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	<title>Econ2 | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
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		<title>Hacker, Hacker, Hacker</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 07:28:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Hacker, una parola che oggi imperversa su tutti i giornali, telegiornali, blog, tesate on line, ecc. Ad Hacker si affianca oggi, quasi in maniera automatica la parola &#8220;russi&#8221;, ma non è quello l&#8217;aggettivo corretto da utilizzare. Gli Hacker sono una vera arma del confronto geopolitico contemporaneo e sono utilizzati da tutti gli attori in campo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Hacker, una parola che oggi imperversa su tutti i giornali, telegiornali, blog, tesate on line, ecc. Ad Hacker si affianca oggi, quasi in maniera automatica la parola &#8220;russi&#8221;, ma non è quello l&#8217;aggettivo corretto da utilizzare. Gli Hacker sono una vera arma del confronto geopolitico contemporaneo e sono utilizzati da tutti gli attori in campo.<br />
Come dimenticare gli Hacker cinesi che con cadenza settimanale cercano di carpire i segreti militari americani e della NATO, come dimenticare la vicenda dell&#8217; Hacker Team, come non citare la vicenda dagli Hacker americani che spiavano le conversazioni telefoniche, non solo del nemico, ma anche dei propri alleati, come accadde alcuni anni fa alla Cancelliera Tedesca Merkel, che scoprì con grande sorpresa di essere sotto controllo assoluto dell&#8217;intelligence americana, oppure l&#8217;ultimo scandalo delle intercettazioni ai danni del Presidente del Consiglio italiano Renzi o del governatore Draghi.<br />
Gli Hacker sono gli 007 del nostro tempo, nessuno stupore quindi nel vederli all&#8217;opera in America, in Europa, in Cina, in Russia.<br />
Ecco tutto qui, solo per riflettere&#8230;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/hacker-hacker-hacker/">Hacker, Hacker, Hacker</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Trump e la produzione nazionale. Non è protezionismo ma politica fiscale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 07:58:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I principali titoli dei giornali odierni parlano di &#8220;vittoria&#8221; di Trump, di &#8220;vittoria&#8221; del protezionismo, di &#8220;chiusura&#8221; degli Stati Uniti al mondo. Questo in relazione al fatto che Ford ha deciso di annullare un importante investimento in Messico, per rinnovare una linea di produzione in Michigan. Bene, questa mossa della Ford, è si una vittoria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I principali titoli dei giornali odierni parlano di &#8220;vittoria&#8221; di Trump, di &#8220;vittoria&#8221; del protezionismo, di &#8220;chiusura&#8221; degli Stati Uniti al mondo. Questo in relazione al fatto che Ford ha deciso di annullare un importante investimento in Messico, per rinnovare una linea di produzione in Michigan. Bene, questa mossa della Ford, è si una vittoria di Trump ma non una vittoria del &#8220;protezionismo&#8221;. Secondo il nostro punto di vista la decisione della Ford è dovuta ad una riforma fiscale per le imprese che mira a ridurre dal, 35% al 15%,l&#8217;aliquota unica dovuta allo stato americano da chi fa impresa. Insomma una vittoria da ascrivere alla promessa di un abbattimento del carico fiscale che gli Stati Uniti impongono a chi crea lavoro e ricchezza sul suolo americano.&nbsp;</p>
<p>È questa, nella nostra lettura, la motivazione del ritorno di Ford in Michigan non le &#8220;minacce&#8221; di Dazi, bensì le &#8220;promesse&#8221; di un fisco più leggero&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/trump-e-la-produzione-nazionale-non-e-protezionismo-ma-politica-fiascale/">Trump e la produzione nazionale. Non è protezionismo ma politica fiscale</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Trump e il contenimento cinese (Parte Terza): i Dazi Commerciali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2016 09:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Trump Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo il nostro gruppo una delle priorità strategiche dell’amministrazione Trump sarà il contenimento proattivo della crescente potenza economica, politica, diplomatica e militare della Repubblica Popolare Cinese. Le vie ed i modi per contenere l’espansionismo Cinese sono, secondo il nostro punto di vista tre: agire sui fornitori di energia (Russia e Iran), limitare l’accesso all’energia da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il nostro gruppo una delle priorità strategiche dell’amministrazione Trump sarà il contenimento proattivo della crescente potenza economica, politica, diplomatica e militare della Repubblica Popolare Cinese.<br />
Le vie ed i modi per contenere l’espansionismo Cinese sono, secondo il nostro punto di vista tre: agire sui fornitori di energia (Russia e Iran), limitare l’accesso all’energia da parte di Pechino (regioni ricche di idrocarburi nel Mar Cinese Meridionale), utilizzare dazi, per limitare la concorrenza non lineare della Cina nei confronti di Europa e Stati Uniti.<br />
Oggi ci occupiamo del capitolo riguardante i Dazi Commerciali e dello possibili modalità con le quali Trump possa convincere anche l&#8217;Europa (badate bene, l&#8217;Europa, non l&#8217;Unione Europea) ad una azione coordinata per limitare la concorrenza globale cinese.<br />
La nostra idea riguardante i dazi è semplice e potrebbe essere estremamente efficace e parte da un dato di fatto: la grande differenza in tema di welfare che il datore di lavoro garantisce ai dipendenti in occidente e in Cina. Ecco è questa grande differenza di tutele tra i nostri lavoratori e i lavoratori cinesi che permette a Pechino di produrre a prezzi stracciati, distruggere tutta la nostra industria e la nostra manifattura e far si che la Cina sia diventata &#8220;la fabbrica del mondo&#8221;, limitando lo sviluppo delle nostre nazioni.<br />
Agire con i dazi potrebbe innescare accuse di protezionismo e far si che la Cina si appello all&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma se i dazi verrano motivati non da un generico protezionismo, bensì da una motivazione di equità, allora le opinioni pubbliche occidentali e anche la WTO si troverebbero dinanzi ad un fatto del tutto nuovo, senza precedente alcuno.<br />
I dazi quindi, nella nostra visione, dovrebbero agire per parificare il voto del Welfare e spingere così la Cina a migliorare le condizioni di lavoro degli operai cinesi. Sfruttare il lavoro dei cittadini cinesi, sebbene essi spesso non percepiscano come sfruttamento, farà si che la Cina possa avviarsi verso un cammino di sviluppo più sostenibile, soprattuto per gli uomini e le donne che sacrificano la loro vita per far arrivare in occidente beni commerciali a bassissimo costo. I Dazi sul Welfare elimineranno la concorrenza sleale della Cina e proteggeranno i più deboli della Cina, permettendo alle nostre industrie (di ogni dimensione) di recuperare quote di mercato e quindi ridare slancio elle nostre economie, all&#8217;occupazione, e anche al nostro stato sociale, americano, italiano o Europeo che sia.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/trump-e-il-contenimento-cinese-parte-terza-i-dazi-commerciali/">Trump e il contenimento cinese (Parte Terza): i Dazi Commerciali</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Verso un decoupling inflattivo tra le due sponde dell&#8217;Atlantico?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ospitiamo oggi il post di un amico che ogni tanto ci invia un suo elaborato a voi Giuseppe Masala Nelle scienze economiche per decoupling s&#8217;intende la perdita (o la diminuzione) di correlazione tra variabili economiche. Un esempio emblematico di decoupling è stato quello verificatosi – in relazione alla variabile crescita economica – tra paesi occidentali [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/verso-un-decoupling-inflattivo-tra-le-due-sponde-dellatlantico/">Verso un decoupling inflattivo tra le due sponde dell’Atlantico?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ospitiamo oggi il post di un amico che ogni tanto ci invia un suo elaborato a voi Giuseppe Masala</p>
<p>Nelle scienze economiche per decoupling s&#8217;intende la perdita (o la diminuzione) di correlazione tra variabili economiche. Un esempio emblematico di decoupling è stato quello verificatosi – in relazione alla variabile crescita economica – tra paesi occidentali e paesi Brics durante la crisi economica innescatasi nel 2008 con il crack di Wall Street: mentre i paesi occidentali hanno avuto mediamente una crescita anemica (costellata da alcune fasi di vera e propria recessione) i paesi Brics hanno continuato a crescere mediamente ad un ritmo abbastanza sostenuto.</p>
<p>I dati sull&#8217;inflazione degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione Europea ci suggeriscono ora la possibilità che si verifichi un altro tipo di disaccoppiamento del tutto inaspettato dagli economisti: il disaccoppiamento dell&#8217;inflazione. </p>
<p>Negli Stati Uniti gli ultimi dati sull&#8217;inflazione suggeriscono una sua ripartenza a ritmi abbastanza forti: gli ultimi dati di Gennaio indicano nfatti un inflazione pari al 2% su base annua. Il cosiddetto tasso di inflazione core ovvero quello che esclude i componenti più volatili ovvero cibo ed energia risulta invece pari al 2,2%..<br />
In Europa al contrario si sta inesorabilmente precipitando in una spirale deflattiva che non si ha certezza se sarà sconfitta dalle misure di politica monetaria implementate dalla BCE di Mario Draghi.<br />
Infatti gli ultimi dati disponibili indicano che nell&#8217;eurozona a Febbraio l&#8217;inflazione è stata mediamente negativa per un tasso pari al -0,2%. La tendenza riguarda quasi tutti i maggiori paesi europei e va dal -0,9% della Spagna, al -0,2% della Francia, al -0,1% della Germania e dello -0,3% dell&#8217;Italia. </p>
<p>Una tendenza, quella europea, che non appare sbagliato definire come allarmante e dove – ad umile parere di chi scrive – l&#8217;elemento più preoccupante è proprio il disaccoppiamento del dato rispetto a quello degli USA.<br />
Questa tendenza, qualora fosse confermata nei prossimi trimestri non potrà che portare ad un ovvio disaccoppiamento delle politiche monetarie tra Zona Euro e Stati Uniti, dove la BCE sarà impegnata in una impegnativa lotta contro la deflazione implementando poltiche monetarie, per forza di cose, accomodanti mentre dall&#8217;altro lato dell&#8217;Atlantico, qualora il trend dell&#8217;aumento dell&#8217;inflazione fosse confermato, non potremmo che assistere ad un aumento dei tassi d&#8217;interesse. </p>
<p>Una situazione di questo tipo non potrà che essere foriera di nuove sfide sotto diversi punti di vista: </p>
<p>	1)	Nei mercati finanziari si potrebbe assistere (ripeto, qualora ci fosse un aumento dei tassi in USA al quale corrisponda una politica accomodante nell&#8217;Eurozona) ad un ciclopico spostamento di capitali alla ricerca di rendimenti più alti dall&#8217;Europa verso gli USAi;<br />
	2)<br />
	3)	Nei mercati valutari si potrebbe verificare un aumento del valore del Dollaro rispetto all&#8217;Euro con ovvie conseguenze anche sull&#8217;economia reale e segnatamente sulla dinamica delle importazioni e delle esportazioni tra le due sponde dell&#8217;Atlantico.</p>
<p>In definitiva, qualora questa situazione di disaccoppiamento della variabile inflazione fosse confermata assisteremo ad una situazione inedita che non mi pare azzardato dire come del tutto inaspettata dagli economisti e dai commentatori economici. Non rimane che sperare nella maggior preparazione dei nostri banchieri centrali. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/verso-un-decoupling-inflattivo-tra-le-due-sponde-dellatlantico/">Verso un decoupling inflattivo tra le due sponde dell’Atlantico?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Prezzo del petrolio arma geopolitica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2016 13:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo un post di un nostro lettore, Giuseppe Masala, che già altre volte ha portato la sua opinione sulle nostre pagine, buona lettura. La quotazione del barile di petrolio è da sempre molto di più che un fattore di influenza della congiuntura economica internazionale ma è un vero e proprio strumento usato per [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/prezzo-del-petrolio-arma-geopolitica/">Prezzo del petrolio arma geopolitica</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006.jpg" class="thickbox no_icon" title="Oil Rig Maintenance in Darwin Harbour May 2006"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006-300x225.jpg" alt="Oil Rig Maintenance in Darwin Harbour May 2006" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-20570" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006-300x225.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006.jpg 1024w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006-760x570.jpg 760w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006-380x285.jpg 380w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006-94x72.jpg 94w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2016/01/oil_rig_maintenance_in_darwin_harbour_may_2006-253x189.jpg 253w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<em>Riceviamo e pubblichiamo un post di un nostro lettore, Giuseppe Masala, che già altre volte ha portato la sua opinione sulle nostre pagine, buona lettura.</em><br />
La quotazione del barile di petrolio è da sempre molto di più che un fattore di influenza della congiuntura economica internazionale ma è un vero e proprio strumento usato per ottenere risultati di natura geopolitica. </p>
<p>I due casi storicamente più eclatanti dell&#8217;utilizzo geopolitico del barile di petrolio sono stati: </p>
<p>1) L&#8217;abbandono da parte degli USA degli accordi di Bretton Wood che prevedevano la convertibilità del dollaro in oro e la conseguente implementazione di un sistema fluttuante dove però il barile di petrolio viene prezzato in dollari (petrodollaro). Tale sistema ha consentito il mantenimento dell&#8217;egemonia del dollaro negli scambi internazionali e di fatto è &#8211; assieme allo strumento militare- una colonna portante della supremazia USA nello scacchiere mondiale; </p>
<p>2) Il crollo del prezzo del petrolio degli anni &#8217;80 causato dall&#8217;iperproduzione saudita con il fine di mettere in difficoltà l&#8217;URSS (grande esportatore di gas e petrolio) e che ne ha accelerato la fine. </p>
<p>Anche l&#8217;attuale crollo delle quotazioni del greggio ben difficilmente può essere descritto come un mero fenomeno economico. Le finalità nella scelta saudita di mantenere stabile la produzione in un contesto di calo della domanda, causata dal rallentamento della congiuntura internazionale, ha da un lato – sì – l&#8217;obbiettivo di spiazzare i tanti concorrenti (Venezuela, Russia, Iran ma anche USA che ha aumentato enormemente la sua produzione grazie alle cosiddette tecniche di fracking) ma ha anche la finalità di mettere in forte difficoltà nazioni come la Russia e l&#8217;Iran che ostacolano l&#8217;egemonia saudita nel Medio Oriente, basti pensare a tale proposito alla crisi siriana dove Iran e Russia appoggiano politicamente e militarmente quell&#8217;Assad che è avversato dai sauditi. </p>
<p>In questo contesto di assoluta tensione va notato che anche i paesi che in qualche modo subiscono la strategia saudita (probabilmente però avallata dagli USA) si muovono per riuscire ad attutirne le conseguenze negative. Già da tempo infatti la Russia sta ponendo in essere una strategia graduale tendente a minare l&#8217;egemonia del petrodollaro grazie alla vendita dei propri idrocarburi in valute  diverse da quella statunitense, in particolare lo yuan cinese.  A tale proposito è passata sotto silenzio, almeno sui media occidentali, una notizia clamorosa riguardante l&#8217;India (grande importatore di petrolio) e l&#8217;Iran (avviato a ritornare un grande esportatore dopo la fine delle sanzioni): le due nazioni si sono accordate per commerciare il petrolio in rupie indiane scavalcando completamente il dollaro americano. </p>
<p>Questa strategia di dedollarizzazione del petrolio non può essere considerata come una mera strategia commerciale ma come un&#8217;iniziativa che ha il fine di distruggere quel sistema monetario basato sul petrodollaro – nato grazie a Nixon nel 1971 – che è una delle chiavi dell&#8217;egemonia statunitense. Inutile ricordare inoltre che gli Stati Uniti sono i veri protettori della Casa Saud. </p>
<p>Come sempre i terremoti nelle quotazioni del prezzo del petrolio portano a terremoti a livello geopolitico. Anche questa volta, non è azzardato dire, che farà la Storia e deciderà se questo secolo sarà un altro secolo americano o un secolo multipolare.</p>

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		<title>Il caso VolksWagen, una Lehman Brothers del settore automobilistico?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 19:43:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Volkswagen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assume proporzioni enormi l&#8217;affare VW. Un affare nel quale si è scoperto che esiste un software, installato sulle automobili dalla casa tedesca, in grado di limitare la potenza del motore durante le revisioni periodiche obbligatorie e di permettere una certificazione di basso consumo di carburante non corrispondente ai consumi reali della vettura nella guida di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Assume proporzioni enormi l&#8217;affare VW. Un affare nel quale si è scoperto che esiste un software, installato sulle automobili dalla casa tedesca, in grado di limitare la potenza del motore durante le revisioni periodiche obbligatorie e di permettere una certificazione di basso consumo di carburante non corrispondente ai consumi reali della vettura nella guida di ogni giorno.<br />
Si apprende, per voce della stessa VolksWagen, che sono 11 milioni le vetture con installato questo software e sono state vendute in tutto il mondo, non solo in America.<br />
Questo affare, scandalo, chiamatelo come preferite, potrebbe assomigliare presto al fallimento della banca di affari Lehman Brothers all&#8217;inizio dell&#8217;ultima crisi economica americana. VW ha perso negli ultimi 2 giorni il 27% del suo valore in Borsa a Francoforte e potrebbe essere costretta a subire azioni legali, sia da parte di numerosi stati, sia da parte di milioni di clienti che potrebbero chiedere indennizzi legati alla discrepanza tra consumi teorici e consumi effettivi delle loro vetture.<br />
Al momento non possiamo escludere che questo modello di comportamento non sia stato utilizzato anche da altre case costruttrici. Se emergesse che altre case automobilistiche hanno ingannato stati e clienti in modo cosciente l&#8217;intero comparto automotive del pianeta potrebbe essere scosso da una tempesta giudiziario/finanziaria di proporzioni gigantesche.<br />
Vi terremo aggiornati su quanto accadrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni.</p>
<p>Photo Credit: Andreas Praefcke CC BY 3.0</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/il-caso-volkswagen-una-lehman-brothers-del-settore-automobilistico/">Il caso VolksWagen, una Lehman Brothers del settore automobilistico?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Crisi Migratoria a rischio la libera circolazione secondo Schengen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 14:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi cura la nostra pagina su Facebook, dove potete trovare sempre tante notizie e spunti di riflessione, lo ha annunciato più volte: la libera circolazione dei cittadini europei (ed in particolare dei cittadini italiani, greci e ungheresi) secondo il trattato di Schengen è a rischio. La causa di questo, ormai non più potenziale ma reale [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/crisi-migratoria-a-rischio-la-libera-circolazione-secondo-schengen/">Crisi Migratoria a rischio la libera circolazione secondo Schengen</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi cura la nostra pagina su Facebook, dove potete trovare sempre tante notizie e spunti di riflessione, lo ha annunciato più volte: la libera circolazione dei cittadini europei (ed in particolare dei cittadini italiani, greci e ungheresi) secondo il trattato di Schengen è a rischio.<br />
La causa di questo, ormai non più potenziale ma reale rischio, è la non attuazione delle regole europee in tema di immigrazione da parte dei paesi del sud Europa.<br />
Se Italia, Grecia e Ungheria non identificheranno le persone che mettono piede sul loro territorio, rispettivamente da Libia, Turchia e Serbia, le nazioni confinanti e cioè Francia e Austria principalmente potrebbero chiedere ed ottenere la sospensione del trattato di Schengen e ripristinare i controlli delle frontiere, ostacolando quindi fortemente la l&#8217;obera circoalzione di merci e persone, unico vero risultato positivo dell&#8217;integrazione europea.<br />
Le nazioni frontaliere non possono solo sperare in una ipotetica &#8220;solidarietà&#8221; dell&#8217;Europa ma devono immediatamente accogliere i profughi e respingere i clandestini, in caso  contrario la stessa impalcatura dell&#8217;Europa comincerà a crollare trasformando Italia, Grecia e Ungheria in enormi filtri a protezione dell&#8217;Europa settentrionale dalla massa di persone che nei prossimi mesi ed anni si riverserà su di noi. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/crisi-migratoria-a-rischio-la-libera-circolazione-secondo-schengen/">Crisi Migratoria a rischio la libera circolazione secondo Schengen</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;ultima proposta di Atene all&#8217;Europa </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2015 08:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Grexit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È arrivata nella notte a Bruxelles l&#8217;ultima proposta del governo greco riguardante una possibile soluzione, seppur temporanea, della crisi finanziaria greca. Il governo di Atene avrebbe preparato una manovra da quasi 12 miliardi di euro, 4 miliardi in più rispetto alle misure chieste da Bruxelles due settimane fa e che determinarono il referendum del 5 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 24px;">È arrivata nella notte a Bruxelles l&#8217;ultima proposta del governo greco riguardante una possibile soluzione, seppur temporanea, della crisi finanziaria greca.</span><br />
Il governo di Atene avrebbe preparato una manovra da quasi 12 miliardi di euro, 4 miliardi in più rispetto alle misure chieste da Bruxelles due settimane fa e che determinarono il referendum del 5 luglio scorso.&nbsp;</p>
<p>Anche se il saldo totale risulta superiore agli 8 miliardi di tagli ed austerità chiesti da Bruxelles quello che fa la differenza sono i capitoli di spesa sui quali il governo di Atene vuole intervenire.</p>
<p>La Troika desidera infatti avere, non solo una cifra di tagli alla spesa pubblica garantita, ma vorrebbe anche decidere quali tagli operare.&nbsp;</p>
<p>Registriamo una sempre più forte pressione degli Stati Uniti di America nei confronti degli alleati europei indirizzata a determinare una ristrutturazione del debito pubblico greco,  mettendo nei fatti la cancelliera tedesca Merkel in una posizione di estrema debolezza, sia all&#8217;interno del proprio paese sia nel consesso europeo.</p>
<p>L&#8217;America ricalca la posizione del fondo monetario internazionale istituzione economica nella quale Washington è il primo azionista e contributore. La ristrutturazione del debito pubblico greco è invece sempre stata osteggiata, anche pubblicamente, dalla cancelliera tedesca. Nel caso in cui la Grecia dovesse ottenere una ristrutturazione del proprio debito, e cioè la rinuncia da parte dei creditori ad esigere parte del debito stesso, anche altri paesi dell&#8217;eurozona potrebbero chiedere la medesima procedura, al fine di poter destinare più risorse alla ripresa economica.&nbsp;</p>
<p>Entro il prossimo fine settimana si esprimerà sulla proposta di Atene. Sebbene oggi appaia chiaro che solo con una ristrutturazione del debito pubblico greco si potrà evitare la fuoriuscita di Atene dall&#8217;eurozona, è altrettanto chiaro che tale ristrutturazione del debito pubblico greco impatterà, e non in maniera marginale, sulla capacità di governo a medio termine della Cancelliera tedesca Merkel.&nbsp;</p>
<p>Anche a casa della campagna di stampa incoraggiata a volte dallo stesso partito della cancelliera tedesca, la popolazione germanica avrà la sensazione di aver pagato di tasca propria gli errori dei greci. I tedeschi individueranno quindi nella signora Merkel una &#8220;cancelliera di gomma&#8221;, che non è stata in grado di difendere l&#8217;interesse supremo della nazione tedesca, determinando la fine della sua carriera politica.&nbsp;</p>
<p>A Bruxelles non si gioca quindi solamente la partita greca, dobbiamo ricordarcene quando osserviamo l&#8217;incertezza e la rigidità degli attori che giocano su questo campo. &nbsp;&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/lultima-proposta-di-atene-alleuropa/">L’ultima proposta di Atene all’Europa </a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Referendum in Grecia ha vinto il No</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2015 20:33:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Grexit]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco dopo una giornata di attesa spasmodica arrivano i dati che confermano la vittoria del No al Referendum greco che aveva come questione l&#8217;accettazione o il rifiuto, da parte del popolo della Grecia, delle condizioni poste dalla Troika al fine di erogare una terza parte di aiuti economici atri ad evitare la fuoriuscita di Atene [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco dopo una giornata di attesa spasmodica arrivano i dati che confermano la vittoria del No al Referendum greco che aveva come questione l&#8217;accettazione o il rifiuto, da parte del popolo della Grecia, delle condizioni poste dalla Troika al fine di erogare una terza parte di aiuti economici atri ad evitare la fuoriuscita di Atene dall&#8217;eurozona.<br />
Il risultato odierno non risolve tuttavia la situazione in quanto da domani il governo greco rimetterà in moto tutti i canali diplomatici atti a tradurre in fatti concreti la volontà popolare.<br />
La vittoria del No non determina automaticamente l&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Euro, tuttavia il governo di Tsipras ora ha il pieno mandato necessario per trarre le estreme conseguenze nel caso in cui la Troika rimanesse ferma sulle proprie posizioni. In questo caso non attendetevi un salvataggio delle Grecia da parte della Cina o della Russia, nazioni che tuttavia potrebbero rifornire la Grecia di energia, generi alimentari, merci e medicinali in cambio dell&#8217;utilizzo di infrastrutture strategiche del paese. Nel mentre il ministro della difesa di Atene, Kammenos, ha pubblicamente dichiarato che auspica una stretta collaborazione con Mosca, senza elaborare ulteriormente.&nbsp;<br />
Oggi con il referendum non si è chiusa una storia ma solo un capitolo di essa. Questa storia, la storia interessante inizia oggi perché indipendentemente da quale è il verdetto delle urne la Grecia di oggi è una nuova Grecia, un paese sull&#8217;orlo del baratro oppure posto alla vigilia di una nova rinascita, solo gli atti del governo nei prossimi giorni e nei prossimi mesi ci dirano come andranno le cose ad Atene. Certo è che i tanti euroscettici in Italia, Spagna, Francia e Regno Unito avranno molta più forza nel difendere le loro posizioni, parliamo della Lega Nord e del M5S in Italia di Podemos in Spagna, del Front National in Francia e UKIP in Gran Bretagna. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/referendum-in-grecia-ha-vinto-il-no/">Referendum in Grecia ha vinto il No</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Grecia chiuse le banche e la borsa. Attesa per l&#8217;annuncio del controllo dei capitali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Econ2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 05:43:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Greca]]></category>
		<category><![CDATA[Grexit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La borsa e le Banche greche resteranno chiuse per una settimana, e cioè fino a lunedì 6 luglio, il giorno successivo al referendum indetto dal governo di Tsipras. Siamo in attesa di conoscere quale sarà il tetto imposto dal governo al limite di prelievo presso i bancomat per i cittadini greci. Il ministro annuncerà a [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/grecia-chiuse-le-banche-e-la-borsa-attesa-per-lannuncio-del-controllo-dei-capitali/">Grecia chiuse le banche e la borsa. Attesa per l’annuncio del controllo dei capitali</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La borsa e le Banche greche resteranno chiuse per una settimana, e cioè fino a lunedì 6 luglio, il giorno successivo al referendum indetto dal governo di Tsipras. Siamo in attesa di conoscere quale sarà il tetto imposto dal governo al limite di prelievo presso i bancomat per i cittadini greci. Il ministro annuncerà a breve la cifra, che secondo affidabili indiscrezioni locali, dovrebbe essere di 60 euro al giorno. Nessuna limitazione per le imprese.&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda i sondaggi riferiti al referendum sulla permanenza nell&#8217;euro il sì all&#8217;accordo appare in netto vantaggio. Tuttavia non bisogna dare nulla per scontato e questa settimana con le banche chiuse potrebbe spostare, in maniera sostanziale, queste percentuali. Comunque finirà il referendum la Grecia vivrà grandissima instabilità. Se vincerà il sì la Grecia resterà nell&#8217;eurozona, ma il govenro si dimetterà, portando a nuove elezioni dall&#8217;esito più che incerto. In caso di vittoria del no, assisteremo ad un terremoto finanziario dalle conseguenze imprevedibili.&nbsp;</p>
<p>Viviamo tempi interessanti.&nbsp;</p>
<p><i>Aggiornamento&nbsp;</i></p>
<p>Da domani in Grecia possibile ritirare 60 euro a testa, oggi probabilmente non sarà possibile ritirare nulla.&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/breaking-news/grecia-chiuse-le-banche-e-la-borsa-attesa-per-lannuncio-del-controllo-dei-capitali/">Grecia chiuse le banche e la borsa. Attesa per l’annuncio del controllo dei capitali</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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