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La postura nucleare americana nell’era Trump

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Possiamo parlare di vera e propria rivoluzione della dottrina di sviluppo ed impiego della componente nucleare americana. Le linee guida della futura deterrenza americana sono enunciate nella “NUCLEAR POSTURE REVIEW”, un documento intenzionalmente pubblico, che definisce ad alleati ed avversari la linea di condotta americana per l’impiego delle armi atomiche.
La parola chiave di questo documento non è “Russia” oppure “Iran” oppure “potenza”, la parola chiave che tutti dovremo ricordare in futuro è “adattamento”.
L’obiettivo americano, degli strateghi americani, non tanto del presidente Trump, è disporre di una forza di attacco nucleare costruita “su misura” per confrontarsi con ogni avversario ed in diversi scenari possibili.
E’ definitivamente terminata l’era in cui l’unica guerra nucleare poteva essere globale, e totale, ma soprattutto dove solo la Russia poteva essere il nemico reale.
Oggi gli Stati Uniti considerano minacce credibili e degne di massima attenzione le capacità nucleari della Cina, della Corea del Nord e in prospettiva dell’Iran, seppur riconoscendo a Mosca il ruolo di principale competitor atomico (e nei fatti l’unica potenza in grado di annientare l’intera nazione americana).

Il primo punto che abbiamo osservato è la conferma della presenza in Hair Trigger Alert dei missili nucleari intercontinentali Minuteman III. Più volte abbiamo auspicato che in questo documento venisse programmata l’uscita da questo sistema di allerta costante, che mantiene i missili nucleari pronti al lancio 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, con un preavviso inferiore ai 7 minuti.
Nel documento Usa si spiega che il mantenimento dell’Hair Trigger Alert trova la sua giustificazione non tanto come metodologia di deterrenza nei confronti della Russia, bensì come mezzo di contenimento nei confronti delle altre potenze atomiche nemiche, che in assenza dell’Hair Trigger Alert potrebbero eliminare gran parte della componente strategica americana con un numero relativamente piccolo di testate atomiche.
Quindi Hair Trigger Alert ed ICBM basati nei Silos su suolo americano saranno ancora per molti anni un pilastro della triade nucleare americana.
Secondo elemento interessante è appunto la personalizzazione della risposta nucleare americana, avendo come base il fatto che nessun utilizzo di armi atomiche da parte di un nemico degli Stati Uniti sarà in grado di fermare la risposta americana. Viene quindi esclusa la possibilità dell’interruzione delle ostilità se un avversario degli americani dovesse far detonare “come avvertimento” una singola bomba atomica. Tecnicamente questa modalità di impiego dell’arma atomica, che ha come fine quello di interrompere teoricamente le ostilità, si chiama “Escalate to De-escalate”. Gli Stati Uniti annunciano pubblicamente che ad ogni uso di armi atomiche corrisponderà una risposta.
Una risposta che però potrebbe essere gestita tramite armi atomiche di “piccolo” o “piccolissimo” potenziale, con potenze anche di 0,1-0,3 kt (per paragone vi ricordiamo che le prime armi atomiche avevano potenza di 15kt).
Tuttavia possedere un gran numero di armi atomiche di piccolo potenziale rende per assurdo più fattibile il loro utilizzo. Armi di grande potenza, come quelle sviluppate nella corsa agli armamenti della Guerra Fredda distruggevano con assoluta certezza il loro obiettivo, ma causavano una serie di effetti collaterali devastanti, fatto che ne ha impedito l’uso. Bombe atomiche di bassa potenza, e grandissima precisione, al contrario eliminano comunque il loro obiettivo limitando al minimo gli effetti collaterali come il fallout radioattivo. Queste armi sono rappresentate delle Bombe a caduta B-61 11, le quali saranno presto sostituite dalle B-61 12, ordigni che posso essere impiegati dai bombardieri B-2, dai caccia bombardieri F-15, dai Tornado, e dagli F-35 nel prossimo futuro, erano fino ad oggi le uniche bombe a basso potenziale schierate dagli Stati Uniti.
Nella “NUCLEAR POSTURE REVIEW” si intravede la possibilità che ordigni di patto potenziale siano installati sui missili balistici lanciabili dai sottomarini in modo tale da consentire una maggiore letalità nell’impiego delle testate in oggetto. I cacciabombardieri tradizionali oggi devono operare in un ambiente sempre più controllato dai sistemi di difesa aerea, sistemi che devono essere superati dai caccia prima di poter rilasciare la bomba atomica a caduta, questo problema non si pone per i missili balistici ipersonici dei sottomarini. Questa scelta tuttavia rischia di innescare una violenta risposta russa. Fino ad oggi i missili lanciati da sottomarino erano relativamente imprecisi, e non utili per distruggere in maniera puntale e integrale gli assetti principali della triade atomica russa. Ora invece i missili dei sottomarini americani avrebbero acquisito la capacità di colpire bersagli estremante piccoli come i silos dei missili russi, i centri di comando e controllo, le basi dei missili balistici mobili. I missili da sottomarino potrebbero dopo il 2030 sostituire tutte le B-61 presenti oggi in Europa.
Questa scelta potrebbe determinare il definitivo collasso del trattato relativo ai missili balistici nucleari di raggio intermedio, che nella Guerra Fredda, ricoprivano appunto questo ruolo. La Russia potrebbe aver già violato segretamente il trattato INF, ma a questo punto potrebbe denunciarlo in maniera pubblica.
Il terzo punto cruciale della NUCLEAR POSTURE REVIEW è il capitolo relativo alle spese per il mantenimento e l’aggiornamento della triade nucleare. Dopo circa vent’anni di sostanziale blocco delle spese per l’aggiornamento della componente nucleare, la Casa Bianca torna ad investire nello sviluppo di nuovi sistemi d’arma e piattaforme di lancio.

Come potete ossevare da questo grafico le spese vanno oltre le necessità di solo sostentamento delle attuali capacità ma si spenderanno fondi per una rimodulazione completa dell’arsenale nucleare americano.
Dedicheremo post specifici alla postura nucleare americana nei confronti di Russia, Cina, Corea del Nord ed Iran.

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