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Il semi presidenzialismo alla Francese

Il semi presidenzialismo alla Francese

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Ospitiamo per la rubrica “voce dei lettori” un interessante post di Giacomo Canci”

Negli ultimi anni diversi esponenti politici si sono auspicati un’evoluzione della forma di governo italiano verso il semipresidenzialismo alla francese. Nell’aprile 2010 Silvio Berlusconi disse che tale sistema «è il modello più opportuno». Nel 2012 il gruppo di promotori dell’Agenda Monti all’interno del Partito Democratico chiese a Bersani di aprire al semipresidenzialismo. In una intervista per Il Messaggero del maggio 2013 Romano Prodi, parlando del «forte accentramento di potere nelle mani del vincitore delle elezioni» che avviene in Francia, disse: «Non solo questo non mi fa paura ma penso che sia l’unica via di salvezza per un Paese che, come l’Italia, ha bisogno di prendere, nel rispetto della volontà degli elettori, le decisioni necessarie per farla uscire dalla ormai troppo lunga paralisi». Nel maggio 2014 Giorgia Meloni dichiarò: «Da sempre la destra guarda con favore al semipresidenzialismo ed è a questo che pensiamo quando parliamo di modello francese». Ma l’arco costituzionale italiano così come verrà modificato dal combinato disposto fra italicum e ddl Boschi non assomiglierà minimamente al sistema francese, in quanto saranno previsti minori contropoteri perfino rispetto al semipresidenzialismo. Innanzitutto in Francia sono necessarie due elezioni per formare il governo: le elezioni presidenziali e le elezioni legislative. Le consultazioni legislative si svolgono poche settimane dopo le consultazioni per eleggere l’inquilino dell’Eliseo. Inoltre la Costituzione francese prevede, oltre alla forte figura del Presidente della Repubblica direttamente eletto dal popolo, la figura del Primo Ministro. Si tratta di un contrappeso non indifferente. Se a vincere le elezioni legislative, e quindi a ottenere la maggioranza nella Camera bassa che in Francia si chiama Assemblea nazionale, è la coalizione che sostiene il Presidente, allora il Primo Ministro ha un’importanza relativa. Se invece a vincere le elezioni legislative è un’altra coalizione, il Presidente nomina un Primo Ministro espressione di quell’orientamento politico ed assume un’importanza notevole. Ma anche se il Presidente può contare su una maggioranza a lui congeniale all’Assemblea nazionale, il Primo Ministro ha comunque delle prerogative che non sono da sottovalutare. L’articolo 21 della Costituzione francese, infatti, afferma: «Il Primo Ministro dirige l’azione del Governo. È responsabile della difesa nazionale. Assicura l’esecuzione delle leggi (…) Esercita il potere regolamentare e nomina agli impieghi civili e militari». Inoltre, il Presidente della Repubblica può essere rieletto solamente una volta e vige la regola dell’incompatibilità fra la carica parlamentare e ministeriale. 

L’Italia che uscirà dal già citato combinato disposto fra italicum e ddl Boschi sarà un sistema che questi contropoteri non li prevedrà. Le elezioni decisive per formare il governo saranno soltanto quelle politiche e la lista che vincerà il ballottaggio, a causa dell’italicum, si prenderà automaticamente la maggioranza dei seggi alla Camera. La maggioranza si potrà tranquillamente eleggere quasi da sola il Presidente della Repubblica: dal settimo scrutinio sarà infatti sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti e non dei componenti. Il presidente del Consiglio potrà rivestire la carica più di due volte (cosa che può accadere anche adesso) e un ministro potrà continuare ad essere parlamentare. Anche quest’ultimo fattore, infatti, non è stata cambiato dalla riforma costituzionale, quindi personaggi come Maria Elena Boschi (deputata e ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento) potranno continuare ad avere un doppio incarico. 

A molti politici piace il semipresidenzialismo alla francese? Bene, anzi benissimo. Allora votino una riforma che porti l’Italia ad avere un sistema simile a quello, e non un pastrocchio senza contropoteri adeguati.

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