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Breaking News: Trump 45° Presidente Americano

Breaking News: Trump 45° Presidente Americano

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Donald Trump è stato eletto 45° presidente degli Stati Uniti d’America. H. Clinton non ha ancora chiamato l’avversario per riconoscere la propria sconfitta. Il novo presidente giurerà davanti al Campidoglio il 20 gennaio 2017.
Tutto ciò dopo una notte nella quale la variazione di possibilità di diventare presidente è variata come nel grafico che potete osservare qui sotto
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Decisivi i voti di Pennsylvania, Michigan e soprattuto Florida.
Ora Trump è Presidente Eletto

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Comment(2)

  1. riposto qui che è più coerente:
    non ci avrei scommesso ma ha vinto lui, evidentemente negli USA è successo qualcosa e hanno preferito il male minore
    davvero menomale perché la Clinton sarebbe sicuramente stata una catastrofe
    bravo a quel siore di Trump, anzi al Presidente Trump! ahahah

    mario rossi
    9 novembre 2016 alle 08:41

    PS: Spero mantenga anche solo in minima parte le promesse a proposito della NATO.
    PPS: Da notare la differenza di trattamento di certi giornalisti nostrani che da “pazzoide-megalomane-ignorante-intollerante-ecc…” sono passati a “personaggio sopra le righe” e infine a “rivoluzionario antisistema”, per non parlare delle paraculate di una certa inviata della mediaset che ieri lustrava le scarpe a Obama e Clinton mentre oggi ne dice peste e corna…
    PPPS: Spero anche che dopo tutto questo non si dia più nessun credito ai sondaggi, per il bene dell’informazione!

  2. La visione del mondo di Trump all’alba del 9/11/2016 giorno della sua vittoria elettorale.

    Il 25 marzo 2016 il Tycoon afferma “L’America viene prima di tutto e tutti gli altri paghino”.
    Pubblicato sul il New York Times, il concetto di base da cui ho deciso di partire, é la sintesi della “visione del mondo” del miliardario espresso durante un’intervista in cui quest’ultimo mostra la vera natura del suo pensiero in politica estera.
    Donald Trump incontra anche il comitato di redazione del The Washington Post dove dichiara la strategia della politica estera degli Stati Uniti con lui presidente.
    In questa occasione il suo intervento al The Washington Post è stato bollato da molti come “viaggio verso l’ignoto per un candidato con poca esperienza dimostrabile che si discosta nettamente dalle posizioni tradizionali del partito”. Ma quanti presidenti sono arrivati alla White House con una vera esperienza da Presidente? Da vedere se basta quella da Vice Presidente (House of Cards Docet).
    Trump ha messo in discussione il ruolo dell’America in Europa, Asia e Medio Oriente, perché sembra, accantonare il ruolo centrale degli USA nel mondo, a beneficio del sostegno economico interno (sempre che allo stato attuale delle cose possa veramente permetterselo
    Così dichiara qualcosa che nessun candidato avrebbe avuto il coraggio di dire, riferendosi alla situazione attuale dell’economia USA “L’America di oggi non è quella di ieri. Abbiamo un paese diverso da quello che ha lasciato Reagan. Abbiamo 19 miliardi di dollari di debiti. Siamo seduti probabilmente su una bolla. Se quella bolla dovesse esplodere, saremmo nei guai. Dobbiamo ricostruire il nostro paese, le nostre infrastrutture. Sono atterrato in un aeroporto che stava cadendo a pezzi. Siete mai stati in Qatar? Ci sono aeroporti che gli americani nemmeno immaginano, cose che non hanno mai visto”.
    Sono la sua capacità imprenditoriale la sua strategia (costruita dai suoi analisti) con cui da presidente degli Stati Uniti vuole ripristinare l’influenza nel mondo degli USA, per lui compromessa dalle politiche dei tempi recenti.
    Nell’intervista afferma anche “Non sono un isolazionista, ma sono America First.. ..da anni ci mancano di rispetto, ci prendono in giro, si approfittano di noi…” diciamo esagerando, essendo tra le poche nazioni al mondo che dominano con l’uso delle forze armate presenti all’estero, forse Trump sta solo dicendo -…basta fare finta di essere buoni, noi siamo forti e ci prendiamo tutto il possibile dal pianeta…- e visto che è prorpio la debolezza del 20° secolo dell’Europa ad averlo permesso, direi che potremmo considerare l’atteggiamento aggressivo di Trump semplicemente –schietto-.
    La frase che colpisce è anche “Noi saremo amici con tutti, ma nessuno se ne potrà più approfittare”., a conferma delle sue prerogative sul contrasto degli avversari quali essi siano, quali siano in un ambito di alleanze o accordi, senza distinguere tra amici e nemici… ma… a me sembra che già lo facciano da molto tempo… mi sembra che forse cambierà solo il modo di farlo.
    Credo che questo significhi che alla luce dell’interesse non solo nazionale ma anche economico, bisognerà riconsiderare tutte le tradizionali alleanze degli Stati Uniti, da quelle con i paesi moderati del mondo arabo, al Giappone ed alla Corea del Sud, passando dalla Nato che viene considerata “obsoleta“ dallo stesso Trump (e non solo da lui).
    Un’altra frase attribuitagli é “La Germania sta per essere distrutta dall’ingenuità della Merkel, se non peggio”.
    Donald Trump sembra accusi con decisione la cancelleria tedesca di avere preso posizione ed avere deciso come l’Europa dovesse comportarsi per la crisi dei rifugiati siriani, infatti afferma che la Germania, invece, dovrà accordare con le nazioni del Golfo un sistema di difesa e la definizione della “zone di sicurezza” che però verrebbero definite dagli USA; mi domando come la Germania intenda rispondere a una tale richiesta… ma mi domando anche… perché chiede alla Germania, perché non chiede all’Europa? Purtroppo la mia risposta è che l’Europa al momento è la Germania, ecco perché Trump si rivolge direttamente alla Merkel (e gli altri europei, GB a parte) stanno a guardare… la loro fine di influenza nazionale.
    Inoltre come vorrebbe realizzare il progetto di Riyadh, Doha e Abu Dhabi per garantire questa fantomatica zona sicura all’interno della Siria.
    Trump chiede così a tutti di contribuire alla grandezza degli USA, anche nella lotta all’Isis.
    Però critica la politica dell’informazione di Obama riguardo la diffusione delle informazioni delle tattiche e strategie militari americane quando dice che “Il presidente Obama, quando ha lasciato l’Iraq, ha dato una data precisa. Ho subito pensato fosse una cosa terribile da dire. Il nemico, infatti, si è ritirato e rinforzato per poi riprendere le posizioni perse. Altro esempio? Obama, lo scorso dicembre, ha annunciato che 50 dei nostri ragazzi migliori sarebbero stati inviati in Siria. Sono il meglio del meglio, ma perché dobbiamo indire una conferenza stampa per annunciare il dispiegamento dei reparti speciali? Gli abbiamo messo un mirino. Ecco cosa intendo per essere prevedibili, quando annunciamo al mondo che i nostri Tier-1 sono in Siria. Ci sono dei momenti in cui è meglio stare zitti. Qualcuno ha pensato fosse una buona idea. Per me è stata pessima.”
    Ora che è presidente, la sua prerogativa è che gli USA (dietro sua direttiva) potrebbero interrompere l’acquisto del petrolio saudita se l’Arabia Saudita e altri paesi arabi (alleati e non?) non costituiranno un dispositivo militare di terra per il contrasto dello Stato Islamico.
    Se questo non fosse possibile gli USA (così è interpretata l’impostazione di Trump alla viglia delle elezioni) i paesi interessati dall’impegno militare degli USA contro i terroristi che minacciano la stabilità dell’area mediorientale.
    Riguardo l’Iraq aggiunge un commento condiviso da molti “Una delle decisioni peggiore della storia del paese: l’Iraq. Abbiamo investito denaro, truppe e perso delle vite per poi regalare il petrolio. Invece no. Le nostre truppe avrebbero dovuto prendere il controllo dei pozzi petroliferi e sarebbero stati nostri. Invece no. Adesso ci ritroviamo con l’Iraq che acquista da chiunque, compreso dall’Iran”.
    Questo concetto non solo è condiviso da molti paesi di stampo “imperialista” benché democratici, ma è strategicamente condivisibile secondo il principio del bottino di guerra. Perché gli USA strozzano finanziariamente l’occidente ma sbilanciano il recupero delle spese militari senza “accaparrare” il bottino delle loro stesse guerre? Forse è il buonismo che si sono auto acquisiti con la vittoria della 2° guerra mondiale, dove hanno si fatto una grande campagna di auto-riconoscimento quali salvatori dell’Europa, dove in realtà la paura di missilistica e nucleare potrebbe avere convinto la leadership americana ad intervenire per evitare di essere la Hiroshima/Nagasachi da parte dei nazisti… forse.
    Quindi è proprio sul petrolio, la posizione di Trump non è chiara, infatti non entra nel merito delle possibili ritorsioni degli alleati degli Stati Uniti nella Regione (salvo fato per Arabia Saudita), anche perché se gli USA sono attivi nell’area Medio Orientale solo per le risorse petrolifere del mondo arabo, perché interrompere i flussi commerciali su questa fondamentale risorsa?
    Infatti definendo l’Arabia saudita una sorta di adolescente, afferma “Se l’Arabia Saudita non avesse il manto della protezione americana, non credo che sarebbe ancora in piedi” affermando una cosa che in realtà è già evidente da un po’ di tempo, una poilitica di contrasto alle socializzazioni e varie presupposte (e possibili) simpatie verso l’ISIS e le organizzazioni integraliste armate in medio oriente (senza parlare del sospetto di finanziamento da parte di ricchi sauditi a queste organizzazioni).”
    Ma come rispondono le personalità europee alla possibile e futura politica estera di Trump?

    Molto spesso vari funzionari europei di alto livello prima della vittoria di Trump hanno espresso varie preoccupazioni per le sue dichiarazioni.
    Martin Schultz (Presidente del Parlamento europeo) sembra abbia affermato (ma non in sede ufficiale) “sarebbe un problema non solo per l’UE, ma per il mondo intero” riferendosi alla sua vittoria elettorale, ma è proprio vero?

    Riguardo i rapporti degli USA con la Cina ha affermato che sia una “Situazione terribile, non hanno alcun rispetto, ma noi possiamo fare tanto, più di quello che la gente immagina. Noi abbiamo il potere commerciale sulla Cina. Non credo che inizieranno la terza guerra mondiale, ma dobbiamo essere imprevedibili, rispetto a ciò che siamo adesso, assolutamente scontati. Siamo totalmente prevedibili e questo è male. Conosco molto bene la Cina, faccio affari con loro da decenni. Hanno ambizioni incredibili e si sentono invincibili. Il fatto è che noi abbiamo ricostruito la Cina, grazie ai nostri miliardi. Se non fosse per noi, non avrebbero aeroporti, strade e ponti. La Cina va affrontata sotto il punto di vista commerciale. Il libero scambio ci ha rovinato. Loro portano ogni cosa nel nostro paese. Noi, invece, dobbiamo pagare”.
    Durante la campagna nell’indiana per la nomination sembra anche che Trump abbia affermato che la Cina manipola la sua moneta per rendere le esportazioni più competitive a danno degli Stati Uniti e dei lavoratori americani (beh questo per un paese che ha il controllo della sua moneta) ma a questo riguarrdo afferma : «Non possiamo continuare a permettere alla Cina di stuprare il nostro Paese e questo è quello che stiamo facendo…».
    Combattuti fra quei paesi Europei che non hanno interesse al TTIP e quelli che invece ce l’hanno temo di dover inserire l’Italia tra quei paesi che non sanno affatto cosa sia meglio in funzione delle relazioni vincolanti con gli USA che il nostro paese ha tutt’oggi per passare dalla necessità impellente di pacificare e distendere i rapporti nel continente europeo (cfr. recenti fatti NATO/Rep. Russa).

    Trump forse interromperà l’iter del TTIP, mettendo un paletto nel cuore dei negoziati, ma questo sarebbe così grave? Siamo sicuri che l’idea del TTIP sia poi coerente con i reali obiettivi della sua realizzazione? I più sostengono che l’accordo sarà causa di crescita economica per i paesi partecipanti.

    Esiste però una visione che questo accordo sia voluto dalle multinazionali e che l’obiettivo sia di distogliere dai governi (soprattutto quelli europei in continua discussione e disaccordo) dal controllo dei mercati internazionali, perché di fatto, con l’unificazione di molti standard di omologazione le dogane interromperebbero de facto una serie di potenziali verifiche sulle merci in transito di inport/export.

    Wikipedia riporta : “Uno studio della Tufts University del Massachusetts mette addirittura in discussione gli impatti positivi del trattato, evidenziando l’effetto di disarticolazione del mercato interno europeo, di depressione della domanda interna e della conseguente diminuzione del PIL europeo”.

    C’è infatti chi vede il TTIP come un cavallo di Troia , progettato per dare alle imprese degli USA più controllo in Europa mentre (stranamente) Trump ha sostenuto che “…gli accordi di libero scambio danneggiano i lavoratori americani…”, affermazione al momento difficilmente spiegabile.

    In ogni caso Trump se ripeterà le sue prerogative elettorali, come minimo minerà il trattato TTIP, e non necessariamente al momento questo sarà un male per l’Europa e, a mio parere, la cosa sarà molto gradita dalla Germania stessa per le implicazioni che l’apertura dei mercati transatlantica possa produrre nei suoi rapporti economici all’estero, forse per prima per i suoi rapporti con la Cina.

    Un’altra questione riguarda la pretesa degli americani di avere garantito la sicurezza dell’Europa a partire dal primo conflitto mondiale per passare per la seconda querra modniale e quindi per i decenni successivi, grazie all’istituzione della NATO.

    Possiamo teorizzare però, che più che un ombrello protettivo in realtà gli USA abbiamo creato una frontiera atlantica di sicurezza per evitare magari il ripetersi di eventi tanto catastrofici quanto le due guerre.

    Il problema invece è l’Europa effettivamente non è neanche paragonabili in termini di risore militari degli USA (circa il 75% delle risorse militari NATO è fornito dagli USA che infattti ne controllano il consiglio facendoci pensare che loro stessi sono interessati che questo rimanga così, quanto gli investimenti miitari dei paesi alleati nella NATO stessa).,Sono proprio Francia e Germania ad avere una volontà politica comune per creare una forza di difesa europea ma che al momento per cause di burocrazie dell’Unione (derivate dalle scelte di politica comunitaria sconsiderate ed inutili quali ad esempio l’austerity), non è possibile trovare le risorse finanziarle per farne partire il progetto.,

    La speranza di chi vuole un’Europa forte nella vittoria di Trump è proprio l’impulso che la sua nuova politica estera americana possa dare all’iniziativa di auna forza armata europea potente e di largo impiego.
    Sempre per gli europeisti convinti (di cui io faccio personalmente parte) la speranza è che Trump applichi una politica ai commerci internazionali tali da lasciare l’Europa a gestir ei suoi stessi interessi.

    Infatti Il nuovo presidente non ha mai nascosto il suo disaccordo sull’influenza degli USA sulle politiche di intervento militare all’estero dei paesi europei, forse consapevole che sebbene dia stato avvalorato come comandante in capo delle forze militari americane, nessun europeo di buon senso lo potrebbe accettare come comandante delle forze armate di coalizione all’estero (cfr NATO) di USA/EUROPA/etc.. Tutto questo potrà dare il giusto impulso alla fondazione di un grande esercito europeo?

    Sono proprio le sue affermazioni al W.P. dove esprime la volontà di dirottare i denari dalla spesa nelle zone di guerra (da loro stessi perpetrata per il controllo delle zone petrolifere) per dirigere il denaro verso le infrastrutture nazionali, a far comprendere a fondo il concetto “Dobbiamo promuovere i nostri valori nel mondo, ma abbiamo un paese in cattive condizioni. I nostri centri urbani sono un disastro orribile. Baltimora ad esempio, St. Louis, Ferguson, Oakland. La situazione peggiorerà entro la prossima estate. Eppure non capisco. Guardo i nostri centri urbani e poi le infrastrutture che abbiamo costruito per due/tre volte in Iraq e che continuano a fare esplodere. Costruiamo scuole e loro ce le distruggono. Poi le riedifichiamo e loro ce le distruggono. Però, non possiamo costruire una scuola a Brooklyn, perché non abbiamo i soldi per l’istruzione. Fermi tutti, dobbiamo prenderci cura di noi stessi, il mondo forse non è ancora consapevole, ma credo sia abbastanza adulto da cavarsela da solo. Il nostro paese si sta disintegrando, con un tasso di disoccupazione tra i giovani afro-americani del 58/59 per cento. Dobbiamo creare incentivi per le persone nell’amare ciò che stanno facendo. E’ assurdo, spendiamo soldi in paesi che non ci vogliono. Vogliono solo i nostri soldi, ma questa cosa finirà”.
    La critica di continua la politica militare estera degli USA; le cose che afferma non sono solo condivise dall’Europa che avrà l’occasione di emanciparsi militarmente ma con Trump su questa linea avrà l’occasione di diventare una nazione che può fare la differenza nel mondo (cosa che visti gli atteggiamenti di alcuni, sembra quasi un incubo più che un sogno) “La Nato? È una buona cosa…se funzionasse anche senza di noi. Siamo seri. Gli sviluppi in Ucraina hanno investito molti paesi della Nato, ma non gli Stati Uniti. Eppure, se notate, stiamo facendo tutto noi. I nostri alleati cosa hanno fatto? Perché non interviene la Germania? Perché tutti i paesi confinanti con l’Ucraina non trattano con la Russia? Perché noi siamo la nazione più forte? È vero. La Nato come concetto va bene, ma all’atto pratico funziona solo se ci siamo noi dentro. Non ci aiuta nessuno. Volete un esempio? Regaliamo centinaia di miliardi di dollari per sostenere paesi che sono, in teoria, più ricchi di noi. O non lo sapete? Germania, Arabia Saudita, Giappone, Corea del Sud. Noi diamo denaro all’Arabia Saudita. Questa storia finirà, anche perché non possiamo più permetterci questi regali. La Nato è stata istituita in un momento diverso. È stata creata quando eravamo un paese più ricco. Prendiamo denaro in prestito dai cinesi, lo capite? La Nato ci costa una fortuna e sì, stiamo proteggendo l’Europa, ma stiamo spendendo un sacco di soldi. Punterò alla ridistribuzione dei costi ed assicuro che gli Stati Uniti non sopporteranno ancora il totale peso della difesa in Europa. Non è giusto e non otteniamo nulla in cambio, così come il nostro impegno in Corea del Sud. Un paese ricchissimo che non ci da quasi nulla per quello che facciamo”.
    Prosegue anche sulla sua visione sulla situazione delle deformazioni sugli embarghi di forniture ai paesi nemici che si traducono (a dire di un suo caro amico, si spera qualcuno della CIA) “Non possiamo più permetterci di spendere una fortuna per equipaggiare gli altri paesi. Non spendiamo per noi, ma solo per gli altri. Le armi migliori poi, finiscono in mano al nemico. Noi li forniamo ai nostri alleati in Medio Oriente e poi li regalano nelle mani di chi ci vuole morti. Il figlio di un mio caro amico, non posso dirvi tanto su di lui, mi racconta che il nemico ha tutti i migliori sistemi d’arma realizzati negli Stati Uniti. I nostri ragazzi hanno attrezzatura obsoleta. I terroristi, invece, la migliore che riusciamo a produrre con tanto di scritta Made in USA. Vi sembra normale? Inviamo forniture in Siria per miliardi e miliardi di dollari per equipaggiare i Combattenti per la Libertà. Ma chi ci dice che un giorno non si rivolteranno contro gli USA? Sapete quanti Humvee corazzati ed armati con munizionamento pesante abbiamo regalato? 2300. Noi invece abbiamo soldati storpi, perché i nostri mezzi non sono corazzati. I nostri ragazzi perdono gli arti in guerra perché li mandiamo in missione con veicoli non blindati”.

    Edward Snowden , informatico della CIA fino al 2013 e collaboratore con l’NSA per conto di una nota azienda di tecnologia informatica ha rivelato pubblicamente dei programmi segreti di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, ha confermato che in Europa nessuno – che sia Angela Merkel o l’uomo della strada – è sicuro dal controllo digitale della NSA, come sappiamo dalle recenti notizie/scandali sui controlli di mail/telefoni/etc. iin europa da parte dei servizi USA.

    Trump interromperà la collaborazione tra Europa/USA proprio alla luce tensioni transatlantiche intorno alla sorveglianza di massa? Nonostante la collaborazione sia spinta dalle impellenze dei controlli per contrastare il terrorismo islamico, che di recente sembra abbia colpito l’Europa anche più degli USA stessi? Su questo è difficile rispondere fino a che l’Europa non si pronuncerà critica sia sulle attività Russe che quelle USA entrambe illecite e ignobili nei confronti di paesi “alleati”, che non sono poi così alleati come vogliono fare credere.

    La vittoria di Trump potrà cambiare l’influenza delle banche di Wall Street in Europa ? Sappiamo che i sospetti per le macchinazioni di Wall Street per la crisi del debito della zona euro, sono tangibili e i sospetti ancora presenti in ambito finanziario europeo.

    Anche l’incarico dell’ex presidente della Commissione José Manuel Barroso presso Goldman Sachs, acneh considerando la recente affermazione di Juncker “Goldman Sachs è stata una delle organizzazioni che hanno contribuito alla crisi finanziaria nel periodo 2007-2009, così ci interroghiamo su questa particolare banca…” in quanto lui stesso ha chiesto un’indagine sulla nomina di Barroso ad un così ambito incarico che sa tanto di scambio.

    L’atmosfera è la tossicità in Europa di Wall Street espressa dall’invidia per il benessere americano alle spalle della stessa vecchia Europa. La maggior parte degli europei , infatti, non accetta le pretese di deroga continue agli accordi internazionali statunitensi, a favore della ricchezza interna del paese; perché allora l’Europa si è piegata alle pretese americane di superiorità morale? Basta perdere una guerra per dover subire per sempre? Oppure ci sono volte come nella storia è già successo, che afuria di prendersi tutto, finisce che i “pirati” (scusate il paragone) vengano in contatto con una potente forza navale atta a debellarli per sempre?

    Non dimentichiamoci che Trump neo-eletto potrebbe segnare una svolta positiva nei rapporti tra Washington e Mosca, fino alla possibile rimozione delle sanzioni volute dagli Usa stessi, ma ma da sempre contro gli interessi economici europei.
    Le mie conclusioni le leggo direttamente dalle anticipazioni che Trump diede in varie occasioni precedenti alla sua elezione.
    Evidente è la critica a Jhon Kerry in occasione della trattativa Iraniana “L’attuale segretario di Stato non credo abbia fatto un buon lavoro. La negoziazione di John Kerry con l’Iran è una delle cose peggiori che abbia mai visto. Gli abbiamo soltanto fatto due regali, sbloccando i fondi e non pretendendo i nostri prigionieri prima che iniziassero i negoziati.”
    E continua con una considerazione iin appoggio a Israele (contrapposto all’Iran che tanto preoccupa la nazione ebraica) “Fossi stato io la trattativa sarebbe stata diversa. Gli avrei detto: ‘liberati i nostri prigionieri o vi raddoppieremo le sanzioni’. In brevissimo tempo sarebbero stati liberati. Invece gli abbiamo dato un sacco di soldi che, ovviamente, non stanno investendo da noi. Avete notato che hanno acquistato 118 Airbus? Non velivoli della Boeing, ma Airbus. E’ una brutta vicenda, anche per Israele”.

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