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I risultati del Vertice 5+1 in Kazakistan

I risultati del Vertice 5+1 in Kazakistan

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Il 26 e 27 febbraio 2012 si sono svolti ad Almaty in Kazakistan i colloqui del gruppo 5+1 con l’Iran sulla questione del programma nucleare iraniano. I colloqui sono iniziati con posizioni molto distanti tra loro dei vari protagonisti, poi verso la fine della prima giornata di vertice da parte americana sarebbe, il condizionale è d’obbligo, arrivata agli iraniani una proposta molto più morbida riguardante le condizioni americane ad un alleggerimento delle sanzioni in essere nei confronti della Repubblica Islamica.
Le indiscrezioni diplomatiche che sono giunte da numerosi esponenti delle diplomazie occidentali indicherebbero che, quella che era una richiesta irrinunciabile di tutto il blocco occidentale all’Iran, e cioè la chiusura completa del sito fortificato di Fordow, sia venuta meno. Se così stanno effettivamente le cose dobbiamo prendere atto che l’America avrebbe notevolmente ridotto le proprie richieste agli iraniani, che potrebbero così proseguire le attività in tutti e tre i siti principali del programma nucleare: Fordow, Natanz e Arak.
Le stesse fonti diplomatiche riferisco che agli iraniani dovrebbe essere inibita, in modo assolutamente verificabile, la produzione di Uranio arricchito al 20%, essendo la scorta ora in possesso di Tehran più che sufficiente per gli scopi di ricerca medica ufficialmente addotti dall’ Iran come scopo della produzione dell’Uranio al 20%. Secondo i nostri analisti gli iraniani non accetteranno il blocco della produzione di uranio al 20 % avendo verificato che, nel caso in cui accettassero le proposte degli usa, perderebbero notevolmente potere contrattuale, potere che è dato all’Iran proprio dall’avanzamento del suo programma atomico. E’ quindi altamente probabile che la risposta negativa agli Usa non arrivi in questi giorni ma nel mese di Aprile quando in Kazakistan è prevista una nuova riunione del gruppo 5+1 con l’Iran. Durante questi due mesi lo stock di Uranio arricchito al 20 % nelle mani degli iraniani potrebbe aumentare di circa 20/25 Kg portandosi molto vicino a quella soglia dei 250 Kg, dai quali si può estrarre materiale raffinato oltre il 90% necessario per una testata atomica, magari molto simile a quella sperimentata usando uranio arricchito dalla Corea del Nord.
Così ai prossimi negoziati l’Iran potrà alzare la posta, mentre sempre nuovi canali si aprono in oriente per il commercio del petrolio dell’Iran, rendendo le sanzioni problematiche per il popolo iraniano ma non per il regime che mantiene un flusso di valuta straniera e metalli preziosi sufficiente alla propria sussistenza. Il tempo serve all’Iran per raggiungere il vero obiettivo strategico del programma nucleare, obiettivo che possiamo esemplificare in una semplice considerazione. L’ostacolo all’accerchiamento dei sunniti in Medio Oriente oggi è Israele, per ridurre l’influenza di Israele e forse determinarne la caduta esistono due vie:

  1. Dotarsi dell’arma atomica
  2. Denuclearizzare Israele

In entrambe queste situazioni la sicurezza di Israele sarebbe compromessa e i sunniti della penisola araba verrebbero accerchiati da un cordone sanitario sciita che darebbe forza alle minoranze in Arabia Saudita, Qatar, e Bahrein, portando potenzialmente nel giro di alcuni anni al crollo delle monarchie sunnite.
A questo punto la variabile più importante sarà verificare le intenzioni dello stato di Israele e delle monarchie del Golfo. Le elezioni americane sono passate e la promessa di non attaccare l’Iran in periodo elettorale rispettata. Nessun vincolo formale frena ora Israele e i sunniti del Golfo.
Il 20 marzo prossimo sarà fondamentale ascoltare le dichiarazioni del primo ministro israeliano e del presidente americano durante la visita di quest’ultimo in Israele, un ultimatum potrebbe nascondersi tra le parole delle conferenze stampa.

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