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Tamar : l’indipendenza energetica di Israele

Tamar : l’indipendenza energetica di Israele

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Israele ha vissuto negli ultimi 18 mesi una gravissima crisi energetica, caratterizzata dalla sospensione delle forniture di gas naturale dai giacimenti egiziani, fatto che ha costretto lo stato ebraico ad alimentare con altri combustibili fossili, più costosi e più inquinanti rispetto al metano, le centrali termoelettriche e i desalinizzatori. Questo fatto ha aumentato la spesa energetica delle famiglie e delle industrie israeliane frenando lo sviluppo economico ed ingenerando scontento tra la popolazione.
Da oggi tutto cambia nella politica energetica di Israele. Da oggi entra in produzione un grande giacimento di gas naturale che si trova 40 miglia al largo delle coste di Israele, al di fuori delle acque territoriali, ma all’interno della zona economica di interesse esclusivo di Israele. Il giacimento in questione si chiama
Tamar e si stima contenga quasi 300 miliardi di metri cubi di gas naturale, in questa prima fase la produzione sarà di poco inferiore ai 9 miliardi di metri cubi all’anno per poi crescere fino a superare gli 11 miliardi di metri cubi. Queste quantità saranno in grado di garantire una fonte sicura di energia a costi contenuti per lo stato di Israele per i prossimi 20 anni. Ma questa è solo la prima parte della storia. Tamar infatti fa parte di un campo gasifero molto più vasto che trasformerà nel giro di pochi anni lo stato di Israele da importatore ad esportatore di gas naturale. Viste le enormi dimensioni di un giacimento denominato Leviathan, sarà costruito al largo di Ashkelon un terminal per la liquefazione del gas naturale che potrà così essere esportato in Europa meridionale. I giacimenti di gas naturale sono stati prima scoperti e poi messi in produzione da una società formata da compagnie israeliane ed americane mentre per l’esportazione e la commercializzazione internazionale Israele non ha ancora stabilito a chi affidarsi. La compagnia che potrebbe essere incaricata della commercializzazione del gas liquefatto israeliano potrebbe essere la Gasprom, colosso russo dell’energia, che ha intavolato concrete trattative con il governo israeliano, il quale ha sempre mantenuto ottimi rapporti con la Federazione Russa. Divenire indipendenti sotto il profilo energetico è un traguardo fondamentale per Israele che nei prossimi anni dovrà affrontare la diminuzione dei finanziamenti americani, ma dovrà mantenere elevatissime spese per le forze armate e per garantire un forte potere di attrazione per i milioni di ebrei che ancora vivono al di fuori dei confini di Israele. Le forze armate di Israele dovranno farsi carico di difendere le installazioni gasifere che sono estremamente vulnerabili, non solo in caso di conflitto con stati che si affacciano sul mediterraneo, ma che sono potenzialmente vulnerabili ad attacchi terroristici, seppur atti terroristici di tale portata richiedano una meticolosa preparazione e ampia disponibilità di mezzi. A questo scopo Israele espanderà la propria flotta di corvette e di unità sottomarine, in modo tale da garantire un adeguato servizio di pattuglia ai giacimenti di gas ed alle installazioni che ne permettono l’estrazione e la commercializzazione.
Così un piccolo stato con circa dieci milioni di cittadini si appresta a diventare uno dei maggiori produttori di gas naturale del bacino del mediterraneo e non dovrà più dipendere dall’estero per garantire alle industrie e alla popolazione energia per lo sviluppo dello stato.

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