ecco quindi che il primo obiettivo dell’offensiva di Kiev è costringere Putin ad utilizzare le forze di leva, portare il lutto per giovani soldati nelle grandi città della Russia Europea, far percepire all’opinione pubblica di Mosca che si trovano all’interno di un conflitto totale.</p>
<p>La location scelta per l’attacco presenta numerosi punti favorevoli a Kiev, per prima cosa ricorda i luoghi delle cruente battaglie della Seconda guerra mondiale ed una sconfitta di Putin a Kursk avrebbe un’eco maggiore sull’opinione pubblica russa, a Kursk è presente una centrale nucleare di grande potenza e che presenta criticità molto maggiori rispetto alla centrale di Energodar che ora è sotto il controllo russo nell’oblast di Zaporizhia. La centrale di Kursk ha reattori a grafite e non ad acqua. Un danno accidentale o voluto di questa infrastruttura sarebbe una catastrofe continentale. I reattori a grafite posseggono un enorme difetto (oltre al pregio di produrre plutonio in quantità significative rispetto ad altri reattori) in caso di fusione del nocciolo la grafite brucia e brucia per giorni immettendo in atmosfera quintali di materiale radioattivo ricco in iodio, stronzio, cesio e plutonio. Per fare un paragone noto a tutti la centrale di Kursk possiede gli stessi reattori della centrale di Chernobyl della quale tutti ricordiamo l’incendio del reattore numero 5. La centrale quindi potrebbe essere una cinica e terribile arma di ricatto in questa fase della guerra.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un altro obiettivo ucraino in questa offensiva potrebbe essere quello di cercare di far identificare il presidente Putin come un leader perdente, non in grado di difendere la patria russa e che subisce passivamente l’invasione dell’Oblast di Kursk senza avere una strategia efficiente e senza essere in grado di guidare con giudizio le forze armate della Federazione Russa esponendolo alla critica della popolazione e al rischio di un colpo di stato o di un “cesaricidio” da parte della sua stessa cerchia interna.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Esiste tuttavia un ulteriore possibile obiettivo ricercato dei pianificatori dell’invasione di Kursk cioè che dinnanzi all’invasione della madrepatria e del rischio di collasso dell’architettura statuale russa, il presidente Putin possa ordinare l’utilizzo di armi nucleari contro l’Ucraina. Più volte si è percepita la possibilità che si possa arrivare al sacrificio di una piccola zona di Europa per raggiungere l’obiettivo della annichilazione della federazione russa, e questa possibilità seppur apparentemente remota non va del tutto esclusa. Abbiamo sempre pensato che le vere riserve militari della federazione russa non fossero i cinque milioni di uomini che possono essere teoricamente mobilitati, ma in realtà la retroguardia russa è costituita dalle proprie armi nucleari, fatto assolutamente plausibile per una potenza atomica maggiore, la quale vive il problema costante della scarsa demografia e della concomitante piena occupazione, fatto che impedisce nel concreto nuove mobilitazioni militari senza che venga intaccata l’economia di base della Federazione.</p>
<p>Un ulteriore obiettivo di Kiev potrebbe essere quello di utilizzare le aree di Kursk ora nel controllo dell’Ucraina come monete di scambio con i territori ucraini ora sotto i controlli di Mosca, in primis la Crimea in vista di possibili negoziati successivi alle elezioni americane. <br />La situazione in Ucraina e Russia rimane estremamente fluida e non vanno dimenticate le continue anche se limitate avanzate russe nel Donbass, anch’esse parte di scambio in possibili negoziati. <br /><br /></p>
<p><em>Photo Credit Grok AI generated </em></p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/gli-obiettivi-ucraini-delloffensiva-di-kursk/">Gli obiettivi ucraini dell’offensiva di Kursk </a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Biden: la rinuncia alla candidatura equivale alle dimissioni da presidente?</title>
		<link>https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/biden-rinuncia-candidatura-dimissioni-presidente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=biden-rinuncia-candidatura-dimissioni-presidente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 21:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il titolo del nostro editoriale è un punto focale per valutare correttamente le modalità decisionali che possono o meno portare il presidente americano Biden a decidere se rinunciare alla corsa per il prossimo mandato come inquilino della Casa Bianca. Sì, cari amici e lettori, perché nel momento stesso nel quale Biden annunciasse il suo ritiro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: inherit;">Il titolo del nostro editoriale è un punto focale per valutare correttamente le modalità decisionali che possono o meno portare il presidente americano Biden a decidere se rinunciare alla corsa per il prossimo mandato come inquilino della Casa Bianca.</span></p>
<p>Sì, cari amici e lettori, perché nel momento stesso nel quale Biden annunciasse il suo ritiro dalle elezioni il candidato del Partito Repubblicano Donald Trump chiederebbe le dimissioni immediate del presidente Biden in quanto se egli non è stato giudicato, oppure se egli stesso ha ritenuto, di non essere in grado di guidare ancora il Paese dopo le elezioni di novembre, è evidente che anche oggi egli non sia in grado di essere il comandante in capo delle forze armate americane.</p>
<p>Donald Trump potrebbe facilmente argomentare che il Presidente Biden in quanto comandante in capo delle forze armate USA deve essere idoneo al servizio o per meglio dire idoneo al compito, chiedendo quindi che un “Medical Board” giudichi rapidamente ed imparzialmente se il Presidente Biden sia in grado di guidare le forze armate americane, sia in condizione di pace relativa come quella odierna, sia sotto lo stress di un conflitto imminente o in atto. I test per determinare lo stato cognitivo di un soggetto sono complessi e mettono sotto esame il paziente per circa due ore, consentendo di giudicarlo in maniera oggettiva in base a scale e punteggi.</p>
<p>È molto chiaro quindi per quale motivo lo staff della Casa Bianca e lo stesso Biden mantengano questa ambiguità strategica durante l’attuale fase decisionale. Dinnanzi all’opinione pubblica mondiale Biden ha evidentemente dimostrato i limiti che l’età gli impone, ma all’interno della base democratica il suo carisma, la sua storia, le sue rimonte impossibili fanno ancora presa. Ben altro discorso va riservato relativamente ai grandi finanziatori e alle élite del Partito Democratico che vorrebbe al più presto modificare il profilo del candidato che dovrà sfidare The Donald. <br />Le dimissioni del presidente aprirebbero le porte dello Studio Ovale a Kamala Harris che diverrebbe la prima Presidente degli Stati Uniti, non per elezione ma per dimissione del predecessore. Sarebbero per Kamala Harris 100 giorni di presidenza prima delle elezioni di novembre, 100 giorni nei quali sarebbe obbligata a seguire senza variazioni la politica di Joe Biden e senza poter dimostrare la bontà delle sue idee. </p>
<p>Quando sentirete parlare del possibile ritiro di Joe Biden dalla corsa per la Presidenza non dovreste quindi solo pensare a cosa accadrà nell’election day di novembre, ma anche alle conseguenze che si manifesteranno qui ed ora in base alla rinuncia di Biden. Si aprirà una questione, non di illegittimità, ma di responsabilità, oppure se preferite di irresponsabilità. L’irresponsabilità del Partito Democratico che permette ad una persona, forse non idonea al gravoso compito di essere il Presidente Americano, di mantenere il posto di potere più importante del mondo, mentre in Europa ed in Medio Oriente infuriano conflitti potenzialmente devastanti a livello sovra-regionale, per non dire globale, e mentre in estremo oriente la Cina si prepara a mostrare al mondo di essere ormai non solo una potenza economica ma una giovane talassocrazia pronta a mettere in discussione il potere marittimo americano pietra angolare della capacità di intervento e di deterrenza di Washington: ecco a cosa dovrete pensare se Joe Biden si ritirerà dalla corsa per la presidenza degli Stati Uniti d’America</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/biden-rinuncia-candidatura-dimissioni-presidente/">Biden: la rinuncia alla candidatura equivale alle dimissioni da presidente?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dalla &#8220;Pazienza Strategica&#8221; alla &#8220;Aggressività Strategica&#8221;: il nuovo Paradigma della Repubblica Islamica dell&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 12:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Guardie della Rivoluzione Iraniana, i loro assetti, i loro luoghi sicuri, i loro depositi di armi, i loro alleati e mercenari, sono stati attaccati dalle forze a loro ostili (non solo da Israele) durante tutti gli ultimi dieci anni. Nonostante centinaia di vittime, decine di milioni di dollari equivalenti di danni, ed una evidente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Guardie della Rivoluzione Iraniana, i loro assetti, i loro luoghi sicuri, i loro depositi di armi, i loro alleati e mercenari, sono stati attaccati dalle forze a loro ostili (non solo da Israele) durante tutti gli ultimi dieci anni. Nonostante centinaia di vittime, decine di milioni di dollari equivalenti di danni, ed una evidente erosione del prestigio nei confronti dei propri alleati (che comunque Teheran ha mantenuto fedeli con ingenti forniture di armi e forte sostegno economico), Teheran non ha mai risposto direttamente ai suoi nemici regionali e mondiali. L&#8217;Iran non rispose direttamente nemmeno dopo l&#8217;uccisione di Soleimani da parte degli americani a Baghdad. E&#8217; pur vero che una salva di missili fu lanciata contro una base nel deserto, ma tale base  priva di difese aeree e nella quale non si registrano vittime, alla luce degli avvisi ben indirizzati delle ore precedenti, non si può certo definire una risposta diretta ma al contrario un altro episodio di &#8220;Pazienza Strategica&#8221;</p>
<p>Da quel giorno le attività belliche iraniane si sono intensificate, le milizie in Irak e Saria hanno ricevuto formazione militare, informazioni di intelligence, armi sempre più potenti ed in maggiore quantità, missili inclusi. Contemporaneamente le milizie Houti hanno approfittato della sospensione delle operazioni belliche saudite (cessate anche a causa delle forte pressioni americane ed europee) per riarmarsi, addestrarsi all&#8217;utilizzo di droni aerei e marini, accumulare missili da crociera e missili balistici in grado di raggiungere Israele. Sempre in questo periodo di tempo l&#8217;Iran ha perseguito una campagna informativa tanto ampia quanto discreta, e mantenuto rapporti con vari livelli dalla politica occidentale. Queste attività sono state in parte supportate dalla riduzione delle sanzioni commerciali e dal recupero di fondi congelati da anni in Occidente. Sempre nello stesso periodo di tempo Teheran si è assicurata forniture miliari russe nel campo dell&#8217;aviazione, forniture cinesi nel settore della componentistica elettromeccanica indispensabili alla realizzazione di quel sistema d&#8217;arma che sta diventando protagonista nei campi di battaglia dell&#8217;Ucraina e non solo: il drone (sotto forma delle sue molteplici espressioni), tollerando con minime reazioni gli attacchi transfrotalieri portati ai Guardiani della Rivoluzione operanti in Siria e Libano. Questo il quadro fino al 1° aprile 2024 e all&#8217;attacco che ha determinato la morte di sette vertici delle IRGC a Damasco, in un edificio adiacente l&#8217;ambasciata iraniana in Siria, quando la Pazienza Strategica è terminata. </p>
<p>Sabato notte, sabato 13 aprile, infatti qualcosa di profondo è cambiato. La Repubblica Islamica ha risposto direttamente, attraverso una delle proprie armi (i Guardiani della Rivoluzione) ad Israele. Sono stati lanciati tra i 350 e i 400 assetti offensivi, tra questi una quantità di missili balistici compresa tra 103 e 169 (purtroppo non possediamo cifre ufficiali), un attacco che ha visto il lancio di centinaia di droni Shaed-136 e 30/40 missili da crociera. In barba ad ogni regola del diritto internazionale i droni ed i missili da crociera della Repubblica Islamica hanno violato lo spazio aereo di Irak e Giordania, l&#8217;Irak uno stato fallito e la Giordania che si è quasi dovuta giustificare per il fatto di aver contribuito ad abbattere i droni che hanno violato il suo spazio aereo. Un attacco che se fosse stato compiuto contro una nazione europea avrebbe determinato danni ingenti e devastazione diffusa. Neanche nella guerra in Ucraina abbiamo mai assistito al lancio contemporaneo di quasi 400 assetti offensivi. </p>
<p>Evidente che la &#8220;pazienza strategica&#8221; non è più la strategia primaria degli Ayatollah. Ma perché questa scelta? La pazienza si è semplicemente esaurita oppure a Teheran gli analisti della Guida Suprema hanno in mano alcuni nuovi elementi che permettono di mettere in atto questa nuova visione dei rapporti con vicini, avversari e nemici? Il raid israeliano su Damasco del 1° di aprile ha colpito non la sede diplomatica ma un edificio consolare non extraterritoriale, sarebbe quindi stato possibile esercitare ancora la cosiddetta &#8220;Pazienza Strategica&#8221;, ma così non è stato. Va quindi compresa la motivazione ultima dell&#8217;aver aderito in passato a questa strategia attendistica.</p>
<p>All&#8217;interno del nostro gruppo parlando della postura iraniana abbiamo sempre pensato fosse funzionale ad ottenere tre elementi indispensabili alla sopravvivenza del regime ed a un elemento necessario a soddisfare il desiderio, fanaticamente rincorso, della cacciata degli ebrei o meglio della scomparsa dello stato ebraico in Medio Oriente. </p>
<p>Il primo elemento indispensabile alla sopravvivenza del regime è un flusso di capitali in grado di determinare lo sviluppo dei consumi interni ed in grado di migliorare la qualità di vita degli abitanti dell&#8217;Iran, ma allo stesso tempo garantire una capacità di spesa sufficiente a mantenere vitale ed attiva la rete di Proxy che si estende in Yemen, Irak, Siria, Libano e a Gaza. Tale obiettivo è stato raggiunto con la sospensione di gran parte delle sanzioni contro l&#8217;Iran, grazie ai fondi presenti negli Stati Uniti e tornati nella disponibilità di Teheran, ed alle aumentate esportazioni di energia determinate anche dalla guerra in Ucraina. </p>
<p>Il secondo elemento è rappresentato dall&#8217;essere in possesso di un numero così elevato di sistemi d&#8217;arma, difensivi ed offensivi, in grado di limitare il divario qualitativo ancora in essere tra le forze armate di Teheran e le forze militari di Usa e Israele. Questo obiettivo è soddisfatto in parte, la difesa area iraniana non è ancora sviluppata in maniera sufficiente per garantire a Teheran successi certi, mentre le forze di attacco missilistiche sono già oggi abbastanza numerose e sviluppate al punto di essere un problema concreto per tutti i paesi della regione mediorientale, non fatevi trarre in inganno dai pochi missili giunti al suolo in Israele la mattina del 14 aprile, l&#8217;Iran può fare molto di più e per molti giorni consecutivi. </p>
<p>Il terzo elemento è costituito dalla dispersione degli obiettivi strategici dell&#8217;Iran su un ampio territorio, fatto che rende estremamente difficile l&#8217;eliminazione completa delle capacità di attacco della Repubblica Islamica, capacità che potrebbero essere messe nell&#8217;angolo solo dalla presenza attiva nell&#8217;eventuale conflitto delle forze armate degli Stati Uniti. Anche la catena di comando e la continuità di governo della Repubblica Islamica oggi è garantita da una struttura piramidale ampia e ben regolata che quindi rende scarsamente utili azioni militari che puntino all&#8217;eliminazione fisica di un vertice dello Stato. </p>
<p>Esiste poi l&#8217;elemento necessario per poter eliminare, manu militari, lo stato di Israele dal Medio Oriente. Questo strumento è l&#8217;arma atomica, un sistema di attacco che oggi non è più così difficile ottenere e gestire. Pensate che una nazione molto più piccola dell&#8217;Iran e con capacità di finanziamento inferiori, come ad esempio la Corea del Nord, oggi è una potenza atomica effettiva con probabilmente decine di testate nucleari e in possesso dei vettori missilistici in grado di trasportare a destinazione l&#8217;arma atomica. Se è certo che la Repubblica Islamica è riuscita nel compito di raggiungere i primi tre obiettivi indispensabili alla propria sopravvivenza, non vi è alcuna prova che Teheran possegga oggi l&#8217;arma atomica. Nessun test nucleare è stato svolto dalle Guardie della Rivoluzione e quindi teoricamente non esiste la prova dell&#8217;effettivo funzionamento di questa ipotetica arma atomica. Va ricordato a tutti che la Corea del Nord e l&#8217;Iran sono saldi alleati e che, in cambio di una adeguata contropartita, i progetti della atomiche made in Pyongyang potrebbero essere stati offerti dagli scienziati coreani ai colleghi iraniani; se così fosse non è necessario, in senso stretto, tenere un test atomico in terra iraniana in quanto la testata è già stata verificata dai nord-coreani. </p>
<p>Alla luce di tale situazione cosa farà Teheran quando la rappresaglia israeliana colpirà i suoi obiettivi all&#8217;interno dei confini iraniani? Assisteremo ad un barrare di missili da crociera, droni e missili balistici più intenso e più prolungato di quello cui abbiamo assistito nella notte tra sabato 13 e domenica 14, oppure l&#8217;Iran utilizzerà armi diverse e strategie differenti? L&#8217;unica cosa che ci sentiamo di escludere è che la Guida Suprema ordini di tornare a quella Pazienza Strategica che oggi sembra essere solo una parentesi interlocutoria di un&#8217;aggressività insita nella natura stessa della rivoluzione islamica e che mai è stata sopita.</p>
<p> </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/pazienza-strategica-aggressivita-strategica-iran/">Dalla “Pazienza Strategica” alla “Aggressività Strategica”: il nuovo Paradigma della Repubblica Islamica dell’Iran</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il cammino dell’Iran verso l’egemonia regionale (in attesa della Bomba)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 13:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quale nazione può attaccare simultaneamente Erbil in Irak, Aleppo in Siria, il Belucistan Pakistano, fornire missili balistici e antinave agli Houti yemeniti, droni, missili anticarro, decine di migliaia di razzi e missili di precisione, missili antinave supersonici, sistemi di difesa area ad Hezbollah, droni alla Russia, missili balistici alle milizie sciite irachene, e risorse di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quale nazione può attaccare simultaneamente Erbil in Irak, Aleppo in Siria, il Belucistan Pakistano, fornire missili balistici e antinave agli Houti yemeniti, droni, missili anticarro, decine di migliaia di razzi e missili di precisione, missili antinave supersonici, sistemi di difesa area ad Hezbollah, droni alla Russia, missili balistici alle milizie sciite irachene, e risorse di intelligence a tutti quanti? La risposta è semplice: Iran. </p>
<p>Tutto questo sforzo bellico (che alle spalle ha un ideale geostrategico ben definito) origina da Teheran e si alimenta anche dai fondi che l’amministrazione americana attuale ha deciso di sbloccare in favore di Teheran, nella vana speranza di separare l’Iran dalla Russia; un clamoroso errore di valutazione strategica che oggi l’intero mondo, ed in particolare Israele ed Unione Europea pagano e pagheranno. </p>
<p>Nelle ultime settimane la postura di per sé aggressiva dell’Iran teocratico si è modificata, e le Guardie della Rivoluzione (quindi emanazione diretta del potere teocratico che controlla l’Iran post-rivoluzionario) hanno deciso di agire in prima persona su più fronti, in maniera palese e sfidando apertamente la sovranità di tre paesi della regione. </p>
<p>In particolare va menzionato l’attacco missilistico portato al Pakistan, potenza nucleare regionale, attaccato senza tante remore al pari di Irak e della parte separatista della Siria. L’attacco va letto non solo come una azione mirata e puntuale ma come la smania iraniana di sottolineare il desiderio (e forse la reale valenza) di potenza regionale e forse il sogno (o forse la reale valenza) di potenza nucleare regionale di Teheran. </p>
<p>Eh sì, parliamo di nuovo della bomba iraniana, della bomba atomica iraniana, che rappresenta nel progetto di strategia a lungo temine degli Ayatollah, non tanto un’arma di deterrenza ma un’arma funzionale al progetto egemonico iraniano. Perché?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Perché le regole della deterrenza in medioriente non sono le medesime che sono state valide durante la guerra fredda, quando si affrontavano due blocchi divisi da visioni politiche e della società diverse. La bomba della repubblica Islamica dell&#8217;Iran non porta con sé una visione strettamente politica razionale, a differenza della guerra fredda, ma fa propria una visione dogmatica, irrazionale di impronta religiosa. L&#8217;obbiettivo della teocrazia non è di stabilire un nuovo equilibrio in medioriente per mettere fine al monopolio nucleare israeliano, ma di distruggere lo stesso stato d&#8217;Israele come ripetuto dai vertici politici e religiosi della repubblica Islamica, oltre a rendere un intervento militare o di &#8220;regime change&#8221; guidato dall&#8217;esterno, se non impossibile, almeno molto difficile. (Di questi concetti avevamo parlato in questo editoriale 11 anni fa: <a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/israele-il-giorno-dopo-la-bomba-iraniana-scenario/">https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/israele-il-giorno-dopo-la-bomba-iraniana-scenario/ </a></p>
<p>Il cambio di passo delle Guardie della Rivoluzione potrebbe anche segnalare che il potere teocratico, cioè la Guida Suprema, senta il bisogno di riaffermare il suo peso sull&#8217;apparato politico del paese che sembra perseguire una strade differente. I recenti accordi siglati con i Sauditi potrebbero essere visti o vissuti come un indebolimento dell&#8217;ideologia in vigore nella repubblica Islamica iraniana, mentre i recenti attacchi diretti o indiretti all&#8217;estero, nel Mar Rosso e contro un altra repubblica Islamica, quella pakistana,  potrebbero rafforzare e galvanizzare lo spirito rivoluzionario, nazionalista e religioso di una popolazione giovane che si sta interrogando sul proprio futuro.</p>
<p><a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA.jpeg" class="thickbox no_icon" title="IR-6"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26232" src="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA-300x186.jpeg" alt="IR-6" width="300" height="186" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA-300x186.jpeg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2019/11/0236C5E9-016A-4A53-A4F6-7930A7E923CA.jpeg 360w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In questa ottica, la repressione sempre più asfissiante e le esecuzioni capitali sempre più frequenti, potrebbero essere anche un indicatore della divisione interna, che quindi porterebbe il regime iraniano ad accelerare ancora di più la sua corsa verso l&#8217;atomica.</p>
<p>L’unica certezza che oggi abbiamo è che Teheran ha attivato tutte le milizie e gruppi paramilitari che riferiscono a Teheran, ordinando solo al Partito di Dio libanese di mantenere  pressione su Israele ma di non dare il via ad una guerra totale, questo perché nonostante tutto la bomba a Teheran non è ancora pronta ed agli Ayatollah serve tempo. Il punto cruciale è: quanto tempo? Nessuno senza informazioni segrete può rispondere in maniera corretta e quindi certo non possiamo farlo noi, su queste pagine. A tale riguardo possiamo solo formulare ipotesi logiche o verosimili, osservando non tanto le dichiarazioni dei politici, ma quello che nei fatti accade sul campo di battaglia, sia esso in Irak, nel Libano del Sud, nel Mar Rosso o nel Golfo. </p>
<p>Abbiamo in noi la profonda certezza che l’obiettivo più immediato e allo stesso tempo prioritario dei vertici della Rivoluzione Iraniana è dotarsi dell’arma atomica, sfruttando ogni possibile supporto all’interno del loro sistemi di alleanze come fatto in passato con i sistemi missilistici molto molto simili, se non identici a quelli della Corea del Nord (argomento trattato dal nostro gruppo nel 2016 prima dei test atomici nord-coreani <a  href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-corea-del-nord-stessi-missili-stesse-testate">https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/iran-corea-del-nord-stessi-missili-stesse-testate</a> )  ; guadagnando in ogni modo possibile tempo destabilizzando il Golfo, il Mar Rosso, il Kurdistan e naturalmente Israele, per giungere a sconvolgere il mondo con un annuncio che cambierebbe per sempre il Medio Oriente e tutta la regione Euro-Asiatica. L’annuncio di una bomba iraniana non arresterebbe i conflitti ma potrebbe far precipitare il mondo in una spirale di guerra e di violenza oggi non prevedibile e che noi certo non ci auguriamo. Nei prossimi giorni, quando sentirete parlare degli Houti, delle milizie irachene, di Hezbollah, del Jihad Islamico, di Katahab Hezbollah, è all’Iran che dovrete pensare perché ogni azioni di questi gruppi armati deriva da direttive o da indicazioni iraniane così come da direttive ed indicazioni iraniane deriva l’entità degli attacchi da essi portati agli interessi occidentali, fino a quando Teheran non disporrà del suo arsenale atomico e non deciderà di offrirlo come ombrello protettivo per tutte queste formazioni alleate dell’Iran e scendere direttamente in campo nel conflitto regionale mediorientale, con l’obiettivo primario di cancellare Israele della mappa mondiale e subito dopo prendere il controllo dei maggiori luoghi sacri dell’Islam presenti in terra saudita. Gli Houti infatti non solo oggi svolgono il ruolo di milizia incaricata di controllare lo Stretto di Bab El Mandeb ma domani saranno l’esercito che avrà il compito di destabilizzare il regno dei Saud e soddisfare il desiderio millenarista di riportare i seguaci del Figlio di Fatima ad avere il controllo della Santa Città di Mecca e Medina. </p>
<p>L’egemonia sciita non ha come obiettivo primario la distruzione di Israele, esso rappresenta solo un mezzo per arrivare all’unico vero obiettivo della Teocrazia di Teheran: il controllo delle città Sante dell’Islam e con esse della vera egemonia sul mondo mussulmano.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/cammino-iran-verso-egemonia-regionale-in-attesa-della-bomba/">Il cammino dell’Iran verso l’egemonia regionale (in attesa della Bomba)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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