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L’Ultima Possibilità

L’Ultima Possibilità

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Roma 06/04/2012

Negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad un mantra ripetuto costantemente dall’ amministrazione americana e fatto proprio da una lunga serie di alleati, sia in oriente che in occidente, questo mantra era “restraint”, moderazione.

Da qualche settimana, più precisamente dalla fine dello scorso anno la parola restraint non viene più utilizzata dall’amministrazione Obama, le nuove parole chiave sono “fermezza e coerenza”. Anzi negli ultimi giorni una nuova frase scandisce le dichiarazioni del presidente americano, del segretario di stato e di numerosi alleati, tra cui vogliamo ricordare il presidente sud coreano. La nuova parola d’ordine è “ultima possibilità”; ultima possibilità riferita ai vari temi di politica estera che rischiano di incendiare il mondo.

La definizione di ultima possibilità è stata utilizzata infatti:

  • Dal segretario di stato Clinton nei confronti del regime di Assad durante il vertice degli “amici della Siria”
  • Dal presidente americano in riferimento al vertice di Istanbul sul nucleare iraniano che si doveva tenere ad Istanbul il prossimo 13 e 14 aprile
  • Dal presidente Sud Coreano Lee in riferimento al lancio del missile balistico intercontinentale programmato dalla Corea del Nord per metà aprile e che rischia di interrompere i colloqui per le forniture alimentari indispensabili all’impoverito paese asiatico che spenderà per il lancio di metà aprile una cifra equivalente al necessario per sfamare 19 milioni di nord coreani per un anno.

A differenza di passate amministrazioni quella di Obama trasmette al mondo, tramite un’accurata scelta dei vocaboli usati nelle occasioni pubbliche, la propria filosofia ed i propri intendimenti in ambito di politica internazionale. Ogni azione o non-azione è sempre stata anticipata da esternazioni pubbliche molto complesse ma all’interno delle quali è possibile reperire delle parole chiave, dei “mantra”, che fanno intendere in modo abbastanza esplicito quale sarà l’atteggiamento degli Usa su di un determinato argomento.

Basandoci anche su questi elementi, e sugli importanti spostamenti di uomini e mezzi avvenuti in questi ultimi mesi, possiamo ben capire quanto sia cambiata e quanto potrebbe cambiare nei prossimi giorni l’atteggiamento americano nei confronti delle provocazioni che giungono ciclicamente dagli avversari, se non proprio dai nemici, degli Stati Uniti d’America.

Sembra che davanti a noi esista oggi una chiara deadline, una scadenza, oltre la quale la diplomazzia potrebbe perdere ogni sua energia, questa deadline potrebbe essere il 14 aprile prossimo.

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