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Obama: Green  Light a Israele

Obama: Green Light a Israele

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Obama ha sempre ripetuto che nel suo modo di rapportarsi con il programma nucleare iraniano avrebbe usato la tecnica del bastone e della carota. Così gli Stati Uniti hanno organizzato una serie di sanzioni economiche sempre più estese ed in grado di impattare in modo decisivo sull’economia iraniana. Le sanzioni hanno un duplice scopo. Da una parte sono effettivamente un elemento per cercare di costringere un paese ad abbandonare le proprie posizioni in campi specifici, ma le sanzioni sono anche un elemento utile a livello negoziale. Durante i colloqui diplomatici può infatti essere offerta la loro eliminazione in cambio di aperture del proprio avversario. In questa ottica le sanzioni sono di per se stesse sia il bastone che la carota. La via delle sanzioni economiche ha sì impattato sull’economia iraniana e sulla vita del popolo iraniano, ma non ha fermato lo sviluppo del programma nucleare, così come le sanzioni alla Corea del nord non hanno fermato ne il programma missilistico, ne lo sviluppo della bomba atomica di Pyongyang.
La sanzioni, per avere una minima possibilità di essere utili agli scopi degli americani, devono per forza di cose essere associate ad un concreto ed evidente piano di attacco militare. La storia ci ricorda che l’unico momento in cui gli iraniani fermarono il loro programma nucleare fu agli inizi del decennio scorso quando si ritrovarono le truppe americane alle porte di casa dopo l’invasione dell’Irak.
Oggi il Presdiente Obama ha mostrato qual’è il suo credibile, concreto e visibile piano militare da affiancare alle sanzioni economiche: parliamo delle capacità belliche di Israele.
Analizzando i discorsi di Obama e Netanyahu ricorre spesso una frase:” Israel have the right to difend itself, by itself, against any threat” tradotto :”Israele ha il diritto di difendere se stesso, da solo, contro qualunque minaccia”, inclusa la minaccia iraniana.
Obama ha trovato la più credibile delle minacce militari che può affiancare alle sanzioni economiche.
Ed il fatto che Obama abbia dato luce verde alla preparazione di un attacco all’Iran da parte di Israele traspare anche da altre frasi e parole utilizzate dai due leaders. Obama ha più volte chiamato il primo ministro di Israele Bibi, anche quando commentando la possibilità di uno Strike israeliano ha ricordato che il primo dovere di un uomo di stato è difendere il proprio popolo. Obama ha poi aggiunto che la posizione geografica di Israele e degli Stati Uniti è molto diversa, lasciando intendere che gli Stati Uniti comprenderebbero le motivazioni di un attacco israeliano ad una potenziale concreta minaccia che emergesse nella regione. Obama non ha aggiunto la parola Iran, ma il semaforo che si è materializzato dopo queste parole è inequivocabilmente verde; Israele ha con grande probabilità l’autorizzazione americana ad attaccare chirurgicamente i siti di arricchimento dell’uranio dell’Iran, nel caso in cui la diplomazia fallisse ai prossimi negoziati di aprile in Kazakistan.
Dobbiamo aggiungere un’ulteriore considerazione che sarà oggetto di un nostro editoriale nel prossimo inizio di settimana: se dopo l’attacco chirurgico israeliano alle installazioni nucleari iraniane, l’Iran risponderà attaccando le città di Israele e non solo i centri militari dello stato ebraico, l’America di Obama, con grande probabilità, diventerà parte attiva nel conflitto. Ne riparleremo.

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