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Tensione Usa Iran: lo Stretto di Hormuz nuovamente area di crisi

Tensione Usa Iran: lo Stretto di Hormuz nuovamente area di crisi

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Secondo le nostre stime, entro la fine di febbraio, la portaerei americana Bush attraverserà lo Stretto di Hormuz, che oggi è tornato ad essere uno dei punti più “caldi” del confronto geopolitico mondiale.

Ad Hormuz potenzialmente potremo osservare la scintilla di un nuovo scontro armato tra Iran e Stati Uniti. La motivazione prima per la quale quello stretto braccio di mare sarà un punto dove la tensione arriverà a livelli critici, è dovuta al fatto che l’Iran rivendica come proprie acque territoriali una zona di mare subito ad ovest dello Stretto dove sono presenti tre piccoli isolotti (Abu Musa, Great Tunb, Lesser Tunb) occupati dall’Iran, ma che sono rivendicati dagli Emirati Arabi Uniti, e che gli Stati Uniti non hanno mai riconosciuto come territorio iraniano.

Il tratto di mare ad Ovest dello Stretto propriamente detto, è il vero punto caldo dell’area, più ancora della sezione più ristretta di Hormuz che misura 21 miglia nautiche, le cui acque sono ripartite tra Iran e Oman. Nel punto più stretto di
Hormuz le navi occidentali rimangono costantemente in acque territoriali Omanite, ma poco più a est, come vi dicevamo prima il discorso cambia.
Per le caratteristiche batimetrie dei fondali del Golfo Persico, le grandi unità navali sono costrette a navigare in quelle che l’Iran ritiene sue esclusive acque territoriali, e cioè tra la terraferma iraniana e i tre isolotti dello Stretto.
Questo transito è comunque garantito dal Diritto del Mare: alle navi, militari e civili, è assicurato il cosiddetto “Passaggio Innocente”, e cioè il diritto di transito “rapido e senza indugio”, e “senza creare minaccia” attraverso lo Stretto. Questa convenzione si presta comunque a molteplici interpretazioni, in particolare da parte di Teheran.

L’Iran potrebbe infatti sostenere che le minacce della Casa Bianca, e le nuove sanzioni proposte dal Congresso Americano, possano far classificare il naviglio americano come “minaccia” e quindi non legittimato a transitare per le acque dello Stretto di Hormuz, senza l’autorizzazione di Teheran, grazie al cosiddetto “passaggio innocente”.
In quel tratto di Mare la Flotta americana, ed in particolare le portaerei nucleari classe Nimitz, sono particolarmente vulnerabili nei confronti dei sottomarini tascabili e dei missili antinave iraniani. Negli anni l’Iran ha fortificato il maggiore degli isolotti dello Stretto, che si è trasformato in una base di lancio per missili antinave ed antiaerei. Parliamo di Abu Musa, isola alla quale anni fa il nostro gruppo dedicò uno storico articolo descrivendone i bunker (Qui il Link)
In quel tratto di mare la portaerei Bush si troverà a circa 11 miglia da Abu Musa e a 21 Miglia dalla costa della terraferma iraniana. In caso di lancio missilistico da Abu Musa le difese della Squadra Navale Americana hanno a disposizione meno di 120 secondi per reagire in maniera efficace e circa 5 minuti in caso di lancio dalla costa.

Le difese attive e passive americane sono le migliori al mondo, e quando parliamo di difese attive non dovete pensare unicamente ai missili o alle mitragliatrici per la difesa di prossimità. La difesa antimissile moderna si basa anche su sofisticati sistemi di guerra elettronica, di jamming dei radar dei missili nemici e di falsi bersagli, sia elettronici, sia fisici. Non siamo in grado di quantificare pienamente le capacità difensive americane di un gruppo attacco portaerei, ma non è per nulla certo che in caso di un lancio di “saturazione” gli iraniani non riescano a colpire la portaerei americana. Tuttavia anche se l’attacco fallisse la risposta americana sarebbe devastante e ridimensionerebbe notevolmente la capacità bellica iraniana, sia a livello marittimo che aereo.
Il nostro gruppo tende quindi a scartare lo scenario di un massiccio attacco missilistico iraniano nei confronti di una portaerei americana (Scenario descritto in questo nostro post).

Nel caso in cui l’Iran desideri un “confronto fisico” con gli Stati Uniti riteniamo più probabile una serie di provocazioni messe in atto che motoscafi veloci, droni e aerei pilotati in prossimità della Bush durante il suo tragitto a ridosso della costa iraniana.
Anche questo scenario possiede al suo interno i semi dello scontro, in quanto le regole di ingaggio delle flotta americana nel Golfo potrebbero essere cambiate. Fino a pochi mesi fa i Pasdaran potevano avvicinarsi, con le armi spianate, ed a grande velocità alle unità maggiori americane, fino ad arrivare a distanza inferiori ai 100 metri. L’anno scorso dei motoscafi d’attacco di Teheran hanno eseguito esercitazioni a fuoco a circa un miglio da una portaerei americana. Quest’anno invece sembra che la marina americana ritenga ostile qualunque imbarcazione armata, o potenzialmente armata, che si avvicini rapidamente a meno di 1000 Yarde da un’unità americana. Abbiamo osservato elicotteri della marina Usa marcare con un fumogeno la distanza di 1000 yarde tra un cacciatorpediniere americano e un motoscafo iraniano. Quando l’unità iraniana ha superato il fumogeno avvicinandosi alla nave americana sono stati lanciati dei “Flares” (artifici pirotecnici) come avvertimento e alle 500 Yarde sono invece stati spiati colpi di avvertimento in acqua.
Non sappiamo cosa preveda il protocollo della Marina Usa se l’unità, ora classifica come vera minaccia, si dovesse avvicinare a meno di 400 Yarde, ma è altamente probabile che venga attaccata e distrutta.
Ecco questa è la prospettiva del prossimo passaggio della portaerei Bush presso lo Stretto di Hormuz, uno degli scenari più complessi e pericolosi che la Marina Americana ha mai affrontato nel recente passato.

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