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Fuga dalla Libia

Il primo atto dell’amministrazione americana è stato coerente con l’impostazione della politica estera degli ultimi tre anni e mezzo ed è consistito nell’ordine di evacuazione generale di tutto il personale civile e diplomatico dall’intera Libia, fatta eccezione per un piccolissimo nucleo che rimarrà nell’ambasciata di Tripoli per i casi di emergenza. L’amministrazione Obama se ne va dalla Libia, mentre da Sigonella i droni americani partono per sorvolare la zona di Bengasi a caccia dei responsabili dell’attacco, vile e spietato, nei confronti di un uomo mite che viaggiava quasi senza scorta, sicuro che il suo ruolo di salvatore di Bengasi lo avrebbe protetto nella sua missione in Cirenaica. Allo stesso tempo due cacciatorpedinieri classe Burke si stanno avvicinando alle coste libiche con a bordo missili cruise e uomini delle forze speciali, pronti ad intervenire se verranno localizzati gli autori del premeditato attacco all’ambasciatore americano.
Ma c’è anche un’altro problema che preoccupa gli Stati Uniti: per la giornata di venerdì in Egitto é stata indetta una grande manifestazione di protesta contro gli Stati Uniti, per via di quel film di terz’ordine che insulta il profeta Maometto. Manifestazione che potrebbe essere usata dai fondamentalisti e dai nazionalisti come pretesto per attaccare ancora una volta l’ambasciata degli Stati Uniti. Nella serata di oggi dovrebbe arrivare nell’ambasciata in Egitto un plotone di Marines addestrato per contrastare chi minaccia direttamente la sicurezza delle sedi diplomatiche americane nel mondo. Il governo egiziano e la parte più moderata dei fratelli mussulmani farà di tutto per evitare gravi incidenti dopo la preghiera del venerdì, ma sicuramente aver ritirato immediatamente tutto il personale diplomatico dalla Libia fornisce ai terroristi un segnale forte, un segnale che indica che il loro scopo è stato raggiunto; non tanto l’assassino del diplomatico americano, ma aver scatenato il panico nella Situation Room della Casa Bianca, aver fatto perdere agli americani il controllo della situazione, aver fatto perdere le tracce del proprio ambasciatore e aver indotto i consiglieri più ascoltati da Obama a suggerire il ritiro dalla Libia, una vera fuga dal paese del nord Africa.
All’America di Obama piace il motto “leading from behind” da dietro si guida più rilassati ma a volte non si vede bene la strada e questo forse è accaduto in nord Africa e sta accadendo ogni giorno in tutto il medio oriente dalle coste della Siria al Golfo Persico.