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	<title>USA | GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</title>
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	<description>Geopolitica Europa, Usa, Israele, Siria, Iran, Russia, Cina, Corea, Giappone Analisi Economiche Globali e Regionali</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Sep 2015 08:58:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Berlusconi mediatore tra Putin e i Repubblicani Americani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 08:53:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Silvio Berlusconi torna in Russia, lo fa dopo soli due mesi e mezzo dalla tre giorni passata a strettissimo contatto con il presidente Putin dello scorso giugno. Gli organi di informazione italiani non hanno dato peso alcuno a questa nuova visita di Berlusconi in Russia e, a volte, hanno titolato, in spazi di second&#8217;ordine, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/09/image7.jpg" class="thickbox no_icon" title="Berlusconi"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/09/image7-300x218.jpg" alt="Berlusconi" width="300" height="218" class="alignleft size-medium wp-image-19146" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/09/image7-300x218.jpg 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/09/image7-107x77.jpg 107w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2015/09/image7.jpg 514w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Silvio Berlusconi torna in Russia, lo fa dopo soli due mesi e mezzo dalla tre giorni passata a strettissimo contatto con il presidente Putin dello scorso giugno. Gli organi di informazione italiani non hanno dato peso alcuno a questa nuova visita di Berlusconi in Russia e, a volte, hanno titolato, in spazi di second&#8217;ordine, che Berlusconi sarebbe in Russia per non pensare (almeno per qualche giorno) ai problemi che egli ha tuttora in Italia.<br />
La nostra visione della nuova visita di Berlusconi in Russia è invece radicalmente diversa. In prima istanza perché nella precedente visita egli ha seguito, giorno dopo giorno, gli impegni di lavoro del presidente Putin, visitando con lui anche il comando delle forze strategiche delle Federazione Russa. Una cosa mai vista per un leader occidentale in visita nella Federazione. Certo Berlusconi non è più il leader di una nazione ma è ancora un punto di riferimento per una parte degli elettori che non credono a Matteo Renzi e può essere un importante alleato di Mosca nel braccio di ferro tra chi in Europa vuole seguire letteralmente le indicazioni di Obama e chi cerca una via più vicina al Cremlino.&nbsp;</p>
<p>Come secondo elemento va poi considerata un&#8217;altra caratteristica di Silvio Berlusconi: egli è un amico, un vero amico, degli Stati Uniti d&#8217;America ed in modo particolare del campo Repubblicano. Ma c&#8217;è di più. Oggi il principale favorito alla Nomination Repubblicana è Donald Trump, un miliardario e imprenditore americano, un Repubblicano fuori dalle righe ma che potrebbe vedere in Berlusconi un suo pari, è una persona con la quale potrebbe essere per lui molto semplice trattare. Tre giorni fa inoltre, intervistato ad un dibattito ha definito Berlusconi &#8220;una persona per bene che mi piace&#8221; &nbsp;&nbsp;</p>
<p>Alle luce di queste considerazioni riteniamo che Silvio Berlusconi, al netto di tutti i preconcetti della stampa italiana ed europea, possa attivamente svolgere un ruolo di mediatore tra la Russia e gli Stati Uniti d&#8217;America, nel caso in cui la corsa per la Casa Bianca venga vinta dai Repubblicani, e che questo ruolo di mediatore possa diventare cruciale nel caso in cui sia Donald Trump il prossimo presidente americano.&nbsp;</p>
<p>Purtroppo abbiamo a disposizione pochissime informazioni dirette sul programma di questa seconda visita di Berlusconi in Russia, ma se nei prossimi mesi egli dovesse recarsi negli Stati Uniti la nostra ipotesi potrebbe diventare molto più concreta. &nbsp; </p>
<p>Photo Credit Boehner </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/berlusconi-mediatore-tra-putin-e-i-repubblicani-americani/">Berlusconi mediatore tra Putin e i Repubblicani Americani?</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Guerra Fantasma sempre più armi dispiegate in Europa Orientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 06:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fantasma]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumenta costantemente la presenza di armi e mezzi militari, anche pesanti, lungo le frontiere occidentali della Federazione Russa e nei paesi NATO che si trovano ai confini orientali dell&#8217;Alleanza Atlantica. Il rafforzamento militare è iniziato subito dopo la cacciata del presidente ucraino Yanukovic da Kiev, ma solo in queste settimane si manifesta in maniera palese [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aumenta costantemente la presenza di armi e mezzi militari, anche pesanti, lungo le frontiere occidentali della Federazione Russa e nei paesi NATO che si trovano ai confini orientali dell&#8217;Alleanza Atlantica. Il rafforzamento militare è iniziato subito dopo la cacciata del presidente ucraino Yanukovic da Kiev, ma solo in queste settimane si manifesta in maniera palese al mondo.<br />
Il nostro gruppo aveva battezzato questa fase di confronto tra Russia e Stati Uniti <a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/attualita/dalla-guerra-fredda-alla-guerra-fantasma-nuovo-scontro-tra-usa-russia/" title="Guerra Fantasma" target="_blank">&#8220;Guerra Fantasma&#8221;</a>, un conflitto che si evolve senza divenire manifesto per le grandi masse. Una guerra, di certo non fredda, che vede l&#8217;Ucraina come il predestinato campo di battaglia.<br />
Secondo le nostre stime, che cerchiamo di aggiornare con periodicità, e che recentemente fatichiamo a mantenere accurate a causa della diminuzione di informazioni presenti sulle fonti Open, le forze armate Russe avrebbero dispiegato ai confini con l&#8217;Ucraina circa 75000 uomini, 35000 nella penisola di Crimea e i restanti 40000 lungo una linea che dal sud di Rostov si estende a nord ovest fino ai confini con la Bielorussia.<br />
In questi mesi, nei quali la presenza russa si è sempre rafforzata con gradualità, la NATO non ha risposto con un immediato dispiegamento di mezzi, ma con azioni atte a costituire un gruppo interforze in grado di intervenire ai confini orientali dell&#8217;alleanza. Questo nucleo interforze, qualificato come &#8220;forza di reazione rapida&#8221; è stato costituito alla fine del 2014 e doveva contare su circa 15000 effettivi. Negli ultimi giorni e senza che alla cosa fosse data grande risonanza questa &#8220;Forza di Reazione Rapida&#8221; ha visto il numero dei propri effettivi salire a 40000, numeri che supero quelli delle varie &#8220;Forze di Reazione Rapida&#8221; che erano state create nella Guerra Fredda. Parallelamente a questo annuncio gli Stati Uniti hanno comunicato che verranno inviati nelle zone più orientali della NATO circa 250 tra carri armati M1 veicoli corazzati per il trasporto truppe, artiglieria pesante semovente e sistemi MLRS. Il nostro gruppo stima che si potrebbe trattate di elementi della 2ª Brigata, 1ª Divisione Corazzata di stanza a Fort Bliss .<br />
Molti dei mezzi americani in questione sarebbero però già presenti in Europa, e più precisamente sarebbero stati preposizionati nell&#8217;ultimo anno in Norvegia, all&#8217;interno di depositi già utilizzati durante la Guerra Fredda e che furono svuotati per le due grandi operazioni militari americane nel Golfo Persico contro l&#8217;Irak di Saddam Hussein.<br />
I mezzi sono dispiegabili quindi in Europa Orientale con minimo preavviso con metodiche convenzionali (trasposto su nave e quindi su rotaia), tuttavia una recente esercitazione ha dimostrato la capacità delle forze armate americane in Europa di effettuare un ponte aereo per far arrivare in Europa Orientale con la massima celerità i carri armati ora stoccati in Norvegia. L&#8217;esercitazione ha visto coinvolti 4 cari armati M1 trasportati con la massima urgenza dalla base di Ramstein (Germania) alla Bulgaria. L&#8217;esiguo numero di carri aveva suscitato poco interesse nei non addetti ai lavori, tuttavia tale esercitazione è stata un segnale molto importante dato dagli Stati Uniti alla Russia.<br />
Continua quindi l&#8217;aumento del potenziale bellico utilizzabile da Stati Uniti e Russia in un eventuale conflitto nel cuore dell&#8217;Europa, uno schieramento che ricorda sempre più i tesissimi primi anni 80. A questo scenario di revival (cui avremmo volentieri rinunciato) mancano per ora solo <a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/storia/able-archer-1983/" title="Able Archer 1983" target="_blank">i missili balistici nucleari a gittata intermedia</a> (i cosiddetti Euromissili) le armi più pericolose che l&#8217;umanità abbia mai costruito e che Stati Uniti e Russia si preparano a far tornare protagonisti nel teatro di Guerra Fantasma Europea.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/guerra-fantasma-sempre-piu-armi-dispiegate-in-europa-orientale/">Guerra Fantasma sempre più armi dispiegate in Europa Orientale</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Yoda va in pensione (a 93 anni)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Editoriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2015 13:27:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per tutti coloro che seguono la geostrategia, la geopolitica, la pianificazione strategico-militare lui é Yoda, niente di più. 93 anni e ancora al comando di una delle più importanti strutture di analisi strategica del mondo: l&#8217;Office of Net Assessment, una organizzazione interna al pentagono che ha il compito di prevedere le crisi internazionali e formulare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutti coloro che seguono la geostrategia, la geopolitica, la pianificazione strategico-militare lui é Yoda, niente di più.<br />
93 anni e ancora al comando di una delle più importanti strutture di analisi strategica del mondo: l&#8217;Office of Net Assessment, una organizzazione interna al pentagono che ha il compito di prevedere le crisi internazionali e formulare scenari atti a rispondere rapidamente, adeguatamente e con il maggior profitto possibile per gli USA a tali evenienze.<br />
Il suo nome è Since Andrew W. Marshall e alla fine degli anni 50 fondò un piccolo Think Thank che nel giro di una decina di anni divenne una struttura preziosa per le amministrazioni americane (di qualunque partito esse fossero) e dello stesso pentagono.<br />
Andrew W. Marshall venne nominato direttore dell&#8217;Office of Net Assessment nel 1973 dal presidente Nixon, che creò tale struttura secondo i desideri e le necessità di Marshall. Tutti, e ribadiamo tutti, i presidenti americani che si susseguirono fino allo stesso Obama lo confermarono nelle sua posizione.<br />
Oggi però, alla veneranda età di 93 anni, Yoda va in pensione, dimostrando che non sempre bisogna essere rottamati per questioni meramente anagrafiche e che la mente se allenata e mantenuta attiva (e con un poco di fortuna) può lavorare egregiamente fino in tarda età.<br />
Yoda è così formalmente in pensione ma siamo certi che dalla sua abitazione continuerà ad informarsi, pensare e scrivere di geopolitica e di strategia, questa materia è ben di più di un lavoro e la fatica a volte è maggiore nel non scriverne rispetto che rimanere un mese intero su un computer per tracciare uno scenario.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/yoda-va-in-pensione-a-93-anni/">Yoda va in pensione (a 93 anni)</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Bombardieri nucleari russi si esercitano al largo del Labrador</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Image Analyst]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 12:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bombardieri strategici nucleari russi TU-95 bear si sono presentati la scorsa settimana al largo della penisola del Labrador, in quella che è sembrata a tutti gli effetti la simulazione di un attacco nucleare con missili da crociera al territorio del Canada e degli Stati Uniti. Al largo del Canada si trova una delle aree di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bombardieri strategici nucleari russi TU-95 bear si sono presentati la scorsa settimana al largo della penisola del Labrador, in quella che è sembrata a tutti gli effetti la simulazione di un attacco nucleare con missili da crociera al territorio del Canada e degli Stati Uniti.<br />
Al largo del Canada si trova una delle aree di lancio prefissate per i missili da crociera AS-15 che con i loro 3400 Km di autonomia da quella zona possono raggiungere tutte le principali città della costa est americana inclusa la base navale di Norfolk.<br />
I bombardieri partiti dal Nord della Federazione Russa hanno attraversato il circolo polare artico superato l&#8217;Islanda e la Groenlandia e si sono presentati al largo del Labrador, senza entrare nell&#8217;area di identificazione aerea del Nord America.<br />
L&#8217;esercitazione si è sovrapposta al vertice NATO nel Galles, così come una nuova esercitazione delle forze strategiche nucleari si sovrapporrà all&#8217;esercitazione Rapid Trident del prossimo 15 settembre in Ucraina.<br />
Nessun commento dal Pentagono</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/bombardieri-nucleari-russi-si-esercitano-al-largo-del-labrador/">Bombardieri nucleari russi si esercitano al largo del Labrador</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Due B-2 e tre B-52 americani atterrano in Gran Bretagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2014 06:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segue uno schema ampiamente collaudato la risposta delle forze armate degli Stati Uniti alla crisi diplomatica, politica e militare che contrappone Washington a Mosca. Così come già accaduto nel recente passato nel caso delle tensioni con la Corea del Nord oppure nella disputa con la Repubblica Popolare Cinese per il controllo dei mari intorno alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Segue uno schema ampiamente collaudato la risposta delle forze armate degli Stati Uniti alla crisi diplomatica, politica e militare che contrappone Washington a Mosca.<br />
Così come già accaduto nel recente passato nel caso delle tensioni con la Corea del Nord oppure nella disputa con la Repubblica Popolare Cinese per il controllo dei mari intorno alla Cina.<br />
La risposta militare alla crisi con la Russia è stata quindi l&#8217;invio di cinque bombardieri strategici in Gran Bretagna.<br />
Quattro giorni fa sono atterrati a Fairford (Inghilterra) tre bombardieri B-52 mentre ieri sono atterrati due B-2. Secondo le dichiarazioni del Pentagono i cinque bombardieri sono in Gran Bretagna nell&#8217;ambito di normali operazioni di addestramento e di rotazione della presenza delle forze aeree americane nel mondo, tuttavia queste affermazioni sono secondo il nostro gruppo non del tutto veritiere.<br />
Già in passato, nei momenti di massima tensione, i cieli della Corea del Sud erano stati solcati dai B-52 americani, seguiti pochi giorni dopo dai bombardieri B-2, in uno show di potenza militare, ed in particolare nucleare, che rappresenta l&#8217;impegno americano nel difendere i propri alleati nelle crisi internazionali, impegno che però alla prova dei fatti si è sempre trasformato nella ricerca del compromesso ad ogni costo anche a svantaggio degli ingressi nazionali dei propri alleati.<br />
Sarà interessante seguire i prossimi comunicati del<br />
Pentagono che riguarderanno la presenza delle forze aeree americane nel teatro europeo, oggi infatti registriamo un&#8217;ampia attivazione delle forze aeree americane in Europa, forze che sono impegnate con un distaccamento di F-15 e F-16 nelle Repubbliche Baltiche, uno squadrone di F-16 normalmente di stanza ad Aviano ridispiegato in Polonia e ora la presenza di cinque bombardieri strategici nel Regno Unito. In questa situazione anche la Marina Militare Americana sta svolgendo il suo ruolo di proiezione di forza avendo aumentato di una unità la propria presenza nel mediterraneo e mantenendo una presenza costante delle proprie forze nel Mar Nero.<br />
Manca invece ancora una risposta delle forze di terra americane, risposta che potrebbe però arrivare in tempi relativamente rapidi e vedere il dispiegamento di forze della 1ª divisione corazzata americana, per ora comunque nessuna dichiarazione ufficiale in merito è stata fatta, se qualcosa ancora cambierà nello scacchiere europeo ne scriveremo. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/due-b-2-e-tre-b-52-americani-atterrano-in-gran-bretagna/">Due B-2 e tre B-52 americani atterrano in Gran Bretagna</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Obama cambia strategia, l&#8217;America abbandona il &#8220;Leading from Behind&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Pacifico Occidentale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2014 05:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio così, sembra che l&#8217;America di Obama, finalmente, abbia deciso di cambiare la propria strategia militare e geopolitica. Finalmente l&#8217;America di Obama ha deciso di rinunciare all&#8217;isolazionismo, all&#8217;antimilitarismo e a quella strategia definita &#8220;Leading from Behind&#8221; (letteralmente &#8220;guidando stando dietro&#8221;) che ha caratterizzato i più grandi insuccessi della politica estera americana degli ultimi sei anni. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio così, sembra che l&#8217;America di Obama, finalmente, abbia deciso di cambiare la propria strategia militare e geopolitica. Finalmente l&#8217;America di Obama ha deciso di rinunciare all&#8217;isolazionismo, all&#8217;antimilitarismo e a quella strategia definita <strong>&#8220;Leading from Behind</strong>&#8221; (letteralmente &#8220;guidando stando dietro&#8221;) che ha caratterizzato i più grandi insuccessi della politica estera americana degli ultimi sei anni.<br />
Una politica, quella del Leading from Behind, che si caratterizzava per la promozione di conflitti nei quali le truppe americane non rappresentano il grosso delle forze, anzi più ancora nella quali nessun soldato americano, fatta eccezione per alcuni manipoli di forze speciali, avrebbe dovuto toccare il terreno dove si svolgevano i conflitti. Una strategia che nei cieli ha trovato il proprio paradigma nell&#8217;utilizzo intensivo dei Droni ed il mancato impiego delle forze aeree americane nelle situazioni di conflitto, come ad esempio la Libia, dove gli americani hanno unicamente offerto un sistema di supporto e coordinamento, oltre alle aero cisterne e ai sistemi d&#8217;arma, in prevalenza bombe di precisione, che dopo pochi giorni, scarseggiavano negli arsenali degli alleati.<br />
La Libia può considerasi, più della Siria, il paradigma della strategia di Obama. Una guerra combattuta contro un dittatore nemico storico degli Usa, che però aveva rinunciato al suo programma di armi di distruzione di massa e che si era notevolmente avvicinato all&#8217;occidente, al punto di diventare lui stesso (Gheddafi) socio in molte industrie ed istituzioni finanziarie occidentali.  Una guerra, quella di Libia, dopo la cui fine non é seguito nessun aiuto concreto al nuovo governo e alle neonate istituzioni della Libia &#8220;democratica&#8221;. Una Libia dove Obama aveva nominato ambasciatore Chris Stevens, un uomo da sempre legato al mondo della cooperazione, un militante a favore dei diritti umani che, teoricamente, vantava in Libia ed a Bengasi crediti nei confronti di una larga fetta della società libica.<br />
Lo stesso Chris Stevens ucciso a Bengasi durante un attacco di milizie islamiche al consolato americano dove egli si trovava in visita. Nemmeno in quel momento, quando il più alto rappresentante della nazione americana in Libia stava per essere ucciso, la Casa Bianca volle rinunciare, anche solo per una notte, alla sua dottrina. Nessun soldato della forza di reazione rapida di Sigonella fu mandato a Bengasi, nessun Marine di stanza all&#8217;ambasciata di Tripoli fu inviato in soccorso di Stevens e della sua scorta, un fatto incredibile che, oltre a determinare la morte dell&#8217;ambasciatore Usa, ha fornito la forza morale alle milizie per iniziare quella lunga marcia che le ha portare negli scorsi mesi ad impossessarsi dei terminal petroliferi dell&#8217;est del paese e porsi in una posizione di forza nei confronti del governo di Tripoli.<br />
Ed è proprio dalla Libia che nei prossimi giorni potrebbe iniziare una nuova strategia degli Stati Uniti, una strategia che potrebbe fare tornare le forze armate americane in prima linea. Azioni non più su vasta scala come abbiamo visto nell&#8217;era di Bush, ma azioni mirate di breve durata con i soldati americani di nuovo sul campo di battaglia.<br />
Obama non rinuncerà ai Droni e alla su politica di uccisioni mirate dal cielo, lo ha detto chiaramente a West Point due giorni fa, ma ordinerà un maggiore coinvolgimento delle forze convenzionali nei prossimi scenari di conflitto che metteranno in pericolo gli alleati dell&#8217;America.<br />
Libia, Siria, Mar cinese Meridionale ed Orientale, Confine orientale della NATO, questi i luoghi dove potremo vedere dopo molto tempo la presenza concreta e significativa di truppe e mezzi americani. Un segnale chiaro della volontà di Obama di ricorrere con più decisione allo strumento militare va individuato anche nella sempre maggiore presenza del presidente tra gli uomini delle forze armate. In queste settimane si sono moltiplicate le cerimonie di consegna di onorificenze militari alla Casa Bianca, le visite del Presidente ad alcune tra le maggiori basi militari, la visita a sorpresa in Afghanistan ed infine la visita ed il discorso fiume a West Point.<br />
Obama cerca di qualificarsi come &#8220;Comandante in Capo&#8221;, ruolo che negli scorsi anni aveva poco considerato e che non aveva certo ostentato come in queste settimane; appare a noi chiara la volontà di legittimarsi, e non solo formalmente, come comandante delle forze armate, anche in vista di un possibile utilizzo delle stesse sullo scacchiere geopolitico.<br />
Se questa nostra visione si rivelerà corretta, in caso di pericolo per il personale americano ivi presente, potremo assistere allo sbarco di alcune centinaia di Marines americani sulla costa vicino a Tripoli al fine di proteggere l&#8217;evacuazione dei cittadini usa. Molti potrebbero pensare che questa azione militare sia una piccola cosa, ma in realtà, se ciò accedesse, sarebbe l&#8217;inizio di una nuova e dinamica fase della geopolitica mondiale. Una fase dove far mettere piede a soldati americani in zone di guerra non sarà più un taboo, una nuova fase che potrebbe portare ad un nuovo e maggiore coinvolgimento militare americano in supporto degli alleati intimoriti da nemici sempre più risoluti, ormai convinti della debolezza del presidente americano.<br />
Se questo cambio di rotta si concretizzerà veramente, se Obama ordinerà lo sbarco dei Marines in Libia, questo gesto non rappresenterà la soluzione del problema libico, ma sarà un messaggio concreto ad alleati, avversari e nemici da parte di una America stanca di apparire debole e rinunciataria.<br />
Vedere i Marines in Libia, e non sono osservare il volo dei predator su Bengasi, darà forza a tutti gli alleati dell&#8217;America in Africa, ricorderà alla Siria e all&#8217;Iran che l&#8217;America ha ancora la volontà di agire e dirà direttamene a Putin che la NATO può contare ancora sul suo principale componente.<br />
Se invece, nel momento dell&#8217;ultima decisione, Obama sceglierà ancora una volta di guardare il mondo dalla telecamera ad infrarossi di un Drone e non da quella di un mezzo da sbarco dei Marines tutti i nemici dell&#8217;America cercheranno ancora una volta di erodere la sfera di influenza americana, Iran Cina Russia prima e più di tutti gli altri. </p>
<p>Addendum</p>
<p>È notizia di pochi minuti fa che il Dipartimento di Stato ha ammonito la Cina a non limitare la libertà di sorvolo nel Mar Cinese Orientale e che gli Usa rifiutano l&#8217;imposizione dell&#8217;area di identificazione aerea cinese su quelle acque.<br />
Sì il vento nella stanza ovale è proprio cambiato&#8230;</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/obama-cambia-strategia-america-abbandona-leading-from-behind/">Obama cambia strategia, l’America abbandona il “Leading from Behind”</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Per Obama Putin come Gheddafi o Saddam. Pronte sanzioni personali.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 06:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I portavoce dell&#8217;amministrazione americana prospettano sempre più concretamente l&#8217;imposizione di sanzioni personali contro il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Se questa linea dovesse passare, e secondo noi passerà, vorrà dire che per Obama Putin è come Gheddafi o Saddam Hussein. Putin paragonato dall&#8217;amministrazione americana a dittatori sanguinari, che erano al vertice della lista nera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I portavoce dell&#8217;amministrazione americana prospettano sempre più concretamente l&#8217;imposizione di sanzioni personali contro il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.<br />
Se questa linea dovesse passare, e secondo noi passerà, vorrà dire che per Obama Putin è come Gheddafi o Saddam Hussein.<br />
Putin paragonato dall&#8217;amministrazione americana a dittatori sanguinari, che erano al vertice della lista nera degli Stati Uniti, e uomini che sono stati uccisi entrambi dopo un intervento diretto di Washington.<br />
L&#8217;imposizione di queste sanzioni, sempre se avverrà, andrà ben oltre le conseguenze materiali per il presidente russo, come ad esempio l&#8217;impossibilità di recarsi sul suolo americano o mantenere depositi nei circuiti bancari internazionali.<br />
L&#8217;imposizione di queste sanzioni rappresenterà l&#8217;inizio di una fase di confronto durissimo tra le due nazioni, una cosa mai vista nemmeno nelle fasi peggiori della guerra fredda.<br />
Le sanzioni contro Putin vogliono trasmettere al mondo il concetto che Russia e Stati Uniti, Putin ed Obama, per l&#8217;amministrazione americana, non sono nazioni e uomini con la medesima dignità. Queste sanzioni diranno al mondo che questa amministrazione Usa si ritiene superiore alla Russia e che Obama si sente in diritto di oltraggiare un capo di stato di una nazione che siede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite impedendone forse l&#8217;accesso agli Stati Uniti ed allo stesso Palazzo di vetro dell&#8217;ONU.<br />
Il momento di imposizione delle sanzioni al presidente Putin sarà il punto di non ritorno delle relazioni strategiche tra Russia e Stati Uniti, fatto che renderà instabile ogni scacchiere del pianeta.<br />
Speriamo che questa amministrazione americana ripensi la decisione di imporre sanzioni contro il Capo di Stato di una nazione Membro Permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che potrebbero aprire una stagione di conflitti regionali il cui esito è oggi difficilmente prevedibile e potrebbe andare ben oltre i più foschi scenari immaginati dalla Casa Bianca. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/obama-putin-sanzioni-personali/">Per Obama Putin come Gheddafi o Saddam. Pronte sanzioni personali.</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Susan Rice una leonessa alla Casa Bianca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Usa Departement]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 07:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Casa Bianca c&#8217;è un leone, anzi una leonessa, e si chiama Susan Rice Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Obama. Susan Rice che ha percorso tutta la propria carriera all&#8217;insegna della gestione delle relazioni internazionali e che ha servito per la prima volta alla Casa Bianca durante il secondo mandato della presidenza Clinton. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla Casa Bianca c&#8217;è un leone, anzi una leonessa, e si chiama Susan Rice Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Obama. Susan Rice che ha percorso tutta la propria carriera all&#8217;insegna della gestione delle relazioni internazionali e che ha servito per la prima volta alla Casa Bianca durante il secondo mandato della presidenza Clinton.<br />
Susan Rice ha vissuto ed osservato negli ultimi 20 anni molti errori della politica estera americana, essa ricorda il genocidio in Ruanda, la follia della guerra nei balcani e delle sofferenze derivate dall&#8217;inazione americana.<br />
Sebbene Susan Rice fosse ad inizio carriera, così come nei primi mesi della presidenza Obama, era una netta sostenitrice dell&#8217;isolazionismo americano, ma poi mentre sedeva come ambasciatrice americana al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite qualcosa è cambiato nel modo di pensare di Susan Rice.<br />
Essa si è resa conto di quanto sia ancora fondamentale il ruolo degli Usa a livello globale e del grave pericolo per la nazione americana nel caso in cui essa decidesse di ritirarsi in quella Fortress America immaginata, teorizzata e inizialmente impostata dal presidente Obama.<br />
Ma la Rice ha intuito, capito, apprezzato il fatto che la politica internazionale non lascia spazi vacanti, una specie di &#8220;orror vacui&#8221; della geopolitica. Ad ogni passo indietro degli Usa il vuoto non veniva colmato dai paesi chiave delle aree in oggetto, ma spesso da una superpotenza mondiale rivale degli Usa, in particolare La Federazione Russa e la Cina, o da potenza Regionali, in particolare l&#8217;Iran, L&#8217;Arabia Saudita o il Brasile.<br />
Susan Rice si è fatta portavoce in questi mesi di qual sentimento di coinvolgimento internazionale che il presidente Obama ha sempre rifiutato, ed anche per questo forse la sua visibilità è stata notevolmente ridotta. Siria, Iran, Federazione Russa e Cina, questi gli scacchieri dove la Rice avrebbe chiesto all&#8217;America maggior coinvolgimento e non solo in senso diplomatico.<br />
Una posizione e una volontà di ingaggio diretto nelle controversie internazionali che ha portato Susan Rice ad interessarsi in prima persona anche del caso di nostri Fucilieri di Marina, i nostri Marò, prigionieri in India da oltre due anni contro il diritto internazionale, e se essi saranno trasferiti in Italia dovremo dire grazie solo a Susan Rice.<br />
Ed è proprio questo uno dei punti focali della strategia del Consigliere Rice, far rispettare il diritto internazionale e creare una serie di regole tra gli Stati che possano essere il cardine di una nuova era di pace. Tuttavia potrebbe accadere che, anche a causa delle politiche isolazioniste ed arrendevoli di questi 5 anni di presidenza Obama, molte nazioni tentino di usare il ricatto o la forza per acquisire un vantaggio nei confronti degli Usa o dei loro alleati.<br />
Secondo noi questi paesi troveranno un ostacolo sulla loro strada, un ostacolo che non sarà probabilmente il presidente americano in persona, ma il suo Consigliare per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice oggi una vera leonessa alla Casa Bianca.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/susan-rice-leonessa-alla-casa-bianca/">Susan Rice una leonessa alla Casa Bianca</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Obama un uomo solo al comando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Usa Departement]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 13:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa notte abbiamo ascoltato il discorso sullo stato dell&#8217;Unione del presidente americano Obama. Il discorso sullo stato dell&#8217;Unione solitamente è un&#8217;occasione di condivisione bipartisan dove maggioranza e opposizione del Congresso mostrano pubblicamente il loro appoggio al detentore del potere esecutivo e comandante in capo delle forze armate. Questa volta l&#8217;atmosfera al Campidoglio era molto diversa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa notte abbiamo ascoltato il discorso sullo stato dell&#8217;Unione del presidente americano Obama. Il discorso sullo stato dell&#8217;Unione solitamente è un&#8217;occasione di condivisione bipartisan dove maggioranza e opposizione del Congresso mostrano pubblicamente il loro appoggio al detentore del potere esecutivo e comandante in capo delle forze armate.<br />
Questa volta l&#8217;atmosfera al Campidoglio era molto diversa, volti tirati, sorrisi ridotti ai minimi termini così come gli applausi della platea di senatori e rappresentanti della camera, riservati unicamente ai passaggi del discorso del presidente che hanno toccato i successi raggiunti dalla nazione americana e dai progetti a lungo temine in campo economico ed infrastrutturale. Perché invece spesso sono mancati gli applausi sui temi di geopolitca e strategia internazionale?<br />
Perché il presidente Obama ha relegato in un angolo il Congresso, lo ha di fatto escluso dalle scelte di geopolitica ed economia che egli prenderà in questo sesto anno alla Casa Bianca.<br />
Obama che da senatore aveva spesso criticato il presidente Bush per l&#8217;occasionale ricorso ai poteri di decretazione presidenziale oggi, davanti al parlamento americano, afferma che egli andrà avanti da solo, sempre e comunque, anche se non troverà l&#8217;appoggio del<br />
Congresso. Obama è poi andato oltre assicurando di porre il Veto presidenziale alle iniziative del Congresso che non rispecchiano la sua visione strategica, un esempio su tutti il nucleare iraniano. Il presidente ha promesso di utilizzare il potere di<br />
Veto, e rendere quindi nulla la legge promulgata dal Senato, nel caso in cui i senatori approvassero le sanzioni automatiche contro la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran applicabili se dovesse fallire l&#8217;accordo temporaneo sul nucleare in vigore dal 20 gennaio scorso.<br />
Obama ha poi preso posizione anche sulla rivolta che è in atto in Ucraina, appoggiando a parole le richieste dell&#8217;opposizione. Egli ha dichiarato che le richieste dell&#8217;opposizione (egli ha detto del popolo dell&#8217;Ucraina, ma l&#8217;espressione non è certo la più corretta) hanno il diritto di essere ascoltate, parole che rappresentano una vera e propria ingerenza negli affari interni ucraini e che rischiano di rafforzare la posizione di coloro i quali hanno, all&#8217;interno del movimento di piazza, le idee più radicali e violente.<br />
Dal punto di vista economico il fattore più importante è sicuramente il proposito del presidente di favorire la produzione di beni &#8220;Made in Usa&#8221; piuttosto che utilizzare paesi esteri come fornitori di beni per gli americani. Questa politica, assolutamente condivisibile, si baserà su forti detrazioni fiscali per le aziende che scelgono di produrre negli Stati Uniti e di riportare in patria le produzioni oggi presenti all&#8217;estero. Contemporaneamente il governo federale si impegna nello sviluppo di una rete infrastrutturale (strade, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti) per favorire sia la produzione interna sia le capacità di export degli Stati Uniti. Il Presidente ha poi evidenziato che per fornire energia ad una America in crescita la sua amministrazione punta ad un mix energetico di nucleare, combustibili fossili e energia rinnovabile, dove il gas Gas naturale ha un&#8217;importanza fondamentale anche, secondo il presidente Obama, nel settore dell&#8217;auto trasporto, dove egli intende favorire lo sviluppo di una rete di distributori di metano per automobili.<br />
Un discorso dai due volti, un discorso applaudito ed appoggiato in maniera bipartisan per le politiche di sviluppo della Nazione, ma per  nulla condiviso nelle scelte geopolitiche e strategiche.<br />
Questo potrebbe essere l&#8217;ultimo anno di potere quasi assoluto del presidente americano, egli per evitare un successo repubblicano alle elezioni di medio termine ha deciso di diventare protagonista assoluto delle scelte della nazione, ma se dovesse fallire sarebbe per gli ultimi due anni un uomo solo al comando degli Usa. </p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/attualita/obama-un-uomo-solo-al-comando/">Obama un uomo solo al comando</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Fortress America la ritirata di Obama</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Settore Medio Oriente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 14:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[War Room]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post è uscito su GPC il 12 maggio 2012. Ve lo riproponiamo vista la sua grande attualità. Ormai Tutti gli sforzi del presidente sembrano indirizzati ad un unico obiettivo garantire la sicurezza assoluta ai cittadini americani e lasciare che il resto del mondo se la veda con le proprie forze nel contrastare le nuove [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/fortress-america-la-ritirata-di-obama/">Fortress America la ritirata di Obama</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a  href="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/05/Obama_Wilson.png" class="thickbox no_icon" title="Obama_Wilson"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4658" title="Obama_Wilson" alt="" src="http://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/05/Obama_Wilson-300x216.png" width="300" height="216" srcset="https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/05/Obama_Wilson-300x216.png 300w, https://www.geopoliticalcenter.com/wp-content/uploads/2012/05/Obama_Wilson.png 856w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><em>Questo post è uscito su GPC il 12 maggio 2012. Ve lo riproponiamo vista la sua grande attualità.</em><br />
Ormai <span data-tweetable="è evidente la grande somiglianza tra la politica estera del presidente Wilson e del presidente Obama, che sta rinchiudendo se stesso e gli Stati Uniti nella &#8220;Fortezza America&#8221;." data-shorturl="">è evidente la grande somiglianza tra la politica estera del presidente Wilson e del presidente Obama, che sta rinchiudendo se stesso e gli Stati Uniti nella &#8220;Fortezza America&#8221;.</span>Tutti gli sforzi del presidente sembrano indirizzati ad un unico obiettivo garantire la sicurezza assoluta ai cittadini americani e lasciare che il resto del mondo se la veda con le proprie forze nel contrastare le nuove potenze regionali che perseguono progetti di egemonia. Come quella di Wilson la politica estera di Obama si basa su due grandi pilastri :</p>
<ul>
<li>Il Disarmo</li>
<li>L&#8217; Isolamento</li>
</ul>
<p>Il disarmo viene inteso come la riduzione delle forze militari talmente importante da rendere impossibile la gestione di due conflitti maggiori simultaneamente e contemporaneamente alla riduzione massiccia degli armamenti atomici fino al loro bando internazionale, passando attraverso ad una fase intermedia che preveda il possesso di armi atomiche per i soli componenti permanenti del consiglio di sicurezza delle nazioni unite. Questo concetto di disarmo prevede la rinuncia delle armi atomiche da parte di paesi che basano oggi sulla deterrenza larga parte della loro politica di difesa, ci riferiamo all&#8217;India al Pakistan alla Corea del Nord e soprattutto ad Israele. Paesi che ben difficilmente rinunceranno a quella che ritengono una vera e propria &#8220;assicurazione sulla vita&#8221;.</p>
<p>L&#8217;isolamento è la precondizione più che la conseguenza del disarmo. In questi mesi infatti gli Stati Uniti perseguono programmi di difesa concepiti per la protezione della sola madrepatria. L&#8217;esempio più eclatante è il sistema di difesa antimissile multi-strato. Questo sistema si basa su tre componenti principali: i missili intercettori di &#8220;corsa intermedia&#8221;, pensati per intercettare i missili nemici in una fase precoce del volo quando le testate multiple non sono ancora separate dall&#8217;ultimo stadio del vettore, poi viene il sistema THAAD e SM-3 pensati per intercettare le singole testate prima del rientro in atmosfera o nelle prime fasi del volo atmosferico, successivamente entrano in gioco i missili Patriot PAC-3 e i laser tattici, per la difesa di bersagli specifici. Tutto il sistema così come pensato da Obama difende in modo corretto unicamente gli Stati Uniti lasciando gli alleati in una condizione di estrema vulnerabilità, inoltre le basi previste in Europa sarebbero facili vittime di un attacco portato con gli <a  title="SS-26 Iskander" href="http://missilethreat.com/missilesoftheworld/id.162/missile_detail.asp" target="_blank">SS-26 Iskander Tender</a> russi.</p>
<p>Questa strategia è comunque insidiosa perchè nel breve periodo, teoricamente, porta grandi vantaggi agli Stati Uniti. Teoricamente abbiamo detto perchè se è vero che nel primissimo periodo la riduzione delle spese militari faciliterà politiche rivolte al mercato interno ed al sociale, già dopo breve tempo gli alleati di un tempo potrebbero formare nuove alleanze più o meno palesi. Il mondo si muove molto più velocemente che negli anni 20 del novecento. Una nuova alleanza ad esempio potrebbe essere quella tra gli arabi sunniti del Golfo Persico e lo stato di Israele. Questo tipo di alleanze si formano contro un nemico comune e non per visione comune del sistema generale e sono estremamente pericolose per le fasi post belliche. Un esempio classico è l&#8217;alleanza degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale, una alleanza contro un nemico comune e le basi per una &#8220;guerra fredda&#8221; durata 50 anni già evidenti prima della sconfitta tedesca.</p>
<p>In Europa potrebbero risvegliarsi istinti nazionalistici, mai definitivamente sopiti, ed acuiti dalla crisi economica, che vede oggi il continente europeo il malato più grave a livello mondiale, così come nel mediterraneo potrebbero esplodere le tensioni tra Grecia e Turchia per il controllo dei giacimenti di Gas e Petrolio prospicienti l&#8217;isola di Cipro. Due membri della NATO, che senza più la potenza americana a garantire per entrambi, potrebbero arrivare allo scontro militare segnando di fatto la fine dell&#8217;alleanza atlantica, alla quale entranbe le nazioni potrebbero chiedere un intervento in proprio favore. In uno scenario simile la NATO rischia di non decidere con chi schierarsi e di fatto di essere dilaniata da visioni profondamente diverse da parte dei membri stessi.</p>
<p>Un discorso diverso merita la regione del Pacifico dove Obama desidera mantenere una presenza militare politica ed economica significativa, altro parallelismo con le politiche americane successive alla prima guerra mondiale, politiche che portarono ad un inevitabile scontro tra gli Stati Uniti ed il Giappone per il controllo dell&#8217;Oceano Pacifico. Oggi la stessa situazione di scontro, che vide protagonisti Stati Uniti e Giappone, potrebbe accadere con un altro gigante asiatico al posto del Giappone imperiale del novecento, questo gigante come avrete già immaginato è la Cina.</p>
<p>In un tale scenario la &#8220;Fortezza America&#8221; immaginata da Obama potrebbe un giorno sentirsi minacciata ed accerchiata, ma a differenza del 1941 nessuna coalizione si formerebbe intorno agli Stati Uniti contro un nemico comune, e questo per una semplice ragione: il nemico comune, se Obama proseguisse il proprio progetto isolazionista vincendo le elezioni di novembre, questa volta sarebbero proprio gli Stati Uniti d&#8217;America.</p><p>The post <a href="https://www.geopoliticalcenter.com/prima-pagina/fortress-america-la-ritirata-di-obama/">Fortress America la ritirata di Obama</a> first appeared on <a href="https://www.geopoliticalcenter.com">GeopoliticalCenter, Geopolitica, Strategia, Analisi Economiche</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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