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Libia è l’ora dei signori della Guerra. Una nuova Somalia alle porte dell’Italia

Libia è l’ora dei signori della Guerra. Una nuova Somalia alle porte dell’Italia

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Era il 13 Marzo 2014 quando su questo sito uscì questo editoriale “La Libia uno stato senza legge ad un passo dall’Italia” ( https://www.geopoliticalcenter.com/2014/03/libia-stato-senza-legge-italia ), un editoriale che descriveva la caotica situazione della Libia post Gheddafi e che tracciava una via, seppur complessa e pericolosa, per migliorare la situazione.
Da quell’editoriale sono passati tre mesi, novanta giorni nei quali l’Italia ha probabilmente subito, per l’ennesima volta, decisioni altrui sul futuro della Libia.
Tre mesi fa il governo di Tripoli aveva ancora una parvenza di autorità ed un intervento deciso e risoluto, ma soprattutto a viso aperto e non giocato da dietro un paravento, dell’occidente avrebbe evitato quello cui abbiamo assistito in questo fine settimana e ciò a cui probabilmente assisteremo nei prossimi mesi.
Tre mesi fa la cattura da parte delle fazioni islamiste delle infrastrutture petrolifere ad est del paese e il tentativo di vendere petrolio libico direttamente alla Corea del Nord aveva evidenziato la totale assenza di potere del governo di Tripoli in Cireanica, assenza di controllo già evidenziata dalla morte, sempre a Bengasi, dell’ambasciatore americano Stevens. Di fronte ad una tale situazione la migliore opzione sarebbe stata, a nostro avviso, un intervento diretto in favore del governo di Tripoli. La strada scelta invece sembra essere un’altra e cioè cercare di favorire l’ascesa di un nuovo uomo forte in grado di limitare, ma non eliminare, il potere degli islamisti di Bengasi. Il suo nome è Khalifa Haftar, un ex generale dell’esercito libico, dalla fine degli anni 80, con il supporto americano, tento di formare milizie per combattere il regime di Gheddafi, fallito il suo scopo nel 2002 fuggì in America.
Haftar rientrò in Libia dagli Stati Uniti ai tempi della rivoluzione contro Gheddafi e la sua roccaforte, ora come allora, è la città costiera di Misurata, la cui popolazione si ritiene emarginata dall’attuale governo di Tripoli.
Haftar ha lanciato una operazione militare su vasta scala, per le capacità residuali dell’esercito libico, che ha compreso azioni in varie parti della Cirenaica, inclusa Bengasi, l’area di Misurata e la stessa capitale libica. Haftar può contare sulla fedeltà di una larga parte dell’esercito libico regolare, dalle cui fila deriva la maggior parte dei suoi uomini, e può contare anche su una lunga lista di equipaggiamenti militari dell’esercito, dai blindati agli elicotteri.
Non sappiamo se l’azione di Haftar sia stata appoggiata dai paesi occidentali e dagli stessi Stati Uniti, certo è che dall’Unione Europea, dalla Casa Bianca, dal nostro Palazzo Chigi, non si sono levate parole di condanna verso le azioni di Haftar.
Il nostro gruppo spera che questa azione militare in Libia, attuata da questo generale in pensione, non sia un’altro capitolo della dottrina del “Leading from Behind” attuata sistematicamente in tutti gli scacchieri mondiali dalla Casa Bianca, perché se così fosse, con le azioni di Haftar, non si sarebbe posto rimedio ad un problema, bensì si sarebbe generato un nuovo “signore della guerra”, un personaggio in stile Aidid in grado di soddisfare le esigenze tattiche momentanee del suo ispiratore ma che nel medio periodo, esauriti i finanziamenti “esteri”, per mantenere il proprio potere dovrà imbarcarsi in affari redditizi ma non leciti.
Certo la Libia dispone di ingenti risorse minerarie (Gas Naturale e Petrolio) e se il paese venisse rapidamente pacificato potrebbe utilizzare queste risorse per finanziare il proprio sviluppo (e i capricci del nuovo dittatore), ma se così fosse, se Haftar non riuscisse a pacificare il paese e a prendere il controllo dei campi petroliferi posti nell’est del paese, ma avesse solo il parziale controllo dei campi di gas naturale posti a sud ovest della Libia, come potrebbe alimentare finanziariamente il proprio potere?
In questo caso Haftar potrebbe ricorrere a due tipi di commerci illeciti. Il primo è il traffico di armi e di tecnologia. Armi dirette verso le aree di conflitto mediorientale e dell’Africa sub-sahariana, tecnologia diretta verso quella nazioni, come ad esempio Corea del Nord e Iran, che subiscono sanzioni per lo sviluppo dei loro programmi nucleari e missilistici. La Libia si potrebbe trasformare in un grande Bazar del mercato nero, un Bazar strategicamente posizionato nel mediterraneo, tra l’Africa e l’Europa un Hub Commerciale dei trafficanti di armi e tecnologia dotato di porti, infrastrutture, e spazi sterminati dove nascondere e commerciare dalle mine ai fucili d’assalto, dagli acciai speciali per le centrifughe utilizzate nell’arricchimento dell’Uranio alle parti dei motori a razzo per i missili balistici di Pyongyang o Teheran. Un Hub Commerciale delle multinazionali del terrorismo a due passi dall’Europa che potrebbe fungere da base di partenza per attacchi a tutto il Vecchio Continente, come?
Con il secondo tipo di commercio illecito: il commercio di esseri umani. La Libia già da oltre dieci anni è la base di partenza, il trampolino di lancio, per le traversate di tutta quella moltitudine di uomini e donne che cercano con ogni mezzo di lasciare il Medio Oriente o l’Africa per raggiungere e vivere in Europa. La Libia ha sempre formalmente ostacolato il passaggio dei clandestini verso l’Europa, in un futuro molto prossimo questa Libia senza più legge potrebbe organizzare in prima persona il traffico di esseri umani e derivare un profitto dai viaggi dei clandestini. Secondariamente i medesimi viaggi di clandestini (già quest’anno le stime parlano di circo 800000 persone che potrebbero prendere terra in Italia) potrebbero essere utilizzati per consentire l’accesso in Europa a cellule terroristiche, numerose ed organizzate, utili come arma di ricatto da parte dei libici nel cos in cui l’Europa decida in futuro passi decisi contro gli ormai fuori controllo “signori della Guerra” della Libia.
E’ anche per questi motivi che l’Europa, l’Europa della burocrazia, dei regolamenti, dei bizantinismi, del doppiogiocismo abbandoni questo modus operandi derivato dal “Leading from Behind” di Obama e torni a operare sul piano internazionale in maniera trasparente e diretta. Operare diplomaticamente, politicamente, economicamente e militarmente, se dovesse servire, in modo da rendere palese all’avversario ed alla propria opinione pubblica gli scopi che hanno motivato tali azioni e con i quali mezzi si cercheranno di conseguire determinati obiettivi.
La Libia, il caso e il caos libico, potrebbero essere lo scenario dove tentare di modificare la fallimentare strategia del “Leading from Behind” la strategia delle guerre per procura a bassa intensità, le guerre dei manipoli di forze speciali, le guerre dei Droni, quelle guerre ufficialmente mai combattute, ma che in questi ultimi sei anni hanno reso il nostro mondo un posto sempre più insicuro dove emergono guerre civili delle quali non si vede la fine, dispute territoriali che pongono le basi per guerre tra nazioni le cui dimensioni future non possono essere quantificate, e la nascita di nuovi “signori della guerra” in grado di rendere instabile un paese o un’intera regione per decenni.
Questa strategia del sotterfugio ha fallito, il nostro governo e i nostri alleati devono prenderne atto, cercando oggi una via differente, più aperta, più chiara, più diretta per cercare di rimediare ai tanti guai del recente passato.

Comment(1)

  1. Parlando con la gente comune non é raro sentire….Gli americani fanno le guerre di nascosto!.Il mondo ha capito che a contare sono solo i soldi e gli interessi di questo o quello.Altro che portare la democrazia!

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